La Via Francigena da Siena a Roma

Dodici giorni di viaggio per arrivare a Roma. Ecco la Via Francigena più frequentata, dalle colline della Val d’Orcia fino alla basilica di San Pietro.

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Via Francigena Siena Roma

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  • Partenza: Siena
  • Lunghezza: 270 km
  • Difficoltà: T/Escursionstica
  • N.Tappe: 12

Lunga 270km, la Via Francigena da Siena a Roma è percorribile in meno di due settimane. In dodici giorni si ha il tempo di conoscere questo tracciato storico e di godere del tanto desiderato arrivo a Roma.

I primi giorni sono caratterizzati dal classico paesaggio toscano fatto di colline ed alberi solitari, paesi ricchi di storia medievale, arroccati a dominio del territorio e filari di vite di vini pregiati. Poi si entra nel Lazio dove i dislivelli si riducono, ma le bellezze naturali ed artistiche continuano a riproporsi, sorprendendo e lasciando a bocca aperta passo dopo passo.

I primi giorni sono abbastanza faticosi dal punto di vista fisico, i continui saliscendi e gli arrivi in salita sono una costante. Paesi come San Quirico d’Orcia e Radicofani rimangono impressi nei ricordi e rappresentano delle piccole perle incastonate nel diadema della Via Francigena. Il percorso è per lunghi tratti su fondo sterrato, strade bianche tra poderi e cantine, resta solo una minima parte su asfalto.

Acquapendente accoglie i pellegrini nel Lazio con la bellissima cripta della chiesa del Santo Sepolcro. Il giorno seguente si arriva a Bolsena e si può godere dell’omonimo lago per un bagno. Montefiascone con la Rocca dei Papi, e Viterbo con il Palazzo Papale ricordano che ci si sta avvicinando a Roma.

Gli ultimi giorni si passa infine per diversi parchi e cascate fino alle porte della città eterna dove l’ultima fatica porta a vedere uno dei panorami più belli dell’intera Via dalla cima di Monte Mario.

Avere Roma sotto i propri piedi scalda l’animo e arrivarci da pellegrino dona un valore aggiunto ad una città che non ha bisogno di presentazioni.

Vuoi partire da Lucca? Leggi l’articolo sulla Via Francigena da Lucca a Siena.

Difficoltà lungo il percorso

La difficoltà più grande di questa parte di Via Francigena da Siena a Roma è data dalle salite estenuanti, che si devono affrontare in particolare nei primi giorni. Per arrivare a San Quirico d’Orcia e a Radicofani è richiesto un buon allenamento.

É fondamentale avere con sé una scorta d’acqua supplementare perché ci sono lunghi tratti dove non si incontrano paesi lungo il cammino e nelle giornate più calde è bene avere anche un cappello che copra la testa. I segnavie e gli adesivi indicano bene la strada da prendere ad ogni bivio o curva, non si deve per forza camminare con la guida o il gps in mano e si può godere del cammino con tutta tranquillità.

Dove Dormire

I paesi e le città che si vanno ad attraversare sono di grande attrattiva turistica, quindi non ci si deve preoccupare troppo per gli alloggi dove dormire. Nel tempo si è andata sviluppando anche una rete di accoglienze povere che permettono a chi cammina di vivere l’atmosfera pellegrina. Alberghi, B&B e affittacamere strizzano sempre più l’occhio ai viandanti, per cui chi sceglie di non rinunciare a nessuna comodità non avrà difficoltà a trovare un posto adatto ai suoi standard.

Cosa Mangiare

La Via Francigena da Siena a Roma attraversa due differenti regioni, e sono quindi molti i patti tradizionali che si possono gustare. In Toscana, trattandosi di Val d’Orcia, è impossibile lasciarsi sfuggire un assaggio di pecorino di Pienza o di salumi di cinta senese.

Un primo caratteristico di questa zona sono i pici (un tipo di pasta) al ragù di chianina o al ragù di cinghiale. La classica bistecca di chianina ,famosa in tutta la Toscana, potrà essere uno dei secondi più gustosi che vi verrà proposto alla sera in uno dei molti ristoranti.

Nel Lazio invece la cucina è più diversificata anche perché si passa dal lago di Bolsena. Per questo si va da zuppe di pesce di lago come la “sbroscia”, di Bolsena appunto, all’acquacotta o alla pignataccia del viterbese, fino a piatti più famosi come i tonnarelli cacio e pepe, spaghetti alla carbonara o i saltimbocca tipici della cucina romana.

Un piccolo ma importante capitolo a parte va dedicato ai vini, visto che la Via Francigena passa ai piedi della collina dove sorge Montalcino, zona in cui si produce il vino più famoso in Italia, il Brunello. Lungo la strada è possibile fermarsi in alcune cantine per brevi degustazioni che rallegrano la giornata.

Le Tappe della Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca

Siena —> Ponte d’Arbia 26 km

Ponte d’Arbia —> San Quirico d’Orcia 29 km

San Quirico d’Orcia —> Radicofani 32  km

Si lascia Siena uscendo da Porta Romana e in breve si raggiunge la bellissima Certosa che oggi ospita un albergo di lusso. Si prosegue su strade asfaltate secondarie totalmente prive di traffico e voltandosi si può vedere tutto il profilo della città in uno spettacolo mozzafiato.

Arrivati ad Isola d’Arbia c’è l’ultima possibilità di rifornimento,  la tappa odierna è abbastanza impegnativa, soprattutto nelle calde giornate estive quindi è consigliato procurarsi del cibo per il pranzo e dell’acqua supplementare. Da qui, in un susseguirsi di strade bianche e piccoli tratti di asfalto, si giunge alla Grancia di Cuna, un’antica fattoria fortificata oltre la quale inizia la parte più interessante di tutta la giornata: una lunga strada bianca in mezzo ai campi sulle famose creste senesi.

A seconda della stagione i colori possono variare, dal verde primaverile all’ocra della terra arsa dal sole nella tarda estate, fino al grigio delle zolle argillose rivoltate in autunno. Si attraversano due piccoli borghi rurali come Greccio e Quinciano per poi prendere, per un breve tratto, una strada asfaltata che si abbandona subito per una lunga sterrata accanto alla ferrovia che guida fino a Ponte d’Arbia, destinazione finale della giornata.

Partenza da Ponte d’Arbia e subito si sale su di un colle che domina il paese. Si ridiscende per entrare a Buonconvento, pittoresco borgo medievale che già dal nome indica la sua chiara vocazione di paese di strada dove in passato era possibile fermarsi per la notte.

Si esce lungo una sterrata che guida sino ai piedi di Montalcino, la vista spazia su tutti i colli circostanti fino al Monte Amiata in un panorama molto suggestivo. Lunghi filari di vite e antiche cantine accompagnano i pellegrini verso Torrenieri, dove si può effettuare una sosta per il pranzo e fare rifornimento d’acqua, in quanto è l’ultimo paese che si incontra prima dell’arrivo della tappa odierna.

Da Torrenieri un continuo saliscendi lungo una strada asfaltata poco trafficata arriva a San Quirico d’Orcia. Il paese è davvero incantevole ed è meta turistica per eccellenza della Val d’Orcia per cui non sarà difficile trovare un posto per passare la notte.

La terza giornata affronta notevoli dislivelli, per i meno allenati si può spezzare in due. A chi ha fatto anche il Cammino di Santiago, può ricordare tappa che porta a O Cebreiro. Entrambe hanno un finale totalmente in salita, che, fatta dopo tanti chilometri sulle gambe, può affaticare anche i più allenati.

Lasciato San Quirico d’Orcia si prende una strada sterrata che diventa per lunghi tratti un piacevole sentiero in mezzo al bosco dove, partendo presto,  è possibile vedere esemplari di fauna selvatica come i caprioli o i daini. Si arriva a Bagno Vignoni dove una sosta è d’obbligo per visitare la magnifica piazza di acqua termale nella quale Santa Caterina da Siena era solita a farsi il bagno.

Si prosegue su un ponte pedonale e per un ripido sentiero lambendo Castiglione d’Orcia e imboccando poco dopo una strada bianca che passa accanto a resti di vecchi poderi. In particolare si passa anche dalla chiesa di Briccole dove sorgeva un’ospitale in cui fece tappa Sigerico annotandolo nel suo itinerario come Abricola.

Dopo aver attraversato la Cassia, si giunge, in breve, alla famigerata salita per Radicofani: sono circa 8 Km da affrontare con calma, prendendosi il giusto tempo e facendo anche delle soste. Si arriva stanchi ma pieni di soddisfazioni nel piccolo paese e nelle sue mura che ancora lo circondano, ancora pochi passi e la Toscana sarà finita.

Radicofani —> Acquapendente 24 km

Acquapendente —> Bolsena 22  km

Bolsena —> Montefiscone 17,5 km

Montefiscone —> Viterbo 18 km

Nella tappa della Via Francigena da Radicofani ad Acquapendente si lascia la Toscana per entrare nel Lazio. I dislivelli di oggi sono importanti, e infatti nella prima parte della giornata si affrontano circa 450 m di dislivello negativo. Il tracciato originale, una volta percorsa la panoramica discesa da Radicofani, si ricongiunge alla moderna Cassia, una strada statale a scorrimento veloce, all’altezza di Ponte a Rigo.

Se in principio si cammina in sicurezza su strade bianche o vecchi tratturi paralleli ad essa, da Centeno (a 7 km da Acquapendente) purtroppo si deve proseguire sulla banchina e il cammino è davvero poco sicuro. Per evitare questo tratto è stata creata una variante che passa da Proceno, un paesino posto su un poggio a dominio delle campagne circostanti.

E’ un dolce saliscendi che da Ponte a Rigo porta a camminare su strade sterrate utilizzate dagli agricoltori, con bellissimi scorci su tutta la val di Paglia. Le due strade quindi si ricongiungono ai pedi del colle dove sorge Acquapendente. Un’ultima salita porta a destinazione, nel pieno centro del paese. E’ facile notare il cambio di regione: l’accento delle persone è cambiato, la cadenza romano/laziale è marcata. L’entrata nell’ultima regione di questo viaggio non può essere delle migliori.

Da Acquapendente si entra nella Tuscia laziale, il territorio che fu che degli etruschi. Le pendici dei monti Volsini si offrono ai pellegrini e guidano verso la sponda del lago di Bolsena, la cui veduta accompagna per tutto l’ultimo tratto della tappa.

Si esce da Acquapendente seguendo la Cassia per lasciarla dopo qualche centinaio di metri per prendere una lunga strada bianca che si snoda tra campi coltivati, orti e un curioso campo fotovoltaico. Si ritorna su strada asfaltata per entrare a San Lorenzo Nuovo dove si può fare una sosta e rifornimento di acqua.

La giornata non è lunga e partendo di buon ora si può optare di pranzare direttamente all’arrivo. Iniziano da qui i primi scorci sul lago. Un pò di asfalto, una strada sterrata che costeggia un bosco e poi grandi campi aperti, dove non è raro trovare pastori con il proprio gregge. Infine si sbuca vicino alle prime case di Bolsena dove seguendo strade secondarie si entra nel centro storico.

Un dedalo di vicoli e scalinate porta quindi nella parte bassa della città dove si può trovare un posto per passare la notte. Nei mesi estivi le  acque del lago sono un richiamo al quale è impossibile resistere, si può andare a riposare nella caratteristica spiaggia di sabbia nera di origine vulcanica, come il cratere che ospita il lago stesso.

Gli ultimi due giorni di questa parte della Via Francigena sono molto importanti, i più allenati spesso decidono di unirli e arrivare a Viterbo direttamente partendo da Bolsena. Per chi invece vuole prendersela con calma, la sosta a Montefiascone è consigliata, in quanto il suo centro storico e la sua posizione di dominio sul lago la rendono perfetta per un pomeriggio dedicato alla cultura e al relax.

Da Bolsena il cammino ritorna a salire, senza però affrontare mai dislivelli consistenti. Si cammina nel parco di Turona, tra foreste ombrose e piccoli torrenti di acque sorgive. Usciti dal parco, un tratto di basolato romano originale (del I secolo a.C.) riporta indietro nel tempo sui passi degli antichi pellegrini. Si arriva dunque alle prime case fuori Montefiscone e tra marciapiedi e tratti di sterrate si entra in città.

Un cartello accoglie i pellegrini “benvenuti nella città dell’ Est! Est!! Est!!” il famoso vino bianco di questo colle. Arrivati nel centro storico un secondo cartello indica che mancano 100km alle porte di Roma, il viaggio inizia a volgere al termine, per gustarlo al meglio una sosta per visitare la città è più che meritata. Per chi volesse si può trovare ospitalità e passare qui la notte.

Si parte da Montefiascone uscendo dal centro storico, esattamente dal giardino della Rocca dei Papi, per dare un ultimo sguardo al lago e alla strada finora percorsa. Seguendo una strada secondaria si lascia la città alle spalle per poi deviare e ritrovarsi su un lungo selciato romano originale, 3 km di Cassia antica che nei secoli hanno visto passare santi (come S. Francesco), imperatori, militari e pellegrini.

Si continua fino ad arrivare su una strada bianca tra i campi che non si lascerà più fino alle porte di Viterbo. Lungo questo tratto i panorami sono inconfondibili: dalle colline della Tuscia si spazia fino ai monti Cimini. Poco prima di arrivare a destinazione si incontrano le Terme del Bagnaccio, che permettono una piccola sosta per riprendere fiato oppure una più prolungata per fare un bagno tra calde acque sulfuree.

L’entrata in città infine non è delle più idilliache. Viterbo è una grande città e, come tradizione vuole, si deve passare la periferia camminando sui marciapiedi smarrendo per un momento tutta la meraviglia vissuta fino a questo momento. L’arrivo al centro storico di epoca medievale però riporta in alto l’umore, la città dei papi non ha nulla da invidiare alle altre più blasonate. Una buona sistemazione per la notte e una visita sono il degno concludersi di questa parte della Via Francigena.

Viterbo —> Vetralla 16 km

Vetralla —> Sutri 23,5 km

Sutri —> Campagnano di Roma 24,5 km

Campagnano —> La Storta 23 km

La Storta —> Roma 20 km

Si entra così nell’ultima parte del viaggio. Viterbo è l’ultimo grande centro prima della meta, prima del compimento del pellegrinaggio. La partenza della giornata è propio dal Palazzo dei Papi in pieno centro storico, uscendo dalle mura cittadine da Porta di Valle.

Si procede per qualche chilometro su una stretta strada asfaltata con traffico quasi assente che ricalca una spettacolare via cava etrusca scavata nel tufo. Poi si prende una sterrata che costeggia la superstrada, abbandonandola per finire in mezzo ai campi. Infine inizia un saliscendi che alterna sentieri nei boschi e piccole strade secondarie che portano quindi alle prime case di Vetralla.

Il paese è un tranquillo centro di provincia, il traffico non desta mai preoccupazioni, si arriva così nella piazza centrale sulla quale si affacciano il palazzo comunale e la chiesa parrocchiale, destinazione finale della breve giornata di cammino.

La giornata odierna si svolge su un percorso piacevole dai lievi dislivelli. Usciti da Vetralla si seguono strade secondarie sino a deviare su una sterrata facente parte del trekking di Monte Fogliano. Si cammina in ombrosi boschi di querce e in radure verdi anche in estate.

Si raggiunge quindi la Cassia all’altezza di Casale delle Capannacce, antico punto di sosta dei pellegrini. Da qui inizia uno dei tipici panorami laziali, infatti si cammina su strade di ghiaia leggere affiancando campi di noccioli. In lontananza si iniziano a vedere le bellissime Torri d’Orlando, antichi monumenti funerari di epoca romana.

In pochi chilometri si arriva a Capranica dove si può fare una pausa pranzo e recuperare acqua per affrontare l’ultimo tratto. Dal paese si segue la strada principale per poi prendere un sentiero tra boschi e grandi prati che in circa due ore arriva fino a Sutri, destinazione finale della tappa. Questa piccola perla della Tuscia conserva ancora testimonianze di origine etrusca come l’anfiteatro e la necropoli. Una visita è obbligatoria e si può effettuare il pomeriggio o la mattina seguente.

Da Sutri si parte camminando su una pista pedonale creata accanto alla Cassia e che costeggia l’area archeologica del paese. Poi una lunga sterrata guida attraverso un noccioleto dove in tarda estate si può assistere alla particolare raccolta delle nocciole.

Si arriva quindi a Monterosi, ottimo punto sosta per prendere cibo per un pranzo al sacco e riempire le borracce. Dopo una breve visita al paese si continua su strade asfaltate in mezzo ai campi, puntellati di tenute agricole fino ad arrivare alle cascate di Monte gelato. Qui il fiume Treja regala uno spettacolo che vale la pena di vedere e si può sfruttare l’occasione per mangiare.

Mancano poco più di 5 km per la fine della giornata, ma bisogna tenere un po’ di forze perché, dopo un percorso su ghiaia tra boschi e pascoli per le pecore, una ripida salita conduce nel centro di Campagnano. Mancano ormai due giorni di cammino a Roma, la fatica accumulata inizia a farsi sentire, ma la voglia di arrivare è sicuramente una spinta maggiore per completare il cammino.

Da Campagnano è bene partire di buon ora visto che la tappa odierna non è lunghissima, ma affronta dei dislivelli di media importanza. Nella parte iniziale una ripida salita che termina in una brusca e ben più lunga discesa porta alla Valle del Sorbo: un’area verde molto estesa di boschi e grandi praterie con animali che pascolano liberamente.

Si affronta nuovamente un ripido colle, al di là del quale si arriva a Formello dove è possibile fare una breve sosta per prendere qualcosa da mangiare durante la giornata e per visitare il pittoresco centro storico. Superato il paese si scende attraverso un sentiero che torna poi su strada asfaltata fino alle porte dell’area del Parco regionale di Veio.

Da qui l’andatura si fa piacevole per via dei bei sentieri del parco che portano alle prime case di Isola Farnese.  Si giunge infine sulla Cassia e quindi a La Storta. Siamo nella prima periferia di Roma, lo si riconosce dal traffico e dai grandi parcheggi pieni di macchine. La chiesa del Sacro Cuore è l’ultimo punto tappa di questo cammino, il giorno seguente si arriva a San Pietro.

Come a molti capita l’ultima notte prima dell’arrivo alla meta del pellegrinaggio non è per niente facile dormire. Da La Storta tanti partono prima dell’alba, soprattutto perché i primi chilometri sono a bordo della Cassia e nelle ore di punta è veramente molto trafficata.

Arrivati a La Giustiniana si lascia via Trionfale (l’antica via di accesso a Roma) sulla destra e si prosegue fino all’ingresso del Parco dell’Insugherata. Si attraversa questo polmone di natura, a tratti selvaggia, alle porte della città per sbucare poi nuovamente alla fine di Via Trionfale.

Da qui in pochi minuti si arriva al Parco di Monte Mario. Una breve salita conduce a quello che veniva chiamato Mons Gaudi ovvero il Monte della Gioia, dagli antichi pellegrini: una spettacolare vista sulla città eterna si apre davanti agli occhi, su tutto spicca l’immensa cupola della Basilica di San Pietro.

Il cuore è rinfrancato, si è pronti dunque ai passi finali di questa magnifica esperienza. Ci si addentra quindi tra le vie della capitale, si cammina veloce e il traffico circostante quasi non viene percepito. Si entra nella Città del Vaticano dal doppio arco di Porta Angelica e il colonnato del Bernini è a due passi.

Eccoci in Piazza San Pietro: il grande obelisco si erge nel mezzo con la Basilica sullo sfondo. La visita alla tomba dell’apostolo Pietro nella cripta della basilica è il compimento della Via Francigena. Il pellegrinaggio si conclude qui, non resterà che ritirare il Testimonium e prendersi il tempo di visitare Roma e il Vaticano.

Cosa vedere sulla Via Francigena da Siena a Roma

Grancia di Cuna – Nel 1152 sul poggio di Cuna vi era un ospitale per i pellegrini. Nel 1224 venne acquisito dallo spedale di Santa Maria della Scala di Siena. La fattoria fortificata ha conservato il suo assetto medievale, l’alto blocco dei magazzini è collegato al borgo da una cinta muraria. Appena fuori dalle mura si trova la piccola chiesa di san Jacopo con un affresco legato al pellegrinaggio compostelano: il miracolo del pellegrino impiccato.

Ponte d’Arbia – Anticamente era un borgo con mulino e rappresentava un importante luogo di sosta per raggiungere Roma. Il ponte sul torrente Arbia sulla Via Cassia, esistente dal medioevo, fu ricostruito dalla città di Siena nel 1380 e fortificato in seguito nel 1629 da Mattias De Medici.

Buonconvento – La prima testimonianza dell’esistenza di questo paese si ha nel 1191 quando Filippo Augusto re di Francia, di ritorno dalla terza crociata, percorrendo la Via Francigena ricorda di aver sostato a Bon-Counvent. Il bellissimo centro storico è circondato da una cinta muraria trecentesca con due sole porte di ingresso: Porta Senese e Porta Romana. Purtroppo buona parte della cinta è stata distrutta dai tedeschi durante la ritirata nel 1944. Al suo interno si può visitare la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove morì nel 1313 l’imperatore Arrigo.

San Quirico d’Orcia – Il paese è da sempre punto di sosta importante sulla Via Francigena, si hanno testimonianze della sua esistenza dal VII secolo. La sua vocazione viaria la si può capire anche guardando l’impianto del paese, una lunga via principale collega la Porta Senese e la Porta Romana transitando di fronte alla collegiata dei Santi Quirico e Giulitta. All’interno è sepolto il conte Enrico di Nassau, morto nel 1451 tornando dal giubileo.

Accanto alla collegiata sorge il Palazzo Chigi Zadondadari, che con il suo sfarzo ricorda il periodo feudale del borgo. In centro alla via si può trovare la chiesa di San Francesco e di fronte l’ingresso agli Horti Leonini, giardini cinquecenteschi ancora curati e visitabili.

Bagno Vignoni e le Terme medievali – Il borgo molto caratteristico, si raccoglie intorno a questa piazza d’acqua termale esistente sin dal IX secolo. Molti personaggi famosi nel passato si sono bagnati in queste acque tra i quali Santa Caterina da Siena alla quale sono intitolati una cappella e un loggiato contigui alla vasca.

Le Briccole – Citata da Sigerico nel suo manoscritto come Abricula. Oggi purtroppo rimangono solo i resti di una piccola chiesa duecentesca, mentre una volta vi era annesso anche un ospitale chiamato S. Peregrini di Obricolis. Qui vi sostarono numerosi personaggi come la contessa Matilde di Canossa, Filippo Augusto nel 1191 di ritorno dalla prima crociata e Carlo d’Angiò in viaggio verso Roma per l’incoronazione a Re delle Sicilie.

Radicofani – Nel 876 si hanno le prime testimonianze sul luogo di una prima fortificazione di nome Callemala, possedimento dell’abbazia di San Salvatore del Monte Amiata. Nel X secolo sorsero il borgo e il castello. La sua posizione è strategica: dall’alto del ripido colle domina tutta la valle sottostante. Fu d’interesse di papi (Adriano IV ed Eugenio III) e imperatori (Federico I il barbarossa). Fu rifugio del ghibellino Ghino di Tacco ricordato da Dante e da Boccaccio. Consigliata una visita alla chiesa di San Pietro costruita da  Andrea e Luca della Robbia, alla chiesa di Sant’Agata di Andrea della Robbia e ai resti della Rocca.

Proceno – Il paese è abitato dai tempi degli Etruschi e conserva testimonianze medievali nella chiesa di San Martino del XIII secolo e nella rocca, con tre torri e il maschio quadrangolare.

Acquapendente – Le prime tracce di un nucleo si hanno intorno al IX-X secolo. Lo sviluppo rapido fu dovuto alla sua posizione sulla Via Francigena. Grazie ai pellegrini che andavano a Roma o in Terra Santa in poco tempo crebbero ospitali e alberghi. La prima citazione nel 964 si deve a Ottone I che scrisse di Acquapendente su di un diploma imperiale.

Da visitare sicuramente ci sono la cittadella fortificata di epoca medievale con stretti vicoli all’interno delle mura e la cattedrale del Santo Sepolcro che al suo interno conserva una bellissima cripta del XII secolo e le spoglie del Pretorio di Gerusalemme. Caratteristici sono i “Pugnaloni”, grandi mosaici di fiori che vengono realizzati nelle vie e nelle piazze del centro storico in onore della festa della Madonna del fiore ogni terza domenica di Maggio.

San Lorenzo Nuovo – La cittadina si trova sul versante interno settentrionale del recinto craterico del Lago di Bolsena e domina da un lato la conca lacustre e dall’altro la pianura di Acquapendente. Il borgo di origine medievale ha il suo cuore nella piazza ottagonale sulla quale si affaccia la chiesa di San Lorenzo martire, al cui interno si trova un interessante crocifisso ligneo del XII secolo.

Bolsena – La città fu citata da Sigerico nel suo manoscritto come Sca Cristina e fu la sua ottava sosta da Roma. Fin dall’alto medioevo qui si è coltivato il culto di Santa Cristina per la quale fu costruita la basilica a lei dedicata (nel XI secolo) sul sito di antiche catacombe e dove, durante degli scavi del 1880, fu rinvenuto un sarcofago appartenente alla santa e martire vissuta a Volsini nel IV secolo. All’interno si conserva inoltre una pietra sulla quale si dice ci siano impresse le impronte della santa.

Accanto fu costruita la “chiesa del miracolo” eretta a ricordo del miracolo eucaristico di Bolsena. Nel 1263 un sacerdote tedesco in pellegrinaggio sulla Via Francigena, con dubbi sulla verità della transustanziazione, si fermò per celebrare messa. Al momento della Consacrazione vide stillare sangue dall’ostia. In seguito a questo miracolo papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini.

Montefiascone – La città è un centro fortificato sin dal Medioevo grazie alla sua posizione strategica a dominio del territorio. Dall’alto della Rocca dei Papi si vede uno dei panorami più belli di tutta l’intera via Francigena, la vista infatti abbraccia il Lago di Bolsena, il Monte Amiata e il cono vulcanico di Radicofani dal quale si proviene. Nelle belle giornate si arriva a vedere persino il mar Tirreno. Dal 1058 al 1500 alla Rocca furono presenti più di trenta differenti papi, imperatori e personaggi illustri, che vi convocarono parlamenti o più semplicemente si recarono per i soggiorni estivi.

Un altro monumento da visitare è la cattedrale di Santa Margherita, la sua maestosa cupola è la terza in Italia per grandezza, dopo quella di San Pietro a Roma e Santa Maria delle Grazie a Firenze.

Ai piedi all’abitato medievale sorge la chiesa di San Flaviano eretta nel XII secolo nota anche perché al suo interno si trova la tomba di un vescovo tedesco che era in viaggio per Roma con Enrico V. La storia racconta che, essendo un vescovo grande amante del vino, si facesse precedere sul cammino da un suo servitore, un tal Martino, che aveva il compito di segnare con la parola “EST” i luoghi dove avrebbe trovato del buon vino. Arrivato a Montefiascone per la bontà del vino degustato il servitore scrisse “EST! EST! EST!”. Al ritorno dal viaggio per Roma il vescovo si fermò quindi a Montefiascone dove morì, lasciando alla città un’eredità di 24.000 scudi a condizione che ad ogni anniversario della sua morte la sua tomba venisse bagnata con del vino. Ancora oggi si rievoca questa storia con un corteo di persone in costume d’epoca.

Terme del Bagnaccio – Le sorgenti termali del Bagnaccio furono sfruttate fin dal periodo etrusco-romano. Dal medioevo sono luogo di sosta per i pellegrini diretti a Roma grazie alle sei pozze presenti, dove l’acqua sgorga ad una temperatura di oltre 60°.

Viterbo – La città vede la sua fondazione in epoca etrusca sul colle dove oggi sorge il duomo. Fu poi conquistata dai romani e passò alla chiesa grazie a Carlo Magno e dal 1145 fu sede pontificia. Il suo sviluppo crebbe grazie al passaggio della Via Francigena. Numerosi ospitali e luoghi di ricovero nacquero intorno alle chiese. A testimonianza di ciò, non lontano dal Duomo di San Lorenzo, vi è ancora oggi un quartiere chiamato “quartiere del pellegrino”.

Nel 1266 fu costruito il Palazzo Papale come residenza fortezza per i pontefici. Proprio in quel palazzo nel 1271 vi si tenne il primo conclave della storia. I viterbesi stanchi di attendere da quasi tre anni l’elezione di un nuovo papa, rinchiusero i cardinali cum clave “sotto chiave” e li ridussero a pane e acqua fino a che si fossero accordati su chi eleggere.

Merita una visita la chiesa di Santa Maria Nuova con il pulpito dal quale predicò Tommaso d’Acquino. Molto caratteristica è la festa dedicata a Santa Rosa che avviene ogni 3 di settembre dove viene portato in corteo il corpo incorrotto della santa e la famosa macchina (un baldacchino alto più di 30 metri oggi anche patrimonio Unesco).

Vetralla – La cittadina ha origine etrusche. Venne distrutta in epoca romana e poi  ricostruita in epoca medievale, diventando un posto di guardia fortificato sulla Via Cassia. Il monumento più importante è la chiesa di San Francesco, che fu costruita nel IX secolo e consacrata alla Madonna, per poi essere ricostruita nel XI e dedicata al santo di Assisi.

Torri d’Orlando – Sono monumenti funerari del I secolo a.C. che spiccano dai noccioli sull’antico tracciato della Via Cassia. Accanto ai ruderi romani vi sono i resti di un campanile medievale, parte di un’abbazia andata distrutta. Devono il loro nome alla tradizione che parla del mitico Orlando che qui sostò a riposare al seguito di Carlo Magno durante il suo viaggio a Roma.

Capranica – Cittadina di fondazione etrusca sviluppatasi su uno sperone di tufo. Dopo la sua conquista i romani vi stabilirono un avamposto militare. Nel medioevo accrebbe la sua importanza grazie alla famiglia degli Anguillara; in seguito divenne capoluogo di un importante presidio della Santa Sede. Il centro storico è pittoresco, ricco di bei palazzi e piccole chiese. Da segnalare tra queste è la Madonna del Piano, costruita nel XIII secolo e ristrutturata nel XVI secolo con all’interno l’immagine di una Madonna col Bambino, ritenuta miracolosa.

Sutri – Paese di origine antichissime (la leggenda l’attribuisce a Saturno), è uno dei luoghi più straordinari della Tuscia dal punto di vista archeologico e ambientale. Si presenta come un paese fortificato di epoca medievale, sorto su uno sperone di tufo. Ma già in epoca etrusca era una fiorente realtà, vi vennero costruiti una necropoli e un anfiteatro ancora oggi visitabili. Inoltre vi è la chiesa della Madonna del Parto, riconvertita da un antico mitreo (tempio dedicato al culto del dio mitra).

Da visitare vi è anche la cattedrale di Santa Maria Assunta consacrata da Papa Innocenzo nel 1207, poi fortemente rimaneggiata nel XVIII secolo.

Cascate di Monte Gelato – Sono un luogo naturale pittoresco, immerse nel verde, in uno dei punti più suggestivi della valle del Treja. Frequentate già in epoca preistorica, vi si trovano anche dei resti di una villa romana del I secolo a.C. e una torre medievale.

Campagnano di Roma – Sorge su una sommità circondato da estese foreste, in un’area dove la presenza umana è testimoniata fin dell’età del bronzo; fu un importante insediamento etrusco e poi romano. Nel XV secolo sotto gli Orsini divenne meta di soggiorno per nobili e alti prelati romani e vi fu costruito un castello.

Nel 1662 passò alla famiglia Chigi che estese il centro medievale costruendo il “Borgo Paolino” e la colossale Porta Romana. L’attuale centro abitato si presenta composto da da tre nuclei: quello moderno verso Roma, quello rinascimentale-barocco che va da da Porta Romana alla piazza del comune e quello medievale con il castello , le torri, la collegiata di San Giovanni Battista e la chiesa della Pietà.

Formello – E’ l’ultimo paese che si incontra sulla Via Francigena prima dell’area metropolitana di Roma. Ha un centro storico di grande interesse e molto caratteristico con i suoi vicoli e le sue scalinate. Fece parte del territorio di Veio e vi furono ritrovati importanti reperti di epoca etrusca come l’“alfabeto etrusco”, un vaso riportante un’iscrizione che permise di decifrare l’alfabeto etrusco arcaico. Fu un feudo degli Orsini e poi nel 1661 della famiglia Chigi. Da vedere ci sono la chiesa di San Lorenzo del XI secolo, il Palazzo Chigi che oggi ospita un ostello e la Villa Chigi-Versaglia poco fuori dal paese.

Veio – Fu un’importante città etrusca già dal VI secolo a.C, fu poi conquistata e distrutta dai romani. Si può visitare il centro archeologico dove è possibile vedere un’antica strada romana che conduce al santuario di Portonaccio o tempio di Apollo, del quale restano solo le fondamenta.

La Storta – Si trova nella prima periferia di Roma. Da Visitare vi è la cappella della Visione, memoria del luogo dove Sant’Ignazio di Loyola ebbe l’esperienza mistica alla base della fondazione della Compagnia di Gesù.

Roma – Il pellegrinaggio a Roma non è solo arrivare alla tomba dell’apostolo Pietro. All’interno della città si snoda un cammino devozionale che già in passato era descritto da guide titolate Mirabilia urbis Romae. Descrivere in poche righe tutte le ricchezze artistiche della città di Roma è impossibile, ciò che segue è un’itinerario base a cui attenersi in linea di massima.

Nel XII secolo i viaggiatori venivano condotti tra catacombe e reliquie alla scoperta del centro della cristianità, seguendo quello che veniva chiamato il pellegrinaggio alle cinque basiliche maggiori: San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura. La visita doveva avvenire nell’arco di una giornata liturgica, cioè dai vespri della sera ai vespri del giorno seguente. Nel seicento vennero aggiunti due ulteriori luoghi che sono la basilica di San Sebastiano, le relative catacombe, e la chiesa di Santa Croce di Gerusalemme.

Altri luoghi di interesse da visitare sono i Musei Vaticani, con collezioni di qualsiasi epoca storica, il quartiere di Trastevere, il Colosseo e i fori imperiali, il colle Palatino, un giro a piedi lungo il circo massimo e Castel Sant’Angelo. E ancora l’altare della patria, il Parco Savello più noto come giardino degli aranci. Insomma, Roma vale la pena di essere visitata in più giorni, per scoprire oltre alla città anche l’animo dei cittadini che la abitano.

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