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Ritornare sui propri passi

Quando un viaggio a piedi finisce si può provare spaesamento o conforto. Qualunque sia la sensazione che ti prende, ritornare sui propri passi può aiutarti a comprendere meglio ciò che hai vissuto

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13 febbraio 20183 min611 paroleAggiornato 27 maggio 2026
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Ritornare sui propri passi

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In questa rubrica “Consigli su camminare” abbiamo approfondito più volte le motivazioni che spingono da sempre l’Essere Umano a mettersi in cammino: la ricerca, la scoperta, la crescita, l’esplorazione e tutto ciò che rappresenti il desiderio di vivere qualcosa di nuovo e di diverso. 

Abbiamo raccontato i percorsi, i confini e i vari significati nascosti tra quelle che possono apparire, ad un occhio non pratico, esperienze sempre uguali a se stesse. Abbiamo descritto gli effetti benefici che portano al corpo, alla mente e allo spirito, al nostro modo di relazionarci con gli altri e con noi stessi.

Abbiamo ricordato la fatica, il sudore, il dolore che possono emergere ed accompagnare il camminante nel suo tragitto verso la destinazione scelta e il senso di libertà e di leggerezza di chi, invece, vaga senza meta.

Abbiamo capito che, qualunque sia la ragione che ci muove a fare il primo passo, camminare significa incontrare il mondo senza riserve e mettersi a nudo: è un fatto inevitabile, stimolato proprio dall’andare a piedi, lentamente.

Esiste, però, un altro aspetto che ancora non abbiamo affrontato: il ritorno. Cosa accade quando il nostro viaggio termina, quando rientriamo a casa? Cosa comporta ritornare sui propri passi?

Il ritorno a casa

Quando si ritorna a casa solitamente si manifestano emozioni contrastanti che nascono dalla consapevolezza di aver vissuto una grande esperienza e dalla stanchezza che tale impresa ha comportato, dallo spaesamento iniziale e, contemporaneamente, dal senso di famigliarità: un mix di soddisfazione e tristezza, di gioia e malinconia, ma anche di speranza e disillusione, di attesa e rimpianto.

Il contatto con la “realtà”, con quella che, ad un primo momento, dopo giorni e giorni di cammino, appare come una cosa molto lontana da noi può essere vissuta con sollievo, per essere di nuovo in un luogo caro e conosciuto, oppure con una strana inquietudine, la stessa che ci aveva spinto a partire e che, nell’andare, si era dissolta. Non solo questo, ovviamente, molte altre sfumature tra questi due poli possono presentarsi, ma ciò che sicuramente accomuna tutti è la sensazione di non essere più le stesse persone di prima.

Ogni cammino porta con sé un cambiamento ed è proprio partendo dagli insegnamenti appresi che molti decidono di riprendere la quotidianità dandole nuova linfa, affrontando la vita in modo diverso, buttandosi in progetti che erano in sospeso da tempo, investendo in quelli già in corso con più entusiasmo ed energia o, anche, rimettendo in discussione tutto.

Ritornare dove si è già stati

L’Uomo che ama il viaggio non smette mai di camminare perché sa che qualsiasi passo, in ogni luogo, è sempre e comunque un viaggio. Anche una volta rientrati, possiamo proseguire con la stessa forza e la stessa fiducia che ci hanno guidati quando eravamo via, possiamo portare il cammino a casa.

Non solo, spesso siamo indotti a pensare che sia importante lasciare tracce di noi nel mondo per affermare di esistere, che si debba continuare a cercare nuovi lidi dove essere riconosciuti, ma a volte è bello anche camminare senza lasciare segni del proprio passaggio per poter poi tornare sullo stesso percorso in un altro momento e vedere quel che non avevamo visto o vederlo di nuovo da un’altra prospettiva, senza ripetere ciò che abbiamo già fatto.

A volte è necessario ritornare sui propri passi per comprendere meglio, per osservare in modo diverso, per vedere le cose sotto un’altra luce: accorgersi che il paesaggio in primavera non è lo stesso che in inverno e il giorno non è uguale alla notte, osservare il frutto che è maturato o la pietra che è rotolata in un altro posto.

A volte tornare è darsi un’altra possibilità.


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