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Pellegrinaggio sull’Adam’s Peak, in Sri Lanka​

Pellegrinaggio sull’Adam’s Peak, in Sri Lanka

Un pellegrinaggio sul monte più sacro dello Sri Lanka, l’isola splendente, per scoprire la spiritualità locale e uscire dalle rotte del turismo di massa: l’Adam’s Peak, l’impronta di piede sacro e i suoi 5500 gradini per raggiungerla.

Lo Sri Lanka è un’isola dalle mille opportunità. Ci sono le spiagge tropicali per gli appassionati di mare e per chi è alla ricerca della forma di relax più tradizionale, ci sono i parchi naturali per gli amanti degli animali e della natura, ci sono i siti archeologici per scoprire qualcosa in più di questa isola e poi ci sono i templi. L’aspetto religioso in Sri Lanka è sempre stato particolarmente importante e ha influenzato, nel bene e nel male, la storia dell’isola, anche di recente. La spiritualità è un aspetto molto sentito dalla popolazione e spesso si sovrappongono tradizioni culturali e religiose che creano un mix esotico e affascinante.

Oltre ai templi tradizionali, da quelli in città a quelli sperduti nelle campagne, c’è un luogo prezioso per tutte le religioni rappresentate sull’isola: l’Adam’s Peak. Chiamato in singalese Sri Pada, è una cima di 2243 mslm nella zona centrale dell’isola. Non è la cima più alta dell’isola ma è sicuramente la più importante e visitata. 

La caratteristica che la contraddistingue è una roccia che si dice sia l’impronta di piede sacro. I buddisti ritengono che si tratti dell’impronta di Buddha, gli induisti di Shiva, i musulmani e i cristiani di Adamo. Ne parlò addirittura Marco Polo nel suo Milione. L’impronta (che dà il nome alla cima, letteralmente “Piede Sacro” in sanscrito) misura 1,8 m di lunghezza e si trova sulla vetta, coperta da un tessuto bianco. Intorno a sé è stato costruito l’omonimo tempio dove centinaia di pellegrini ogni giorno lasciano un lumino acceso.

Ascesa e pellegrinaggio all’Adam’s Peak

Distanza: 5,7 km

Altitudine iniziale: 1206 m

Altitudine in cima: 2243 m

Dislivello in ascesa: 1037 m

La vetta si può raggiungere seguendo diversi percorsi, ma quello preferito dai pellegrini passa dal villaggio di Nallathanni. L’ascesa consiste di 5500 gradini e il dislivello è di circa 1000 m.

Il pellegrinaggio all’Adam’s Peak, particolarmente caro ai buddisti da più di mille anni, si deve compiere tra dicembre e maggio, quando il clima è migliore. Durante il resto dell’anno la zona non è servita e le piogge non permettono una salita agevole. Il miglior giorno del mese è quello di luna piena (chiamato poya nel calendario lunare buddista, giorno di festa) o durante il capodanno singalese (a metà aprile): in queste occasioni arrivare in cima può essere quasi impossibile per la folla.

L’ascesa si fa durante tutta la giornata ma soprattutto di notte: l’obiettivo in questo caso è arrivare in cima per l’alba. Si sale di solito in 2-3 ore con partenza verso le 2 di notte a seconda della stagione. E’ consigliabile arrivare in cima almeno un’ora prima dell’alba per poter trovare posto sulla piccola scalinata esposta a oriente e ammirare così l’alba. 

Lo spazio in cima è relativamente poco rispetto ai pellegrini e quindi non è raro che gli ultimi ad arrivare non riescano a guadagnare la cima in tempo. Il tempio non è il posto migliore per ammirare l’alba (il muro perimetrale blocca parzialmente la vista). La discesa si completa in 1.5-2 ore. Normalmente si è di ritorno per le 8 di mattina.

La scalinata verso l’Adam’s Peak è punteggiata da piccoli negozi che vendono letteralmente di tutto, dai vestiti più pesanti (i locali sottovalutano spesso la temperatura in cima), ai giocattoli per bambini, agli snack e le medicine ayurvediche.

Come organizzarsi

La soluzione più pratica per organizzare la propria ascesa e hiking all’Adam’s Peak è arrivare a Nallathanni il pomeriggio del giorno prima, ricordandosi di prenotare in anticipo una guesthouse per evitare di dover attendere l’una di notte al tempio o in strada. Dopo una rapida passeggiata nelle strade polverose, la cena può essere prenotata presso la guesthouse. A letto presto e poi partenza alle 2. 

Il pellegrinaggio è gratuito, non ci sono biglietti da pagare, ma non sarà raro trovare presunti monaci o locali alla ricerca di qualche soldo per arrotondare.

Le temperature a queste latitudini non sono mai troppo basse ma è possibile che il vento sia fastidioso, soprattutto a mano a mano che si sale. E’ consigliabile vestirsi con pantaloni da trekking, maglietta tecnica e felpa in pile, che toglierete sicuramente subito dopo l’alba. E’ sufficiente portare un piccolo zaino per gli oggetti più importanti ed eventualmente attrezzatura per la pioggia se il tempo è previsto variabile. I locali normalmente optano per abbigliamento tradizionale o per jeans. Tutti sono rigorosamente in ciabatte infradito o a piedi scalzi.

Una volta in cima, ci si può posizionare sui gradini a sinistra della scalinata di accesso al tempio in attesa dell’alba. Occupato un posto, è consigliabile visitare il tempio sulla vetta lasciando magari il proprio compagno di avventure a tenere il posto guadagnato. Nel tempio si entra ovviamente senza scarpe e senza cappelli.

Al rientro a Nallathanni, dopo la colazione, si può programmare la partenza per la destinazione successiva, poiché la zona non offre molto di più per i turisti internazionali.

Dove alloggiare a Nallathanni

Il villaggio di Nallathanni, ai piedi della vetta, è la soluzione più pratica e meglio servita. E’ punteggiato da guesthouse più o meno spartane attrezzate con camere con o senza bagno privato. Le opzioni per i pasti non mancano ma normalmente ci si può rivolgere alla guesthouse per la cena prima della partenza e la colazione dopo il rientro.

Cosa vedere in Sri Lanka

Lo Sri Lanka è un paese di 21,5 milioni di persone, per la maggior parte singalesi (75%), seguiti da tamil (11%), discendenti arabi (9%), indiani (4%). Seguono al 70% la religione Buddhista, al 13% l’induismo, al 9% l’islam e al 7% il cristianesimo.

Un viaggio in Sri Lanka inizia e finisce sempre a Colombo, una città di mare che però di mare offre poco se non la vista. Per visitarla è sufficiente un giorno scarso soffermandosi sulla zona del Fort (belli i palazzi coloniali recentemente ristrutturati), la zona del mercato di Pettah a Est di Fort e la zona di Union Place e di Church Street, una zona più popolare e vivace e che probabilmente verrà fagocitata dai discutibili cantieri edili aperti un po’ ovunque.

La metà settentrionale dell’isola dello Sri Lanka ospita le spiagge di Jaffna, nell’estremo nord, che meritano un’attenta visita perché meno sfruttate turisticamente del resto (è stato l’ultimo baluardo della guerra civile e quindi è stata aperta al turismo più tardi). Nell’entroterra si trovano invece le città archeologiche di Anuradhapura, Sigiriya e Polonnaruwa, sicuramente di grande impatto. Sulla costa nordorientale, la località più famosa per le spiagge è Trincomalee.

Il centro dell’isola è occupato dall’Hill Country, la zona di produzione massiccia di tè. Il panorama qui è collinare, le temperature sono più miti e l’architettura più inglese. La città principale è Kandy, che merita sicuramente una visita di una giornata. A sud di Kandy, la zona di Nuwara Eliya è la più ricca di piantagioni di tè. Imperdibile poi il tragitto in treno da Haputale a Ella, da dove però conviene ripartire subito per altre destinazioni.

La metà meridionale dell’isola è ricca di parchi nazionali (ce ne sono molti un po’ in tutta l’isola) famosi per i leopardi e gli elefanti. Il parco di Sinharaja permette, a differenza di altri, di  fare un pò di trekking in Sri Lanka e di percorrere dei tratti a piedi nella foresta pluviale, sempre ovviamente con una guida.

La costa meridionale è dedicata al mare. La località principale è la cittadina di Galle, recentemente ristrutturata nella zona del Fort e che merita sicuramente una pausa.

Il pellegrinaggio all’Adam’s Peak può essere inserito in un tour della zona centrale, tra Kandy e la zona di Nuwara Eliya, oppure può essere raggiunto direttamente da Colombo.

Viaggiare in Sri Lanka è semplice: la popolazione parla quasi sempre un modesto inglese e i servizi per turisti sono di buona qualità. Gli spostamenti si possono fare in auto con autista o in treno (attenzione ai ritardi!). Trattandosi di un’isola di dimensioni medie, un viaggio di una decina di giorni può essere un buon compromesso.

Breve storia dello Sri Lanka

L’isola dello Sri Lanka iniziò ad essere abitata probabilmente 32.000 anni fa. A parte una prima fase di sviluppo, l’intera storia dello Sri Lanka (prima Ceylon) è segnata dal conflitto e dalla contrapposizione tra singalesi e tamil.

Intorno al 1000 a.C. iniziano a prosperare gli insediamenti singalesi di Anaradhapura. E’ del 200 a.C. invece l’arrivo del buddhismo in Sri Lanka. Dopo Anaradhapura, la capitale fu spostata a Polonnaruwa e vi rimase dal 1000 al 1216. Entrambe le capitali avevano il loro punto di forza su un sistema di irrigazione molto efficiente, paragonabile a quelli iraniani e egiziani. Quando però iniziarono ad avvicendarsi al potere sovrani meno lungimiranti e illuminati, il sistema di irrigazione fu abbandonato e con esso anche la seconda capitale del nord perse di centralità. I singalesi si spostarono gradualmente verso sud e il nord fu occupato dal regno di Jaffna, tamil.

Lo Sri Lanka è stato per molto tempo punto cardine dei commerci marittimi tra oriente e occidente. I primi a sfruttarlo furono gli arabi che vi approdarono nel 1600 portando così anche la fede islamica, insieme a pietre preziose, elefanti e cannella. Nel 1505 fu la volta dei portoghesi, che portarono con sé i religiosi domenicani e gesuiti. Nel 1602 arrivarono gli olandesi che si accaparrarono il monopolio sul commercio delle spezie. Nel 1796 gli olandesi lasciarono i possedimenti in Sri Lanka agli inglesi in cambio di protezione in patria. In sei anni l’isola diventò una colonia britannica. Nel 1830 iniziarono ad arrivare i primi coloni e le piantagioni di gomma e caffè furono sostituite con quelle di tè.

Con la colonizzazione nacquero anche, di riflesso, i movimenti di indipendenza a sfondo religioso (buddhista e induista)

 


 

L’indipendenza fu ottenuta il 4 febbraio 1948 (nel 1947 l’India era divenuta indipendente). Il partito al potere, l’UNP (United National Party), era però un’estensione dei coloni britannici in quanto rappresentava quasi esclusivamente l’élite singalese di lingua inglese. Nel 1956 guadagnò consensi anche l’SLFP (Sri Lankan Freedom Party), a favore del socialismo, del nazionalismo singalese e della religione buddhista. Nel 1970 anche il nome del paese cambiò da Ceylon (nome introdotto dai portoghesi e poi mantenuto da olandesi e inglesi) a Sri Lanka (isola risplendente, in singalese; i singalesi indicavano già l’isola con il nome di Lanka, appunto isola), evidenziando così il ruolo di predominanza del buddhismo.

A metà degli anni ’70 giovani tamil iniziarono a sostenere l’idea di uno stato tamil indipendente con il nome di Eelam (terra preziosa). Questi gruppi si identificavano come Tigri Tamil (LTTE) e tra i loro fondatori più importanti c’era Vellupillai Prabhakaran. La situazione si radicalizzò e si moltiplicarono gli attentati alle forze di polizia e ai civili. Inizia così una guerra civile che sarebbe durata 26 anni. 

Con ancora in corso la guerra civile, soprattutto nella zona più settentrionale, il 26 dicembre 2004 si abbatté sullo Sri Lanka il più distruttivo tsunami degli ultimi decenni. Le vittime furono 30.000, senza considerare gli sfollati, gli orfani e i feriti. La gestione degli aiuti fu controversa e l’evento, che poteva costituire nella sua drammaticità un’opportunità di pacificazione nazionale, fu sprecata.

Dopo vari tentativi di cessate il fuoco andati a vuoto, nel 2008 l’esercito dello Sri Lanka mise in atto una violenta rappresaglia contro l’LTTE e riconquistò il 99% del territorio prima controllato dalle Tigri Tamil, ormai confinate in una ristretta zona nord-orientale dell’isola. Nel maggio 2009 l’esercito regolare conquistò anche l’ultima striscia di terra e accerchiò le ultime centinaia di combattenti tamil. Finì così una guerra civile che aveva causato oltre 100.000 vittime e che ha instillato nel paese problemi di dimensioni epocali. 

La guerra ha di fatto impedito quasi tre decenni di sviluppo economico, sociale e industriale, rendendo il paese arretrato dal punto di vista infrastrutturale e dipendente da potenze esterne (prima tra tutti la Cina). Ci vorrà ancora molto tempo prima che lo Sri Lanka si normalizzi ma nel frattempo il turismo, soprattutto quello sostenibile, può sicuramente giocare un ruolo chiave nella crescita locale e nella costruzione di una società autosufficiente.

Link utili

Previsioni atmosferiche per l’Adam’s Peak

Flavia Cusaro & Simone Ciampi
Flavia Cusaro & Simone Ciampi

Siamo Flavia & Simone e viviamo in Cina da 8 anni dove lavoriamo, viaggiamo e camminiamo. Siamo appassionati di Asia e abitando qua possiamo viaggiare in lungo e in largo attraverso deserti sconfinati, città caotiche, montagne altissime, campi di tè verde smeraldo e albe silenziose. Pur vivendo in una città da 23 milioni di persone, appena possiamo rallentiamo l’andatura e cerchiamo di apprezzare i dettagli e i piccoli piaceri, e il trekking ci permette di farlo nella maniera da noi preferita.

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I migliori 5 trekking in Indonesia​

I migliori 5 trekking in Indonesia

Ascesa al Monte Rijani, sentieri nell’isola di Komodo, o ancora l’alba sul Monte Batur, a Bali, sono solo alcuni dei 5 migliori trekking in Indonesia, scelti non solo per la loro straordinaria bellezza ma per l’unicità che questi luoghi rappresentano

L’Indonesia è una sorta di ponte tra l’emisfero boreale e quello australe. Vista da lì, anche l’Australia non sembra poi così lontana! Questa caratteristica si riflette molto sulla cultura, sullo stile di vita e sulla natura indonesiani.

L’Indonesia è un paese insulare composto da più di 17.000 isole per un totale di 108.000 km di spiagge. Le distese di sabbia possono diventare fin troppo affollate in certi periodi dell’anno, ma Maluku, Nusa Tenggara e Sulawesi offrono ancora località più isolate e meno frequentate. E poi ci sono i vulcani, tanto temuti per i danni che hanno causato nel tempo ma anche tanto importanti nell’evoluzione geografica della zona. Dei 400 vulcani indonesiani, più di 130 sono attivi, senza contare i vulcani subacquei. Alcuni vulcani sono accessibili: a Java è possibile visitare il Bromo-Tengger-Semeru National Park e il Ijen Crater, a Lombok c’è il Mount Rinjani e a Bali il Mount Batur.

Essendo frammentato in così tante isole, di tutte le dimensioni, il paese è politicamente diviso in regioni che comprendono a loro volta più province. Sumatra, ad esempio, è una delle più popolose (40 milioni di abitanti); è anche molto ricca di specie animali in pericolo come gli elefanti, i rinoceronti e le tigri. Il Kalimantan ospita invece nelle sue fitte foreste comunità di oranghi. Java è la regione che include la capitale indonesiana, Jakarta, e offre località turisticamente molto gettonate come Yogyakarta, Borobudur e Prambanan. La regione più famosa per la sua accoglienza, per i paesaggi di altura e per le immersioni è invece sicuramente Bali. Non bisogna dimenticare poi i draghi di Komodo della regione Nusa Tenggara e le impenetrabili foreste di Maluku e della Papua.

L’Indonesia è una destinazione preziosissima per gli amanti della natura selvaggia. Ospita alcune delle foreste tropicali più estese al mondo, regno degli oranghi e di altri primati, oltre che di specie in estinzione come il rinoceronte di Java e le tigri. Senza dimenticare le specie di uccelli, uniche al mondo. Per questo l’UNESCO ha riconosciuto l’unicità di alcune delle foreste più ricche di flora e fauna e le ha insignite del titolo di Patrimonio dell’Umanità: il Ujung Kulon National Park (Java) e il Tropical Rain Forest Heritage (Sumatra, formato da Bukit Barisan Selatan National Park, Gunung Leuser National Park e Kerinci Seblat National Park).

Il periodo migliore dell’anno per visitare e fare trekking in Indonesia è la primavera-estate, da Aprile a Ottobre. Trattandosi di un paese equatoriale, le temperature si mantengono elevate durante tutto l’anno ma le piogge sono stagionali e si concentrano soprattutto tra Novembre e Marzo, soprattutto nel sud del paese.

Nonostante l’Indonesia sia famosa in tutto il mondo per le sue spiagge, per le immersioni e per l’accoglienza delle sue strutture turistiche, sono molte anche le opzioni di trekking che permettono di raggiungere zone meno turistiche, punti panoramici unici e luoghi dalla natura incontaminata. Qui di seguito alcune idee di percorsi per un viaggio in Indonesia unico.


Monte Rinjani

Il Monte Rinjani (3726 mslm) è il secondo più alto vulcano dell’Indonesia (dopo il Monte Kerinci a Sumatra) e si trova sull’isola di Lombok, all’interno del Gunung Rinjani National Park. Offre la possibilità di un trekking di 2-3-4 giorni piuttosto esigente ma dalle vedute mozzafiato: foreste, cascate, laghi e vallate vulcaniche! Questo trekking in Indonesia richiede impegno e preparazione. Per poterlo affrontare in sicurezza, è opportuno rivolgersi a guide autorizzate, che vi sapranno aiutare anche per i pernottamenti e i pasti.

I trekking più apprezzati sono quelli da 3 giorni/2 notti. Alcune agenzie propongono trekking di 4 giorni/3 notti ma in questo caso i tempi morti sono molti. Per chi ha meno tempo a disposizione è possibile optare per un trekking di 2 giorni/1 notte: in questo caso però lo sforzo fisico è maggiore e quindi bisogna partire molto preparati.

L’obiettivo è ovviamente la cima, coperta con terriccio vulcanico nero, e il Lago Segara Anak, alla base del cratere. Al lato del lago sbuffi di fumo fuoriescono dal Monte Barujari, un vulcano ancora attivo. In alternativa, è possibile valutare l’idea di un trekking di 2 giorni/1 notte più semplice: non si arriva alla cima del Monte Rinjani ma solo al cratere.

Il percorso va dal villaggio di Sembalun al villaggio di Senaru. E’ consigliabile iniziare a Sembalun perché il tratto di collegamento al villaggio, sabbioso e scivoloso, in questo modo si affronta in ascesa e sarebbe invece molto più difficile da percorrere in discesa. Esiste la possibilità di ascendere al Monte Rinjani anche da Aik Berik e da Torean, ma in questo caso si tratta di percorsi ancora meno battuti e quindi molto complicati.

Il trekking del primo giorno inizia normalmente molto presto, quindi è opportuno prevedere una notte a Sembalun. Il percorso inizia con un tratto di 8 km e un’ascesa dai 1500 m: il grosso dell’ascesa però avviene nei secondi 4 km, così ripidi che si avanza a circa 1 km all’ora. Il terreno non è battuto e quindi l’avanzamento è reso più difficoltoso da rocce e sabbia.

Il secondo giorno di trekking inizia di notte, in modo da poter raggiungere la cima per l’alba. L’ascesa in questo caso è di 1000 m e le basse temperature non aiutano. Una volta arrivati in cima, inizia la discesa, ovviamente ripida.

Inutile aggiungere che è altamente consigliato rivolgersi a guide autorizzate per poter affrontare il trekking nella maniera più sicura. Inoltre questo garantisce alcuni confort di base come una cucina da campo degna di questo nome, tende per la notte e bagni-tende (non ci sono alberi su un vulcano!) L’agenzia può organizzare anche la fornitura e il trasporto dei sacchi a pelo, ma questo dettaglio può essere gestito in base alle esigenze di ciascuno. Il campeggio sul cratere è tutto meno che solitario, ma questo può rivelarsi piacevole.

In cima le temperature sono sempre molto basse (intorno ai 5 gradi durante la stagione più calda), quindi portare l’attrezzatura adeguata per evitare brutte sorprese

Mount Semeru

Un altro percorso di trekking in Indonesia molto apprezzato è l’ascesa al Monte Semeru (3676 mslm), la montagna più alta di Java. Questo monte è il più attivo vulcano dell’Indonesia e quindi le esplosioni di cenere avvengono con una frequenza che va dai 10 ai 20 minuti! I panorami sono mozzafiato e particolarmente d’effetto è il Lago Ranu Kumbolo, di un azzurro turchese unico.

I trekking proposti di solito sono di 2 giorni/1 notte ma alcune agenzie propongono trekking di 3 giorni/2 notti. Come nel caso del Monte Rinjani, i trekking sono identici per quanto riguarda il percorso, quello che cambia è il tempo passato in cima approfittando del panorama.

Il percorso inizia dal villaggio di Ranu Pani (2100 mslm) dove è consigliabile trascorre la notte prima del trekking per poter partire la mattina presto. L’obiettivo del primo giorno è il Kali Mati Base Camp. Il percorso in questo caso è semplice e non richiede particolari attenzioni. Lungo il percorso sono in vendita snack e rifornimenti di acqua.

Il secondo giorno, come spesso accade, inizia di notte. L’obiettivo anche in questo caso è raggiungere la cima per l’alba. L’ascesa è di circa 6 ore perché il passo è rallentato dal terreno in ascesa e sdrucciolevole. Poiché il terreno è molto sabbioso, è consigliabile proteggere la bocca e il naso con una maschera o una bandana.

Anche in questo caso è altamente incoraggiato intraprendere il trekking con una guida autorizzata, che si occuperà anche dei pasti. Poiché si tratta di un trekking piuttosto breve, è possibile evitare i portantini e la cucina da campo, ma in ogni caso è necessario attrezzarsi con tende e sacchi a pelo.

Kawah Ijen

Il cratere Kawah Ijen (2148 mslm) si trova a Java e offre un’esperienza unica, benché si tratti di un trekking breve e realizzabile in appena una notte. L’obiettivo? Un lago che emette vapori sulfurei visibili nel buio!

Il percorso inizia dal campo base di Paltuding e consiste in un percorso di poco più di 3 km in ascesa che porta al lago di Kawah Ijen, dal colore blu-verde. Normalmente si impiegano circa 2 ore per raggiungere la meta sia per il grado di inclinazione del percorso, sia perché si procede al buio. E’ indispensabile, per poter vedere le fiamme blu, arrivare prima dell’alba, quando i vapori sono ancora visibili. La partenza è di solito intorno alle 2 di notte, ma l’orario può cambiare in base alla stagione. Il cammino passa per miniere di zolfo dove operai con maschere molto approssimative scavano zolfo per una paga sicuramente non equivalente allo sforzo e ai rischi che corrono.

Nonostante il motivo per cui si arriva fino a qui siano i vapori di zolfo, anche l’alba lascia un ricordo indelebile, colorato di rosa e violetto. Trattandosi di gas sulfurei, è sottinteso che bisogna attrezzarsi adeguatamente con maschere anti-gas, da richiedere all’agenzia che organizzerà il trekking. I fumi e le fiammate sono il risultato del contatto dei gas con l’ossigeno: il risultato è tanto bello quando puzzolente…! Alcuni gas condensano e si convertono in zolfo liquido che può ricordare la lava. E’ un’esperienza unica che però deve essere intrapresa solo da chi si sente in perfetta forma, senza problemi di respirazione, attacchi di panico o ansia: camminare in un cratere, di notte, non è una cosa per tutti ed è bene che ciascuno valuti attentamente l’opportunità. E’ inoltre importante ricordare che in caso di situazioni imprevedibili (nuvole di gas troppo dense, condizioni meteorologiche avverse, frane), sarà necessario annullare. Entrare nel cratere non è indispensabile: se non vi entusiasma l’idea, le fiamme sono visibili anche dall’alto. Il lago è acido, nel senso che è colmo di acido solforico e cloridrico; è molto caldo: evitate ogni contatto. Non è indispensabile raggiungere il lago, valutate voi sul momento se ve la sentite.

Si impiegano circa 2 ore per rientrare alla base.

Il percorso è relativamente semplice da seguire, soprattutto il rientro di giorno, e quindi una guida non sarebbe necessaria, almeno da questo punto di vista. I rischi legati però allo zolfo rendono quasi indispensabile avere con sé una persona con esperienza che sappia anticipare alcune situazioni potenzialmente pericolose e sappia agire in caso di necessità.

Il periodo migliore per vivere questa esperienza di trekking in Indonesia va da Aprile a Ottobre quando il tempo è secco. Il resto dell’anno è altamente sconsigliato a causa delle piogge.

Alla ricerca dei draghi di Komodo

Il Komodo National Park è il regno degli omonimi draghi, grandi lucertole carnivore endemiche in questa zona che ogni anno richiamano migliaia di turisti. Si tratta di creature quasi mitologiche che renderanno la vostra esperienza unica e irripetibile. Il parco è composto da 3 isole, Komodo, Rinca e Padar, e ognuna offre soluzioni diverse. Il parco è raggiungibile in barca da Labuan Bajo in circa 2 ore. Questa località è dotata di alloggi turistici e altri servizi. 

Isola di Komodo: è la più grande e la più affollata di turisti. Dalla biglietteria partono diversi percorsi a piedi pensati per il turismo di massa ma comunque meritevoli se non si ha a disposizione molto tempo. L’isola offre però un trekking alternativo meno battuto che consiste nell’ascesa del Monte Ara. Il percorso si completa in 4-8 ore, a seconda delle deviazioni scelte. L’isola comprende anche una bella spiaggia dalle tonalità rosa, colore dato dai frammenti di corallo, e una barriera corallina a bassa profondità adatta allo snorkeling.

Isola di Rinca: è un’isola meno turistica e per questo più adatta per avvistare i draghi nel loro ambiente naturale. Il percorso è guidato da due ranger (uno di fronte al gruppo e uno in coda) che hanno il compito di rendere l’esperienza sicura e piacevole. Per questo motivi vengono impartite alcune regole base di comportamento: rimanere sul percorso, non fissare i lucertoloni e tenere la testa bassa se ci si trova di fronte a essi. Gli animali possono reagire se sentono l’odore del sangue, quindi prestate la dovuta attenzione. Detto questo, il percorso è molto piacevole e i draghi che si incontrano nella natura sono normalmente pacifici e ignorano i visitatori. Trattandosi di un percorso guidato, non supera di solito le due ore ma è comunque un’esperienza molto appagante e interessante. Il terreno è battuto e quindi non presenta particolari difficoltà. Le temperature possono essere elevate, così come l’umidità.

Isola Padar: è anche questa un’isola meno turistica di Komodo e quindi più tranquilla. In aggiunta ai draghi, anche Padar offre una spiaggia rosa e una barriera corallina per un’interessante esperienza di snorkeling.

Monte Batur

L’ascesa al Monte Batur è l’ultima della nostra lista dei migliori trekking in Indonesia. 

Non si può parlare di Indonesia senza parlare di Bali. Oltre alle spiagge e agli eccellenti alloggi in altura, Bali offre anche la possibilità di raggiungere la cima del sacro Monte Batur (1717 mslm). Si tratta di un vulcano attivo, una caratteristica ricorrente da queste parti. 

L’ascesa inizia di notte e anche in questo caso l’obiettivo è l’alba dalla cima. Le opzioni per ammirare l’alba sono due: una prima piattaforma e la vera cima, 30 minuti di cammino più in su. Ovviamente è consigliabile raggiungere questo secondo punto di osservazione se le condizioni fisiche lo permettono. Dal Monte Batur è inoltre possibile ammirare in lontananza il Monte Rinjiani. Lo sforzo di raggiungere la cima sarà poi ripagato da un piacevole bagno nelle acque termali al rientro.

Si impiegano circa 2 ore per ascendere il Monte Batur e quindi la partenza è di solito fissata per le 4 di mattina. Dopo l’alba si può chiedere alla propria guida di trattenersi più a lungo in cima e ammirare il cratere. In totale, l’esperienza può essere completata in circa 5 ore.

Anche in questo caso il percorso è piuttosto semplice da seguire, ma avere con sè una guida è una sicurezza che è sempre bene prevedere.

Bali offre alternative al Monte Batur: si può ammirare l’alba dal Monte Agung (il più alto dell’isola), oppure si può scegliere di rimanere a valle e fare trekking nella foresta, immersi nella natura. L’ascesa del Monte Batur è un’opzione scelta da molti, ma è comunque un buon modo per apprezzare Bali da un’altra prospettiva.

Flavia Cusaro & Simone Ciampi
Flavia Cusaro & Simone Ciampi

Siamo Flavia & Simone e viviamo in Cina da 8 anni dove lavoriamo, viaggiamo e camminiamo. Siamo appassionati di Asia e abitando qua possiamo viaggiare in lungo e in largo attraverso deserti sconfinati, città caotiche, montagne altissime, campi di tè verde smeraldo e albe silenziose. Pur vivendo in una città da 23 milioni di persone, appena possiamo rallentiamo l’andatura e cerchiamo di apprezzare i dettagli e i piccoli piaceri, e il trekking ci permette di farlo nella maniera da noi preferita.

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Hong Kong a piedi: il Wilson Trail​

Hong Kong a piedi: il Wilson Trail

Hong Kong non finisce con le luci del Victoria Harbour o i Dingding tram di Central. Per chi vuole veramente attraversare tutta la regione, e’ possibile seguire il Wilson Trail e camminare dal confine con la Cina al confine con il mare.

Avevamo gia’ avuto occasione di parlare di Hong Kong e del suo stretto rapporto con la natura, soprattutto quella di Hong Kong Island.!​ Leggi anche trail a Honkg Kong. Hong Kong infatti dedica molte attenzioni alle attivita’ all’aria aperta, complice un clima che sicuramente invita a stare all’aria aperta. Le opzioni sono tante e permettono di rientrare in citta’ la sera e approfittare cosi’ dei confort metropolitani.

Quando andare a Hong Kong e percorrere il Wilson Trail

Hong Kong ha un clima tropicale, quindi poco freddo e molta umidita’, soprattutto in estate. I periodi migliori per visitarla sono i mesi normalmente piu’ freschi, tra Novembre ad Aprile, considerando che in inverno la temperatura media e’ di 15 gradi e in primavera di 25. In questo periodo le probabilita’ di pioggia sono inferiori, a differenza dell’estate quando invece possono verificarsi tifoni e piogge torrenziali. Per il trekking, inoltre, l’altissimo tasso di umidita’ estivo rendera’ l’esperienza molto piu’ impegnativa.

Il Wilson Trail: qualche informazione generale

Il governo di Hong Kong propone molte opzioni di trekking. Nella pagina ufficiale (v. Link utili) sono elencati i percorsi adatti per le passeggiate in famiglia, fino ai percorsi da piu’ giorni, per camminatori piu’ allenati.

Il Wilson Trail e’ uno dei percorsi da piu’ giorni proposti. Attraversa in senso latitudinale i Nuovi Territori e l’Isola di Hong Kong per un totale di circa 78 km. E’ diviso ufficialmente in 10 sezioni di varia lunghezza e difficolta’.

Il percorso fu intitolato a David Wilson, Barone di Wilson di Tillyorn, governatore di Hong Kong dal 1987 al 1992. Il percorso e’ stato realizzato nel 1994 e aperto ufficialmente il 21 gennaio 1996. Il Wilson Trail attraversa 8 parchi nazionali: solamente 15 km sono da percorrere lungo strade carrabili. La parte del Wilson Trail (sezioni 1 e 2) che si trovano sull’isola sono unite a quelle sui Nuovi Territori dalla metropolitana.

Il percorso e’ camminabile in entrambi i sensi di marcia anche se i contatori kilometrici partono da Sud per arrivare a Nord. E’ forse preferibile invece percorrerlo in senso opposto, in modo da avere come destinazione Stanley, una piccola localita’ di mare un po’ affollata (soprattutto il fine settimana) ma molto piacevole.

Il percorso e’ ben segnalato grazie ai “signpost” ogni 500 metri, numerati. Ai bivi la segnaletica e’ quasi sempre chiara e univoca. In ogni caso, portare un GPS con il tracciato precaricato puo’ essere pratico ed evitare inutili deviazioni.

I collegamenti con Hong Kong Island e con la penisola di Kowloon (le due zone di Hong Kong dove si trovano la gran parte degli alloggi turistici) sono garantiti dalla metropolitana (MRT) e, all’occorrenza dalla rete di pullman. Essendo la segnaletica in inglese, non sara’ difficile gestire gli spostamenti.

Qui di seguito una breve descrizione di ogni tappa ipotizzando di percorrere l’intero Wilson Trail in 4 giorni. Ovviamente il cammino puo’ essere modulato a piacimento, compatibilmente con i collegamenti MRT/autobus. Come anticipato, questa proposta prevede di partire dal punto piu’ settentrionale del percorso per arrivare, dopo quattro giorni, alla spiaggia di Stanley.

Giorno 1

24 km | 1357 m di ascesa | 1351 m di discesa | Molto impegnativa

Partenza: Nam Cheung

Arrivo: Tai Wo MRT

Come arrivare al punto di partenza: scendere alla fermata Fanling MRT e prendere il bus 56K (ogni 30 min circa).

Punto piu’ alto: 617 mslm

Il punto piu’ bello del percorso e’ il tratto in cresta subito dopo l’inizio dello Stage 9. Questo tratto e’ piuttosto impegnativo ma molto panoramico. Attenzione: l’ombra e’ rarissima!

Il breve tratto intorno alla Hok Tau Reservoir e’ attrezzato con panchine ed e’ utilissimo per riprendere fiato dopo le fatiche del percorso in cresta.

Giorno 2

28,6 km | 900 m in ascesa | 890 m in discesa | Inizio impegnativo, poi piu’ leggero

Partenza: Tai Wo MRT

Arrivo: Tai Wai MRT

Punto piu’ alto: 375 mslm

Km totali percorsi: 52,6 km

Il tratto piu’ interessante e’ il percorso, pianeggiante, che circumnaviga quasi completamente la Shing Mun (Jubilee) Reservoir, una riserva d’acqua costruita tra il 1923 e il 1937 per far fronte alla crescita della zona di Kowloon. La riserva contiene 13.6 miliardi di litri di acqua, trattenuti da una diga di 85 m di lunghezza. La zona fa parte dell’omonima foresta.

E’ frequente incontrare gruppi di macachi, una specie di scimmie introdotta a Hong Kong negli anni ’50 e ’60 per far fronte a un’invasione di piante velenose (per l’uomo, ma non per le scimmie!) e poi radicatesi nel territorio. Sono per la maggior parte scimmie pacifiche ma e’ meglio non tenere a portata di zampa cibo o piccoli oggetti colorati o rumorosi.

L’ultimo tratto di percorso (Stage 5) e’ molto semplice e pianeggiante. Per ritornare alla metro, pero’, bisogna lasciare il percorso e prendere una scalinata piuttosto scoscesa.

Giorno 3

24,3 km | 1050 m di ascesa | 1030 m di discesa | Molto impegnativo

Punto di partenza: Tai Wai MTR

Arrivo: Yau Tong MTR

Punto piu’ alto: 561 mlsm (Punto panoramico osservatorio astronomico)

Km totali percorsi: 76,9 km

Il percorso puo’ essere arricchito con due deviazioni, una per un punto panoramico in corrispondenza dell’osservatorio astronomico e una per il Devil’s Peak, ultima cima della giornata.

Giorno 4

14,6 km | 1070 m di ascesa | 1050 m di discesa | Molto, molto impegnativo

Punto di partenza: Tai Koo MTR

Punto piu’ alto: 424 mslm (Jardine’s Lookout)

Km totali percorsi: 91,5 km

Arrivo: Stanley

Come lasciare il punto di arrivo: prendere un autobus per Central

Questo ultimo tratto di Wilson Trail e’ il piu’ impegnativo, non tanto per la distanza quanto per i metri di ascesa: circa 1000 m come per le altre tappe ma in un tratto di strada molto piu’ breve. I punti piu’ impegnativi sono l’ascesa a Violet Hill e, soprattutto, ai due Twins.

Il percorso si passa anche da cucine militari da campo e fortini costruiti nel 1942 quando gli inglesi aspettavano l’arrivo dei giapponesi (poi Hong Kong si arrese in soli 18 giorni e le cucine non furono mai utilizzate).

Anche la discesa a Stanley e’ impegnativa perche’ molto ripida ma offre grandi vedute sulla penisola di Stanley.

Il Wilson Trail termina all’incrocio con la strada principale, dove e’ possibile prendere subito un autobus per Central (dall’altra parte della strada rispetto all’arrivo del Wilson Trail). Per andare a Stanley si puo’ proseguire a piedi (attenti alle macchine!) o prendere un autobus.

Stanley e’ un piccolo villaggio costiero posizionato a sud dell’Isola di Hong Kong, opposto a Central. Fu in origine sede dell’amministrazione inglese temporanea, prima che venisse trasferita a Central. Tra le attrattive di interesse, vale la pena ricordare: Main Street, con il lungomare e Tin Hau Temple (1767, il piu’ antico tempio di Hong Kong); Murray House, un edificio vittoriano costruito a Central nel 1846 e trasferito a Stanley nel 2000 (oggi ospita ristoranti e altri spazi per l’intrattenimento); le spiagge balneabili (Stanley Main Beach e St. Stephen’s Beach) e il Ma Hang Park (1805) di 50.000 m². Per il Dragon Boat Festival (giugno), la spiaggia di St. Stephen ospita le gare con le barche tradizionali a forma di drago.

Cosa portare e a cosa fare attenzione se percorri il Wilson Trail

Trattandosi di percorsi giornalieri, non e’ necessario essere particolarmente accorti nella preparazione dello zaino, ci sono pero’ alcuni oggetti che non possono mancare:

  • -Crema solare;
  • -Vestiti leggeri ma coprenti;
  • -Acqua in abbondanza, non avrete praticamente mai modo di acquistarne durante l’intero percorso;
  • -Cibo: non ci sono punti vendita lungo il percorso;
  • -Repellente per insetti;
  • -Impermeabile;
  • -Strumento per poter seguire su una mappa il percorso, che sia un GPS o una versione piu’ semplice da smartphone (il sito ufficiale di Hiking Hong Kong segnala alcune App utili da scaricare, v. Link utili).

Il percorso non presenta particolari pericoli, se escludiamo le scimmie. Per questo motivo evitate, soprattutto quando vi trovate in zone chiaramente abitate da colonie di scimmie, di tenere in mano o nelle tasche laterali dello zaino oggetti indispensabili (cellulari!) o necessari (bottigliette d’acqua, cibo). Le scimmie sono furbe: vi faranno avvicinare fingendo indifferenza e vi sottrarranno quello che ritengono essere l’immancabile pezzo mancante alla loro collezione di refurtiva. Per il resto non sono pericolose, solamente noiose.

Link utili

Sito ufficiale hiking a Hong Kong (informazioni aggiornate, mappe e descrizione percorsi): 

Sito Hong Kong Tourism Board su percorsi di trekking a Hong Kong

Guida PDF 2017 Hiking a Hong Kong pubblicata dal Tourism Board: 

 

Flavia Cusaro & Simone Ciampi
Flavia Cusaro & Simone Ciampi

Siamo Flavia & Simone e viviamo in Cina da 8 anni dove lavoriamo, viaggiamo e camminiamo. Siamo appassionati di Asia e abitando qua possiamo viaggiare in lungo e in largo attraverso deserti sconfinati, città caotiche, montagne altissime, campi di tè verde smeraldo e albe silenziose. Pur vivendo in una città da 23 milioni di persone, appena possiamo rallentiamo l’andatura e cerchiamo di apprezzare i dettagli e i piccoli piaceri, e il trekking ci permette di farlo nella maniera da noi preferita.

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