Trekking a Poon Hill, in Nepal, e alba sull’Annapurna

Se avete in programma un viaggio in Nepal e cercate un percorso breve ma indimenticabile, il trekking a Poon Hill è la soluzione per voi.

Il Nepal è la destinazione del trekking per eccellenza. Offre infinite alternative per tutti i gradi di difficoltà e la soddisfazione è garantita. Il tutto ovviamente arricchito da affascinanti architetture, paesaggi indimenticabili e, soprattutto, un popolo che vi accoglierà con un grande sorriso e una ancora più grande voglia di fare. Un viaggio in Nepal vi lascerà indelebili ricordi e vi offrirà grandi motivazioni.

Trekking in Nepal

Otto dei massimi picchi al mondo sono in Nepal: l’Everest (8.848 mslm), il Kangchenjunga (8.586 mslm), il Lhotse (8.516 mlsm), il Makalu (8.462 mlsm), il Cho Oyu (8.201 mlsm), il Dhaulagiri (8.167 mlsm), il Manaslu (8.156 mlsm), l’Annapurna (8.091 mslm). Basta questo per chiarire che come il Nepal non ce n’è.

Il trekking in Nepal oggi è accessibile a molti: i percorsi sono ben attrezzati e infatti il Nepal è uno dei pochi paesi al mondo in cui si può intraprendere trekking anche molto lunghi senza mai dover dormire in tenda. Ovviamente se invece si sale di quota le cose cambiano e anche l’esperienza richiesta è molto maggiore.

I percorsi hanno gradi di difficoltà variabili e anche lunghezze adattabili alle esigenze di ognuno, senza per questo perdere il senso di avventura e di scoperta che caratterizza ogni viaggio da quelle parti. Non è quindi necessario salire eccessivamente di altitudine per vivere un’esperienza unica, lo sarà comunque anche a 3000 m di altezza! Più si sale, ovviamente, più aumentano i rischi (v. Avvertenze), quindi comportarsi di conseguenza e affidarsi a guide esperte.

Trekking a Poon Hill: il percorso

Il trekking a Poon Hill consiste in un percorso ad altitudini relativamente basse (non si superano mai i 3210 m) ma che permette di godere di panorami indimenticabili su una delle catene più affascinanti e conosciute del Nepal, l’Annapurna.

L’obiettivo del trekking è assistere all’alba sull’Annapurna da Poon Hill, una “collina” di 3210 m nei pressi del villaggio di Ghorepani e dalla quale è possibile ammirare in tutta la sua imponenza il lato meridionale dell’Annapurna. Un’esperienza indimenticabile.

Per il resto, il percorso si snoda tra foreste di rododendri, il fiore nazionale del Nepal, lungo mulattiere usate regolarmente dagli abitanti del luogo. L’intero trekking è punteggiato di luoghi per una sosta dove non mancherà un bicchiere di tè caldo o un piatto di riso o di patate. Questo sta a significare che non è necessario portare con sé né cibo né acqua, un bel risparmio di chili e di fatica!

Il trekking si completa in 3 giorni, oppure in 4 se si vuole.

Il punto di partenza è Nayapul.

Il percorso si snoda all’interno dell’Annapurna Conservation Area Project (ACAP). Per accedere all’area è necessario ottenere un permesso specifico ottenibile sul posto oppure, meglio, tramite l’agenzia che vi fornirà la guida. Ufficialmente si può accedere ai percorsi solo accompagnati da una guida. Di fatto in molti raggirano questa regola e si avventurano da soli ma noi consigliamo di rivolgersi a guide autorizzate.

Il trekking è mediamente impegnativo ed è adatto a chi ha un minimo di esperienza e allenamento. Il dislivello in salita è superiore ai 1000 metri il primo e il secondo giorno, mentre il terzo è quasi esclusivamente in discesa.

Il percorso è facilmente raggiungibile in circa 30 minuti di auto da Pokhara, località lacustre che nelle giornate di sole offre belle vedute sulle montagne circostanti.

Giorno 1

Nayapul (1070 mslm) – Ghandruk (1982 mslm)

Distanza: 13,8 km
Dislivello in salita: 1.094 m
Dislivello in discesa: 134 m
Massima altitudine raggiunta: 2.004 mslm

Il percorso si sviluppa prevalentemente lungo una mulattiera che attraversa villaggi contadini dediti alla coltivazione di piccoli terrazzamenti a riso, mais e ortaggi. Gli animali più frequenti sono i bovini e gli animali da cortile. Vedrete molti asini, che sono i principali mezzi di trasporto per le merci (ma non vengono usati per le persone!). Si ara con i buoi e si semina a mano.

L’ultima parte del percorso è all’interno della foresta, che qui chiamano giungla. E’ interessante vedere come la vegetazione sia differente dalle nostre montagne europee: qui siamo a 2000 m di altezza e ci sono piante altissime, tra cui rododendri cresciuti in altezza per massimizzare l’esposizione ai raggi del sole!

Questa parte di percorso è molto vissuta anche dai locali che usano queste mulattiere per spostarsi e commerciare. Incontrerete molti bambini curiosi e qualche venditore ambulante. In generale gli abitanti del posto sono abituati al flusso di camminatori e vi saluteranno gentilmente con un sorriso. E’ opportuno ricambiare, magari con un gentile “Namaste”.

A Ghandruk troverete un paio di teahouse attrezzate con stanze e cucina.

Giorno 2

Ghandruk (1982 mslm) – Ghorepani (2855 mslm)

Distanza: 22,8 km
Dislivello in salita: 1.643 m
Dislivello in discesa: 739 m
Massima altitudine raggiunta: 3.207 mslm

Il tragitto inizia attraverso una foresta di rododendri abitata da scimmie di montagna. L’ultimo tratto, quello più vicino al Deurali Pass (altitudine massima raggiunta) è invece molto spesso coperto da neve. A differenza del percorso del giorno prima, questo non attraversa quasi nessun villaggio e i punti di appoggio sono relativamente pochi (ogni 1-2 ore di cammino) ma ben attrezzati (camere, bagni, ristoro, acqua sterilizzata). Questa zona è meno abitata dai locali perché la coltivazione inizia ad essere difficoltosa e la foresta è dappertutto. Nonostante questo i tragitti sono ben marcati e in buone condizioni.

Gli scorci sulle montagne tra una macchia di foresta e l’altra sono molto affascinanti: anche nei giorni nuvolosi, le montagne saranno sempre più alte delle nuvole e sembreranno far parte di un mondo diverso, a un livello più alto rispetto al vostro. Un’esperienza che si prova in pochi luoghi al mondo!

A Ghorepani le opzioni per dormire sono numerose. La migliore è forse quella con l’ingresso che si affaccia sull’Annapurna, soprattutto per la vista che avrete al mattino facendo colazione. Ovviamente le camere qui finisco prima che altrove.

Giorno 3

Ghorepani (2855 mlsm) – Poon Hill (3210 mslm) – Ghorepani (2855 mslm) – Hile (1430 mlsm)

Distanza: 16,2 km
Dislivello in salita: 595 m
Dislivello in discesa: 1.914 m
Massima altitudine raggiunta: 3.194 mslm

La giornata inizia verso le 5 con l’ascesa a Poon Hill (300 m più in alto di Ghorepani) lungo un percorso a gradini. L’ascesa a Poon Hill per l’alba è a pagamento. Poon Hill offre, nelle giornate limpide, una vista a 180° sull’Annapurna (8091 m s.l.m), sul Dhaulagiri (8167 m s.l.m), rispettivamente la decima e la settima montagna più alta del mondo, e sul Machapuchare (6993 m s.l.m. lett: “coda di pesce” per la sua forma). Una curiosità: quest’ultima cima è conosciuta anche come il Cervino nepalese per la somiglianza con quello nostrano.

Dopo essere rientrati a Ghorepani per colazione, si può intraprendere la discesa verso valle. L’ultimo tratto consiste in una mulattiera di 3500 gradini in discesa. Attenzione alle ginocchia!

Hile è il punto di arrivo per chi decide di compiere questo trekking in 3 giorni. E’ quindi necessario organizzarsi con un locale per farsi venire a prendere in fuoristrada e tornare a Pokhara.

Chi volesse, può aggiungere un giorno di cammino e tornare a Nayapul a piedi ma noi lo sconsigliamo perché la strada non è per niente panoramica, è in parte ad uso anche delle auto e quindi l’esperienza potrebbe rivelarsi negativa, soprattutto dopo aver passato 3 giorni nella pace e nella tranquillità della foresta.

Cosa portare

Preparare lo zaino per trekking di più giorni è sempre problematico. Bisogna cercare il giusto compromesso tra equipaggiamento e peso. Il punto di partenza è ovviamente uno zaino di qualità, ben equilibrato e leggero. Tra le cose da non dimenticare:

  • Kit di primo soccorso, soprattutto per slogature, vesciche e eventuali episodi di diarrea e febbre; consigliati anche sali minerali da prendere la sera per integrare una dieta non sempre ideale;
  • Sacco a pelo da rifugio, caldo ma leggero e compatto;
  • Vestiti in tessuto tecnico, possibilmente termici;
  • Penna per sterilizzare l’acqua (non indispensabile, ma consigliata);
  • Coppia di ramponi rimovibili se c’è il rischio che troviate la neve in quota;
  • Bacchette da trekking, per camminare in sicurezza e meglio distribuire il peso dello zaino;
  • Piccolo asciugamani e necessario per l’igiene personale in monodose.

Come organizzare il trekking a Poon Hill

Organizzare il trekking a Poon Hill per conto vostro è possibile ma altamente sconsigliato. L’agenzia a cui vi rivolgerete per organizzare il trekking, meglio se nepalese, saprà sicuramente consigliarvi al meglio per organizzare l’esperienza in base alle vostre richieste e capacità. Vi dovrà ovviamente mettere nelle condizioni di raggiungere il punto di partenza del trekking in auto e di rientrare al termine del percorso.

Dovrà inoltre affidarvi a una guida con esperienza, meglio se ufficiale. Le guide ovviamente hanno un prezzo e a volte si potrebbe pensare che non servano ma nel caso del Nepal consigliamo vivamente di ricorrere a queste figure. Le motivazioni sono molte:

  • La vostra esperienza sarà più completa: avrete modo di passare qualche giorno con una persona del posto, che parla inglese, e che vi saprà spiegare molte cose che sicuramente non sapete e che non trovate sui libri;
  • Sarete al sicuro: le guide ufficiali sanno cosa fare in caso di maltempo, incidenti o malessere;
  • Non dovrete temere di non trovare posto nei rifugi: le guide possono prenotare posti letto nei rifugi;
  • Renderete il vostro viaggio più sostenibile e responsabile: ingaggiando una guida contribuirete allo sviluppo del turismo locale e all’impiego di personale. Il costo è comunque contenuto e sicuramente ripagato dall’esperienza.

L’agenzia vi proporrà probabilmente anche di ingaggiare dei portantini per i vostri bagagli. Nei percorsi più brevi, si tratta di solito di ragazzi molto giovani che portano sulle loro spalle decine di chili in gerle fissate alla fronte. Non sono di solito equipaggiati a dovere (spesso hanno calzature poco adatte e che possono rappresentare un pericolo in caso di maltempo) e sono spinti solo dallo scarso guadagno finale. A voi la scelta. Noi riteniamo che per trekking di pochi giorni e senza la necessità di organizzare un campo base o un accampamento per la notte, non sia necessario avere con se’ dei portantini. Se invece programmate trekking impegnativi e in gruppo, allora chiedete all’agenzia di mettere insieme una squadra di persone con esperienza.

L’agenzia è inoltre utile per poter ottenere in anticipo il permesso ad entrare nell’area protetta. Vi verrà rilasciato un tesserino che è forse il migliore ricordo dell’esperienza! Normalmente le agenzie chiedono una prova che abbiate acquistato una polizza assicurativa adeguata (v. Avvertenze).

Dove dormire

Le zone più frequentate dai camminatori sono punteggiate di piccolissimi villaggi dove è sempre possibile trovare una “teahouse”, ovvero un rifugio, per passare la notte e rifocillarsi. Lo stesso vale naturalmente per il trekking a Poon Hill.

I rifugi sono normalmente ben tenuti con stanze private o camerate e bagni comuni in discrete condizioni. L’acqua di solito non manca mai e anche la fornitura elettrica è più stabile che a valle. Le teahouse di solito sono attrezzate con una piccola cucina che serve piatti caldi e bevande. Le stanze comuni hanno al centro un camino per scaldarsi e far asciugare l’attrezzatura se necessario. L’accesso alle prese elettriche è di solito possibile, magari non nelle camere ma almeno nelle stanze comuni. Spesso i vostri cellulari troveranno discreta ricezione, e addirittura alcuni rifugi sono attrezzati con un malandato Wi-Fi (su cui però non fare troppo affidamento).

Le stanze sono di solito attrezzate con brandine e coperte ma è ovviamente indispensabile portare con se’ sacchi a pelo di buona qualità. Normalmente i rifugi saranno in grado anche di rifornirvi di acqua sterilizzata (bollita e/o passata ai raggi UV), in ogni caso portare con se’ una penna ai raggi UV è pratico e garantisce l’accesso ad acqua libera da rifiuti biologici.

Quando andare

Il periodo migliore dell’anno per camminare in Nepal e intraprendere questo fantastico trekking a Poon Hill è l’autunno e la primavera, ma in realtà tutto dipende molto dalle altitudini che si vorranno raggiungere.

In autunno (Settembre-Ottobre-Novembre), il cielo è solitamente limpido e il clima adatto per fare trekking ad altitudini medio-basse perché’ ad alte altitudini potrebbe già nevicare.

L’inverno (Dicembre-Gennaio-Febbraio) è molto nevoso soprattutto in quota quindi ci si deve limitare ai percorsi più verso valle.

La primavera (Marzo-Aprile-Maggio) è la stagione migliore (e la più affollata!) perché’ anche i percorsi’ più elevati sono accessibili più comodamente, inoltre i colori della foresta sono al massimo splendore.

L’estate (Giugno-Luglio-Agosto) è un periodo molto piovoso per via dei monsoni e quindi il trekking non è consigliato, se non previa verifica con i locali delle effettive condizioni dei percorsi.

Avvertenze per chi desidera intraprendere il trekking a Poon Hill

Il percorso in se’ non presenta particolari difficoltà. Bisogna però essere sempre vigili e sapere cosa fare in caso di necessità. Il fatto che ci siano così tanti punti di appoggio gestiti dai locali è comunque una garanzia di sicurezza su cui fare sicuramente affidamento.

Meteorologicamente parlando, non è raro trovare la neve anche durante la bella stagione nelle parti più alte e meno assolate del percorso, ma comunque se avete un buon paio di scarponi non avrete problemi a superare questi punti. Eventualmente valutate se portare con voi dei ramponi rimovibili (v. Cosa portare).

Non ci sono attraversamenti di fiumi o sentieri a rischio caduta quindi da questo punto di vista potete stare tranquilli.

La fauna è piuttosto innocua. Al massimo avvisterete qualche scimmia di montagna che si ciba di rododendri, ma raramente vi verranno a dare fastidio. I locali si spostano spesso accompagnati da asini da soma e lavorano i piccoli terreni agricoli a terrazza con buoi. Niente di cui preoccuparsi evidentemente.

Il principale problema può essere rappresentato dal mal di montagna, comunque raro a queste altitudini. I sintomi sono: forte mal di testa, diarrea, nausea, vomito e febbre, fino alla perdita dei sensi e allo svenimento. E’ bene tenersi adeguatamente idratati e, nel caso di malessere, informare la vostra guida o il gestore della teahouse. Il metodo più efficace per far passare il male di montagna è scendere di altitudine. Normalmente questo è sufficiente per far rientrare i primi sintomi. In tutti gli altri casi è necessario valutare il da farsi ed eventualmente chiedere l’intervento dei soccorsi.

Per poter essere al sicuro in caso di necessità, è opportuno stipulare prima della partenza un’adeguata copertura assicurativa che comprenda gli sport pericolosi, come può essere considerato il trekking in Nepal. Molte compagnie assicurative internazionali offrono questo tipo di copertura a costi relativamente ridotti, eventualmente si può abbinare anche la copertura per cancellazione del viaggio o per la perdita dei bagagli. In ogni caso è bene ottenere dalla compagnia assicuratrice una lettera in cui confermi la copertura del trekking, dell’eventuale recupero in elicottero e del trasferimento, se necessario, in un paese diverso dove possono essere somministrate le cure adeguate. Si tratta ovviamente di situazioni al limite ma è bene, in questi casi, non partire mai impreparati. Spesso la stessa agenzia vi chiederà una copia di questa lettera per poter procedere con l’emissione del permesso per il trekking.

Idee per un viaggio in Nepal

Viaggiare in Nepal è un’esperienza indimenticabile. Le sue montagne sono ovviamente l’attrattiva principale ma a valle c’è molto altro che vale la pena vedere e che renderà il vostro viaggio veramente unico.

Per entrare in Nepal è possibile ottenere un visto d’ingresso direttamente all’aeroporto. Verificate comunque con le autorità quali sono i requisiti più aggiornati.

Kathmandu, la capitale, si trova nella metà orientale del piccolo paese schiacciato tra le super potenze, Cina e India. E’ una città molto caotica ma offre interessanti architetture e luoghi di culto che vale decisamente la pena visitare. Alcune di queste sono state danneggiate dal terremoto del 2015 ma sono state in parte ricostruite o comunque riaperte al pubblico.

Tra le cose da non perdere, c’è sicuramente il tempio di Pashupatinath, una piccola Varanasi sulle sponde del Bagmati, il fiume più sacro del Nepal. Visitare questo tempio è un’esperienza a se’ stante e vi lascerà sicuramente il segno.

Ci sono poi il tempio induista di Budhanilkantha (a nord di Kathmandu), le stupe di Bodhnath (ricostruita dopo il terremoto) e di Swayambuhnath (danneggiata dal terremoto).

La Durbar Square di Kathmandu è sicuramente l’epicentro della vostra visita in città, ma in questo caso dovete partire con l’idea che la sua bellezza originale è stata purtroppo cancellata dal terremoto. Alcuni edifici sono crollati completamente, altri sono retti da impalcature. Nonostante questo, vale la pena comunque visitarla e contribuire affinché’ il turismo torni ai livelli pre-2015.

Nepal, Bhaktapur

Le altre due Durbar Square che non possono mancare in un viaggio in Nepal sono quelle di Patan, città contigua a Kathmandu, e quella di Bhaktapur, raggiungibile percorrendo la Araniko Highway verso est. In entrambi i casi i danni del terremoto sono ancora chiaramente visibili ma alcuni lavori di ricostruzione sono iniziati e si spera che ridiano a queste zone parte di ciò che hanno perso. La stessa autostrada porta poi, sempre verso est, a Dhulikel, piccola località di montagna da cui, nei giorni più lipidi, è possibile vedere la catena dell’Himalaya. Un’altra località da cui gettare uno sguardo sull’Himalaya è Nagarkot, a nord della Araniko Highway.

Prendendo invece la Prithvi Highway da Kathmandu verso ovest si raggiunge Pokhara. Il viaggio può rivelarsi lunghissimo perché’ la cosiddetta autostrada è piuttosto una strada di montagna eccessivamente trafficata da coloratissimi camion e ogni altro mezzo di locomozione, comprese persone a piedi che trasportano animali pronti per i sacrifici. Se siete fortunati ci impiegherete circa 3 ore, altrimenti anche 12. L’esperienza è comunque parte integrante del viaggio, basta non avere fretta.

Pokhara, affacciata su un gradevole lago, non è in se’ molto interessante. Si trova a 915 m di altitudine e serve principalmente come base per raggiungere i percorsi di trekking nella zona dell’Annapurna.

Lungo la strada per Pokhara potete fermarvi a Bandipur, esempio di cultura Newari.

Se invece siete interessati a vedere grandi animali allo stato brado, potete cambiare completamente paesaggio e organizzare un’escursione di qualche giorno nel parco del Chitwam, nella zona meridionale del paese.

Ogni località non necessità di molto tempo per essere visitata, il tempo è principalmente usato per spostarsi. E’ forse però questo il momento migliore per entrare in contatto con la popolazione locale e capire un po’ meglio questo piccolo ma straordinario paese.

Per spostarvi, avrete bisogno di un’auto con un autista di esperienza. E’ possibile spostarsi anche in aereo ma non è consigliato perché’ le correnti, in una zona circondata da montagne di 8000 m, possono essere molto forti e l’esperienza di volo particolarmente poco piacevole, se non addirittura pericolosa. E’ bene non viaggiare in auto di notte perché’ i camion tendono ad aumentare la velocità e ad essere ancora più indifferenti a quello che succede intorno a loro. Oltre al fatto che non c’è praticamente elettricità. Meglio programmare trasferimenti medio-brevi e affidarsi a persone competenti che conoscono le strade e sanno valutare correttamente la situazione.

Indipendentemente dalle località che sceglierete di visitare, il Nepal vi rimarrà nel cuore per molto tempo e rappresenterà, soprattutto dal punto di vista umano, uno dei vostri più bei viaggi!

Qualche informazione sul Nepal

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La Repubblica Democratica del Nepal è abitata da oltre 26 milioni di abitanti, quasi tutti concentrati nelle città principali e nella piana del Terai, al confine con l’India.

La moneta in uso è la Rupia nepalese, facilmente acquistabile sul posto (ma per molte spese si possono usare i Dollari americani).

In Nepal convivono due grandi religioni: l’induismo e il buddhismo. Tra l’altro è proprio qui che il buddhismo tibetano può essere osservato nelle sue forme più autentiche, spesso ostacolate nella terra di origine. Per il buddhismo, il Nepal ha un significato particolare: è a Lumbini che nel VI sec. a.C. nacque il principe Siddhartha Gautama il quale, attraverso un percorso di meditazione e riflessione, raggiunse il risveglio spirituale e divenne Buddha (lett. “il risvegliato”).

Il Nepal attuale è il risultato di un tentativo di unificazione di oltre 50 città-stato indipendenti, tra le quali le principali erano Bhaktapur, Kathmandu e Patan governate dai 3 figli del re Yaksha Malla, morto nel 1485. I magnifici templi e gli edifici nelle piazze principali (Durbar Square, lett. “piazze imperiali”) di ciascuna di queste tre città sono la testimonianza dell’enorme quantità di denaro spesa dai sovrani nell’intento di superarsi l’un l’altro.

L’unificazione del Nepal inizia nel 1769 ad opera del sovrano di Gorkha, Prithvi Narayan Shah, considerato fondatore della nazione e la cui discendenza è giunta fino ai giorni nostri.

Per la sua posizione, il Nepal dovette far fronte anche a guerre che misero in discussione la sua indipendenza: persero infatti la guerra anglo-nepalese del 1814 ma non furono colonizzati dagli inglesi, che lo consideravano troppo difficile da controllare (proprio per le sue montagne!).

La storia più recente ha invece come protagonisti i Rana, con la controversa figura di Jung Bahadur, che nonostante tutto contribuirono in qualche modo alla modernizzazione del regno.

Nel 1923 Londra dichiarò la formale indipendenza del Nepal. Inizia così un periodo di instabilità. I movimenti per la democrazia riescono a formare un Partito del Congresso e approvano la prima Costituzione. Nel 1959 vincono le elezioni ma dopo pochi anni il re, prima ridotto all’obbedienza, riprende il potere assoluto e mette al bando i partiti politici. Dopo una serie di scontri, viene instaurata una monarchia costituzionale condannata però alla corruzione e all’incapacità politica. Nel 1996, il Partito Comunista Maoista Nepalese dichiara la cosiddetta “guerra del popolo” e cerca di conquistare il controllo del territorio. Vengono etichettati come movimento terrorista dagli USA e il re avvia una lunghissima e costosissima campagna militare.

La guerra ha portato ovviamente a un dispendio enorme di risorse in uno dei paesi più poveri al mondo. Il risultato fu almeno il ripristino della democrazia parlamentare, l’abolizione della monarchia e la firma di un trattato di pace (2006).

Gli anni più recenti sono stati segnati dalla stretta dipendenza economica dall’India e, dal punto di vista interno, dal terremoto dell’aprile 2015 (7.9 gradi di magnitudine). Più di 9.000 persone rimasero uccise nel terremoto e si parla di 22.000 feriti, senza contare gli sfollati. Oggi in Nepal le ferite di quel terremoto, e delle sue conseguenze anche politiche, si vedono ancora. Le Durbar Square non sono più come quelle di una volta ma l’atmosfera è ancora la stessa, le persone sorridono sempre e forse hanno ancora più voglia di fare di prima. Bisogna poi ricordare che il terremoto ha principalmente colpito la valle di Kathmandu e che il resto del paese ha subito meno danni e quindi anche le conseguenze in quel caso sono state minori. Viaggiare in Nepal oggi non vuol dire solamente arricchire il proprio bagaglio culturale, ma vuol dire anche contribuire a farlo crescere e a sviluppare l’industria turistica che tuttora dà lavoro a moltissime persone. Qui più che altrove, viaggiare responsabilmente è un obbligo!

  •  Flavia Cusaro & Simone Ciampi

    Siamo Flavia & Simone e viviamo in Cina da 8 anni dove lavoriamo, viaggiamo e camminiamo. Siamo appassionati di Asia e abitando qua possiamo viaggiare in lungo e in largo attraverso deserti sconfinati, città caotiche, montagne altissime, campi di tè verde smeraldo e albe silenziose. Pur vivendo in una città da 23 milioni di persone, appena possiamo rallentiamo l’andatura e… Leggi

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#Day104 😊😊😊Grazieeeeeeee!!!!😊😊😊 Un abbraccio calorosissimo a tutte le decine di persone che da ieri hanno iniziato ad acquistare il nostro #libro "Come organizzare il Cammino di Santiago"

Speriamo che vi sia utile ad intraprendere quel viaggio che vi porterà tantissima gioia. 🚶🏻Intanto noi continuiamo a camminare per darvi maggior i informazioni anche su altri percorsi.👣🌎 Notte passata in tenda⛺️, l'accoglienza di Carina a Vale Seco è stata molto piacevole.. Grazie.. Stanotte un po' di pioggia ha rinfrescato l'aria è la temperatura è decisamente perfetta per camminare .

Ieri abbiamo beccato altri hikers che come noi stanno percorrendo la Rota Vicentina, tra un po' dovremmo rincontrarli.

Buona domenica a tutti 
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Siamo a pezzi, manco li avessimo fatti a piedi tutti questi km.. ❌bocciato! ☀️ Alle 6:30 di questa mattina i 28 gradi ci hanno un po' preso alla sprovvista, ma qui a differenza di Madrid l'aria che entra nel golfo dall'oceano è piacevolissima.

Oggi cercheremo di goderci un po' questa meravigliosa città e domani partiremo in direzione Santiago do Cacem .. 😜👣🌎Rota Vicentina arriviamo .. ⛺️ 🌊 
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Eccoci qui, finalmente ci siamo e si riparte, il progetto "Walking Europe" continua. 📌https://www.apiediperilmondo.com/walking-europe/ 😜Il nostro riposo, che riposo non è stato, è servito a realizzare un meraviglioso progetto che vi sveleremo tra qualche giorno. 🎁

Intanto siamo a Madrid, ancora in Spagna ma solo per qualche ora. Domani saremo a Lisbona ed inizierà la nostra avventura in Portogallo. 🚀Seguici e ti porteremo con noi lungo la meravigliosa Rota Vicentina, dall'Alentejo all'Algarve, da Santiago do Cacem fino a Cabo San Vicente. 🗺Sarà un viaggio differente alla scoperta di un Portogallo diverso, natura, scogliere a picco e tanti passi, lontano dai cammini di Santiago, più turistico se vuoi, ma meravigliosamente entusiasmante.

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