Pubblicati da Rossella Capetti

Essere nel flusso, sperimentare il flow

Essere nel flusso, sperimentare il flow

Obiettivi chiari e motivazione intrinseca sono gli elementi necessarie per sperimentare il flow, il flusso, e provare intense sensazioni di gioia



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Avete presente quando i bambini giocano e sono talmente concentrati da non accorgersi più di ciò che accade attorno a loro? Vi è mai capitato da adulti di riprovare la stessa sensazione? Magari proprio durante un viaggio?

Se la risposta è sì, buon per voi! Avete sperimentato il flow (flusso), uno stato di coscienza in cui la persona, totalmente coinvolta in un’attività, prova un elevato benessere che alimenta la sua felicità.

Spesso accade nelle situazioni in cui riusciamo a reagire sentendoci completamente protagonisti della nostra vita e dandoci gioia: in quegli istanti siamo in una condizione di totale armonia che ci indica la strada da seguire per essere pienamente realizzati.

Cosa succede in quei momenti? ed è possibile creare volontariamente quello stato?

Il flow è un’esperienza che può capitare o che può essere prodotta; ha a che fare con le nostre decisioni e con una dimensione di intimità tale da non poter essere distratta da nulla. È rigenerante, ma è una sensazione differente da quella di rilassatezza o inattività che proviamo quando facciamo un bagno caldo, un massaggio o ascoltiamo la musica.

Presuppone passione e creatività, il pieno coinvolgimento delle migliori abilità della persona, la sua attenzione totale, la chiarezza della meta da raggiungere, un ottimale senso del controllo, il corpo e la mente impegnati al limite.

Per ottenerlo è necessario, quindi, avere obiettivi chiari, una motivazione intrinseca, l’equilibrio tra competenze e sfida.

Siamo in grado di esprimere meglio noi stessi solo quando abbiamo definito cosa precisamente vogliamo ottenere e dove vogliamo arrivare. Questa condizione ci porta a sentire di avere il pieno dominio delle nostre azioni tanto da poter lasciar scorrere gli avvenimenti esterni che non servono.

Per raggiungere lo scopo bisogna avere una motivazione personale, che parte da dentro di noi e non dettata da altri, non condizionata dalle conseguenze o dalle ricompense dell’attività stessa; dobbiamo, inoltre, essere consapevoli di ciò che stiamo facendo in ogni momento, totalmente concentrati sul compito.

La mente è nel “qui ed ora”, non è influenzata da pensieri tra passato e futuro, ma integrata interamente col corpo e le emozioni. Le uniche informazioni che filtrano sono quelle utili in quel momento per svolgere quell’attività.

La perdita di controllo su ciò che si muove attorno non genera ansia o preoccupazione, così come la perdita del “senso di sè”: una caratteristica del flow consiste, infatti, nel non prestare attenzione al nostro ego, quindi ad esempio non preoccuparsi di “fare bella figura”, non osservarsi e giudicarsi.

La concentrazione porta a sperimentare i propri limiti; andare oltre ciò che siamo in grado di fare può generare esperienze frustranti, ma anche stare indietro può provocare noia: il segreto è, quindi, trovare una situazione che ci sfidi quel giusto per permetterci di mettere alla prova le nostre capacità.

La chiave della soddisfazione sta nel fatto che il feedback è immediato, nonostante non si abbia la percezione del tempo che scorre, il risultato è sostanzialmente contemporaneo all’azione.

Essere nel flusso è l’esperienza più positiva che si possa sperimentare, produce intense sensazioni di gioia, permette di aumentare le proprie competenze e quindi di migliorarsi ed è un allenamento alla felicità perché ci indica quali abilità sappiamo mettere in gioco per stare bene.

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Operatrice Olistica - Life Coach - Writer
Lavoro da diversi anni come consulente nell’ambito della comunicazione, ma oggi sono principalmente impegnata in attività e progetti di crescita personale e felicità; utilizzo diverse tecniche (manuali, naturali, artistiche e meditative) per il ben essere e la vitalità.

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Da sogno a realtà

Da sogno a realtà

Rendere un sogno realtà è possibile, e servono tre facoltà: saper desiderare, pensare a un obiettivo concreto e agire per realizzarlo



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Forse ti stai mettendo in cammino per fuggire da qualcosa o, al contrario, per scoprire nuovi orizzonti, magari non sai nemmeno di preciso il perché, ma senti una necessità che emerge: probabilmente, anche se non ne sei del tutto consapevole, stai semplicemente cercando la tua strada per realizzarti, come ognuno di noi.

Gli studiosi di psicologia e filosofia sono, infatti, concordi nell’affermare che l’auto-realizzazione è uno dei bisogni dell’essere umano

Ciò significa che ogni persona ha dentro di sé una spinta che la muove verso la più totale e libera espressione della sua vera natura, quella parte autentica, non condizionata da paure, imbarazzi, ferite che si accumulano, invece, nel corso degli anni.

Rinunciare a questo istinto significa lasciare spazio all’insoddisfazione e al malessere, mentre predisporsi ad accogliere questa necessità di affermazione è il primo passo per intraprendere il cammino che conduce alla felicità.

Ma come possiamo iniziare a scegliere per noi, con sicurezza, senza lasciarci deviare da cattive abitudini o pensieri negativi? senza cadere nel circolo vizioso delle colpe, delle giustificazioni e delle resistenze o dare spazio alle influenze esterne?

Esercitandoci all’autogoverno, cioè alla capacità di essere proattivi e protagonisti della propria esistenza, partendo dallo sviluppare o rafforzare la propria autonomia e autodeterminazione

Per farlo possiamo prendere come riferimento tre facoltà umane che già possediamo e usiamo normalmente, prestando loro maggiore attenzione per allenarle con metodo e impegno.

 

Desiderare

È importante, innanzitutto, saper desiderare, imparando a separare ciò che è un’opportunità, perché dipende da noi, da ciò che è una possibilità, perché dipende anche dalla (re)azione di chi o cosa ci sta attorno, e concentrandoci prevalentemente sulla prima.

I desideri rappresentano la nostra maggiore energia e forza vitale, ma spesso rimangono solo idee, sogni, immaginazioni, senza mai prendere forma; essi possono, invece, diventare realizzabili, se vengono trasformati in traguardi misurabili e sotto il nostro controllo.

Bisogna iniziare così a spostare l’attenzione da ciò che non possiamo fare (evitando anche disillusioni e frustrazioni) a ciò che invece è in nostro potere, in questo modo potreste scoprire che la bacchetta magica non è poi così difficile da trovare.

 

Pensare

Dopo aver definito il desiderio, è necessario pensare e riflettere per elaborare un obiettivo possibile e concreto, che sia ricco di dettagli e particolari, ma, soprattutto, in sintonia con i propri princìpi e valori e adeguato alle proprie capacità e competenze.

In questa fase il confronto con altre persone può essere molto utile perché stimola il ragionamento e l’analisi riguardo alla reale fattibilità del progetto.

È quindi importante creare un piano d’azione con diversi step da raggiungere, tenendo in considerazione quali e quanti passi fare, come farli e quanto è lo sforzo richiesto, fondamentale per non caricarsi di eccessive aspettative o per prepararsi adeguatamente.

 

Agire

Per concludere, ovviamente, è obbligatorio agire, mettere in pratica ciò che abbiamo pianificato, ma partendo dalle piccole cose, da ciò che si può effettivamente fare nel tempo e nel luogo in cui si è: finché una cosa non è pronta o eseguibile è meglio pazientare e dedicarsi ad altro.

È bene avere sempre in mente il proprio piano e i suoi possibili difetti e saperlo correggere o modificare nel momento in cui qualcosa non funziona esattamente come avevamo pensato; inoltre, è essenziale una verifica costante dei risultati intermedi per aver modo di tarare il proprio programma là dove necessario.

Per Epicuro l’infelicità degli esseri umani deriva dal fatto che temono cose che non devono essere temute e desiderano cose che non è necessario desiderare, per questo è importante saper usare al meglio le facoltà di cui siamo dotati, senza farsi disorientare dalla nostra parte egoica, invidiosa o sofferente.

 

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Camminare rende felici

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Camminare rende felici! Ecco i quattro passi fondamentali che ognuno di noi può fare per raggiungere benessere e soddisfazione



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Il 20 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Felicità. La ricorrenza è stata istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 28 giugno 2012 con una risoluzione nella quale si afferma che:

“L’Assemblea Generale […] Consapevole del fatto che la ricerca della felicità è un obiettivo fondamentale dell’umanità […]. Riconoscendo inoltre la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuove lo sviluppo sostenibile, l’eliminazione della povertà, la felicità e il benessere di tutti i popoli […] invita tutti gli Stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali e regionali, così come la società civile, comprese le organizzazioni non governative e gli individui, ad osservare la Giornata Internazionale della Felicità in modo appropriato, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […]”

Promuovere la felicità significa orientare le persone verso scelte che contribuiscono alla realizzazione del bene per sé e per gli altri. Noi ci proviamo diffondendo l’arte del camminare, che dà la possibilità di vivere tutte e quattro le forme fondamentali di benessere e soddisfazione che appartengono all’essere umano:

  1. il piacere immediato, che è collegato agli stimoli dei nostri cinque sensi e si manifesta in una gradevole reazione fisiologica che ci coinvolge nella nostra interezza
  2. la felicità che si manifesta nel sentirsi in armonia con se stessi e con la vita
  3. la felicità che si ritrova nel processo di espressione delle proprie capacità in un fare e si realizza attraverso il lavoro, un’arte, un hobby, lo studio, un mestiere
  4. la felicità che ha nell’amore, in tutte le sue forme, la più gradevole fonte di gratificazione.

Per realizzarci nella nostra interezza tutti e quattro questi campi dovrebbero avere il giusto spazio nella vita di una persona e, più nello specifico, ciò significa:

  • concedersi momenti di appagamento quotidiano attingendo alla musica, al cibo, ai profumi, alla natura e a tutto ciò che può creare una innocua dipendenza perché immediatamente collegata alla produzione di serotonina; a volte, questi piaceri necessitano di un tempo di astinenza per essere pienamente goduti (con moderazione)
  • sviluppare la propria autonomia e, quindi, il rapporto con se stessi, riuscendo a manifestare il più possibile una scelta libera, indipendente e integrata con la propria identità, non limitata o condizionata a priori; sentire, inoltre, che da questa libertà emerge un’emozione più autentica nei confronti della vita perché consapevoli di chi si è
  • esprimersi in un fare e, quindi, in un’attività finalizzata alla realizzazione di un prodotto, allo studio, all’acquisizione di competenze, allo sviluppo professionale e alla crescita all’interno di contesti lavoratotivi, ma anche come hobby o volontariato; mettere in gioco la propria creatività, allenare i propri talenti, ampliare le proprie facoltà intellettuali
  • costruire buone relazioni, in famiglia, in amore e amicizia, nei rapporti di collaborazione, nelle comunità, coltivando sentimenti di sorellanza e fratellanza, valorizzando la condivisione e lo scambio; ridare alla convivialità e alla socialità il giusto peso, liberandole da convenzioni e sfruttamenti, ma recuperando spontaneità e umanità

Per queste aree non può valere la legge di compensazione: una piena soddisfazione in un ambito non risolve, sul lungo periodo, la frustrazione in un altro; tutte devono trovare il loro spazio.

Esse non sono, inoltre, comparabili con i bisogni fisiologici dell’essere umano, richiedono uno sforzo ulteriore: si può vivere anche senza soddisfare i propri desideri di felicità, le uniche conseguenze sono il malessere e la sofferenza interiore. A voi la scelta.

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Quanto ci credi e perché? Un viaggio dentro le nostre convinzioni

Quanto ci credi e perché? Un viaggio dentro le nostre convinzioni

Sono le nostre convinzioni a guidarci nelle scelte della vita, quindi chiediti se ti appartengono e fai un passo verso la felicità



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Quanto sei convinto della strada che stai per intraprendere, di dove stai andando e di come lo stai realizzando? ma, soprattutto, sei sicuro di avere l’idea giusta riguardo al tuo percorso, la migliore per te, quella che ti sprona, che ti dà speranza e non quella che ti sta frenando perché, in realtà, ti è troppo stretta?

Le convinzioni sono quelle sensazioni di certezza che ci guidano nelle scelte della vita: esse possono funzionare sia come bussole, che ci orientano verso la Stella Polare, sia come catene invisibili, che limitano il nostro cammino.

Vengono definite anche paradigmi, cioè delle matrici di pensiero in cui si cristallizza una visione globale del mondo, con tutti i suoi contenuti; praticamente sono i diversi modi in cui concepiamo e percepiamo gli aspetti dell’esistenza, delle relazioni, del lavoro, di tutto ciò che ci circonda e che viviamo in generale.

Quando le convinzioni sono in armonia con la nostra vera natura, esse ci guidano in maniera positiva verso ciò che è bene per noi: credere in qualcosa che è sintonizzato con il nostro personale desiderio di felicità non può far altro che produrre ottimi risultati.

A volte, però, le nostre credenze sono il frutto di condizionamenti, modelli famigliari, abitudini, convenzioni sociali che non ci appartengono del tutto e che, seppur comunemente condivise da altre persone, diventano per noi un limite al quale ci adeguiamo, alimentando malessere e frustrazione, invece che soddisfazione.

In altri casi, i nostri paradigmi entrano in crisi perché si scontrano direttamente con la realtà che stiamo vivendo in un determinato momento o con il contesto in cui siamo immersi portando sofferenza e destabilizzazione.

Scoprire quali sono i propri autentici valori e princìpi, i propri convincimenti potenzianti è fondamentale per la piena realizzazione di sé, così come portare a galla le abitudini di pensiero e comportamento alle quali ci siamo adattati, ma che invece di essere motivanti risultano scoraggianti.

Spesso non ci rendiamo conto di avere un problema di questo tipo perché sin da piccoli siamo avvezzi a muoverci e decidere secondo i paradigmi appresi durante i primi anni di vita a seguito di esperienze personali o imitando gli schemi di altri, ma può capitare, altrettanto frequentemente, che situazioni ed eventi mettano in discussione queste convinzioni dandoci così un segnale che qualcosa andrebbe cambiato.

Ciò che è valido e giusto per una persona, seppur confermato da testimonianze di successo e condiviso da molti, può non essere altrettanto valido per un’altra e ciò, in verità, non è nemmeno così difficile da dimostrare; avere dei punti di riferimento e dei modelli da seguire è assolutamente normale e utile, ma diventa veramente buono e positivo quando ciò è in linea con i nostri reali desideri.

Può essere che sia difficile individuare ciò in cui crediamo davvero, che non sia in qualche modo influenzato da fattori esterni, ma con un lavoro di scrematura, di prove e sperimentazioni è possibile andare a verificare quali sono le convinzioni che ci appartengono e ci guidano a dare il meglio rispetto a quelle che invece ci limitano e possiamo quindi abbandonare o modificare.

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Sei felice o stai bene? Felicità e benessere a confronto

Sei felice o stai bene? Felicità e benessere a confronto

Distinguere felicità e benessere ci permette di capire meglio come raggiungerli e rendere la nostra vita ricca e soddisfacente



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Vi siete mai soffermati a chiedervi che cos’è la felicità? E il benessere? Sono la stessa cosa? Sono collegati? Il dizionario ne dà rispettivamente le seguenti definizioni:

  1. condizione, stato d’animo di chi è pienamente appagato, soddisfatto nei propri desideri, che ha lo spirito sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni 2. ciò che procura contentezza. 3. ciò che è del tutto adeguato, riuscito, opportuno
  2. stato armonico di salute, di forze fisiche e morali/spirituali 2. gradevole sensazione di soddisfazione, appagamento psicofisico 3. condizione prospera di fortuna, agiatezza.

Nel leggerle, potremmo effettivamente trovare delle corrispondenze, delle similitudini.

Alcuni psicologici del pensiero positivo sostengono che, in realtà, esiste una fondamentale differenza tra i due concetti che, se presa in considerazione, può portare miglioramenti alla qualità della nostra vita: la felicità è un “processo“, mentre il benessere è uno “stato“.

In particolare, quando pensiamo all’essere felici dovremmo focalizzare la nostra attenzione sull’insieme dei passi che formano il nostro percorso di autorealizzazione e soddisfazione personale: un susseguirsi di sentimenti positivi, scaturiti da particolari azioni, che ci indicano che stiamo procedendo sulla strada giusta e che, però, talvolta vengono messi alla prova da difficoltà o sofferenze, per suggerirci correzioni o cambi di direzione.

Dall’altra parte, il benessere dovrebbe, invece, essere la sensazione che proviamo mentre siamo impegnati e/o coinvolti in un’attività piacevole e utile, durante la quale ci prendiamo cura di noi (esercizio fisico, massaggi, lettura), coltiviamo una buona relazione (chiacchierate, cene, giochi, vacanze con famigliari, amici, colleghi) o mettiamo in pratica le nostre abilità e competenze (lavoro, hobby, volontariato).

Di conseguenza, stando a questa interpretazione, la vera felicità non può essere racchiusa solo in un attimo, sporadico e contingente, ma espressa in una continuità di momenti; essa comprende il benessere, ma non è riconducibile esclusivamente alle emozioni positive, poiché, per poter crescere e svilupparsi, deve attingere anche dalle ombre e dal buio.

Non va identificata solo con lo stato emotivo, ma è un’importante risorsa psicologica che può essere usata per raggiungere i propri obiettivi. 

Una persona, infatti, è felice se trova un’armonia complessiva fra ciò che è, ciò che fa e ciò che ama, nei contesti in cui vive e in corrispondenza ai propri desideri, aspirazioni e potenzialità, compresi i momenti di difficoltà.

Per raggiungere questo equilibrio è necessario coltivare i momenti di benessere per avere l’energia adeguata a svolgere poi un allenamento quotidiano teso all’espressione completa di sė, fatto di soddisfazioni e gratificazioni, ma che implica anche sconfitte e cadute. 

È da ciò che dipende la sua autostima, il suo potere creativo e la predisposizione al cambiamento, il suo contributo al bene comune.

Dimenticarsi o sottovalutare la cura di sé, evitando situazioni di svago e divertimento o limitando le opportunità di crescita e condivisione, è controproducente tanto quanto smettere di sognare e di muoversi per realizzare i propri desideri.

È importante, quindi, saper distinguere ciò che ci fa stare bene perché limitati in uno spazio e tempo delimitati, da ciò che ci nutre emotivamente e mentalmente perché ci motiva a camminare verso una meta; entrambe le forme, pur avendo caratteristiche differenti, hanno la loro rilevanza e sono fondamentali per una vita ricca e soddisfacente.

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Perché lo fai? Motivazione personale e orientamento al bene

Perché lo fai? Motivazione personale e orientamento al bene

La motivazione personale può spingerci all’eccellenza, al prestigio sociale o all’aumento di relazioni, ma è solo con l’orientamento al bene che generiamo vera felicità



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Ti stai per mettere in cammino o, forse, è già la tua ennesima esperienza e sicuramente c’è qualcosa in particolare che ti ha spinto a prendere questa decisione: un evento, un consiglio, un sogno, … ma, oltre a quello, dovrebbe esserci qualcosa che potrebbe rivelarsi prezioso durante tutto il viaggio e anche dopo, per rendere il percorso pienamente gratificante.

Mi riferisco alla motivazione personale, intrinseca, ciò che sta alla base di ogni nostra scelta, che condiziona ogni nostro comportamento e che è importante conoscere e riconoscere per poterla usare in maniera efficace e buona per noi.

Alcuni studi suddividono le spinte motivazionali degli esseri umani in tre macro aree:

– quella di chi vuole svolgere al meglio i propri compiti

– quella di chi ambisce ad avere una certa influenza nei confronti degli altri e dell’ambiente

– quella di chi investe nella costruzione di rapporti sociali.

Ognuno di noi mette in moto una di queste intenzioni quando deve decidere qualcosa, in base al contesto e all’obiettivo che vuole raggiungere, scegliendo di volta in volta su cosa puntare la propria attenzione, ma solitamente c’è una spinta che prevale sulle altre e le guida.

C’è chi, ad esempio, agisce sempre mosso da una forte tensione verso l’eccellenza, puntando a standard elevati di prestazione; si preoccupa di ricercare tutti gli strumenti che gli consentono di risolvere problemi sempre più complessi, superare ostacoli, affrontare sfide. È una persona ambiziosa, che ha bisogno di “fare la differenza” ed è abituata a trovare continuamente nuovi stimoli.

C’è chi, invece, si focalizza sul potere personale, lavorando per il raggiungimento del prestigio sociale e della leadership; ricerca posizioni in cui può avere sempre maggiore responsabilità e reputazione. Solitamente ha bisogno di avere il controllo delle situazioni, gestire informazioni e risorse, fornire suggerimenti, presentare idee ed essere costantemente informato e coinvolto in eventi importanti.

Infine, c’è chi ha bisogno di coltivare l’affiliazione, cercando di stabilire e mantenere delle buone relazioni, dando sostegno e dedicandosi all’altro. Ama condividere esperienze e opinioni, vivere e lavorare in un contesto di cooperazione e supporto reciproco; spesso fa parte di un gruppo o di una squadra.

 

Quando avvertiamo malessere e insoddisfazione in qualche ambito della nostra vita, dovremmo prendere spunto da queste definizioni per capire se la nostra motivazione principale sta trovando nutrimento oppure no. Ad esempio, amo fare amicizia e conoscere persone nuove, ma sono abitualmente a contatto con poche persone, senza possibilità di nuovi incontri? voglio imparare e approfondire di più ciò che mi piace, ma in questo momento non vedo opportunità di crescita? Vorrei diventare responsabile d’azienda, ma sono limitato dal contesto lavorativo?

Una volta individuato il problema, posso agire di conseguenza.

Dall’altra parte, è altrettanto importante non eccedere poiché la motivazione non basta a generare felicità: è necessario sempre avere come bussola di orientamento il bene. Una sproporzionata tendenza al potere può comportare la distruzione delle relazioni più care, un’esagerata spinta verso l’eccellenza può sfociare in un esasperato perfezionismo che non dà mai soddisfazione.

Inoltre, a volte, dietro alle nostre motivazioni possono celarsi alcune paure, per l’insuccesso, il rifiuto o la dipendenza, che ci spingono a scelte contrarie a ciò che realmente vorremmo; esse diventano positive solo quando si intrecciano tra di loro e sono in sintonia con le potenzialità della persona.

In ogni campo dell’esistenza è importante dare il giusto peso ad ogni spinta motivazionale per mantenere quell’equilibrio che permette una completa realizzazione personale: quale è la tua motivazione principale? sei pronto a migliorare le tue competenze, raggiungere un traguardo personali e collaborare?

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Camminare in riva al mare

Camminare in riva al mare

Camminare in riva al mare è una delle esperienze più belle dell’estate. L’aria di mare, il sole, la sabbia, l’acqua, tutto lavora per il nostro benessere.

 



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Chi ama fare lunghe passeggiate in mezzo alla natura, non può di sicuro perdere l’occasione, durante l’estate, di godere della bellezza del mare. Solitamente siamo inclini a pensare alla montagna come luogo privilegiato per le camminate e le escursioni, ma, in realtà, anche le località marine offrono numerosi sentieri da scoprire e paesaggi meravigliosi da ammirare.

Senza allontanarsi troppo da casa, la nostra bella Italia vanta litorali magnifici che possono regalare emozioni e sensazioni stupende: i colori cristallini dell’acqua che abbraccia le isole, i profumi della macchia mediterranea, i panorami dalle colline che proteggono le riviere. Volendo, in alcune zone, come ad esempio sulle coste liguri e toscane, è possibile partire da alta quota e poi raggiungere le spiagge in una sola giornata.

Questo tipo di cammino può rendere ancor più piacevole l’avventura perché permette di cambiare altezza e prospettiva in un unico percorso, misurarsi con diversi livelli di difficoltà che mettono alla prova la forza fisica e di volontà, immergersi passo dopo passo sulla linea di confine tra il cielo e la terra, tra le rocce scoscese e le antiche vie del sale, passando per borghi che, ad ogni ora, invitano a fermarsi per una pausa godereccia. Inoltre, il clima mite e gli incontri con gli abitanti del posto, tra cui anziani pescatori e saggi marinai, garantiscono un’esperienza di viaggio a 360°.

Tuttavia non è necessario allontanarsi molto dalle città per poter respirare aria pulita e godere di foreste e corsi d’acqua. Nel solo distretto di Stoccolma, quello più popolato della nazione, si possono contare tantissime riserve naturali all’interno della baia di Riddarfjärden, il luogo dove sorge la città, chiamata anche la “Venezia del Nord” proprio perché situata sull’acqua. 

La Svezia, come la Norvegia, si appresta nel giro di pochi anni a diventare totalmente indipendente dalle materie fossili grazie al continuo sviluppo sia a livello strutturale che di sensibilizzazione nei confronti dei propri cittadini, credendo fortemente alla possibilità/necessità di diventare autonomi ed eco sostenibili, una tematica molto sentita nel Nord Europa.

Ovviamente questo paese offre diverse possibilità di camminare a stretto contatto con la natura, per cui andiamo a vedere quali sono i 5 migliori trekking in Svezia.

Il mare i suoi benefici

Senza dimenticare che, una volta giunti a destinazione, abbiamo ulteriori benefici che si aggiungono alla gioia del camminare in riva al mare: l’ambiente marino, infatti, è notoriamente conosciuto come favorevole al nostro benessere.

L’aria di mare, ad esempio, ha un potente effetto sulla respirazione: essendo ricca di sali minerali, aiuta a migliorare i problemi legati a tosse, asma e allergie e a rafforzare le difese immunitarie. Il sole, invece, aumenta la produzione di vitamina D, fondamentale per la salute delle ossa e della pelle, mentre la sabbia può essere utilizzata come scrub naturale che aiuta il rinnovamento cellulare dell’epidermide.

Ancor di più, l’acqua, così preziosa e nutriente, stimola l’organismo, favorendo l’eliminazione delle tossine, abbassa la pressione sanguigna, è ideale contro reumatismi e dolori articolari o per chi soffre di problemi di tiroide ed ha, anche, proprietà antinfiammatorie e antibatteriche.

Grazie a questa combinazione, il mare diventa un grande alleato che può curarci e rigenerarci profondamente.

 

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Camminare in riva al mare, dentro l’acqua

Per questo, anche camminare tra la spiaggia e il mare, e non solo sui sentieri da escursionisti o pellegrini, può darci delle belle sensazioni e farci star bene.

In questo caso, il consiglio è quello di iniziare passeggiando prima sulla sabbia per poi avanzare piano piano con l’acqua all’altezza delle caviglie, fino ad arrivare ad immergere le cosce e la vita: in questo modo godrete di un massaggio naturale in grado di riattivare e migliorare la circolazione e, di conseguenza, avere meno gonfiori, un corpo più tonico e, grazie all’aumento delle endorfine, anche il buon umore!

Come ho raccontato recentemente, per chi non soffre di particolari problemi alle articolazioni, camminare a piedi nudi sul bagnasciuga permette, anche, di recuperare quel senso di libertà che spesso soffochiamo nelle scarpe e di riconnetterci alla terra per ricaricarci di energia positiva; mentre stare nell’acqua alta ha il vantaggio di ridurre lo stress sulle giunture e al contempo rinforzare le gambe…insomma, un vero toccasana per tutti!

Ascoltate sempre il vostro corpo quando fate attività fisica, è lui il vostro primo maestro; prestate attenzione e scegliete le ore della giornata meno calde: la luce del mattino e del tramonto è la più salutare e trasforma la spiaggia in uno scenario dai colori intensi, in grado di dare fantastiche emozioni.

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Rossella Capetti


Rossella Capetti

Operatrice Olistica - Life Coach - Writer
Lavoro da diversi anni come consulente nell’ambito della comunicazione, ma oggi sono principalmente impegnata in attività e progetti di crescita personale e felicità; utilizzo diverse tecniche (manuali, naturali, artistiche e meditative) per il ben essere e la vitalità.

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