Pubblicati da Lorenzo Masotti

I migliori 5 trekking in Svezia

I migliori 5 trekking in Svezia

Scopri con questi 5 trekking in Svezia l’ultima frontiera wild del continente, per un viaggio a piedi nella natura più selvaggia e incontaminata



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La Svezia rappresenta il paese ideale per chi è alla ricerca di un viaggio a piedi improntato all’aria aperta, tra natura selvaggia e alla scoperta di paesaggi fantastici; incastonata nel profondo nord dell’Europa, la Svezia vanta una vastità di ricchezze naturali non indifferente: fra laghi e fiumi, boschi e montagne, ogni attività offre un’esperienza entusiasmante. 

Difatti circa il 75% del paese, è costituito da un territorio del tutto incontaminato, che annovera fra l’altro una trentina di Parchi nazionali. Inoltre qui vige per legge costituzionale “il diritto di pubblico accesso alla natura”, che permette ad ognuno di fare liberamente qualsiasi attività come il trekking, la canoa, lo sci e il campeggio libero, alla sola condizione di rispettare e preservare il bene comune.

Tuttavia non è necessario allontanarsi molto dalle città per poter respirare aria pulita e godere di foreste e corsi d’acqua. Nel solo distretto di Stoccolma, quello più popolato della nazione, si possono contare tantissime riserve naturali all’interno della baia di Riddarfjärden, il luogo dove sorge la città, chiamata anche la “Venezia del Nord” proprio perché situata sull’acqua. 

La Svezia, come la Norvegia, si appresta nel giro di pochi anni a diventare totalmente indipendente dalle materie fossili grazie al continuo sviluppo sia a livello strutturale che di sensibilizzazione nei confronti dei propri cittadini, credendo fortemente alla possibilità/necessità di diventare autonomi ed eco sostenibili, una tematica molto sentita nel Nord Europa.

Ovviamente questo paese offre diverse possibilità di camminare a stretto contatto con la natura, per cui andiamo a vedere quali sono i 5 migliori trekking in Svezia.

Il Sentiero del Re in Lapponia: il Kungsleden

Il Kungsleden è un trekking molto famoso nel mondo ed il più rinomato in Svezia. Lungo 400km, si trova nel Nord del paese, più precisamente nella leggendaria Lapponia svedese e rappresenta un cammino superbo e quasi ancestrale perché si trova in uno dei luoghi più selvaggi ed incontaminati, una sorta di ultima frontiera wild del Continente.

Il Kungsleden (o Sentiero del Re), progettato dall’Organizzazione turistica svedese nei primi anni del 1900, è un itinerario che si snoda lungo la catena montuosa al confine fra Svezia e Norvegia, in un territorio fatto di grandi spazi, spesso disabitati, dove si percepisce indistintamente la voce forte della natura: boschi bi betulle, praterie sconfinate, laghi e torrenti, montagne dai dolci pendii. La presenza umana in questi contesti è quasi ostile, siamo un ospite tollerato.


Il cammino parte da Abisko, una cittadina nella regione della Lapponia, e termina nel sud della nazione, ad Hemavan, proprio ai confini con la Norvegia. I percorsi che compongono il Kungsleden sono molteplici ma tutti ben attrezzati e concepiti per i trekker con precise indicazioni, ponti e passerelle, ostelli e rifugi per potersi rifocillare e trascorrere la notte in tranquillità e riposo. Questo percorso si può anche suddividere in trekking più brevi ma anche se si decidesse di percorrerlo per intero, si tratterebbe di un sentiero di media difficoltà, mai aspro dal punto di vista dell’intensità, che richiederebbe solo un minimo di preparazione atletica e praticità escursionistica, oltreché all’immancabile spirito di adattamento e tanta, tanta energia e voglia di scoprire cosa c’è celato dietro il prossimo orizzonte. Nella sua interezza il percorso attraversa 4 parchi nazionali: Abisko, Stora Sjöfallet, Sarek e Pieljekaise. Durante l’escursione non sarà affatto inconsueto incontrare dei pastori di renne che sono al pascolo con le loro greggi.

Rappresenta un po’ il sogno di molti escursionisti ispirati dal forte impatto paesaggistico ed intrigati dal suo aspetto primitivo; d’altronde si sa che la natura regala sempre magnifiche soddisfazioni e non bisogna certo essere dei grandi esploratori per poter vivere le emozioni, semplici e profonde, che un viaggio sa dare.

Il periodo ideale questo trekking in Svezia va da Maggio a Settembre, nei periodi più miti, in cui il sole tramonta più tardi. Sono consigliate tappe giornaliere da 20-25 km.

Il Sentiero Roslagsleden

Un altro fra i trekking in Svezia più affascinanti si trova a pochi chilometri dal centro di Stoccolma. Il percorso, lungo 130 km, comincia appunto dalla capitale del paese e prosegue a nord, attraverso foreste e paesaggi collinari, costeggiando comunità e villaggi.

L’escursionismo è senza alcun dubbio il modo migliore per tendere l’orecchio al richiamo della natura, oltretutto questa zona offre la possibilità di conoscere la cultura e le tradizioni di una popolazione antica. Infatti durante il cammino s’ incontrano paesaggi incantevoli: dalle rigogliose foreste e placidi laghi che sembrano addormentati nel tempo che qui scorre leggero e piacevole, si giunge fin sulle soglie di antiche chiese medievali e cimiteri vichinghi desiderosi di far conoscere la propria storia sopita nell’eco del passato.

Roslagsleden, ampliato a partire dal 1977 con la parte più recente inaugurata nel 2009, è ben segnalato ed attraversa sei comuni ed è facile da raggiungere: il sentiero corre dalla chiesa di Danderyd, passa da Norrtälje, sale su verso il canale Väddö e termina nella bellissima Grisslehamn. 

Lungo il cammino bisogna sempre sentirsi liberi di creare la propria giornata, a seconda di come ci sentiamo fisicamente o di qual è la nostra ambizione. Però a volte bisogna anche saper staccare la testa per potersi immergere totalmente nel paesaggio che ci ospita. Questo non è un trekking difficile né tantomeno lungo; percorribile in una settimana circa si riesce a portare a termine facendo anche 20 km quotidiani, tuttavia credo sia un percorso che vada vissuto col cuore dell’esploratore. 

Si può ascoltare il battito di ali della storia, pensare al lavoro d’ intaglio della pietra runica fatto nelle comunità della foresta e viaggiare sempre con una meravigliosa sensazione di libertà e grandezza offerta dalla natura.

Visita il sito per saperne di più sul Sentiero Roslagsleden 

Il triangolo di Jämtland

Il triangolo di Jämtland è uno dei trekking in Svezia più conosciuti. Situato nel centro del Paese, si sviluppa per circa 47 km sulle omonime montagne in un percorso con partenza e arrivo dalla cittadina di Storulvån, nella regione di Ostersund, ed affianca anche famose stazioni sciistiche come Sylarna e Blåhammaren. 

Il Jämtland è una zona sicuramente non rinomata per la sua night life, ma permette di compiere un salto nel tempo apprezzando la vita dei contadini di montagna, vedendo le renne libere come fossero le nostre galline, assaggiando formaggi  e prodotti gustosi tipici della zona e conoscendo la storia locale nel museo militare di Ostersund.

Questo è il posto perfetto anche per gli amanti della pesca, specialmente durante la seconda parte dell’estate quando nei corsi d’acqua le trote appaiono nell’oscurità crescente aspettando la schiusa delle libellule.

Il Jämtland offre sentieri escursionistici particolari che toccano diversi paesini, tuttavia quello più famoso resta il percorso a triangolo da Storulvan. L’escursione non è assolutamente impegnativa: con la sua flora alpina lungo il cammino e le gole rocciose a picco sui ruscelli, potrai godere di ogni passo compiuto in questo emozionante percorso, sempre ben segnalato e accessibile a tutti.

La vetta più alta della zona è Helags, che ha il ghiacciaio più meridionale della Svezia e si trova a 1.797 metri sul livello del mare. Sonfjället in Härjedalen è il parco nazionale della regione, che preserva anche una cinquantina di riserve naturali. Il lago Storsjön nel centro di Jämtland Härjedalen è il quinto lago più grande della Svezia con una superficie di 456 chilometri quadrati. 

Molto presente è la cultura Sami, che, con i suoi 12 villaggi e con la sua storia e le sue tradizioni, ha avuto una grande influenza sulla regione, ad oggi piena di innovatori culinari: birrifici premiati, pastori, gustosi caseifici, panetterie e ristoranti che presentano una cucina locale. Non c’è da stupirsi che la regione intorno a Östersund sia una delle città creative della gastronomia del mondo (premiata dall’UNESCO, è la regione dell’Europa con il maggior numero di produttori biologici).

Il sentiero Siljan

Il Siljan Trail, nella regione Dalarna, serpeggia per circa 340 km sfiorando la perla del lago Siljan, un invaso di origine meteoritica, attraversando i villaggi di Zorngården e Tällberg, e raggiungendo Rättvik ed infine il Lago di Orsasjön, dove il trekking si chiude con una comoda passeggiata di 40 km attraverso un paesaggio ammantato di armonia naturale. La segnaletica ben accurata rende il tutto ancora più fruibile anche per trekker neofiti. La stagione migliore resta sempre quella che va da Maggio a Settembre. 

Nota importante: questo trekking in Svezia ricalca parte del sentiero europeo E1. 

Dal punto panoramico più alto, il monte Gesunda, la nostra vista potrà galoppare sconfinata su un enorme tappeto verde, intervallato da modeste cime di pietra grigiastra ricoperta dal muschio dei licheni e da pochi villaggi immersi totalmente nella natura. Il cielo terso e l’aria frizzante completano un quadro di immancabile attrattiva.

Più di 900 km a sud della Lapponia, questa regione, soprannominata la “piccola Svezia” perché nel suo territorio conserva diverse caratteristiche tipiche sia dal punto di vista delle tradizioni e costruzioni folcloristiche sia per quanto riguarda la tutela della flora e della fauna presenti grazie alle diverse riserve, offre paesaggi vastissimi ed incontaminati. Tutto questo continuo contatto primordiale con la natura dona lungo il percorso un senso di vastità che permette di aprire la mente e concepire in maniera totalmente diversa la percezione dello spazio che ci circonda. Qui nessuno è padrone, tantomeno l’essere umano.

 

Ogni estate inoltre il lago Siljan si popola di moltissimi turisti interessati alla musica grazie ad una lunga serie di eventi e concerti dal nome Musik vid Siljan che si svolgono in riva al lago; questa sontuosa cornice incastonata in un ambiente naturale attira turismo orientato anche su diverse attività come equitazione, pesca, canoa, kayak, mountain bike. Da non dimenticate di visitare il parco più grande d’Europa per i predatori chiamato Orsa Grönklitt che si trova a nord del Lago Siljan ed è visitato ogni anno da 100.000 persone.

Altra attrattiva della zona è il Parco Nazionale Fulufjället, la piú importante area protetta della regione dove è possibile ammirare la Njupeskär, una grande colonna d’acqua che si getta da un  altopiano di 90 metri. La cascata, la piú alta della nazione, è protetta da una falesia che sembra esser stata scavata da una gigantesca cucchiaiata. Questo parco inoltre offre da solo altri 140 km di sentieri, e la possibilità di pernottare in quota. 

Il Sentiero dell’emigrante: Utvandrarleden

Utvandrarleden è un trekking in Svezia che misura circa 105 km fra andata e ritorno e s’incammina principalmente fra strade e sentieri boschivi. La segnaletica arancione riporta la dicitura “vandringsled”, ovvero percorso da seguire. Non è difficile trovare una sistemazione ogni 15-20 km ed è possibile prenotare anche un pacchetto escursionistico completo con una guida. 

Questo percorso escursionistico attraversa foreste di abeti e boschi di latifoglie, fra prati e pascoli, lungo laghi e villaggi immersi nella natura. Il Sentiero dell’Emigrante è un giro nella zona sud est della Svezia che copre i comuni di Emmaboda, Lessebo e Tingsryd ed è così definito per la spiccata fase migratoria di molti cittadini svedesi a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Se vogliamo compierlo in maniera completa si dovrebbe partire da Korrö, un antico villaggio artigianale in cui il fiume Ronnebyen fornisce energia per numerosi commerci come un mulino e una segheria sin dal lontano 16 ° secolo. Si attraversa quindi il Lago Vikholmen,  e si visitano posti come Akerby Junction, legati a Vilhelm Moberg (un noto giornalista e romanziere svedese dedito alla stesura di libri sui primitivi ambienti contadini, in grado di sollevare tematiche oggi moderne già nella prima parte del Novecento come la lotta fra Natura ed industrializzazione ed altre riguardanti l’allora fortissima migrazione transoceanica dalla quale questo sentiero trae il suo nomignolo).

Lungo il percorso, ci sono un certo numero di punti di sosta riparati dove è possibile godersi il ​​pranzo al sacco. L’odore delle foreste e la quieta tranquillità che regnano a queste latitudine ci accompagneranno assieme al canto degli uccellini nel nostro cammino. Se intrapreso durante l’estate, anche per i più morigerati, sarà possibile trovare una serie di luoghi di balneazione dove fermarsi a fare una nuotata prima di continuare, a patto di non essere troppo freddolosi! 

Ci troviamo anche nel Regno di Cristallo e questo percorso passa attraverso la comunità di Skruv, dove potremo visitare le vetrerie locali e osservare dei mastri vetrai in azione.

Non ci resta che goderci un altro stralcio di panorami sensazionali in una terra che sa farsi bella e piacente grazie alla protezione delle proprie risorse naturali!

Per scoprirne di più vai alla pagina ufficiale del trekking Utvandrarleden

Lorenzo Masotti

Lorenzo Masotti

WRITER APIEDIPERILMONDO - Sono Lorenzo Masotti, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.

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Recensione “Into The Wild – Nelle Terre Estreme”

Recensione “Into The Wild – Nelle Terre Estreme”

Jon Krakauer, nel suo “Into the Wild” racconta la storia del giovane Chris Johnson McCandless che, ad inizio degli anni Novanta, vagabondò nella zona occidentale degli Stati Uniti ed infine in Alaska, alla ricerca di un profondo significato di vita nella natura.

Potrebbe sembrare agli occhi di molti un’avventura dettata dall’impeto giovanile, dalla voglia di ribellione verso la società e la famiglia, finita male perché dominata da inesperienza e da troppa esuberanza… io invece credo sia la storia di un ragazzo dal futuro promettente che decise, con estremo coraggio, di rinunciare alle facile comodità che avrebbe potuto avere pur di dedicarsi alla ricerca di se stesso e di un senso più profondo della vita, scegliendo di partire per un viaggio senza meta né durata che lo avrebbe condotto verso terre inospitali e purtroppo alla morte.

Questo libro, “Into the wild”,  nacque dall’incontro casuale fra la storia di McCandless e Krakauer, allora giornalista, che riportò tutta la faccenda sulla rivista Outside: l’articolo attirò subito grande attenzione negli Stati Uniti. 

In tanti si chiedevano perché un ragazzo di poco più di vent’anni avesse scelto di allontanarsi dalla vita agiata e borghese della sua famiglia (il padre di Chris, Walt, era uno scienziato di punta della Nasa) per addentrarsi nei meandri di un’esistenza senza averi né certezze. 

La giudicavano come una bizza esistenziale, non si capacitavano di una scelta così sciocca ed immatura per loro, non riuscivano ad andare oltre la tragica fine di Chris, non intuivano la potenza del suo viaggio, non coglievano quell’intima ricerca di equilibrio fra uomo e natura.

Successivamente, questa storia divenne un’ossessione vera e propria per Krakauer, che, col passare del tempo, riuscì a rimettere insieme i pezzi di questa vicenda, grazie all’aiuto dei familiari del ragazzo, alle persone che lo incontrarono lungo il percorso e al diario che Chris tenne durante l’ultima sua avventura, regalandoci una delle esperienze di lettura più suggestive ed emozionanti che abbia mai letto.

“C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace nello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.”

Jon Krakauer


Appena laureato all’Emory College, Chris intraprese il suo viaggio attraverso gli Stati Uniti, prima in macchina e successivamente a piedi e con ogni mezzo di trasporto disponibile, autostop, treni merci, kayak… un vero esteta on the road! 

Non si lasciò intimorire dalle difficoltà, non ebbe paura di rischiare e per questo riuscì sempre a cavarsela egregiamente. Un ragazzo inoltre molto colto e preparato, leggeva i grandi classici della letteratura, da Tolstoj a London, da Thoreau a Pasternak, traendone un proprio credo di vita, una riflessione continua che lo portò a seguire altissimi parametri di giudizio morale sia per se stesso che per gli altri, cosa che inevitabilmente ne inficiò i rapporti sociali, specialmente quello con i suoi genitori.

Chris, durante uno dei suoi viaggi estivi, prima di concludere gli studi, scoprì che sia lui che sua sorella Carine, nacquero al di fuori del matrimonio poiché suo padre era ancora sposato legalmente con la prima moglie. Una mancanza intollerabile di verità che nel corso degli anni fece scoppiare in lui un senso di ribellione fino ad allora tenuto faticosamente a bada. 

Per questo e per tanti altri motivi, scelse appunto di dare un taglio netto alla sua vita, dette tutti i suoi risparmi in beneficienza, bruciò i documenti ed i pochi soldi rimasti e decise che da allora fin quando lo avrebbe ritenuto necessario, avrebbe vissuto alla giornata, seguendo il respiro del suo cuore e della sua mente, sempre lungo la strada.

Si diresse ad Ovest con la sua inseparabile Datsun, ma un inconveniente gli fece abbandonare l’auto e proseguire senza mezzi propri. Lungo il tragitto incontrò alcune persone con le quali riuscì a stringere un rapporto vero di amicizia, pur nascondendosi dietro il nomignolo di Alexander Supertramp, segno di rigetto verso la sua vecchia vita.

In questi due anni di pellegrinaggio quasi ascetico, lavorò e mise un po’ di soldi da parte per comprarsi l’attrezzatura necessaria alla realizzazione del suo grande sogno, l’avventura di tutte le avventure, un vero viaggio “Into the wild”: l’Alaska.

“Due anni lui gira per il mondo: niente telefono, niente piscina, niente cani e gatti, niente sigarette. Libertà estrema, un estremista, un viaggiatore esteta che ha per casa la strada. Così ora, dopo due anni di cammino arriva l'ultima e più grande avventura. L'apogeo della battaglia per uccidere il falso essere interiore, suggella vittoriosamente la rivoluzione spirituale. Per non essere più avvelenato dalla civiltà lui fugge, cammina solo sulla terra per perdersi nella natura selvaggia.”

Christopher McCandless

Non sostò mai per tanto tempo in un posto forse anche per paura di affezionarsi troppo a persone e luoghi e farlo cedere in tentazione di rimandare i suoi progetti; questo penso sia comunque un’altra peculiarità da ammirare in Chris perché aveva sempre il coraggio di rimettersi sulla strada senza timore, riempiendo nuovamente il suo futuro di possibilità. Forse era proprio il fatto di rendersi le cose difficili che lo attirava a proseguire nel suo intento senza lasciarsi soggiogare dal continuo richiamo della società, trovando quasi piacere nelle privazioni quotidiane.

Credo che l’unico modo per far parte di questo sistema di cose, senza diventare pazzi, sia accettare, anche in piccola parte, quello che il sistema ti offre. 

Faccenda ardua per uno spirito libero, non disposto a scendere a compromessi. Scriverlo in effetti è molto più semplice e meno doloroso che riportarlo nel vissuto.

“Non fissarti in un posto, muoviti, sii nomade, conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte.”

Ciò che si sprigiona durante il viaggio, parlo di viaggio lento, compiuto con la fatica del proprio corpo e con l’aiuto della propria testa, è un qualcosa di sensazionale che riduce ad un nulla cosmico le iniquità della vita imposta dalla società; le bollette da pagare, i problemi a lavoro, la casa da pulire, le occasioni mancate, diventano neve al sole e la mente si dirige con una lucidità disarmante verso il proprio obiettivo, verso quel proposito che ci ha messo in cammino.

Riportando il discorso su Chris e alla sua avventura “Into the wild”, possiamo magari criticarlo per aver esagerato con la classica frenesia del giovane impaziente di misurarsi con la vita senza conoscerla a fondo, specialmente se si decide di vivere soltanto con ciò che la terra ti offre, soprattutto in una terra estrema come l’Alaska, ma ognuno dovrebbe riconoscergli l’enorme forza d’iniziativa e la bontà d’animo per aver inseguito il proprio sogno ed aver cercato di realizzare un qualcosa nel quale credeva profondamente!

Quanti detrattori possono sostenere altrettanto???

Credo che l’unico modo per far parte di questo sistema di cose, senza diventare pazzi, sia accettare, anche in piccola parte, quello che il sistema ti offre. 

Faccenda ardua per uno spirito libero, non disposto a scendere a compromessi. Scriverlo in effetti è molto più semplice e meno doloroso che riportarlo nel vissuto.

“Da giovane è facile credere che ciò che desideri sia ciò che meriti, è facile convincersi che se davvero vuoi qualcosa, è tuo sacrosanto diritto ottenerla.”

Raggiunse l’Alaska nell’aprile del 1992 e vi restò per cinque mesi circa. Trovò riparo su di un vecchio bus abbandonato, si procurò il cibo cacciando e pescando, raccogliendo bacche, radici e frutti della terra, senza telefono, mappe, orologi e accetta. Per ben cinque mesi sopravvisse alle ferree leggi della natura nelle terre estreme. Comprese ancora di più che la vera felicità non risiede nelle cose materiali ma nel contatto semplice e genuino con il mondo, con la natura selvaggia ed incontaminata, raggiunse l’idea che sia necessaria la piena condivisione con gli altri, perché come sottolineò in un passaggio dei suoi libri “La felicità è reale solo se condivisa”. 

Ipotizziamo che fosse pronto (non possiamo saperlo per certo) a tornare a casa dalla sua famiglia, a perdonare i suoi genitori e magari anche se stesso per tutte quelle incomprensioni e quei litigi che adesso, senza più quel ribollire di rabbia, sembravano futili pretesti per allontanarsi da loro. 

C’è chi raggiunge una certa maturità col passare degli anni e questo avviene per la maggior parte delle persone; c’è chi invece riesce a scorgere prima di altri significati e verità perché è il viaggio stesso ad amplificare la mente e ad allargare gli orizzonti, permettendo appunto a chi sceglie di togliersi magari qualche comodità, di giungere ben prima ad un obiettivo importante nella vita come è quello della consapevolezza.

Riportando il discorso su Chris e alla sua avventura “Into the wild”, possiamo magari criticarlo per aver esagerato con la classica frenesia del giovane impaziente di misurarsi con la vita senza conoscerla a fondo, specialmente se si decide di vivere soltanto con ciò che la terra ti offre, soprattutto in una terra estrema come l’Alaska, ma ognuno dovrebbe riconoscergli l’enorme forza d’iniziativa e la bontà d’animo per aver inseguito il proprio sogno ed aver cercato di realizzare un qualcosa nel quale credeva profondamente!

Quanti detrattori possono sostenere altrettanto???

Credo che l’unico modo per far parte di questo sistema di cose, senza diventare pazzi, sia accettare, anche in piccola parte, quello che il sistema ti offre. 

Faccenda ardua per uno spirito libero, non disposto a scendere a compromessi. Scriverlo in effetti è molto più semplice e meno doloroso che riportarlo nel vissuto.

“Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?”

Christopher McCandless, leggendo Lev Tolstoj

Chris decise allora di fare ritorno alla civiltà, questi due anni di vita libera gli sarebbero serviti per dare forma concreta alle sue aspettative di ormai giovane uomo. 

Purtroppo quando fece ritorno al punto del fiume Teklanika che aveva attraversato pochi mesi prima, il disgelo della neve e dei ghiacciai aveva aumentato la portata del corso d’acqua in maniera impetuosa, non permettendo al giovane di poterlo guadare senza l’inevitabile rischio d’essere trascinato via dalla corrente.

Tornò al bus in attesa di un momento più propizio ma durante le settimane successive per errore raccolse dei semi di patata selvatica non commestibili, molto simili a quelli che usualmente mangiava.

Gli effetti collaterali dell’ingestione di questi frutti velenosi lo porteranno alla denutrizione ed infine alla morte, sopravvenuta a metà agosto di quell’anno. 

Un paio di settimane dopo un gruppo di cacciatori locali, rinverrà la sua salma portando a conoscenza così anche la sua storia.

Krakauer racconta la storia di Chris cercando di perpetrare nel lettore l’indulgenza dei giudizi e pregiudizi al fine di farci realizzare il senso dell’impresa personale del giovane. L’empatia dello scrittore nei confronti del ragazzo (Krakauer è un alpinista e amante della natura selvaggia) gioca forse un ruolo chiave fra le righe del libro, se ne intuisce la passione che è stata messa nella scrittura e la volontà di far risaltare la figura di Chris come un esempio di elevata caratura morale.

Tuttavia l’indole giornalistica permette a Krakauer di mantenersi in perfetto equilibrio fra sentimento e realtà, senza trasbordare in una verve da tifoso nel racconto.

Una lettura, quella di “Into the wild”, che vi consiglio di portarvi dietro nel vostro prossimo viaggio, che vi terrà compagnia e vi farà riflettere su molti aspetti della vita quotidiana.

Inoltre aggiungo di non perdervi la trasposizione cinematografica realizzata da Sean Penn con lo stesso titolo, arricchita dalla colonna sonora di Eddie Vedder, che con le sue tracce musicali innalza ai massimi il livello del film.

Lorenzo Masotti
Lorenzo Masotti

Sono Lorenzo Masotti, 30 anni, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.


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Recensione “Un Indovino mi disse”​

Recensione “Un Indovino mi disse”

Grande classico della letteratura di viaggio, “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani racconta un anno epico, trascorso in Asia, alla ricerca di ritmi perduti, lontano dal moto impetuoso della civiltà moderna

“Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. 

Non volare mai!”.

 

 

E se in quella lontana primavera del 1976 Terzani non fosse andato proprio da quell’indovino che gli aveva profetizzato questo destino? Se magari non gli avesse prestato orecchio e avesse continuato imperterrito a volare? Beh, allora questo libro, forse, non sarebbe mai nato? L’incontro con l’indovino era già scritto da qualche parte? Il caso è il destino?

Tante domande iniziali che servono a raccogliere l’essenza della meravigliosa avventura che Tiziano Terzani compì dal 1° gennaio 1993 fino alla fine circa del gennaio 1994. Tredici mesi densi di storie avvincenti, raccontate senza mai togliere i piedi da terra, spostandosi con tutti i mezzi possibili, anche a piedi, ma senza prendere aerei.

Questa era la conditio sine qua non che il celebre scrittore e giornalista fiorentino s’impose per quell’anno, per dare retta a quell’indovino cinese, incontrato per caso (???) quasi vent’anni prima.


Terzani prese il coraggio a due mani e decise di utilizzare quel periodo di tempo per raccontare tramite le colonne del giornale tedesco Der Spiegel, per il quale era corrispondente in Asia, la storia dei cinesi d’oltremare, gli emigrati dal Grande Impero sparsi nei vari angoli del sud-est asiatico: questa era appunto la “scusa” ufficiale per giustificare la sua scelta di seguire la profezia.

S’intuisce bene che lo scrittore era alla ricerca di una nuova sfida, di un modo diverso di vedere il mondo, di osservare paesi e persone prendendosi tutto il tempo che avrebbe ritenuto necessario.

Terzani si promise anche che dovunque fosse arrivato quell’anno, sarebbe andato a trovare l’indovino locale più conosciuto, il santone del posto, il mago più stimato… giusto per farsi dare una sbirciata nel proprio destino.

Fu così che ebbe inizio un anno epico, alla riscoperta della sua amatissima Asia. Una scelta dettata soprattutto dalla volontà di riappropriarsi della propria vita, dei propri ritmi, senza dover cedere al moto inutile ed impetuoso della civiltà moderna.

Riscoprire i confini, varcare le frontiere, le faticose distanze da colmare: i viaggi lenti regalano armonia e consapevolezza perché permettono di riprendersi un pezzettino di libertà che ormai oggi abbiamo smarrito tra free duty shop, avvisi di check-in o allegre canzonette di atterraggio.

Dal Laos al Vietnam, dalle prime elezioni democratiche in Cambogia all’apertura della prima linea di comunicazione via terra fra Thailandia e Cina attraverso la Birmania, passando da un leggendario Bangkok – Firenze sulla Transiberiana sino al viaggio che lo ricondusse dall’Europa in Oriente, dal Mar Mediterraneo per l’Oceano Indiano e lo Stretto di Malacca fino a Singapore su di una malconcia nave portacontainer.

Nonostante la promessa di non volare, Terzani non ha svestito i panni del giornalista, riuscendo ad arrivare sempre in tempo là dove era necessario.

Un’idea che lo divertiva e che gli ha permesso di riscoprire l’istintivo bisogno di mettersi alla prova, di non sottrarsi alle difficoltà, magari di scommettere su se stesso per meritarsi poi l’arrivo con gioia maggiore.

La vita è strana, è una sorta di illusione, di metafora continua, uno stato permanente di instabilità, e se magari sei un tipo che comincia a farsi due domande, che si pone dei dubbi, delle questioni, anche le più semplici, ecco che allora qualcosa cambia, non sei più lo stesso perché scopri ombre e luci nuove, differenti. 

Poi magari cerchi anche qualche risposta a quelli semplici domande, ma non le trovi, ed ecco che arriva prima l’inquietudine verso il mondo e ciò che ci circonda; se non sei abbastanza forte, se non ti senti abbastanza forte, può capitare che quelle risposte si cerchino fra le vie più scomode e difficili.

Viaggiare invece è la soluzione migliore, per conoscere, apprendere senza preclusioni ma senza dimenticare chi siamo e perché stiamo cercando quelle risposte. E questa fu la scelta di Terzani.

Tornando alla seconda promessa, ovvero quella di incontrare il mago più famoso di ogni luogo, ogni volta che si trovava di fronte un bonzo, un santone o un illuminato, tendeva a riconoscersi nelle parole pronunciate, ma si accorgeva che era quasi naturale far collimare la realtà raccontata alla verità reale, era come fare la rima all’indovino.

Un aspetto questo che nel corso delle pagine del libro maturerà ed evolverà in Terzani, portandolo comunque a conoscere un qualcosa in più, a compiere altri passi nel suo percorso personale.

Un percorso libero dalla routine quotidiana, con l’unico scopo di servire la propria coscienza, con la mente scevra da logoranti pensieri e libera di godere delle gioie del mondo e della natura. Un tema molto ricorrente nel libro.

Forse il meccanismo della felicità, parlo della felicità delle cose semplici, si è interrotto quando la maggior parte delle persone si è allontanata dalla natura. Come si può crescere e vivere felici senza avere vicino al proprio ritmo di vita, quello degli animali e delle piante?

Essere felici senza poter ascoltare lo scroscio d’acqua di un fiume o di un ruscello? Senza un enorme prato fiorito dove godere delle albe e dei tramonti? Senza la possibilità di osservare la natura ed imparare da essa, a cosa si ridurrebbe la vita di una persona?

Trovo inquietante questa serie di domande perché credo che in molti, troppi abbiano dimenticato questi valori e che nemmeno cerchino di recuperarli.

Questo libro è una fonte d’ispirazione perché insegna moltissime cose: lasciar scorrere il tempo, senza ansia, vagare e frugare fra i pensieri, ritrovare il gusto di viaggiare, lasciandosi andare ai posti e alla gente, vivendoli appieno.

Purtroppo oggi in pochissimi riescono a non farsi investire, anche di striscio, da questa demoniaca macchina moderna. E’ quasi naturale ormai essere depressi, perché abbiamo l’idea di una vita che non esiste e dintorno non abbiamo esempi, figure importanti alle quali aggrapparsi, dalle quali apprendere.

Siamo in una spirale, in un cono di consumismo e ottusità che cinge i nostri sogni, ottunde le nostri aspirazioni; il modello materialistico s’è insinuato nelle pastoie della vita e ci minaccia quotidianamente.

L’arte può forse aiutarci? Si domanda Terzani nel libro. Non sempre perché anch’essa è dominata dalle leggi di mercato. Poi lo scrittore si chiede se qualcuno legga ancora un libro di poesie. Più andiamo avanti e più capiamo del fare insensato che ci siamo imposti. Dove corriamo? E perché? L’essenza delle cose si rifugia nella natura. E’ soltanto lì che possiamo ritrovare noi stessi.

Il 1993 di Terzani si chiuse con il viaggio – intervista all’ultimo re della droga, Khun Sa, nel nord della Birmania, ed il 1994 si aprì spalancando le porte della sua mente alla meditazione, attraverso un corso in Thailandia, organizzato da un ex agente della CIA che seguiva il metodo d’insegnamento imparato da un antico maestro, lo stesso metodo che un indovino aveva suggerito a Terzani di seguire poche settimane prima!

Terminata quell’ennesima splendida rivelazione, lo scrittore fiorentino decise di riappropriarsi ancora una volta della sua vita, decidendo di tornare a Bangkok, a Turtle House, in aereo da Chiang Mai.

“E io? Dove vado, io? Che cosa m’invento ora che non ho più da evitare gli aerei?”, si domanda Terzani. “Certo, un’altra buona occasione si ripresenterà. La vita ne è piena.”

Tornato a casa, stava già progettando la partenza per la prossima destinazione, l’India, dove in un tempio vicino a Madras, dei monaci conservano le scritture di un antico saggio vissuto tremila anni fa, dove sono riportate la vita e la morte di tutte le persone, del passato e del futuro. Del resto si è sempre curiosi di sapere qualcosa sul proprio destino!

In questo libro si respira una grande aria d’Oriente: avvincente, ricco di emozioni ed insegnamenti di ogni tipo, capace di sollevare domande giuste e profonde.

Terzani ci racconta in maniera chiara e precisa la volontà e la necessità di un uomo, ancor prima che di uno scrittore affermato, di rimettersi in gioco, di avere il coraggio di accettare nuove sfide senza il timore di sbagliare.

Un monito importante, soprattutto ai più giovani o in generale a coloro che sono in cerca di un qualcosa, di un’ispirazione alla quale attingere. 

Un must nei classici della letteratura di viaggio!

Lorenzo Masotti
Lorenzo Masotti

Sono Lorenzo Masotti, 30 anni, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.


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