Il viandante in cammino

Una figura affascinante e ricca di mistero quella del viandante, lontano dagli schemi tradizionali e proteso verso l’interno, in profondo contatto con se stesso

C’è sempre un alone di fascino e mistero che avvolge la figura del viandante, un mix di curiosità e diffidenza, di attrazione e incomprensione che esprime la perplessità nei confronti di un’esistenza estranea alle normali abitudini e convenzioni sociali.

A livello semantico il termine sta ad indicare colui che si muove fuori dalla città, percorrendo lunghe distanze a piedi o comunque con mezzi lenti senza avere uno scopo preciso, come ad esempio il commercio o il pellegrinaggio, ed in un contesto che ricorda più le fiabe che le vicende storiche.

A livello simbolico, invece, rappresenta la tensione innata dell’Essere Umano ad ampliare i propri orizzonti, a spaziare su più piani della conoscenza, a cercare nuove vie, spostando continuamente i confini fisici e mentali e mettendo in discussione tutto ciò che è comunemente accettato, per trovare il modo di esprimere completamente se stesso e la sua unicità.

In entrambi i casi, è evidente come il desiderio di viaggiare superi il bisogno di stabilità, di mettere radici e avere una casa e spinga l’individuo a non fermarsi, a camminare continuamente, come se, solo attraverso il movimento e la scoperta di nuovi luoghi, fosse possibile colmare gli interrogativi del proprio mondo interiore.

Riconoscersi viandante: una scelta che divide in due

Con il suo primo passo verso l’esterno, il viandante segna una rottura tra una vita definita dagli schemi tradizionali, familiari, culturali e sociali, e una creata su misura per sé, tra l’accettazione di regole collettive non del tutto condivise e l’espressione della propria autenticità, tra il desiderio di sentirsi integrato e quello di sentirsi riconosciuto come unico.

Una scelta che inizialmente può essere vissuta con sofferenza ed inquietudine, a causa dell’emarginazione, della solitudine e del fallimento che tale decisione, a volte, comporta, ma che è sostenuta dalla consapevolezza di avere una grande occasione per dare significato alla propria esistenza.

Solo attraverso l’esperienza personale, toccando con mano, spingendosi aldilà del conosciuto e incontrando ciò che è fuori da sé egli potrà veramente decidere se confermare i principi ed i valori ereditati dalla comunità oppure modificarli e ridefinirli seguendo il suo sentire: è nel regno degli opposti che é possibile identificare e riconoscere i propri reali limiti.

Viandanti, in profondo contatto con se stessi

Non solo, anche il bisogno di estraniarsi e di isolarsi, altrettanto importante nell’esperienza dell’errante, è fondamentale per poter prendere la distanza dagli incontri fatti e rielaborarli, per prestare ascolto alle proprie sensazioni e ai propri pensieri, per gestire il senso di colpa che a volte lo assale per aver deciso di portare avanti il suo progetto personale apparendo agli altri come un egoista o un solitario.

Il viandante vuole scoprire chi è e qual è il suo posto nel mondo e sa che per farlo è necessario addentrarsi nell’ignoto e, nel contempo, mantenersi saldi a terra. Col suo esempio ci insegna ad essere sempre fedeli a noi stessi, a ricercare la nostra autonomia e indipendenza, non per diventare eremiti o ribelli, ma per costruire relazioni positive che non siano fondate sul bisogno di conferme.

Non illuderti, non si cambia la propria vita solo perché si sceglie di vagare per il mondo, prima è necessario voler fare i conti con se stessi e mettersi in discussione, bisogna essere consapevoli degli ostacoli che il viaggio inevitabilmente presenta, avere il desiderio di ritrovare il contatto con la propria anima, che può essere sepolta sotto vecchi meccanismi ormai consolidati e difficili da scardinare… Un cammino intenso e profondo, non un semplice andar per vie, che vale assolutamente la pena fare!

  • Camminare Rossella Capetti

    Mi chiamo Rossella e, forse non a caso, il rosso è il mio colore preferito, per me rappresenta la passione e l’amore per la vita. Mi piacciono moltissimo anche gli spazi verdi, quelli della natura, dove spesso mi rifugio per rigenerarmi. In realtà, durante il giorno mi lascio avvolgere da tutte le sfumature poiché c’è sempre qualcosa che attira la mia curiosità! Uso la creatività per dare forma alle mie idee, ma ciò che guida i miei passi è principalmente un forte desiderio di spiritualità. Leggi
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