La Via Francigena da Ivrea a Pavia

Dove la Via Francigena arriva in pianura padana: una settimana da Ivrea a Pavia, dalle risaie fino al Ticino

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Via francigena Ivrea Pavia

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Dopo aver percorso il primo tratto montano della Via Francigena dal Colle di San Bernardo a Ivrea, il cammino prosegue attraversando la pianura padana, da Ivrea a Pavia. 

Lungo circa 140 km, servono 7 tappe per percorrerlo tutto. I dislivelli impegnativi diventano un lontano ricordo. 

Il cammino prosegue dapprima a lato de La Serra, una conformazione morenica che fa da sfondo alla città di Ivrea, per poi scendere tra le risaie del vercellese e del pavese fino a raggiungere il Ticino, che guida i pellegrini a Pavia. 

In questa settimana di cammino si possono trovare similitudini con le più famose meseta sul cammino di Santiago. Dopo aver abituato lo sguardo alle montagne, ritrovarsi l’orizzonte sgombro, per i primi giorni, fa sempre un certo effetto.

Il paesaggio dopo i primi due giorni, uscendo dalla provincia di Ivrea, diventa completamente piatto, intorno si ritrovano campi coltivati e risaie, che danno l’effetto a chi cammina di rimanere sempre nella stessa posizione. 

É forse la parte di Via Francigena più dura dove camminare, non dal punto di vista fisico, ma da quello mentale. I piccolo centri che si attraversano conservano ricordi di un’Italia agricola, da dopo guerra, con le chiese sempre al centro e le piccole vie che si dipanano verso l’esterno fino a diventare strade sterrate che finiscono in mezzo ai campi. 

Il percorso per lo più si svolge su sentieri, ma anche l’asfalto inizia a fare la sua comparsa.

Vuoi partire da Pavia? Leggi l’articolo sulla Via Francigena da Pavia al passo della Cisa.

Difficoltà lungo il percorso

Come già accennato, sulla Via Francigena da Ivrea a Pavia, non vi sono particolari difficoltà dal punto di vista fisico, visto che gran parte del percorso è in completa pianura.

La difficoltà, forse, è per chi si trova a camminare questo tratto in completa solitudine, perché quando il panorama non cambia si ha costantemente l’impressione che non si avanzi e che al contrario si rimanga sempre nello stesso punto.

La carenza poi di paesi non fa che accentuare questa sensazione. Un’altra cosa da tenere presente è, nelle giornate estive, la quasi totale assenza di zone d’ombra, per cui un cappello è più che fondamentale.

Altra piccola nota negativa, sempre durante la stagione estiva, sono le zanzare: le risaie ricche di acqua e canali per l’irrigazione favoriscono lo sviluppo di questi insetti, ma tranquillo, niente che un buon repellente non possa risolvere.

Dove Dormire

Da Ivrea in poi ci si può sempre affidare agli ostelli per pellegrini gestiti dalle parrocchie. 

Non essendo una zona ad alta affluenza turistica gli hotel e i B&B diminuiscono sensibilmente, ma per chi non volesse scegliere la prima soluzione, si può sempre ripiegare sugli agriturismi presenti sul territorio, anche se leggermente spostati dal percorso.

Cosa Mangiare

Tutti i paesi che si attraversano lungo la Via Francigena da Ivrea a Pavia sono forniti di bar, panetterie, alimentari e supermercati, quindi non c’è la necessità di dover fare rifornimento il giorno precedente. 

Inoltre si trovano anche molte taverne e trattorie che con un prezzo modesto offrono dei piatti di buona qualità. Trovandoci in mezzo alle risaie non si può non assaggiare il riso cucinato in diverse forme, come la “panissa” di Vercelli o il “risotto alla certosina”, tipico di Pavia, piatti ad alto apporto calorico ma utili per riprendere le energie spese durante una giornata di cammino. 

Nel pavese ci si avvicina anche ad una zona famosa per i suoi salumi e per il vino dei suoi colli, come la Barbera o il più rinomato Buttafuoco.

Le tappe della Via Francigena da Ivrea a Pavia

Ivrea —> Viverone 19,3 km

Viverone —> Santhià 15 km

Santhià —> Vercelli 27 km

Lasciata Ivrea i dislivelli, come già accennato, si riducono, anche se ancora non sono terminati. Si cammina costeggiando la serra morenica più grande d’Europa, unica nel suo paesaggio.

Da qui vi sono diverse varianti: vi è la possibilità di arrivare direttamente a Santhià, ma il percorso prevede più strade secondarie asfaltate. Chi invece preferisce i sentieri può tranquillamente seguire la Via Francigena originale e fare tappa a Viverone, dove si ha la magnifica vista sul lago omonimo.

Da Santhià inizia la pianura vera e propria. Il tracciato si dipana su strade sterrate tra campi coltivati e cascine, tra piccoli paesi agricoli, e più ci si avvicina a Vercelli, risaie con il loro paesaggio tipico: specchi d’acqua in primavera e color giallo in autunno/inverno.

Vercelli —> Robbio 18,5 km

Robbio —> Mortara 14,3 km

Mortara —> Garlasco 20,7 km

Garlasco —> Pavia 25,5 km

Da Vercelli in poi la pianura padana mostra il suo lato più vero e verde. La campagna risicola la fa da padrone, lunghi tratti sterrati accanto ai canali d’irrigazione portano il pellegrino a perdersi e l’orizzonte infinito lascia spazio ai pensieri senza dare nessun punto di riferimento. 

Nelle belle giornate primaverili però basta voltarsi per riuscire a vedere in lontananza i massicci alpini, uno su tutti il Monte Rosa, che si specchiano nei campi allagati. In queste tappe si cambia anche regione, lasciato il Piemonte, si entra in Lombardia, terza regione di questo cammino verso Roma.

Negli ultimi chilometri tra Garlasco e Pavia gli sterrati lasciano spazio a tratturi inerbiti dove talvolta i segnavia vanno nascondendosi; rari sono gli alberi e quindi le zona di ombra, in estate è sempre meglio partire presto per evitare di camminare nelle ore più calde. 

Avvicinandosi al capoluogo il percorso si snoda sugli argini del Ticino, abbandonando così le colture intensive. La tappa termina con vista del ponte coperto sul fiume, porta di ingresso per il pellegrino a Pavia.

Via francigena Ivrea Pavia

Cosa vedere sulla Via Francigena da Ivrea a Pavia

Viverone – Il paese vive di un modesto afflusso turistico legato alle attività balneari e sportive che si praticano sul lago. Dei ritrovamenti di palafitte lungo le rive confermano la presenza umana nell’area fin dall’età del bronzo. In epoca romana si sviluppò un piccolo centro sulla strada per le Gallie, mentre nel Medioevo vi nacque un importante monastero benedettino, di cui oggi rimane solo il campanile in stile romanico, in quanto è diventato un’azienda agricola.

Santhià – Il particolare nome del paese deriva dalla contrazione del nome Sant’Agata, a cui è intitolata la parrocchia. Sigerico lo indica già durante il suo passaggio con il nome di Sca Agath a testimonianza di quanto in passato questo piccolo centro fosse un importante punto di transito di genti e merci. Oggi l’agricoltura caratterizza l’attività principale di Santhià, come si può vedere dalle grandi cascine che si trovano avvicinandosi.

Vercelli – Terza grande città da cui passa la Via Francigena, Vercelli si dimostra, al contrario di molte altre, amica di chi cammina: il percorso è molto ben segnalato. Già in epoca medievale qui erano presenti diversi ospitali, vi soggiornò anche Sigerico nel cammino di ritorno verso Canterbury. Qui si incontrano i due percorsi che entrano in Italia dai due diversi passi, quello del Colle del Gran San Bernardo e quello del Monginevro. Le origini della città sono sconosciute, ma si crede che la sua fondazione si debba ai Celti-Liguri. Nelle epoche a seguire fu conquistata dai romani e venne chiamata Vercellae. Il centro storico ancora ricalca la fortificazione romana e i viali che lo circondano corrono sul tracciato delle antiche mura. Sicuramente merita una visita dettagliata, tanto che molti pellegrini che partono dall’Inghilterra qui fanno la loro prima sosta prolungata. In città vi sono diversi musei come il museo del tesoro del Duomo e il museo del teatro,  diverse chiese e una sinagoga.

Palestro – Nel Medioevo vi si trovava un ospitale dei monaci di Sant’Antonio di Vienne. Fu un borgo fortificato, ma non ci sono resti a testimonianza del periodo se non l’imponente torre merlata; dell’esteso Castellazzo che sorgeva come rocca di controllo tra i territori del Vercellese e della Lomellina non ne rimane traccia.

Robbio – Plinio il vecchio la citava già nei suoi scritti in epoca romana col nome di Robium. Nel XII secolo presso la chiesa di San Pietro vi era un’accoglienza per i pellegrini che camminavano verso Roma. Un altro ospitale sorgeva presso il monastero di San Valeriano, a testimoniare il grande flusso di persone di quell’epoca. Oggi è una piccola cittadina che ancora conserva il suo stato di luogo di passaggio. Molto curato è il centro storico, che diventa pedonale nelle sere d’estate e dove la popolazione si riversa per godere un po’ di tranquillità.

Mortara – Secondo la tradizione la città fu fondata dai Celti nella zona più asciutta delle paludi circostanti. Divenne poi un castrum romano, del quale però non ne rimane traccia. Nel medioevo fu snodo viario importante, tanto che vi sono notizie dell’ordine ospedaliero mortariense, che faceva capo alla chiesa di Santa Croce e che gestiva diversi ospitali nel tratto padano della Via Francigena. L’abbazia di Sant’albino, la cui leggendaria fondazione si fa risalire a Carlo Magno, offre riparo ai pellegrini moderni. Purtroppo l’edificio non conserva nessuna caratteristica di quello originale, in quanto fu completamente rifatto nel XVI secolo.

Garlasco – In centro paese si trova la bellissima piazza della Repubblica con il porticato ottocentesco. Dietro la piazza si è conservata la torre e parte del castello del XIV-XV secolo. Nella zona è famoso per il Santuario della Madonna della Bozzola, dove si crede ci sia stata un’apparizione nel XV secolo. Non ha perso negli anni il carattere agricolo, viste le numerose cascine, i canali di irrigazione e i campi coltivati che la circondano.

Il Parco del Ticino – Il fiume diventa protagonista degli ultimi chilometri prima dell’ingresso a Pavia e non si può fare a meno di notare la splendida natura che questo parco protegge. Famoso per il suo colore blu dovuto alla lunga permanenza delle acque nel lago Maggiore, il parco si propone a tutela degli ambienti fluviali e delle biodiversità che lo popola.

Pavia – Fu capitale longobarda e merita una visita approfondita: sono conservati infatti molti monumenti romanici del XII e XIII secolo. La prima cosa che che si nota entrando in città è il ponte coperto, rifatto uguale a quello del XIV secolo, in quanto fu bombardato dagli alleati nel 1944. L’ingresso in città su corso Strada Nuova ricalca il cardo della romana Ticinum, mentre corso Cavour è l’antico decumano. Numerose sono le chiese di diverse epoche e stili che ancora oggi vengono utilizzate in città. La chiesa di San Michele in stile romanico è la più antica e risale al XII, costruita dove prima sorgeva una preesistente basilica palatina. Nella chiesa di San Pietro in Ciel D’Oro a nord della città, anch’essa del XII secolo, ma distrutta in epoca napoleonica e poi ricostruita nel XIX secolo, si trovano le spoglie di Sant’Agostino di Ippona ed è meta di un altro pellegrinaggio lombardo. Altre chiese degne di citazione oltre al Duomo sono quelle di San Teodoro e San Giovanni Domnarum, oltre che la bella chiesa di Santa Maria del Carmine. Inoltre non può mancare la visita all’università con edifici di epoca settecentesca, e al Castello Visconteo che ospita i Musei civici.

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Siamo Vincenzo Martone e Deborah Torreggiani, Travel planner, fondatori di Apiediperilmondo e organizziamo viaggi a piedi.

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