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Come affrontare le ferite lungo il Cammino

Per curare le ferite bisogna mettersi in cammino, affrontarle con lo spirito giusto e imparare a vederle come un’opportunità di crescita.

Ci sono poche cose davvero essenziali quando ci si mette in cammino, anzi pochissime: zaino leggero e scarpe comode sono sufficienti. Ma anche un piccolo kit di pronto soccorso potrebbe essere utile, con ago, filo, cerotti e qualche crema o medicinale ad hoc. In effetti, prendersi cura di lesioni o ferite, soprattutto ai piedi, è fondamentale se si vuole proseguire in tranquillità, senza doversi fermare o rallentare e, ovviamente, per non avere dolore.

È noto, infatti, che se la pelle é sottomessa quotidianamente a sfregamenti ripetuti e regolari possono formarsi calli o vesciche, molto fastidiosi e dannosi, in particolar modo quando si hanno davanti parecchi chilometri da fare. Anche tendiniti, stiramenti e distorsioni possono accadere con una certa frequenza, specialmente se si devono affrontare terreni non proprio pianeggianti, con salite e discese e tratti rocciosi o dissestati.

Per evitare o prevenire questo tipo di inconvenienti, alcuni si preparano con allenamenti specifici, altri si dotano di talco, vaselina e garze per asciugare o indurire la pelle appena prima di intraprendere il viaggio, altri ancora si affidano all’esperienza o alla provvidenza e si avviano senza precauzioni. Qualunque sia l’atteggiamento con cui si parte, in realtà, solo camminando potremmo sapere veramente a quali avventure o disavventure andremo incontro.

Accettare le cadute e le sofferenze

Che siano i cerotti o la fede a guidarci, infatti, ciò che è uguale per tutti è che nel cammino a piedi, così come in quello della vita, le cadute e le sofferenze fanno parte del percorso. Solo chi si muove può rischiare di farsi male, ma è così che si raggiungono mete, sogni ed obiettivi: abbiamo imparato a camminare per andare avanti.

Spesso ci lamentiamo delle sfortune che ci capitano, ma, se è vero che nulla accade per caso, anche le ferite si creano e arrivano per un motivo, per indicarci qualcosa che non funziona correttamente o come conseguenza di un’azione avventata: un insegnamento, quindi, oltre e aldilà del dolore, per migliorare, aggiustare, cambiare strada.

Anche quando il malessere è provocato a causa di un’indicazione sbagliata o un compagno poco affidabile si cela una lezione da imparare e un’occasione per crescere e acquisire sicurezza, superando la difficoltà.

Così come dare una mano a chi si è ferito, oltre a farci stare bene, può insegnarci qualcosa o farci vedere le persone sotto un altro punto di vista: donne minute e fragili che hanno soccorso uomini allenati e muscolosi, ragazzi timidi e impacciati che hanno dimostrato sangue freddo di fronte ad una caviglia sanguinante ci testimoniano quanta fragilità o forza ci possa essere oltre l’apparenza.

Prendersi cura delle ferite e andare avanti

Ogni esperienza è una lezione, ma spesso viviamo gli eventi tristi e traumatici solo come sventure o impedimenti, e non come opportunità. Cosa accade, però, quando non ci prendiamo cura di una ferita? Quando facciamo finta di non vederla o cerchiamo di minimizzarla dandole poca importanza? Spesso non fa altro che peggiorare e darci dolore.

Accettare che la sofferenza fa parte della vita ci può aiutare a superare tutti i turbamenti causati dagli incidenti che possiamo incontrare sul nostro percorso: cadute, fratture, sbandamenti, scivolamenti, errori, preoccupazioni, responsabilità.

Avere fiducia nelle proprie capacità è il passo successivo: una soluzione è sempre possibile, forse non sarà immediata e avrà bisogna di tempo, o forse è davanti ai nostri occhi e dobbiamo solo alzare lo sguardo per vederla, ma, in ogni caso, le ferite hanno bisogno della nostra attenzione per essere curate.

A volte per farlo dobbiamo fare una pausa e riposare, altre possiamo proseguire lentamente oppure aiutandoci con un bastone, ma sicuramente mettendo i piedi all’aria a respirare e togliendo qualche peso dallo zaino, avremo già un gran sollievo!

Perché arriva un momento in cui è bene chiedersi: quali sono le ferite che mi porto ancora addosso? Quelle che non mi permettono di sentirmi libero? Che mi costringono a stare fermo? Cosa posso lasciare andare per proseguire?

Solo con le domande giuste, riuscirai a trovare le risposte che cerchi …

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  • Camminare Rossella Capetti

    Mi chiamo Rossella e, forse non a caso, il rosso è il mio colore preferito, per me rappresenta la passione e l’amore per la vita. Mi piacciono moltissimo anche gli spazi verdi, quelli della natura, dove spesso mi rifugio per rigenerarmi. In realtà, durante il giorno mi lascio avvolgere da tutte le sfumature poiché c’è sempre qualcosa che attira la mia curiosità! Uso la creatività per dare forma alle mie idee, ma ciò che guida i miei passi è principalmente un forte desiderio di spiritualità. Leggi
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