Vivere on the road

Vivere on the road è uno stile di vita, è movimento, trasfromazione, spostamento, è darsi la possibilità di incontrare l’imprevedibile, di conoscere se stessi e di trovare nell’altro, anche in uno sconosciuto, un maestro di vita!

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»

«Dove andiamo?»

«Non lo so, ma dobbiamo andare»

Il popolo dei viaggiatori è fatto, si sa, di tante sfumature; tra le varie ci sono, ovviamente, i camminatori, ma, in mezzo a loro e al di là, esiste una tonalità cromatica che varia al variare delle emozioni mattutine: sono le anime che vivono “on the road”.

Per loro la strada è l’unico vero punto di riferimento, non contano tempi, mete, condizioni climatiche, conta solo partire, sentire il brivido di poter scegliere ogni giorno quale direzione prendere. A piedi, in auto o in bus, da soli o in compagnia, non c’è limite alle possibilità per chi decide di vivere on the road in modo spontaneo e avventuroso.

Un punto di vista in netto contrasto con l’idea del “posto fisso” (che sia un luogo o un lavoro), che prende a braccetto la precarietà ed invece di vederla come fosse una condanna a morte, la fa diventare un ritorno alla vita.

L’eterno movimento, vivere on the road

Come ci ha insegnato Jack Kerouac, famoso girovago, scrittore e spirito irrequieto, che ha ispirato intere generazioni con i suoi libri e le sue esperienze e si è fatto portavoce di un disagio sociale e della sua cura attraverso la sperimentazione del movimento continuo, il viaggio incessante è il presupposto imprescindibile per ridare senso all’esistenza.

La vita, per potersi definire tale, deve essere inevitabilmente “on the road”, è una necessità insita nella stessa natura umana, che trova nello spostamento, nella trasformazione, nel costante cambio di rotta la sua piena manifestazione ed espressione.

Un viaggio apparentemente verso il nulla, nel quale importa solo andare, ma che, in realtà, aiuta ad esorcizzare l’ansia, a ribellarsi, a riempire i vuoti di una quotidianità poco appagante perché, proprio nel viaggiare senza meta, si ha la possibilità di incontrare l’imprevedibile e riscoprire la bellezza dell’autenticità e di una identità più umana, il valore dello scambio e dell’amicizia.

Vivere on the road diventa un percorso di apprendimento, di conoscenza di se stessi, di ricerca in cui i maestri sono i compagni di cammino, gli sconosciuti che offrono un passaggio o ospitalità, la strada stessa.

Una casa in ogni luogo

«Ma prima o poi ci sarà una nuova generazione di giovani che, svegliandosi dal torpore nel quale il potere li ha intrappolati, rovisteranno nelle soffitte impolverate dei loro genitori e troveranno uno zaino e un sacco a pelo e a questo punto andranno “lungo la strada” a riprendere il cammino interrotto»

E così sta accadendo: negli ultimi anni sempre più persone decidono di mettersi in viaggio, di lasciare le comodità e le “sicurezze”, di dare il via ad una sorta di nomadismo moderno che permette di staccarsi dalla confusione e dalla pressione della vita preconfezionata e che stimola ad essere creativi e flessibili, a fare spazio solo al necessario, abbandonare il superfluo per riempirsi di cose vere e a misura d’uomo.

C’è chi sceglie la strada come nuova dimora, chi si muove col cuore gonfio di gioia e non solo carico di tristezza, inventandosi anche una professione alternativa. Con un van, ad esempio, ma anche spostandosi a piedi seguendo semplicemente il proprio istinto, senza mappe o guide ad indicare il sentiero, solo il desiderio di decidere in libertà, di conoscere l’immensità del mondo.

Molti di questi viaggiatori sono fotografi, surfisti e blogger oppure coppie e famiglie che hanno deciso di vivere con semplicità, prestando attenzione alle piccole cose di tutti i giorni, ma ci sono anche persone che hanno deciso di mollare tutto e di reinventarsi per darsi una nuova possibilità, mettendosi in gioco di volta in volta in una terra diversa.

E non c’è pericolo di avvertire solitudine o nostalgia perché quando ci si apre alla vita, ogni luogo diventa un pezzo di casa e in ogni persona che si incontra si ritrova un pezzo di famiglia.

  • Camminare Rossella Capetti

    Mi chiamo Rossella e, forse non a caso, il rosso è il mio colore preferito, per me rappresenta la passione e l’amore per la vita. Mi piacciono moltissimo anche gli spazi verdi, quelli della natura, dove spesso mi rifugio per rigenerarmi. In realtà, durante il giorno mi lascio avvolgere da tutte le sfumature poiché c’è sempre qualcosa che attira la mia curiosità! Uso la creatività per dare forma alle mie idee, ma ciò che guida i miei passi è principalmente un forte desiderio di spiritualità. Leggi
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