Appalachian Trail – Il MUST dei trekking in America

3500km, 5mesi cammino, natura selvaggia e scorci spettacolari, l’Appalachian Trail è un’esperienza di vita, una sfida con te stesso, un intimo avvicinarsi alla natura.

Appalachian Trail

Quando si pensa a un trekking negli Stati Uniti il primo che viene subito alla mente è l’Appalachian Trail: 3.500km di lunghezza, 14 Stati attraversati, dalla Georgia al Maine, e 5-6 mesi di cammino. Per difficoltà, bellezza e storia, è da loro stessi considerato il più importante trekking d’America.

Se cerchi un luogo dove metterti alla prova, immergerti per mesi nella natura selvaggia, sfidare la pioggia, la neve e il caldo umido, allontanarti dalle comodità della vita “normale”, ed entrare più in sintonia con questa Madre Terra che ci ospita, allora questa è davvero l’avventura che ti serve.

Appalachian Trail – Informazioni generali

L’Appalachian Trail è un trekking lungo 3.500km che si sviluppa in senso verticale sulla sponda orientale degli Stati Uniti. Il percorso attraversa in successione 14 Stati: Georgia, North Carolina, Tennessee, Virginia, West Virginia, Maryland, Pennsylvania, New Jersey, New York, Connecticut, Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Maine, e può essere percorso in entrambe le direzioni.

Inizio e fine sono il Monte Katahdin, nel Maine, e Springer Mountain, in Georgia.

L’Appalachian Trail è un trekking che ha bisogno di un’attenta e consapevole preparazione e organizzazione. Non si tratta di una di quelle destinazioni da prendere sotto gamba. Se non hai l’adeguata attrezzatura e le giuste accortezze puoi seriamente rischiare di farti male, o peggio: rischi l’ipotermia se non sei vestito adeguatamente per il freddo, la disidratazione se porti con te poca acqua o poche scorte di cibo, malattie se non stai attento alle zecche o ad altri animali, incontri ravvicinati e poco piacevoli con gli orsi, se ignori alcune regole base circa il cibo e la tua presenza lì.

Chi vuole percorrere l’Appalachian Trail deve innanzitutto essere consapevole dei pericoli a cui va incontro, e soprattutto del modo migliore per affrontarli. É indispensabile capire che la nostra presenza ha un impatto su quel luogo: il rumore che facciamo quando camminiamo, il suono che produciamo quando chiacchieriamo con altre persone, la terra su cui campeggiamo, il nostro odore, quello dei rifiuti corporei che produciamo e quello del cibo che mangiamo e che portiamo nello zaino. Essere consapevoli di tutto questo è il primo passo per rendere questa esperienza più sicura per noi e più rispettosa per l’ambiente che ci circonda.

In generale, quando parlo di pianificazione, mi riferisco a:

  • valutare la propria condizione fisica e mentale;
  • quando partire (clima e temperature);
  • da dove partire (il dove e il quando dipendono l’uno dall’altro);
  • quanti giorni si hanno a disposizione e quindi che distanza si può coprire (distanza media giornaliera);
  • se siamo o meno thru-hiker;
  • dove dormire;
  • che attrezzatura portare con sé;
  • conoscere la segnaletica;
  • le regole di accesso ai Parchi;
  • le regole del Leave No Trace;
  • quanto si spende.

Northbound Thru-hiker, Southbound Thru-hiker, Flip-flops: chi sono

Visto che si tratta di termini che incontreremo per tutto il resto dell’articolo, è necessario fare un pò di chiarezza e spiegare bene di cosa si tratta.

Appalachian Trail

I thru-hiker, sono gli escursionisti (hiker) che percorrono in modo continuativo un thru-hike, ovvero un trekking completo, dall’inizio alla fine. I thru-hiker che si cimentano nell’Appalachian Trail impiegano, di media, 5-6 mesi per percorrerlo tutto. In questa categoria dobbiamo distinguere tra Northbound Thru-hiker, Southbound Thru-hiker e Flip-flops.

I Northbound Thru-hiker sono coloro che decidono di percorrere l’Appalachian Trail da sud a nord, ovvero dalla Georgia al Maine. Per raggiungere il Monte Katahdin entro Ottobre, mese in cui le proibitive condizioni meteorologiche costringono alla chiusura del Baxter State Park, gli hikers devono cominciare il loro viaggio verso Marzo, così da rientrare nei 5-6 mesi necessari per completare l’intero percorso.

I Southbound Thru-hiker sono invece quegli escursionisti che percorrono l’Appalachian Trail da Nord a Sud, cioè dal Maine alla Georgia. Questi partono in Giugno e arrivano così sulla Springer Mountain nei mesi di Novembre e Dicembre. Ciò che affrontano i Southbound Thru-hiker è un Appalachian Trail decisamente più duro e impegnativo, sia perché si comincia a camminare nella regione più impervia di tutte, sia perché si tende ad andare incontro all’inverno e non all’estate, come nell’altro caso.

Per questi motivi i Southbound Thru-hiker sono decisamente meno dei Northbound Thru-hiker: le statistiche parlano infatti di un 10% contro un abbondante 76%.

A far quadrare il cerchio col suo 14% è la categoria dei flip-flops. In aumento rispetto agli anni precedenti, i flip-flops sono escursionisti che, attraverso un intelligente stratagemma, bypassano le difficoltà meteorologiche legate al dirigersi continuativamente verso l’una o l’altra direzione, partendo, per esempio, da metà percorso: questo gli permette di cominciare a camminare su terreni più pianeggianti e tranquilli, e soprattutto scegliere la stagione perfetta per farlo.

Sebbene le altre due categorie non li considerino veri thru-hikers, i flip-flops vengono incoraggiati dall’ Appalachian Trail Conservancy perché la loro scelta alternativa aiuta a ridurre l’impatto ambientale causato dalla folla di northbounders che si dirigono ogni primavera verso nord.

Il “2.000 mileshiker è una persona che ha percorso la totalità dell’Appalachian Trail, in una volta o a pezzi, e che compila il modulo per rientrare nell’apposita lista. Secondo questi registri, tra il 2010 e il 2017 il numero di thru-hiker ha raggiunto quota 6.807, un numero importante ma comunque ridotto, che dimostra l’estrema durezza e difficoltà di questo incredibile Trail.

Da dove partire e quando per l’ Appalachian Trail

Come avrai intuito dal precedente capitolo dedicato ai Thru-hikers, il dove e il quando partire non solo due questioni slegate tra loro, ma variabili che si influenzano l’un l’altra e che quindi vanno gestite all’unisono nella pianificazione del tuo Appalachian Trail. La lunghezza del percorso, 3.500km, e la sua distribuzione verticale, lo rendono molto dinamico sia in termini di clima e temperature, sia di conformazione orografica e paesaggistica.

La prima cosa da fare è quindi studiare le caratteristiche climatiche e geografiche delle singole zone che si andranno a percorrere, e da qui chiedersi: in quale di queste mi piacerebbe camminare, e quale sono effettivamente in grado di percorrere senza rischi eccessivi alla mia persona? Per aiutarti in questa decisione l’Appalachian Trail è stato idealmente diviso in 5 grandi regioni:

  • New England settentrionale – Il Maine e New Hampshire offrono le condizioni più impervie e severe di tutto l’Appalachian Trail. Le condizioni climatiche sono ardue, soprattutto visto che molti tratti si sviluppano oltre la linea del bosco, quindi oltre i 2000 metri. É quindi altamente sconsigliato per gli escursionisti con poca esperienza. Per darti la dimensione di ciò che ti aspetta ti dico solo che anche gli hiker più forti, in certi tratti, non fanno più di 1km e mezzo all’ora, dovendo anche arrampicarsi e scivolare su rocce verticali. Si devono infatti calcolare non più di 8-13km al giorno.

L’Appalachian Trail termina/inizia nel Maine, in particolare nel Baxter State Park, in corrispondenza del famoso Monte Katahdin. L’accesso a questo Parco viene consentito solo dal 15 Marzo al 15 Ottobre, mesi con condizioni ambientali più favorevoli. Attento, non significa che non incontrerai freddo, pioggia e neve, ma solo che non rappresenteranno un grosso ostacolo al tuo avanzare, sempre presupponendo che tu sia un escursionista con esperienza.

  • New England meridionale – Vermont orientale, Massachusetts, Connecticut, New York, questo tratto si caratterizza per essere meno isolato e impervio di quello precedente. Si continua a camminare su crinali di montagna, ma si attraversano fitti boschi, terreni agricoli, ampie valli agricole e addirittura piccole città.

Nello Stati di New York sei molto meno isolato rispetto a prima. Pensa che puoi addirittura vedere lo Skyline di Manhattan da qualche punto del percorso. I dislivelli sono moderati, quasi pianeggianti, e le riserve di acqua sono più scarse e a volte infette. Qui è davvero necessario portare con sé un depuratore d’acqua portatile da trekking.

  • Medio Atlantico – New Jersey, Pennsylvania, Maryland, qui l’Appalachian Trail è molto vicino ai centri abitati, si oltrepassa la strada di frequente e si trovano svariati punti di accesso al percorso. Salite impegnative sono intervallate da sezioni davvero molto semplici e pianeggianti. Qui è l’estate ad essere un problema, sia per il caldo afoso, sia per la scarsità di acqua.
  • Virginia e Virginia orientale – La Virginia ospita un quarto di tutto l’Appalachian Trail, che spazia da tratti facili a tratti davvero molto impegnativi.

Questa zona viene spesso immortalata nelle foto grazie ai paesaggi incredibili che si possono ammirare dal magnifico Shenandoah National Park. Se sei un escursionista ancora inesperto e vuoi metterti alla prova con qualcosa di facile, ti consiglio di iniziare da qui: non solo godrai di uno dei più bei paesaggi di tutto l’A.T, ma potrai cimentarti anche solo in un paio di giorni di trekking. Il periodo più affollato rimane l’autunno, il fenomeno del foliage è unico.

Altrettanto magnifici, sono il George Washington National Forest e il Jefferson National Forest, luoghi assolutamente magnifici.

  • Appalachi meridionali – Tennessee, North Carolina e Georgia, è la regione conclusiva dell’Appalachian Trail. Presenta, nel Great Smoky Mountains National Park, le vette più alte di tutto il trekking, oltre 1800m. Viste le altitudini è possibile incappare in tempeste di neve fino ad Aprile, mentre Luglio e Agosto sono terribilmente caldi e umidi. Gli scorci rimangono comunque spettacolari e rendono questo inizio/fine davvero un’esperienza indimenticabile.

Dove dormire sull’Appalachian Trail

Appalachian Trail

Aree camping e ripari sono le soluzioni più comuni per chi affronta un trekking di più giorni o addirittura mesi sull’Appalachian Trail. Se si passa vicino a centri abitati si può ovviamente optare per una o più notti in albergo, ma attento, il rischio di sentire nostalgia di casa e di una doccia calda ogni volta che vuoi potrebbe farti desistere dal continuare.

Lungo il Trail ci sono in totale 270 ripari, casette di legno aperte su un lato. Molte si trovano vicine a torrenti e dispongono di un gabbiotto per la toilette vicino. Il vantaggio non sta solo nel ripararsi quando piove o nevica, ma nel conoscere altri hikers e ridurre il proprio impatto sull’ambiente circostante. Possono accedervi solo hiker singoli; i gruppi dovranno infatti utilizzare la tenda e accamparsi nelle sue vicinanze. Anche se solitamente non serve nessuna prenotazione, alcuni Parchi la richiedono; ne è un esempio il Great Smoky Mountains National Park, in Tennessee. Sul sito ufficiale trovi tutte le informazioni a riguardo.

Il campeggio, che sia “disordinato” o all’interno di aree apposite, è regolamentato per area e parco nazionale. É quindi necessario informarsi preventivamente per non incappare in errore.

In generale possiamo dire che è sempre meglio campeggiare in aree designate per questo scopo, in modo da minimizzare al massimo l’impatto ambientale. In alcune aree il campeggio “disordinato” è permesso, ma la tenda dev’essere sempre piantata ad almeno 60 metri da una fonte d’acqua.

Fare un fuoco non è vietato (tranne in certe zone) ma fermamente scoraggiato, causa il grande impatto ambientale e visivo che provoca. Nel capitolo sul Leave No Trace trovi tutte le specifiche regole per muoversi e campeggiare in perfetta armonia con l’ambiente circostante.

Equipaggiamento per l’Appalachian Trail

Per capire cosa portare sull’Appalachian Trail è importante rispondere a due domande:

  1. Quanti giorni voglio camminare?
  2. In che periodo voglio camminare? E quali condizioni climatiche potrei trovare?

Ovviamente, a seconda di temperatura, meteo e clima dovrò scegliere un tipo di abbigliamento completamente diverso, più pesante e impermeabile in caso di freddo e pioggia, più leggero e traspirante in caso di caldo e forte umidità. In generale, la cosa importante, è che si indossino tessuti sintetici, assolutamente da evitare quelli in lana e cotone: non essendo traspiranti, assorbono l’acqua e il sudore e ti mantengono in uno stato perennemente umido, che può causare, in determinate condizioni climatiche, ipotermia. I tessuti sintetici ti proteggono invece da questo pericolo, purché ovviamente tu sia coperto da altri strati caldi.

L’abbigliamento, e quindi il suo peso e volumi, incide anche sulla capienza e peso totale dello zaino, anche se in minima parte.

É generalmente sufficiente uno zaino da 65litri. Questo dovrà contenere:

  • tutto l’occorrente per dormire all’aperto, quindi tenda, materassino e sacco a pelo;
  • buone scorte di cibo (liofilizzato e non), stoviglie e fornellino per cucinare. Considera che il fabbisogno giornaliero per un hiker è di 3.000 – 4.000 calorie, che salgono a 5.000-7.000 calorie per un thru-hiker;
  • buona scorta di acqua e purificatore d’acqua da trekking;
  • cassetta di primo soccorso, compresa di coperta termica d’emergenza, repellente per insetti, pinzetta contro le zecche;
  • tutto l’occorrente per disfarsi dei propri rifiuti corporei, quindi cazzuola ( per seppellire le feci), carta igienica, sapone per le mani (l’igiene è la prima difesa contro le malattie) e sacchetto di plastica sigillabile;
  • torcia potente, fiammiferi;
  • coltello affilato;
  • una corda resistente di almeno 50 metri ( ti serve per appendere le tue scorte di cibo sull’albero, per non attirare animali nella tua tenda);
  • un buon paio di scarpe, con una suola resistente e una comoda vestibilità.

Acquistare tutta questa attrezzatura per la prima volta può costare molto, dalle 1.000 alle 2.000€. Per un thru-hiker è infatti fondamentale partire con un attrezzatura di qualità!

Sebbene l’Appalachian Trail sia ben marcato e segnalato, si consiglia sempre di portare con sé una buona mappa o guida del percorso. Non solo ti permetterà di essere pronto in caso di inconvenienti e problemi, ma ti consentirà di programmare con precisone il tuo viaggio, allontanando il rischio di imprudenze e imprevisti. In un trekking come questo è meglio essere ben preparati!

Quanto costa fare tutto l’Appalachian Trail

Le spese principali per il thru-hiker che vuole percorrere tutto l’Appalachian Trail sono:

  • acquisto iniziale dell’attrezzatura ed equipaggiamento necessari per partire e accamparsi;
  • acquisto, durante il trekking, di attrezzatura danneggiata o usurata, compresi almeno 3 paia di scarpe nuove;
  • viveri;
  • camere d’albergo e cene al ristorante quando ci si vuole concedere qualche lusso in prossimità di città e paesi.

Una stima approssimativa, calcolata in base all’esperienza di thru-hikers che hanno concluso con successo il Trail, è tra i 3.000 € e i 5.000 €, senza considerare però il costo dei trasporti da e per casa, l’assicurazione sanitaria, e i 1.000€ – 2.000 € per l’equipaggiamento iniziale.

Cibo e provviste sull’Appalachian Trail

Appalachian Trail

I thru-hikers che percorrono tutto o una buona parte dell’Appalachian Trail devono gestire con grande attenzione i propri viveri. Si tratta perlopiù di cibo liofilizzato, che sebbene non eccella nel sapore e soprattutto nell’aspetto, ha il vantaggio di non marcire dopo due giorni nello zaino e anzi, di durare mesi (36 mesi di conservazione solitamente).

Ovviamente non ci si può portare nello zaino tutti i viveri necessari per 5 mesi di trekking, anzi, direi che al massimo si possa avere un’autonomia di una settimana. Questo significa che una volta finite le provviste dovrai provvedere a trovarne altre. Il problema è che a meno di attraversare grandi città, raramente troverai prodotti simili ai tuoi.

A questo punto hai una sola opzione, che tra l’altro richiede non poca preparazione.

Innanzitutto devi calcolare con estrema precisione di quante calorie hai bisogno quotidianamente, quindi di quanti viveri ti servono nei 5-6 mesi di trekking. Il passo successivo è capire in quali città potrai fare rifornimento extra, e in quali punti del tracciato avrai bisogno di ulteriori scorte di cibo. Una volta calcolato tutto ciò devi provvedere a mandarti dei pacchi di viveri nei diversi punti lungo il tracciato. Puoi utilizzare gli uffici postali ( nelle guide dell’Appalachian Trail sono segnalati tutti), oppure inviare il pacco ad hotel o strutture trail-friendly, scelta più economica della prima.

Lo so, devi essere molto bravo a calcolare tutto! Comunque, con una buona guida davanti, ti sarà tutto molto più chiaro.

Pericoli sull’Appalachian Trail

Da come avrai intuito fino a questo momento, l’Appalachian Trail NON è una passeggiata, anzi, è un trekking duro e impegnativo che merita rispetto, consapevolezza, e un pò di reverenziale timore da parte di chi lo percorre.

A parte le difficoltà del percorso, elencate precedentemente, i pericoli che solitamente spaventano i meno esperti sono legati alla fauna locale. Partiamo dai serpenti: sebbene ce ne siano di grossi e velenosi, soprattutto nelle aree più calde, si tratta di animali inoffensivi se non attaccati. Sarà quindi sufficiente guardare dove si cammina e dove si mettono le mani.

Una minaccia all’apparenza più insignificante ma molto più pericoloso, è la puntura di una zecca. Si tratta di un animale che può portare malattie anche gravi, come quella di Lyme. Bisogna quindi fare attenzione a non appoggiarsi sull’erba direttamente, senza un telo sotto, e a fare la stessa col proprio zaino. É inoltre importante controllare, ad ogni lavaggio, la nostra pelle, e portare con sé, in caso di necessità, l’apposita pinza per liberarsi di possibili zecche.

Il pericolo che più di tutti percepiamo come tale, vista la mole dell’animale in questione, è quello dato dall’orso bruno. Gli orsi popolano molte zone dell’Appalachian Trail ed è quindi probabile avvistarne qualcuno mentre camminiamo lungo il sentiero. L’importante è rimanere alla debita distanza, soprattutto se li vediamo in compagnia dei loro amati cuccioli.

Il momento in cui siamo più vulnerabili a questo pericolo è la notte, che trascorriamo “tranquilli” nella nostra tenda o shelter. Il modo migliore per scongiurare la possibilità di un incursione notturna dell’orso è maneggiare adeguatamente il proprio cibo. Gli orsi hanno infatti un buonissimo olfatto e potrebbero percepire l’odore del cibo che stai mangiando o di quello conservato nel tuo zaino. Ecco il perché di questi due consigli:

  • cucinare e mangiare il proprio pasto ad almeno 60 metri da dove si dorme, in questo modo l’odore del cibo si disperde con più facilità;
  • mettere tutte le riserve di cibo, sia liofilizzato che “vero”, e bibite energetiche in un contenitore solido, e appenderlo con la corda (ecco il motivo per cui devi includerla nell’attrezzatura) a un albero a 60 metri da dove dormi e da dove hai mangiato.  Il ramo dev’essere alto almeno 5 metri, e bisogna posizione il contenitore ad almeno 3,5 metri da terra, 2 metri dal ramo inferiore, e 2 metri dal tronco dell’albero. Gli orsi sono infatti molto agili e ottimi arrampicatori, e se posizioni male il contenitore, potrebbero rubarti tutte le provviste per i giorni seguenti, e credimi, non è un rischio che puoi prenderti.

I 7 principi etici del Leave No Trace.

Appalachian Trail

Ecco qualche regola e consiglio su come ridurre il proprio impatto ambientale sull’Appalachian Trail a cura del Leave No Trace, una “ [..] organizzazione nazionale che protegge l’ambiente insegnando e ispirando le persone a gioirne responsabilmente.

I 7 principi etici alla base di questa strategia sono:

  1. Plan ahead and prepare, ovvero pianifica in anticipo – Sapere in anticipo il luogo ideoneo dove fermarsi per la notte riduce la possibilità di fare campeggio “disordinato” e quindi di impattare negativamente sull’ambiente.
  2. Travel and camp on durable surfaces, cioè cammina e campeggia in siti permanenti – É importante, per rispettare l’ambiente e il delicato ecosistema di alcune zone, seguire il sentiero e non fare scorciatoie e calpestare altra flora.  Lo stesso vale per il campeggio, da fare in prossimità di ripari o aree già precedentemente utilizzate per questo scopo.
  3. Dispose of waste properly, cioè smaltire correttamente i rifiuti – Noi produciamo rifiuti sia organici che di natura plastica, ed è necessario sapere come smaltirli nel modo corretto.

Partiamo innanzitutto dai nostri escrementi, e subito ci viene utile la piccola cazzuola nello zaino: il rifiuto va infatti seppellito a circa 20cm di profondità e a 60 metri di distanza da fonti d’acqua, sentieri e shelter. Questi rifiuti vanno inoltre “scomposti” con un bastone e mischiati alla terra, così da velocizzare la loro decomposizione ed evitare che animali locali vadano a scavare.

Per quanto riguarda gli scarti di cibo, questi non vanno assolutamente né seppelliti né bruciati: dovrai sigillarli all’interno di un sacchetto di plastica e buttarli in appositi contenitori non appena ce n’è l’occasione.

  1. Leave what you find, cioè lascia ciò che trovi – Questo significa che non ti è consentito strappare neanche un fiore dalla terra, ciò che vedi è sacro e non è tuo. Lascia inalterata la natura intorno a te.
  2. Minimize campfire impacts, ovvero minimizza l’impatto di fuochi – Cerca di cucinare col tuo fornello da campo senza l’utilizzo del fuoco. Questo produce infatti un impatto visivo ed ecologico non indifferente. Se proprio vuoi accendere un fuoco, fallo all’interno di cerchi precedentemente utilizzati, non aggiungere rocce e utilizza legna già presente a terra. Lascia sempre il fuoco spento: in un bosco il rischio di incendi è sempre molto alto.
  3. Respect wildlife, cioè rispetta l’ambiente – Non distruggere e disturbare la flora e la fauna locale.
  4. Be considerate of other visitors, cioè sii rispettoso delle altre persone – questo credo non abbia bisogno di spiegazioni.

Il concetto di base è: sii consapevole dell’impatto che la tua presenza provoca sull’ambiente circostante e cerca di ridurlo il più possibile, cammina, insomma, senza lasciare traccia.

Appalachian Trail Conservancy e volontariato

Appalachian Trail

Ad occuparsi della manutenzione, della protezione e della promozione di questo itinerario è l’Appalachian Trail Conservancy, una Federazione di 31 organizzazioni locali quasi esclusivamente composte da volontari. Si stima che il numero di ore “lavorate” da queste persone ammonti, in un anno, ad oltre 10.000 giorni, un numero impressionante che dà l’idea del grande impegno necessario per rendere questo percorso fruibile dagli escursionisti.

Il volontariato è sempre stato un elemento fondamentale di questo Trail. L’Appalachian Trail fu infatti creato da un gruppo di volontari tra gli anni ’20 e ’30, sulla spinta dell’idea di Benton MacKaye, e completato poi nel 1937. Da allora il percorso è cambiato in alcuni punti, sempre con l’obiettivo di offrire agli escursionisti migliori punti panoramici e di tutelare zone dall’ecosistema troppo delicato.

Per i dati statistici consulta la relativa pagina sul sito dell’Appalachian Trail Conservancy.

Per informazioni aggiuntive sul Leave No Trace consulta il sito ufficiale.

  •  Deborah Torreggiani

    Ciao sono Deborah Torreggiani Travel Blogger, Editor e Co – Founder di Apiediperilmondo.com. La nostra missione è racchiudere in un solo portale tutte le informazioni sui viaggi a piedi, attraverso le nostre esperienze e il nostro lavoro.  Creo dei testi chiari e ricchi di informazioni per aiutarti a trovare tutto ciò che cerchi.
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SCEGLI

IL TUO

VIAGGIO 

CHIUDI

PROSSIMO

VOGLIA DI PARTIRE??

Send this to a friend