Pubblicati da Lorenzo Masotti

I migliori 5 Trekking in Austria

I migliori 5 trekking in Austria

L’Austria è la meta ideale per gli amanti dell’escursionismo. Ecco 5 idee di trekking in Austria che ti porteranno alla scoperta di questa straordinaria realtà.



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Una vacanza in Austria non è vacanza se non ci si concede qualche giornata all’insegna dell’escursionismo. 

Terra selvaggia e accogliente, ricca di montagne, laghi e fiumi, l’Austria è la meta ideale per organizzare trekking capaci di regalare emozioni uniche lungo i suoi sentieri. Fare trekking in Austria significa immergersi in una natura meravigliosa tra vette alpine di oltre 3.000 metri, grandi laghi d’origine glaciale, respirando un’aria sana e pura passo dopo passo.

Elencare tutti i diversi sentieri sarebbe lunghissimo, ecco perché abbiamo selezionato 5 fra i migliori percorsi di trekking in Austria, che ci accompagneranno alla scoperta di questa terra facendoci immergere in scenari indimenticabili.

Sentiero dell’amore e Sentiero delle cascate negli Alti Tauri

Il Parco Nazionale Alti Tauri in Austria è la più grande area protetta dell’Europa centrale e delle Alpi con i suoi 1.800 km². Si estende tra le regioni della Carinzia, del Salisburgo e del Tirolo. Paesaggi incredibili, adornati da una natura rigogliosa ed intatta, ove svettano imponenti cime come il Grossglockner, 3.798 metri di altezza, ed altre 400 che superano i 3mila metri.

Un ambiente formato da rocce metamorfiche, con ampi spazi di pascolo frammezzati a spazi incontaminati, in cui ancora vivono migliaia di animali, come camosci, stambecchi alpini, marmotte, aquile reali e avvoltoi barbuti in piena libertà.

Gli Alti Tauri sono mete molto ambite dell’alpinismo: fu qui che nel 1761 si scalò la prima vetta ghiacciata, l’Ankogel, 3.251 metri. Ma sono gli escursionisti a trovare forte interesse grazie a una estesa rete di sentieri di oltre 1000 km, un’opportunità unica per fare trekking in Austria, dove ognuno può scegliere il suo percorso in questo panorama fantastico.


Uno di questi è il Sentiero dell’amore, Weg der Liebe, fra le Alpi di Millstätt, poggiato accanto al lago, il Millstätter See, la perla della Carinzia.

Il suo nome risale agli inizi del Novecento, quando in questa zona giunse un certo Alexander Pupovac, avvocato presso le corti e i tribunali di Vienna, il quale s’innamorò della giovane vedova Rainer di Millstatt, la sposò e comprò un edificio, che adesso è la baita Alexanderhütte, ovvero la prima tappa del Sentiero dell’Amore creato proprio dai due sposini per passeggiare ed amoreggiare.

Lungo quasi 7 chilometri e con un dislivello di circa 300 metri, il Sentiero comincia appunto dalla Baita Alexanderhütte dove gli innamorati possono scrivere i loro pensieri su di un’insegna di acciaio. Durante il percorso ci sono sette luoghi panoramici dove sostare per godere a pieno della natura; in questi punti sono a disposizione altrettante panchine che conservano libri in cui trovare frasi, citazioni, aforismi, poesie sull’amore.

Il sentiero termina dopo circa tre ore di cammino a Granattor, un varco riempito di tonnellate di granato, sulla vetta della Millstätter Alpe a 2000 metri di altezza.

Ci spostiamo nella zona del salisburghese e qui troviamo il Sentiero delle Cascate di Krimml, le più alte d’Europa ed uno dei siti naturali più interessanti del Parco Nazionale degli Alti Tauri. Rappresentano uno spettacolo magnifico grazie a tre salti che superano i 380 m. Per raggiungerle, fin dalla fine del 1800 e grazie al Club Alpino Austriaco, è stato creato questo Sentiero con punti di sosta panoramici, veri e propri balconi naturali da cui godere dello spettacolo in tutta sicurezza, apprezzando la discesa di questa acqua fragorosa originata dal torrente Krimml Ache.

Lungo circa 4 km con un dislivello più impegnativo di circa 600 metri, questo sentiero si percorre poco più di due ore, fruibile anche dai bambini. Ben segnalato, presenta tratti ripidi e altri pianeggianti, in modo da far riprendere fiato e comunque sempre per rendere più agevole la salita, tra boschi e rocce. Si parte dal paese di Krimml, a circa 20 minuti alla prima cascata. Altri 30-40 minuti sono necessari per la seconda, un’ulteriore oretta per la terza.

Una volta giunti alle cascate, si può proseguire per altre due ore fino al Rifugio Tauernhaus.

Adlerweg, il Sentiero dell’Aquila

L’Adlerweg è un circuito escursionistico molto famoso nel Tirolo e prende il nome dalla sua forma che richiama la sagoma di un’aquila che si libra tra le vette selvagge.

Il Sentiero dell’aquila è uno dei trekking in Austria a lunga percorrenza: oltre 400km di lunghezza con con dislivelli clamorosi. Proprio per questo viene suddiviso in due grandi tratti: il principale, nella zona più a nord della regione, il Nordttirol, che presenta 24 tappe, e l’altro nella parte dell’Osstirol che ne conta 9. 

Per quanto riguarda il tracciato principale, come abbiamo detto, le 24 tappe portano da St. Johann, a circa 100 km da Innsbruck, fino a St. Anton am Arlberg, paese a 1.793 metri di altezza che è poi la meta finale di tutto il circuito dell’aquila e dove si giunge totalmente immersi in un paesaggio alpino da cartolina. Molto ben segnalato, si può decidere anche di percorrerlo per alcuni tratti, fosse anche soltanto per godersi una passeggiata nella natura tirolese, fra malghe, distese verdi e le maestose cime che spiccano fra laghi cristallini.

Il secondo Sentiero dell’aquila, quello in Osstirol, si ricongiunge al Parco Nazionale degli Alti Tauri, misurando circa 100 km in 9 tappe, da 7 fino a un massimo 14 km ciascuna; anche questo è molto ben attrezzato ed indicato, difatti troveremo diversi rifugi lungo il percorso che faranno da cornice per una totale immersione tra i più grandi ghiacciai delle Alpi Orientali, con oltre 300 cime che superano i tremila metri di altezza, con il “capostipite” che è il Großglockner, 3.798 metri, la vetta austriaca più elevata.

Il cammino comincia da Ströden, ai piedi del Großvenediger, fino al rifugio Stüdlhütte proprio all’ombra del Großglockner. Lungo il sentiero potremo ammirare le cascate Umbalfälle, torrenti e boschi di larici fino al rifugio Johannishütte, il più antico delle Alpi Orientali, costruito nel 1857.

 

Nella regione del Salzkammergut, attraverso laghi magnifici

La regione del Salzkammergut deve il suo nome alla “Tenuta della Camera del Sale” (Salzkammer) che durante il periodo dell’Impero degli Asburgo (quando la Camera del Sale era l’autorità) gestiva le prestigiose saline. Oggi è una celebre meta di vacanze in Austria che si estende da Salisburgo fino ai monti di Dachstein, in un’area costellata da corsi d’acqua numerevoli. 

Le montagne imponenti ed i pascoli verdeggianti si specchiano nelle acque limpide di queste acque come il famoso lago Wolfgangsee, il lago Schwarzensee e il lago Attersee. Natura e cultura si fondono in perfetta armonia, offrendo l’ambiente ideale per una settimana all’insegna di un trekking in Austria.

Ognuno può cucirsi addosso il proprio percorso, ma noi vi proponiamo un itinerario ad anello che parte da Bad Ischl, un famoso centro culturale della regione dove si potranno visitare la villa imperiale, il Café Zauner, famoso per il suo dolce “Zaunerstollen”, e l’Hotel Austria, dove l’imperatore Francesco Giuseppe e Elisabetta di Bavaria (Sissi) festeggiarono il loro fidanzamento. Inoltre è possibile anche nuotare nel lago e nelle piscine del ‘Parkbad Bad Ischl’.

Il secondo giorno, si comincia la prima tappa da 24 km: da Bad Ischl ci si incammina verso la chiesa Kalvarienbergkirche e quindi lungo il “sentiero forestale di Elisabetta” per raggiungere Rußbach, il lago Schwarzensee, Eisenau, Burgau e infine il lago Attersee. Passeggiate lungo le sponde del lago per raggiungere Weissenbach.

Per compiere la seconda tappa di circa 23 km, sarà necessario prima prendere l’autobus fino al punto di accesso all’alpeggio di Burggrabenklamm, dove un sentiero vi condurrà tra le gole del Monte Schafberg. Proseguite tra i laghi Attersee e Mondsee (il Lago della Luna), sul sentiero segnato 17A, circondati dalle montagne. Valicate il passo di Schaffling, fino a scendere a St. Gilgen ed infine raggiungete Abersee, sul lago Wolfgangsee, un luogo incantevole dove si respira pace e tranquillità. 

Più semplice la terza tappa attorno al lago Wolfgangsee. Da Abersee raggiungete in barca la località di St. Wolfgang, un affascinante paesino situato ai piedi del Monte Schafberg con una chiesa tardo-gotica che ospita uno splendido altare trittico di fine 1400, opera dell’autore sudtirolese Michael Pacher. Camminando sul sentiero più alto, potrete fruire di uno splendido affaccio sulle sponde del lago con tutte le casine di legno dintorno. Da qui potrete prendere il trenino a cremagliera Schafbergbahn che risale il monte Schafberg (1760 m). Da St. Wolfgang proseguite a piedi lungo la Bürglpromenade raggiungendo Strobler/Weissenbach.

Il giorno dopo, lungo il fiume Strobler Weissenbach, si percorre la quarta tappa per circa 20 km fino al rifugio Kammersbach, passando dalla diga di Chorinsky, lungo la via salina più antica del mondo, che va dal monte Hallstatt, la cui miniera risale ai tempi dei Celti, fino alla salina di Bad Ischl (il nostro punto di partenza) e permette di vedere la lavorazione della materia più importante di questa regione, il sale appunto. Passeggiare per i prati “Kaltenbachau”, dove ai tempi dell’Imperatore si svolgevano corse di cavalli, picnic e rendez-vous, rilassarsi con la vista del lago, sul massiccio del Dachstein, puntando verso Bad Goisern, nota per l’artigianato di alta qualità.

Da Bad Goisem la quinta tappa è di quasi 30 km e ci accompagnerà lungo la riva orientale del lago Hallstättersee fino a Obertraun, attraverso la romantica vallata di Koppental. Un sentiero tematico conduce fino all’ultimo paese, Bad Aussee.

L’ultimo tratto, la sesta tappa, è di 25 km e percorre diversi ambienti: dal lago Altaussee ai pascoli di Blaa Alm attraversando la valle di Rettenbachalm, fino al ritorno a Bad Ischl.

Escursione nella zona di Alpbach, nel Tirolo

Il Tirolo è un paradiso per gli amanti dell’escursionismo e degli sport in montagna! Se volete fare trekking in Austria questo è certamente il posto più adatto per cominciare.

Ci troviamo precisamente ad Alpbach, un paesino situato sulle montagne a circa mille metri di altitudine. L’architettura omogenea in legno massiccio e i colori intensi dei balconi fioriti fanno di Alpbach il “Villaggio più bello di tutta l’Austria” e “Villaggio floreale più bello d’Europa”. 

La regione “Alpbachtal & Tiroler Seenland” è stata insignita del sigillo di qualità austriaco dei sentieri. La maggior parte delle escursioni che partono da Alpbach sono dirette nella regione delle Kitzbüheler Alpen, ma l’elenco delle mete escursionistiche qui è davvero lungo. 

Ci sono i tre orrido attrezzati: l’orrido di Kundler, raggiungibile dallampio sentiero relativamente pianeggiante senza ostacoli e adatto anche a persone disabili, poi il maestoso orrido di Tiefenbach coi suoi scenari panoramici ed infine l’orrido di Kaiser, il più spettacolare e che si trova molto vicino alla casa dell’Imperatore e dell’Imperatrice Sissi, a Brandenberg. 

Da non perdere a Kramsach, il più caldo lago balneare del Tirolo e una passeggiata nella storia lungo il sentiero dei castelli da Brixlegg a Rattenberg o presso il sentiero didattico di cultura locale di Alpbach, che passa davanti ad antichi masi.

Più in alto si trova il sentiero panoramico del monte Wiedersbergerhorn (2.128 m), da cui si possono ammirare le valli circostanti. Dalla cima il panorama è davvero spettacolare! 360° di montagne e vette che vanno dall’Austria, alla Baviera, fino alle montagne dell’Alto Adige!

Un consiglio per gli appassionati delle cime è il Plessenberg (1.743 m), dalla cui cima si può ammirare nelle giornate soleggiate il Großglocker, la più alta montagna dell’Austria.

In questa zona si trova la più piccola birreria dell’Austria, la “Kristall-Brauerei”, che può vantare il suo unico dipendente, il titolare Josef Moser, il quale produce 1.500 ettolitri di birra l’anno; il nome deriva dall’acqua cristallina delle sorgenti alpine della zona.

Nel paese limitrofo, Inneralpbach, si trova la “Kupferhäusl”, il secondo domicilio della moglie del famoso attore Johannes “Jopi” Heesters, una fattoria del 1800 che è possibile affittare per una vacanza.

Infine Rattenberg, la più piccola cittadina dell’Austria di soli 400 abitanti. Heinrich Unterrader, chiamato anche l’ultimo campanaro del Tirolo, qui da più di 30 anni, che vive nella porta settentrionale che fino al 19° secolo fungeva da torre di guardia. Le sue storie, i racconti ed i ricordi sapranno allietare chi giungerà nel suo paese dopo una bella camminata. 

Il Sentiero delle Malghe Salisburghesi

Il Sentiero delle Malghe (“Almenweg”), 31 tappe per 31 rifugi, è senza dubbio uno dei 5 migliori trekking in Austria. Invita a camminare di malga in malga per ben 350 km attraverso le montagne salisburghesi del Pongau, toccando oltre 120 rifugi dove si viene ospitati e rifocillati con cordialità. 

Da ciascuna delle località si può partire per un lungo trekking circolare oppure per una semplice camminata della domenica nella natura.

Il novanta per cento del tracciato si trova ad altitudini moderate, comprese tra i 1.000 e i 2.000 metri e si caratterizza per il logo che raffigura una genziana blu che cresce sulle montagne del Salisburghese. Lungo il Sentiero delle Malghe la troverete ovunque: sui segnavia, sui timbri nei rifugi e sulle panchine per le soste. Il timbro che ogni malga apporrà sul vostro libretto, vi permetterà di ottenere la spilla della Via delle malghe salisburghesi come premio per il vostro impegno presentandolo all’Ufficio Turistico. 

Su questi alpeggi, dove da secoli i malgari portano al pascolo il bestiame, gli amanti della natura possono godere della bellezza del paesaggio alpino. Per gli escursionisti, inoltre, i gestori delle malghe hanno sempre pronti i prodotti locali fatti in casa come il formaggio fresco di malga, il pane cotto nel forno a legna, il “Bauernkrapfen”, il gulasch ai funghi o il dolce ai mirtilli, chiamato “Schwarzbeernocken”. Per chi desiderasse provare la vita del malgaro, è possibile soggiornare presso i vari rifugi, partecipando attivamente alla preparazione del pane, del formaggio e alla distillazione della grappa. 

Si può assistere anche alle tradizionali feste del solstizio e le feste di transumanza di primavera e d’autunno. Una delle usanze più caratteristiche è la lotta Jakobi-Ranggeln, che si svolge ogni anno a fine luglio sul monte Hundstein presso Maria Alm. Quella che un tempo era una vera lotta tra pastori e malgari per stabilire i confini dei pascoli, oggi è diventata una specie di sport montanaro tradizionale. 

Lorenzo Masotti

Lorenzo Masotti

Writer APIEDIPERILMONDO - Sono Lorenzo Masotti, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.

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I migliori 5 trekking in Islanda

I migliori 5 trekking in Islanda

Ecco i 5 migliori trekking in Islanda, per scoprire a piedi una delle terre più selvagge e affascinanti del mondo.



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Ghiacciai e cascate mozzafiato, sorgenti termali come geyser e laghi bollenti, vulcani attivi, immense distese di lava e montagne innevate: l’Islanda si presenta così, in maniera a dir poco maestosa!

Le condizioni climatiche non semplici da affrontare – ci troviamo al limite del Circolo Polare Artico, a sud-est della Groenlandia – non hanno tuttavia impedito a questo paese di diventare una delle mete più ambite dai viaggiatori.

La “Terra di ghiaccio e fuoco” ha più di 4500 miglia quadrate di ghiacciaio e non a caso il nome in lingua inglese, ovvero Iceland, rende appunto l’idea di quello che ci aspetta; d’altra parte questa terra esiste anche per via delle eruzioni vulcaniche, presentando tutt’oggi ancora numerosi vulcani attivi. 

Inoltre, come citavo all’inizio, è una terra ricca di sorgente idrotermali! Alzi la mano chi non apprezzerebbe un’immersione nelle calde sorgenti ricche di zolfo e silice con una temperatura di circa 40°C?! Inoltre queste vasche naturali offrono spesso una vista pazzesca su distese di rocce laviche coperte di neve. 

Essendo circondata dall’oceano, quest’isola è anche un luogo perfetto per osservare balene, delfini e focene, ideale per gli amanti degli animali marini.

Per i viaggiatori che non vogliono rinunciare durante le vacanze a conoscere il fascino della città, è possibile fare tappa verso la capitale, Reykjavik, dove consiglio di assaggiare le specialità islandesi a base di pesce e di visitare il Parlamento costruito in dolerite, dove di fronte si erge la statua dell’eroe della lunga lotta per l’indipendenza dalla Danimarca, Jon Sigurdsson.

Finendo di apparecchiare il tavolo delle opportunità che offre l’Islanda, vi dico che questo è uno, se non il miglior posto per ammirare l’aurora boreale, specialmente nei mesi che vanno da Settembre ad Aprile.

Noi siamo qui però per mostrarvi le diverse possibilità di trekking presenti sull’isola, per cui andiamo subito a vedere quali sono i 5 migliori trekking in Islanda. 

Trekking di Laugavegur: il sentiero delle sorgenti calde

Il trekking più spettacolare del mondo?! Si fa in Islanda, ed è sconosciuto ai molti, anche agli appassionati. Lonely Planet nella sua guida: “Epic Hike of the World”, un manuale meraviglioso frutto delle domande da parte della rivista ad oltre 200 autori riguardo quale fosse la loro escursione preferita, ha inserito Laugavegur in cima alla lista. Noi non potevamo certo non inserirlo nei 5 migliori trekking in Islanda. 

In un paesaggio ancora incontaminato, fra zone desertiche e profondi canyon, nel bel mezzo di una lotta naturale fra ghiacciai e vulcani, si presenta il trekking di Laugavegur, “ Il sentiero delle sorgenti calde”.

Con una durata media stimata di 4-5 giorni, lungo circa 55 km e con un dislivello massimo di 500 metri di altezza al giorno, può essere effettuato in ogni stagione, anche se il periodo che va da Giugno ad Agosto resta il migliore. É anche vero che in Islanda ogni stagione è speciale, e che repentini cambi di umore, pioggia, neve e raffiche di vento sono sempre pronte ad insaporire anche le giornate estive. 


Il sentiero non è molto impegnativo dal punto di vista escursionistico. É situato nella parte sud-occidentale del Paese, e offre cinque rifugi piuttosto essenziali per rifocillarsi e riposarsi (i posti sono però limitati, ed è necessario prenotare con grande anticipo) lungo l’itinerario immerso nella natura islandese. Inizia proprio da Laugavegur, regione montuosa nei pressi del vulcano Hekla, ricca di calde sorgenti e fatta di montagne colorate e distese di lava. L’arrivo, invece, è nella valle glaciale di Þórsmörk, tra i ghiacciai Tindfjallajökull e Eyjafjallajökull.

La prima tappa la si percorre in 3 ore e collega Landmannalaugar a Hrafntinnusker; la seconda tappa, di 4 ore, va da Hrafntinnusker a Álftavatn e attraversa una conca rivestita di pietra lavica; la terza invece conduce da Álftavatn a Botnar i Emstrum in circa 3 ore; infine l’ultima tappa,da ben 6 ore, quella più impegnativa, porta sino a Þórsmörk. Lungo il percorso si attraversa una grande varietà di paesaggi, e capita di percorrere lunghi tratti senza incontrare nessuno, circondati solo dal silenzio e dalla bellezza della natura.

E’ proprio durante l’estate che è attiva la linea di bus che da Reykjavik porta, in circa 4 ore, nella zona di Landmannalaugar. Consiglio di verificare la disponibilità del servizio prima di partire.

Itinerari nel Parco Nazionale di Vatnajökull

L’Islanda ha dei paesaggi unici, scolpiti dalla continua azione di ghiaccio e fuoco e quindi anche in perenne cambiamento. Nella parte sud orientale troviamo il ghiacciaio più esteso per volume di tutta Europa: il Vatnajökull, una maestosa calotta glaciale che da sola occupa l’8% della superficie dell’isola (ovvero 8100km) e che si trova all’interno dello spettacolare Parco nazionale di Vatnajökull, creato nel 2008, oltre ad altri due parchi nazionali, Skaftafell e Jökulsárgljúfur.

Qui il paesaggio è davvero vasto e variegato con vallate, gole, tratti pianeggianti che arrivano fino al mare. Inoltre sotto la coltre glaciale c’è quell’insieme di vulcani ancora attivi, come il Grimsvötn che nella sua ultima eruzione del 1996, ha provocato lo scioglimento di un bel po’ di ghiaccio, facendo arrivare a valle una poderosa inondazione, e il Bárdarbung, che si è risvegliato tra il 2014 e il 2015, sputando fuoco e rocce dalla sua camera magmatica situata a 12 km sotto la calotta.

All’interno Parco nazionale di Vatnajökull, esistono diversi tipi di sentieri a varia difficoltà: troviamo gli “easy path” ovvero quelli più semplici e per la maggior parte dotati di superficie liscia, quasi sempre senza ostacoli o difficoltà significative, per questo adatti a tutti; poi abbiamo i “challenging path”, quei sentieri che possono avere tratti lunghi e scoscesi, con la presenza di ruscelli o fiumi da guadare, e che sono consigliati a chi è già più allenato; ed infine, per i più intraprendenti, ci sono i “difficult path”, molto impegnativi, con pendii ripidi e barriere rocciose anche da arrampicare. Scegliete con cura.

In questo straordinario Parco, un inno alla natura, troviamo anche diversi tragitti per le persone con problemi di mobilità e su sedie a rotelle: corridoi larghi più di 75 cm, dotati di corrimano e aree di sosta con panchine ogni 100 metri, con una pavimentazione compatta di ghiaia e piattaforme di legno sui punti panoramici; inoltre le pendenze sono inferiori al 6%, un ulteriore aiuto anche per un eventuale accompagnatore.

 

Si deve percorrere la Ring 1, la strada principale islandese, per arrivare al Parco e si può raggiungerlo da diverse località percorrendo questa strada che raccorda molti punti dell’isola. Orientandosi su Reykjavík, la distanza è di circa 400 km, ovvero 5 ore in auto massimo. É da visitare soprattutto tra tardo Maggio e Settembre, pur tenendo sempre ben presente il tempo mutevole e la facilità di ritrovarsi da una giornata soleggiata ad una con pioggia e nebbia.

Esistono diversi itinerari nel Parco, alcuni talmente belli e incredibili da essere considerati tra i più bei trekking in Islanda. Tra i più famosi citiamo il sentiero Svartifoss – Sjónarsker – Sel: si parte e si arriva al centro visitatori di Skaftafell, quindi una camminata circolare che sale fino al punto panoramico sopra la cascata (140 m di dislivello in 1,5 km), Sjónarnípa. Ci sono da attraversare passarelle e scalinate a picco sul burrone, ma la vista lungo il percorso è assolutamente meravigliosa. I km complessivi sono 5,5 ed il tempo di percorrenza attorno alle 2/3 ore.

Nell’area di Skaftfell invece ci sono diversi percorsi sia per raggiungere l’Hvannadalshnjúkur, la montagna più alta di tutta l’isola con 2169 mt (attenzione perché è anche un vulcano!!!) sia per raggiungere la famosa cascata Svartifoss, un anfiteatro pensile naturale impreziosito da rocce basaltiche dalla forma prismatica. 

Un altro percorso si trova nella zona che comprende Jökulsárlón, la laguna glaciale con il ghiaccio galleggiante; la città di riferimento con il centro visitatori è Höfn, dove parte il circuito di Hjallanes, il quale collega la fattoria di Skálafell al ghiacciaio Skálafellsjökull: circa 8 km, per 4 ore di camminata.

Nell’area delle montagne Hoffellsfjöll, possiamo trovare dei tragitti che arrivano alla cima Geitafell, in percorsi più o meno difficili, dai 30 minuti alle 5 ore.

Nella parte più settentrionale del Parco Nazionale Vatnajökull, la zona di Jökulsárgljúfur, la sorgente del fiume Jökulsá á Fjöllum, vicino al vulcano subglaciale Bárdarbunga, ha scavato un canyon fluviale ghiacciato lungo 25 km, largo 500 mt e in molti punti profondo 100-120 mt , che annovera numerose cascate mozzafiato come Selfoss, Dettifoss e Hafragilsfoss. 

La Snæfell Wilderness Area prende il nome dall’omonimo monte di 1833 metri. Le zone pianeggianti a ovest costituiscono la piana di Sandar, dove si possono avvistare grandi branchi di renne, specialmente a fine estate. Qui c’è una bella vegetazione alpina, con il ranuncolo glaciale e il biancospino alpino.

Sentiero alla cascata di Dettifoss

Questo Paese è una continua sorpresa e tra i suoi scrigni quasi segreti troviamo Dettifoss, la “cascata dell’acqua che rovina”! 

La potenza di Dettifoss è esagerata, difatti si calcolano in media oltre 500 metri cubi di acqua al secondo in estate e circa 200 durante il resto dell’anno, ghiaccio permettendo. Uno scenario pazzesco perché il balzo di 45 mt che si trascina con sé fango, sedimenti, ghiaccio e vapore acqueo e che vediamo quasi venirci addosso, ci restituisce ancora una volta la forza impetuosa della natura. 

Ogni anno l’acqua di color grigiastro proprio per la presenza dei detriti, corrode col suo costante scorrere le pietre, facendo arretrare la roccia di mezzo metro verso sud. Il fiume responsabile di quest’azione è il Jökulsá á Fjöllum, il fiume di ghiaccio, lungo 200 km. Questo nasce proprio dalla calotta glaciale del Vatnajökull  e va a gettarsi nelle terre estreme a nord, nel Mare Artico, non prima di aver regalato la formazione di una serie di cascate; infatti oltre alla più conosciuta Dettifoss, possiamo trovare Selfoss (raggiungibile in 20 minuti di percorso) e Hafragilsfoss (serve un’ora e mezza di cammino), rispettivamente di 10 e 27 metri di altezza.

Tornando a Dettifoss può essere vista da entrambi i suoi lati. Solitamente ci si arriva dalla strada 864 in direzione di Asbyrgi che è uno dei centri visitatori del parco. Da qui percorriamo un sentiero sulla lava solidificata, fra pietre basaltiche e bassi cespugli tipici dell’isola, per raggiungere la cascata nel giro di mezz’ora: di fronte a cotanta bellezza restiamo attoniti, fra lo sbuffo nebuloso dell’acqua ed il roboante rumore, si creano splendidi arcobaleni, rendendo unico il momento.

Consiglio di prestare sempre attenzione al terreno scivoloso ed alla mancanza di barriere al bordo del percorso. Tornando al centro visitatori di Asbyrgi, troveremo un ottimo campeggio per soggiornare.

Sentieri alla scoperta delle tre cascate di Seljalandsfoss, Gljufurarbui e Skógafoss

Anche se non si tratta di un percorso a piedi di più giorni e quindi di un vero e proprio trekking in Islanda, i sentieri che ci permettono di vedere da vicino queste tre cascate sono davvero spettacolari e valgono certamente il nostro tempo!

Seljalandsfoss, la “cascata liquida” è un posto ideale per i viaggiatori e per gli amanti della natura: a causa delle evoluzioni geologiche, quest’area si presenta in maniera molto diversa dalla sua origine oceanica. Questa spumeggiante e quanto fragorosa cascata è immersa in un verde molto intenso, fra rocce e casette dai tetti a punta, in un’atmosfera fiabesca.

Formatasi dal fiume Seljalandsá, questa cascata si getta da un’altezza di circa 60 metri da un altopiano di roccia basaltica, tipica dell’isola come avrete capito, da quello che in antichità era una scogliera a picco sull’oceano.

La cascata Seljalandsfoss si trova nell’Islanda del sud, a poco più di un’ora e mezza di auto da Reykjavík, in un’area tra le regioni delle Highlands e delle Lowlands. Per arrivare a Seljalandsfoss si passa dalla strada principale 1, e fin da subito si avverte la magia che avvolge questo luogo perché pian piano che ci avviciniamo camminando sul morbido terreno, intravediamo la maestosità di questo immenso getto d’acqua. 

Un sentiero ruota attorno al sito, con alcune passerelle di legno e gradini di pietra per facilitare il cammino a tratti più scivoloso e meno semplice. Bisogna affrontarlo ben attrezzati, con giubbotti caldi ed impermeabili, ma sarà un’esperienza memorabile, poiché non è certo facile trovare una cascata che consenta di essere ammirata da tutte le sue prospettive.

A nemmeno un chilometro da Seljalandsfoss, c’è un’altra fantastica cascata, Gljufurarbui (o Gljúfrafoss): un tuffo liquido di 40 metri, conosciuta come la “cascata nascosta” perché si trova all’interno di un canyon che la cela alla prima vista dei visitatori. E’ una bellezza che va cercata e conquistata, arrampicandosi su di un sentiero attrezzato che porta fino in cima, con la vallata che si stende al di sotto di essa.

Altra meraviglia, un po’ più distante, a circa trenta chilometri, troviamo l’ennesima cascata, Skógafoss, un gigante che si staglia tra terra e acqua; 62 metri di altezza e raggiungibile grazie a una scalinata di 700 gradini costruita al suo fianco. 

Esiste una leggenda a riguardo: il primo vichingo arrivato qui avrebbe nascosto il suo ricco tesoro di monete d’oro nella grotta dietro la cascata. L’avrebbe trovato un ragazzo, che perse però il prezioso bottino troppo pesante da trascinare, e sarebbe precipitato nell’acqua scomparendo e lasciandogli in mano solo un anello d’argento con incisioni runiche, oggi visibile al museo della vicina città di Skógar. La credenza rimasta sussurra che se ti bagni con l’acqua di Skógafoss, puoi trovare qualcosa che hai perduto da tempo!

Le tre cascate possono ovviamente essere visitate anche nel periodo invernale ma si consiglia sempre il periodo più caldo per avventurarsi alla scoperta di queste meraviglie. 

Grjótagjá, la grotta dell’amore

Nell’entroterra dell’isola di ghiaccio si trova Grjótagjá, la “Grotta dell’Amore” ricca di acqua calda e celebre grazie alla serie tv di “Game of Thrones”, dove i due protagonisti, Jon e Ygritte, si concedono un attimo di amore.

Grjótagjá si trova nella parte nord-orientale dell’Islanda, vicino al cratere del monte Hverfjall e ad est del lago Mývatn. E’ una grotta lavica di piccole dimensioni, un posto che acquista certamente ancora più suggestione quando un raggio di sole riesce a penetrare le crepe del soffitto, illuminandolo in un caleidoscopio di luci. É modellata dalle straordinarie forze vulcaniche che ancora oggi interessano la zona e si trova poco distante dalla faglia che divide la placca terrestre europea da quella del continente americano.

Grjótagjá è a pochi metri dalla superficie e si entra attraverso un’apertura creata casualmente dalla frattura del terreno nella roccia. All’interno si viene avvolti da una leggera nebbia, generata dall’alta temperatura dell’acqua di una sorgente termale, molto apprezzata dalla gente che ci veniva a fare il bagno fino a cinquant’anni fa. Ad oggi risulta impossibile a causa di una serie di eruzioni vulcaniche che hanno alzato la temperatura dell’acqua a 50 °C. 

Per arrivare presso la Grjótagjá si percorre la strada numero 860 dalla Ring Road (la n.1). Siamo a 500 km dalla capitale Reykjavík. Il paesino di Reykjahlíð è sicuramente un ottimo punto di partenza per esplorare anche i dintorni, come il suddetto lago Mývatn, a circa 277 metri di altitudine che tradotto significa il “lago delle mosche”, vista la grande presenza di questi insetti. Le rive disegnate dalla lava incandescente arrivata fin qui nel corso delle eruzioni verificatesi nel tempo e la serie di piccoli crateri nati, completano lo scenario, regalando emozioni uniche. 

Anche in questo caso non si tratta di un vero e proprio trekking in Islanda, ma di sentieri ed escursioni giornaliere che permettono di scoprire a piedi questa straordinaria terra. 

Da non mancare una visita rilassante alle Mývatn Nature Baths, le terme dalle acque ricche di silicati, con una temperatura tra 36 e 41°C, che sono il perfetto coronamento di una camminata nella natura.

L’Islanda è un sontuoso tesoro pieno di enormi sorprese che aspetta di essere (ri)scoperto. Non perdete quest’occasione!

 

Lorenzo Masotti

Lorenzo Masotti

Sono Lorenzo Masotti, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.

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I migliori 5 Trekking in Danimarca

I migliori 5 trekking in Danimarca

I tanti trekking in Danimarca ti permetteranno di scoprire luoghi unici e straordinari, dalle scogliere bianche di Møn alle sue più antiche foreste 



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La Danimarca rappresenta un posto ideale per gli amanti della natura: la costa meridionale, frastagliata e ricca di scogliere che si tuffa nel Mar Baltico, la campagna fatta di colline moreniche e attraversata da numerosi sentieri, oltre 400 isole da visitare, una pianura che arriva sino al Mare del Nord. Secondo uno studio pubblicato dall’UNESCO, la Danimarca può fregiarsi del titolo di “stato più felice” del mondo.

Muoversi in Danimarca è molto semplice, sia a piedi che in bicicletta! La Danimarca è ricca di sentieri da trekking e piste ciclabili sicure e semplici da percorrere. Le distanze non sono affatto impegnative; è un andare emozionante, sospinti dal vento del nord alla ricerca di villaggi vichinghi, navi pirata, castelli, città di lego e sirene adagiate sul mare. Il viaggiatore deve assaporare ogni angolo del paese come una continua scoperta di una serie di racconti misteriosi e leggendari, quasi fiabeschi, in un contesto condiviso fra natura e sogno.

Nella nazione più a sud della Penisola Scandinava, andremo alla ricerca dei 5 fra i migliori trekking in Danimarca.

Itinerario Margherita: natura e paesaggi mozzafiato

Questo sentiero ha sicuramente cambiato la percezione di molti viaggiatori sulla Danimarca: stiamo parlando dell’Itinerario Margherita. Si tratta di un percorso lungo più di 3000 chilometri che attraversa tutto il paese passando sia fra zone conosciute che località isolate, spesso lontane dai classici luoghi visitati dai turisti.

 Il nome di questo itinerario è un omaggio alla Regina Margrethe di Danimarca. Inaugurato negli anni ’80 e dedicato al suo fiore preferito, la margherita. Dal 2001 il percorso appartiene all’Outdoor Council che collabora con VisitDenmark, le agenzie turistiche e le altre organizzazioni per garantire il mantenimento e il miglioramento della strada. 

Le strade sono indicate da cartelli quadrati con una margherita su sfondo marrone. La maggior parte di quest’itinerario è percorribile anche in auto, in camper o col bus (tranne alcuni tratti) ma il consiglio è assolutamente quello di percorrerlo lentamente, a piedi o magari in bicicletta per scoprire oltre 200 luoghi e panorami mozzafiato.

Inoltre è possibile anche scegliere quale tratto percorrere a seconda dell’interesse che abbiamo: strade panoramiche oppure aree naturali incontaminate, una passeggiata tra i mulini a vento altrimenti possiamo assaporare la bellezza dei paesini dal fascino antico arroccati sulle scogliere a picco sul mare.

 


Si parte da Aarhus, una città giovane e intraprendente, molto piacevole da visitare e seconda solo a Copenaghen per grandezza e densità di popolazione. Da qui si prosegue in direzione nord-est, verso la penisola dello Djursland, dove si trova Ebeltoft, una vera e propria chicca da visitare dove il tempo pare essersi fermato. Questa regione è inframmezzata da docili pendii, vallate e fiordi scolpiti dall’acqua in seguito allo scioglimento dei ghiacciai risalente a qualche migliaio di anni fa.

Risalendo la costa si raggiunge Grenaa, punto d’imbarco del traghetto per l’isoletta di Anholt, situata nello stretto del Kattegat, protetta come parco naturale e dominata da un paesaggio di dune e spiagge di sabbia, ribattezzato dai locali come “il deserto”. Questa parte dell’itinerario sarà una piacevole sorpresa per gli amanti del mare perché troveranno luoghi inaspettati e di assoluta quiete. Da non perdere anche Horsens e Vejle, a sud rispetto al punto di partenza, dove, oltre a molte spiagge, si potrà visitare l’antica città fortezza di Fredericia, dove saremo trasportati in un paesaggio incantato che rimanda alle fiabe dei fratelli Grimm.

Ricollegandoci invece verso l’interno, fino a raggiungere Viborg, uno scrigno Medioevale ricco di tradizioni e storia racchiuso in uno dei borghi più antichi della Danimarca. Altre cittadine da visitare sono Hobro e Randers.

Altri luoghi e villaggi sicuramenti insoliti per noi e che incontreremo lungo l’Itinerario Margherita in questo trekking in Danimarca sono: il Castello di Egeskov e quello di Kronborg, la Dybbøl Mill dove esiste una fedele ricostruzione della battaglia avvenuta durante la seconda guerra mondiale, poi per gli appassionati dei famosissimi mattoncini colorati esiste la città di Legoland, poco distante dall’aeroporto di Billund, ed infine e le spettacolari scogliere bianche di Møns Klint.

Insomma un tour completo nelle zone più e meno rinomate della Danimarca, che permette a tutti di gustarsi questo paese in ogni sua sfaccettatura.

Esplora la Selandia occidentale: scopri i sentieri e la natura rigogliosa

Ci troviamo sull’isola più grande della Paese, la Selandia, dove sorge anche la capitale Copenaghen. Non si tratta in questo caso di un percorso a lunga percorrenza, ma di brevi trekking in Danimarca. Le possibilità di escursioni sono diverse e tutte attraversano panorami splendidi, fra colline e villaggi che raccontano il passato di questa nazione.

Ad esempio nel comune dell’Odsherred, dov’è presente anche il Geopark, un sito riconosciuto dall’Unesco, potremmo scegliere di intraprendere una camminata in direzione dell’Isefjord, oppure dirigerci vicino alla piccola cittadina portuale di Havnsø, alla fine della baia di Nekselø, dove possiamo scovare la più grande brughiera della regione. 

In alternativa si potrebbe vsitare Vesterlyng, un’area protetta, dove è possibile anche godersi un po’ di relax sulla spiaggia e passeggiare fra le vie del paese. 

La penisola di Røsnæs, nella parte occidentale della Selandia, invece è consigliata per delle camminate leggermente più impegnative dovute ai leggeri saliscendi del territorio; qui siamo a nord di Kalundborg e troveremo facilmente diversi sentieri di trekking ben tenuti e con un’ottima segnaletica che serpeggiano lungo le scogliere e raggiungono un incantevole faro, in una cornice che rende l’idea di un immaginario tipico dei paesi scandinavi. 

Di tutt’altro tipo è la parte più ad est, dove si trova la riserva naturale di Hov Vig, un’area paludosa con una spiccata ricchezza faunistica, indicata anche per gli amanti di birdwatching. 

Nella zona meridionale dell’isola possiamo ammirare meravigliosi scorci dei laghi Tystryp e Bavelse, fra sentieri che si allungano tra colline e foreste tra numerosi corsi d’acqua; molto conosciuta l’escursione al fiume Suså, il più lungo della Selandia, consigliata oltre che per il trekking anche per gli appassionati di canoa e di pesca.

 

Le scogliere bianche di Møns

A sud di Copenaghen, in un caleidoscopio di colori sconfinati, s’apre uno scenario fantastico dove il mare corteggia impetuosamente le bianche scogliere di Møn, conosciute anche come la “Meraviglia del Baltico”.

Queste scogliere sono una delle attrazioni naturali più spettacolari di tutta la Danimarca: dei veri e propri giganti di gesso bianco che padroneggiano il paesaggio, tuffandosi nelle acque gelidi e turchesi del Baltico.

È il posto ideale per trascorrere un’indimenticabile camminata a picco sul mare, fino sul promontorio, dove, con un po’ di fortuna sarà possibile ammirare il volo del falco pellegrino, cercare qualche fossile o raccogliere dell’ambra lungo la spiaggia, lasciando sempre la mente libera di spaziare in questa straordinaria natura. Anche in questo caso non si tratta di un vero e proprio trekking in Danimarca ma di un’escursione giornaliera nella natura.

Ogni stagione può essere quella buona per intraprendere questo viaggio, ma ognuna tiene in serbo un regalo diverso: durante la primavera, potremmo arricchire la nostra camminata con un’uscita in barca tra le foche a Bøgestrømmen, in estate non dovremmo farci mancare un bagno alle spiagge di Ulvshale o di Svinø, in autunno, invece potremmo dedicare un po’ di tempo in sella ad un cavallo bianco fra i boschi rosseggianti ed infine l’inverno saprebbe regalarci un silenzio quasi surreale, ideale per rimettere insieme idee e progetti per il futuro.

Dal 2013, grazie a un nuovo importante progetto chiamato “Destination for All”, è stata inaugurata una passerella in legno lunga 270 metri che percorre il tratto lungo il ciglio delle falesie fino al punto panoramico di Freuchens Pynt, migliorando così l’accesso per le persone anziane, per i disabili e per le famiglie coi passeggini per i bambini piccoli. 

Le colline ondulate di Mols e un ricco patrimonio storico

Il paesaggio di colline ondulate di Mols Bjerge è un luogo decisamente importante a livello nazionale perché rappresenta un’area unica sia dal punto di vista geologico che da quello paesaggistico. 

Formatosi circa diecimila anni fa durante l’ultima era glaciale, in quest’area naturale sorge un rinomato parco nazionale di oltre 180 km2; ci troviamo nella parte meridionale dello Djursland, nello Jutland orientale, dove sono presenti i paesaggi più aspri e vari della Danimarca. 

Un posto ideale per organizzare un’escursione tra brughiere, boschi verdissimi, torbiere e prati costieri dove la flora e la fauna locale, non mancheranno di stupirci. Mols Bjerge è un parco nazionale di oltre 180 km2. Andando alla scoperta del parco, potremo scoprire panorami incantevoli: dalla cima dello Jernhatten, dove è possibile avere una vista a 360°, possiamo raggiungere a nord Stubbe e i laghi di Lange lakes, verso ovest troveremo le foreste di Kaløs.

La peculiarità di quest’area è il tipico terreno ondulato, lievi colline ed il suo habitat naturale spiccatamente variegato. Questa è una zona popolata da migliaia di anni, dove gli antichi abitanti tramandavano credenze religiose e tradizioni attraverso la costruzione di tumuli in granito, dolmen e tombe. 

La Observation Tower, un sentiero artificiale sospeso

Questa è una passeggiata sicuramente meno usuale rispetto alle altre perché si tratta di una passerella a spirale sospesa sopra una foresta naturale.

Un’opera architettonica, costruita all’interno del parco naturalistico protetto di Gisselfeld Klosters Skove, a un’ora di macchina circa a sud di Copenaghen, alta 45 metri circa e lunga oltre 600, allestita dallo studio d’architettura EFFEKT, su commissione del Camp Adventure Park.

Un sentiero artificiale sospeso al di sopra di un’incontaminata distesa di piante, che attraversa le parti più antiche della foresta, mentre la torre e la passerella inferiore si trovano nelle aree più giovani della selva danese. Saliti in cima, troviamo la Observation Tower, che concede ai visitatori di godere di una visuale meravigliosa. Inoltre questa struttura architettonica vanta una completa accessibilità, grazie alla sua linearità e alla sua forma. 

Oltre a questa particolare attrazione, il Gisselfeld Klosters Skove ospita diverse insenature e zone umide, ricche di fauna selvatica, che attirano diversi visitatori ogni anno.

 

Lorenzo Masotti

Lorenzo Masotti

Writer APIEDIPERILMONDO - Sono Lorenzo Masotti, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.

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I migliori 5 trekking in Svezia

I migliori 5 trekking in Svezia

Scopri con questi 5 trekking in Svezia l’ultima frontiera wild del continente, per un viaggio a piedi nella natura più selvaggia e incontaminata



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La Svezia rappresenta il paese ideale per chi è alla ricerca di un viaggio a piedi improntato all’aria aperta, tra natura selvaggia e alla scoperta di paesaggi fantastici; incastonata nel profondo nord dell’Europa, la Svezia vanta una vastità di ricchezze naturali non indifferente: fra laghi e fiumi, boschi e montagne, ogni attività offre un’esperienza entusiasmante. 

Difatti circa il 75% del paese, è costituito da un territorio del tutto incontaminato, che annovera fra l’altro una trentina di Parchi nazionali. Inoltre qui vige per legge costituzionale “il diritto di pubblico accesso alla natura”, che permette ad ognuno di fare liberamente qualsiasi attività come il trekking, la canoa, lo sci e il campeggio libero, alla sola condizione di rispettare e preservare il bene comune.

Tuttavia non è necessario allontanarsi molto dalle città per poter respirare aria pulita e godere di foreste e corsi d’acqua. Nel solo distretto di Stoccolma, quello più popolato della nazione, si possono contare tantissime riserve naturali all’interno della baia di Riddarfjärden, il luogo dove sorge la città, chiamata anche la “Venezia del Nord” proprio perché situata sull’acqua. 

La Svezia, come la Norvegia, si appresta nel giro di pochi anni a diventare totalmente indipendente dalle materie fossili grazie al continuo sviluppo sia a livello strutturale che di sensibilizzazione nei confronti dei propri cittadini, credendo fortemente alla possibilità/necessità di diventare autonomi ed eco sostenibili, una tematica molto sentita nel Nord Europa.

Ovviamente questo paese offre diverse possibilità di camminare a stretto contatto con la natura, per cui andiamo a vedere quali sono i 5 migliori trekking in Svezia.

Il Sentiero del Re in Lapponia: il Kungsleden

Il Kungsleden è un trekking molto famoso nel mondo ed il più rinomato in Svezia. Lungo 400km, si trova nel Nord del paese, più precisamente nella leggendaria Lapponia svedese e rappresenta un cammino superbo e quasi ancestrale perché si trova in uno dei luoghi più selvaggi ed incontaminati, una sorta di ultima frontiera wild del Continente.

Il Kungsleden (o Sentiero del Re), progettato dall’Organizzazione turistica svedese nei primi anni del 1900, è un itinerario che si snoda lungo la catena montuosa al confine fra Svezia e Norvegia, in un territorio fatto di grandi spazi, spesso disabitati, dove si percepisce indistintamente la voce forte della natura: boschi bi betulle, praterie sconfinate, laghi e torrenti, montagne dai dolci pendii. La presenza umana in questi contesti è quasi ostile, siamo un ospite tollerato.


Il cammino parte da Abisko, una cittadina nella regione della Lapponia, e termina nel sud della nazione, ad Hemavan, proprio ai confini con la Norvegia. I percorsi che compongono il Kungsleden sono molteplici ma tutti ben attrezzati e concepiti per i trekker con precise indicazioni, ponti e passerelle, ostelli e rifugi per potersi rifocillare e trascorrere la notte in tranquillità e riposo. Questo percorso si può anche suddividere in trekking più brevi ma anche se si decidesse di percorrerlo per intero, si tratterebbe di un sentiero di media difficoltà, mai aspro dal punto di vista dell’intensità, che richiederebbe solo un minimo di preparazione atletica e praticità escursionistica, oltreché all’immancabile spirito di adattamento e tanta, tanta energia e voglia di scoprire cosa c’è celato dietro il prossimo orizzonte. Nella sua interezza il percorso attraversa 4 parchi nazionali: Abisko, Stora Sjöfallet, Sarek e Pieljekaise. Durante l’escursione non sarà affatto inconsueto incontrare dei pastori di renne che sono al pascolo con le loro greggi.

Rappresenta un po’ il sogno di molti escursionisti ispirati dal forte impatto paesaggistico ed intrigati dal suo aspetto primitivo; d’altronde si sa che la natura regala sempre magnifiche soddisfazioni e non bisogna certo essere dei grandi esploratori per poter vivere le emozioni, semplici e profonde, che un viaggio sa dare.

Il periodo ideale questo trekking in Svezia va da Maggio a Settembre, nei periodi più miti, in cui il sole tramonta più tardi. Sono consigliate tappe giornaliere da 20-25 km.

Il Sentiero Roslagsleden

Un altro fra i trekking in Svezia più affascinanti si trova a pochi chilometri dal centro di Stoccolma. Il percorso, lungo 130 km, comincia appunto dalla capitale del paese e prosegue a nord, attraverso foreste e paesaggi collinari, costeggiando comunità e villaggi.

L’escursionismo è senza alcun dubbio il modo migliore per tendere l’orecchio al richiamo della natura, oltretutto questa zona offre la possibilità di conoscere la cultura e le tradizioni di una popolazione antica. Infatti durante il cammino s’ incontrano paesaggi incantevoli: dalle rigogliose foreste e placidi laghi che sembrano addormentati nel tempo che qui scorre leggero e piacevole, si giunge fin sulle soglie di antiche chiese medievali e cimiteri vichinghi desiderosi di far conoscere la propria storia sopita nell’eco del passato.

Roslagsleden, ampliato a partire dal 1977 con la parte più recente inaugurata nel 2009, è ben segnalato ed attraversa sei comuni ed è facile da raggiungere: il sentiero corre dalla chiesa di Danderyd, passa da Norrtälje, sale su verso il canale Väddö e termina nella bellissima Grisslehamn. 

Lungo il cammino bisogna sempre sentirsi liberi di creare la propria giornata, a seconda di come ci sentiamo fisicamente o di qual è la nostra ambizione. Però a volte bisogna anche saper staccare la testa per potersi immergere totalmente nel paesaggio che ci ospita. Questo non è un trekking difficile né tantomeno lungo; percorribile in una settimana circa si riesce a portare a termine facendo anche 20 km quotidiani, tuttavia credo sia un percorso che vada vissuto col cuore dell’esploratore. 

Si può ascoltare il battito di ali della storia, pensare al lavoro d’ intaglio della pietra runica fatto nelle comunità della foresta e viaggiare sempre con una meravigliosa sensazione di libertà e grandezza offerta dalla natura.

Visita il sito per saperne di più sul Sentiero Roslagsleden 

Il triangolo di Jämtland

Il triangolo di Jämtland è uno dei trekking in Svezia più conosciuti. Situato nel centro del Paese, si sviluppa per circa 47 km sulle omonime montagne in un percorso con partenza e arrivo dalla cittadina di Storulvån, nella regione di Ostersund, ed affianca anche famose stazioni sciistiche come Sylarna e Blåhammaren. 

Il Jämtland è una zona sicuramente non rinomata per la sua night life, ma permette di compiere un salto nel tempo apprezzando la vita dei contadini di montagna, vedendo le renne libere come fossero le nostre galline, assaggiando formaggi  e prodotti gustosi tipici della zona e conoscendo la storia locale nel museo militare di Ostersund.

Questo è il posto perfetto anche per gli amanti della pesca, specialmente durante la seconda parte dell’estate quando nei corsi d’acqua le trote appaiono nell’oscurità crescente aspettando la schiusa delle libellule.

Il Jämtland offre sentieri escursionistici particolari che toccano diversi paesini, tuttavia quello più famoso resta il percorso a triangolo da Storulvan. L’escursione non è assolutamente impegnativa: con la sua flora alpina lungo il cammino e le gole rocciose a picco sui ruscelli, potrai godere di ogni passo compiuto in questo emozionante percorso, sempre ben segnalato e accessibile a tutti.

La vetta più alta della zona è Helags, che ha il ghiacciaio più meridionale della Svezia e si trova a 1.797 metri sul livello del mare. Sonfjället in Härjedalen è il parco nazionale della regione, che preserva anche una cinquantina di riserve naturali. Il lago Storsjön nel centro di Jämtland Härjedalen è il quinto lago più grande della Svezia con una superficie di 456 chilometri quadrati. 

Molto presente è la cultura Sami, che, con i suoi 12 villaggi e con la sua storia e le sue tradizioni, ha avuto una grande influenza sulla regione, ad oggi piena di innovatori culinari: birrifici premiati, pastori, gustosi caseifici, panetterie e ristoranti che presentano una cucina locale. Non c’è da stupirsi che la regione intorno a Östersund sia una delle città creative della gastronomia del mondo (premiata dall’UNESCO, è la regione dell’Europa con il maggior numero di produttori biologici).

Il sentiero Siljan

Il Siljan Trail, nella regione Dalarna, serpeggia per circa 340 km sfiorando la perla del lago Siljan, un invaso di origine meteoritica, attraversando i villaggi di Zorngården e Tällberg, e raggiungendo Rättvik ed infine il Lago di Orsasjön, dove il trekking si chiude con una comoda passeggiata di 40 km attraverso un paesaggio ammantato di armonia naturale. La segnaletica ben accurata rende il tutto ancora più fruibile anche per trekker neofiti. La stagione migliore resta sempre quella che va da Maggio a Settembre. 

Nota importante: questo trekking in Svezia ricalca parte del sentiero europeo E1. 

Dal punto panoramico più alto, il monte Gesunda, la nostra vista potrà galoppare sconfinata su un enorme tappeto verde, intervallato da modeste cime di pietra grigiastra ricoperta dal muschio dei licheni e da pochi villaggi immersi totalmente nella natura. Il cielo terso e l’aria frizzante completano un quadro di immancabile attrattiva.

Più di 900 km a sud della Lapponia, questa regione, soprannominata la “piccola Svezia” perché nel suo territorio conserva diverse caratteristiche tipiche sia dal punto di vista delle tradizioni e costruzioni folcloristiche sia per quanto riguarda la tutela della flora e della fauna presenti grazie alle diverse riserve, offre paesaggi vastissimi ed incontaminati. Tutto questo continuo contatto primordiale con la natura dona lungo il percorso un senso di vastità che permette di aprire la mente e concepire in maniera totalmente diversa la percezione dello spazio che ci circonda. Qui nessuno è padrone, tantomeno l’essere umano.

 

Ogni estate inoltre il lago Siljan si popola di moltissimi turisti interessati alla musica grazie ad una lunga serie di eventi e concerti dal nome Musik vid Siljan che si svolgono in riva al lago; questa sontuosa cornice incastonata in un ambiente naturale attira turismo orientato anche su diverse attività come equitazione, pesca, canoa, kayak, mountain bike. Da non dimenticate di visitare il parco più grande d’Europa per i predatori chiamato Orsa Grönklitt che si trova a nord del Lago Siljan ed è visitato ogni anno da 100.000 persone.

Altra attrattiva della zona è il Parco Nazionale Fulufjället, la piú importante area protetta della regione dove è possibile ammirare la Njupeskär, una grande colonna d’acqua che si getta da un  altopiano di 90 metri. La cascata, la piú alta della nazione, è protetta da una falesia che sembra esser stata scavata da una gigantesca cucchiaiata. Questo parco inoltre offre da solo altri 140 km di sentieri, e la possibilità di pernottare in quota. 

Il Sentiero dell’emigrante: Utvandrarleden

Utvandrarleden è un trekking in Svezia che misura circa 105 km fra andata e ritorno e s’incammina principalmente fra strade e sentieri boschivi. La segnaletica arancione riporta la dicitura “vandringsled”, ovvero percorso da seguire. Non è difficile trovare una sistemazione ogni 15-20 km ed è possibile prenotare anche un pacchetto escursionistico completo con una guida. 

Questo percorso escursionistico attraversa foreste di abeti e boschi di latifoglie, fra prati e pascoli, lungo laghi e villaggi immersi nella natura. Il Sentiero dell’Emigrante è un giro nella zona sud est della Svezia che copre i comuni di Emmaboda, Lessebo e Tingsryd ed è così definito per la spiccata fase migratoria di molti cittadini svedesi a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Se vogliamo compierlo in maniera completa si dovrebbe partire da Korrö, un antico villaggio artigianale in cui il fiume Ronnebyen fornisce energia per numerosi commerci come un mulino e una segheria sin dal lontano 16 ° secolo. Si attraversa quindi il Lago Vikholmen,  e si visitano posti come Akerby Junction, legati a Vilhelm Moberg (un noto giornalista e romanziere svedese dedito alla stesura di libri sui primitivi ambienti contadini, in grado di sollevare tematiche oggi moderne già nella prima parte del Novecento come la lotta fra Natura ed industrializzazione ed altre riguardanti l’allora fortissima migrazione transoceanica dalla quale questo sentiero trae il suo nomignolo).

Lungo il percorso, ci sono un certo numero di punti di sosta riparati dove è possibile godersi il ​​pranzo al sacco. L’odore delle foreste e la quieta tranquillità che regnano a queste latitudine ci accompagneranno assieme al canto degli uccellini nel nostro cammino. Se intrapreso durante l’estate, anche per i più morigerati, sarà possibile trovare una serie di luoghi di balneazione dove fermarsi a fare una nuotata prima di continuare, a patto di non essere troppo freddolosi! 

Ci troviamo anche nel Regno di Cristallo e questo percorso passa attraverso la comunità di Skruv, dove potremo visitare le vetrerie locali e osservare dei mastri vetrai in azione.

Non ci resta che goderci un altro stralcio di panorami sensazionali in una terra che sa farsi bella e piacente grazie alla protezione delle proprie risorse naturali!

Per scoprirne di più vai alla pagina ufficiale del trekking Utvandrarleden

Lorenzo Masotti

Lorenzo Masotti

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Recensione “Into The Wild – Nelle Terre Estreme”

Recensione “Into The Wild – Nelle Terre Estreme”

Jon Krakauer, nel suo “Into the Wild” racconta la storia del giovane Chris Johnson McCandless che, ad inizio degli anni Novanta, vagabondò nella zona occidentale degli Stati Uniti ed infine in Alaska, alla ricerca di un profondo significato di vita nella natura.

Potrebbe sembrare agli occhi di molti un’avventura dettata dall’impeto giovanile, dalla voglia di ribellione verso la società e la famiglia, finita male perché dominata da inesperienza e da troppa esuberanza… io invece credo sia la storia di un ragazzo dal futuro promettente che decise, con estremo coraggio, di rinunciare alle facile comodità che avrebbe potuto avere pur di dedicarsi alla ricerca di se stesso e di un senso più profondo della vita, scegliendo di partire per un viaggio senza meta né durata che lo avrebbe condotto verso terre inospitali e purtroppo alla morte.

Questo libro, “Into the wild”,  nacque dall’incontro casuale fra la storia di McCandless e Krakauer, allora giornalista, che riportò tutta la faccenda sulla rivista Outside: l’articolo attirò subito grande attenzione negli Stati Uniti. 

In tanti si chiedevano perché un ragazzo di poco più di vent’anni avesse scelto di allontanarsi dalla vita agiata e borghese della sua famiglia (il padre di Chris, Walt, era uno scienziato di punta della Nasa) per addentrarsi nei meandri di un’esistenza senza averi né certezze. 

La giudicavano come una bizza esistenziale, non si capacitavano di una scelta così sciocca ed immatura per loro, non riuscivano ad andare oltre la tragica fine di Chris, non intuivano la potenza del suo viaggio, non coglievano quell’intima ricerca di equilibrio fra uomo e natura.

Successivamente, questa storia divenne un’ossessione vera e propria per Krakauer, che, col passare del tempo, riuscì a rimettere insieme i pezzi di questa vicenda, grazie all’aiuto dei familiari del ragazzo, alle persone che lo incontrarono lungo il percorso e al diario che Chris tenne durante l’ultima sua avventura, regalandoci una delle esperienze di lettura più suggestive ed emozionanti che abbia mai letto.

“C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace nello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.”

Jon Krakauer


Appena laureato all’Emory College, Chris intraprese il suo viaggio attraverso gli Stati Uniti, prima in macchina e successivamente a piedi e con ogni mezzo di trasporto disponibile, autostop, treni merci, kayak… un vero esteta on the road! 

Non si lasciò intimorire dalle difficoltà, non ebbe paura di rischiare e per questo riuscì sempre a cavarsela egregiamente. Un ragazzo inoltre molto colto e preparato, leggeva i grandi classici della letteratura, da Tolstoj a London, da Thoreau a Pasternak, traendone un proprio credo di vita, una riflessione continua che lo portò a seguire altissimi parametri di giudizio morale sia per se stesso che per gli altri, cosa che inevitabilmente ne inficiò i rapporti sociali, specialmente quello con i suoi genitori.

Chris, durante uno dei suoi viaggi estivi, prima di concludere gli studi, scoprì che sia lui che sua sorella Carine, nacquero al di fuori del matrimonio poiché suo padre era ancora sposato legalmente con la prima moglie. Una mancanza intollerabile di verità che nel corso degli anni fece scoppiare in lui un senso di ribellione fino ad allora tenuto faticosamente a bada. 

Per questo e per tanti altri motivi, scelse appunto di dare un taglio netto alla sua vita, dette tutti i suoi risparmi in beneficienza, bruciò i documenti ed i pochi soldi rimasti e decise che da allora fin quando lo avrebbe ritenuto necessario, avrebbe vissuto alla giornata, seguendo il respiro del suo cuore e della sua mente, sempre lungo la strada.

Si diresse ad Ovest con la sua inseparabile Datsun, ma un inconveniente gli fece abbandonare l’auto e proseguire senza mezzi propri. Lungo il tragitto incontrò alcune persone con le quali riuscì a stringere un rapporto vero di amicizia, pur nascondendosi dietro il nomignolo di Alexander Supertramp, segno di rigetto verso la sua vecchia vita.

In questi due anni di pellegrinaggio quasi ascetico, lavorò e mise un po’ di soldi da parte per comprarsi l’attrezzatura necessaria alla realizzazione del suo grande sogno, l’avventura di tutte le avventure, un vero viaggio “Into the wild”: l’Alaska.

“Due anni lui gira per il mondo: niente telefono, niente piscina, niente cani e gatti, niente sigarette. Libertà estrema, un estremista, un viaggiatore esteta che ha per casa la strada. Così ora, dopo due anni di cammino arriva l'ultima e più grande avventura. L'apogeo della battaglia per uccidere il falso essere interiore, suggella vittoriosamente la rivoluzione spirituale. Per non essere più avvelenato dalla civiltà lui fugge, cammina solo sulla terra per perdersi nella natura selvaggia.”

Christopher McCandless

Non sostò mai per tanto tempo in un posto forse anche per paura di affezionarsi troppo a persone e luoghi e farlo cedere in tentazione di rimandare i suoi progetti; questo penso sia comunque un’altra peculiarità da ammirare in Chris perché aveva sempre il coraggio di rimettersi sulla strada senza timore, riempiendo nuovamente il suo futuro di possibilità. Forse era proprio il fatto di rendersi le cose difficili che lo attirava a proseguire nel suo intento senza lasciarsi soggiogare dal continuo richiamo della società, trovando quasi piacere nelle privazioni quotidiane.

Credo che l’unico modo per far parte di questo sistema di cose, senza diventare pazzi, sia accettare, anche in piccola parte, quello che il sistema ti offre. 

Faccenda ardua per uno spirito libero, non disposto a scendere a compromessi. Scriverlo in effetti è molto più semplice e meno doloroso che riportarlo nel vissuto.

“Non fissarti in un posto, muoviti, sii nomade, conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte.”

Ciò che si sprigiona durante il viaggio, parlo di viaggio lento, compiuto con la fatica del proprio corpo e con l’aiuto della propria testa, è un qualcosa di sensazionale che riduce ad un nulla cosmico le iniquità della vita imposta dalla società; le bollette da pagare, i problemi a lavoro, la casa da pulire, le occasioni mancate, diventano neve al sole e la mente si dirige con una lucidità disarmante verso il proprio obiettivo, verso quel proposito che ci ha messo in cammino.

Riportando il discorso su Chris e alla sua avventura “Into the wild”, possiamo magari criticarlo per aver esagerato con la classica frenesia del giovane impaziente di misurarsi con la vita senza conoscerla a fondo, specialmente se si decide di vivere soltanto con ciò che la terra ti offre, soprattutto in una terra estrema come l’Alaska, ma ognuno dovrebbe riconoscergli l’enorme forza d’iniziativa e la bontà d’animo per aver inseguito il proprio sogno ed aver cercato di realizzare un qualcosa nel quale credeva profondamente!

Quanti detrattori possono sostenere altrettanto???

Credo che l’unico modo per far parte di questo sistema di cose, senza diventare pazzi, sia accettare, anche in piccola parte, quello che il sistema ti offre. 

Faccenda ardua per uno spirito libero, non disposto a scendere a compromessi. Scriverlo in effetti è molto più semplice e meno doloroso che riportarlo nel vissuto.

“Da giovane è facile credere che ciò che desideri sia ciò che meriti, è facile convincersi che se davvero vuoi qualcosa, è tuo sacrosanto diritto ottenerla.”

Raggiunse l’Alaska nell’aprile del 1992 e vi restò per cinque mesi circa. Trovò riparo su di un vecchio bus abbandonato, si procurò il cibo cacciando e pescando, raccogliendo bacche, radici e frutti della terra, senza telefono, mappe, orologi e accetta. Per ben cinque mesi sopravvisse alle ferree leggi della natura nelle terre estreme. Comprese ancora di più che la vera felicità non risiede nelle cose materiali ma nel contatto semplice e genuino con il mondo, con la natura selvaggia ed incontaminata, raggiunse l’idea che sia necessaria la piena condivisione con gli altri, perché come sottolineò in un passaggio dei suoi libri “La felicità è reale solo se condivisa”. 

Ipotizziamo che fosse pronto (non possiamo saperlo per certo) a tornare a casa dalla sua famiglia, a perdonare i suoi genitori e magari anche se stesso per tutte quelle incomprensioni e quei litigi che adesso, senza più quel ribollire di rabbia, sembravano futili pretesti per allontanarsi da loro. 

C’è chi raggiunge una certa maturità col passare degli anni e questo avviene per la maggior parte delle persone; c’è chi invece riesce a scorgere prima di altri significati e verità perché è il viaggio stesso ad amplificare la mente e ad allargare gli orizzonti, permettendo appunto a chi sceglie di togliersi magari qualche comodità, di giungere ben prima ad un obiettivo importante nella vita come è quello della consapevolezza.

Riportando il discorso su Chris e alla sua avventura “Into the wild”, possiamo magari criticarlo per aver esagerato con la classica frenesia del giovane impaziente di misurarsi con la vita senza conoscerla a fondo, specialmente se si decide di vivere soltanto con ciò che la terra ti offre, soprattutto in una terra estrema come l’Alaska, ma ognuno dovrebbe riconoscergli l’enorme forza d’iniziativa e la bontà d’animo per aver inseguito il proprio sogno ed aver cercato di realizzare un qualcosa nel quale credeva profondamente!

Quanti detrattori possono sostenere altrettanto???

Credo che l’unico modo per far parte di questo sistema di cose, senza diventare pazzi, sia accettare, anche in piccola parte, quello che il sistema ti offre. 

Faccenda ardua per uno spirito libero, non disposto a scendere a compromessi. Scriverlo in effetti è molto più semplice e meno doloroso che riportarlo nel vissuto.

“Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?”

Christopher McCandless, leggendo Lev Tolstoj

Chris decise allora di fare ritorno alla civiltà, questi due anni di vita libera gli sarebbero serviti per dare forma concreta alle sue aspettative di ormai giovane uomo. 

Purtroppo quando fece ritorno al punto del fiume Teklanika che aveva attraversato pochi mesi prima, il disgelo della neve e dei ghiacciai aveva aumentato la portata del corso d’acqua in maniera impetuosa, non permettendo al giovane di poterlo guadare senza l’inevitabile rischio d’essere trascinato via dalla corrente.

Tornò al bus in attesa di un momento più propizio ma durante le settimane successive per errore raccolse dei semi di patata selvatica non commestibili, molto simili a quelli che usualmente mangiava.

Gli effetti collaterali dell’ingestione di questi frutti velenosi lo porteranno alla denutrizione ed infine alla morte, sopravvenuta a metà agosto di quell’anno. 

Un paio di settimane dopo un gruppo di cacciatori locali, rinverrà la sua salma portando a conoscenza così anche la sua storia.

Krakauer racconta la storia di Chris cercando di perpetrare nel lettore l’indulgenza dei giudizi e pregiudizi al fine di farci realizzare il senso dell’impresa personale del giovane. L’empatia dello scrittore nei confronti del ragazzo (Krakauer è un alpinista e amante della natura selvaggia) gioca forse un ruolo chiave fra le righe del libro, se ne intuisce la passione che è stata messa nella scrittura e la volontà di far risaltare la figura di Chris come un esempio di elevata caratura morale.

Tuttavia l’indole giornalistica permette a Krakauer di mantenersi in perfetto equilibrio fra sentimento e realtà, senza trasbordare in una verve da tifoso nel racconto.

Una lettura, quella di “Into the wild”, che vi consiglio di portarvi dietro nel vostro prossimo viaggio, che vi terrà compagnia e vi farà riflettere su molti aspetti della vita quotidiana.

Inoltre aggiungo di non perdervi la trasposizione cinematografica realizzata da Sean Penn con lo stesso titolo, arricchita dalla colonna sonora di Eddie Vedder, che con le sue tracce musicali innalza ai massimi il livello del film.

Lorenzo Masotti
Lorenzo Masotti

Sono Lorenzo Masotti, 30 anni, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.


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Recensione “Un Indovino mi disse”​

Recensione “Un Indovino mi disse”

Grande classico della letteratura di viaggio, “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani racconta un anno epico, trascorso in Asia, alla ricerca di ritmi perduti, lontano dal moto impetuoso della civiltà moderna

“Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. 

Non volare mai!”.

 

 

E se in quella lontana primavera del 1976 Terzani non fosse andato proprio da quell’indovino che gli aveva profetizzato questo destino? Se magari non gli avesse prestato orecchio e avesse continuato imperterrito a volare? Beh, allora questo libro, forse, non sarebbe mai nato? L’incontro con l’indovino era già scritto da qualche parte? Il caso è il destino?

Tante domande iniziali che servono a raccogliere l’essenza della meravigliosa avventura che Tiziano Terzani compì dal 1° gennaio 1993 fino alla fine circa del gennaio 1994. Tredici mesi densi di storie avvincenti, raccontate senza mai togliere i piedi da terra, spostandosi con tutti i mezzi possibili, anche a piedi, ma senza prendere aerei.

Questa era la conditio sine qua non che il celebre scrittore e giornalista fiorentino s’impose per quell’anno, per dare retta a quell’indovino cinese, incontrato per caso (???) quasi vent’anni prima.


Terzani prese il coraggio a due mani e decise di utilizzare quel periodo di tempo per raccontare tramite le colonne del giornale tedesco Der Spiegel, per il quale era corrispondente in Asia, la storia dei cinesi d’oltremare, gli emigrati dal Grande Impero sparsi nei vari angoli del sud-est asiatico: questa era appunto la “scusa” ufficiale per giustificare la sua scelta di seguire la profezia.

S’intuisce bene che lo scrittore era alla ricerca di una nuova sfida, di un modo diverso di vedere il mondo, di osservare paesi e persone prendendosi tutto il tempo che avrebbe ritenuto necessario.

Terzani si promise anche che dovunque fosse arrivato quell’anno, sarebbe andato a trovare l’indovino locale più conosciuto, il santone del posto, il mago più stimato… giusto per farsi dare una sbirciata nel proprio destino.

Fu così che ebbe inizio un anno epico, alla riscoperta della sua amatissima Asia. Una scelta dettata soprattutto dalla volontà di riappropriarsi della propria vita, dei propri ritmi, senza dover cedere al moto inutile ed impetuoso della civiltà moderna.

Riscoprire i confini, varcare le frontiere, le faticose distanze da colmare: i viaggi lenti regalano armonia e consapevolezza perché permettono di riprendersi un pezzettino di libertà che ormai oggi abbiamo smarrito tra free duty shop, avvisi di check-in o allegre canzonette di atterraggio.

Dal Laos al Vietnam, dalle prime elezioni democratiche in Cambogia all’apertura della prima linea di comunicazione via terra fra Thailandia e Cina attraverso la Birmania, passando da un leggendario Bangkok – Firenze sulla Transiberiana sino al viaggio che lo ricondusse dall’Europa in Oriente, dal Mar Mediterraneo per l’Oceano Indiano e lo Stretto di Malacca fino a Singapore su di una malconcia nave portacontainer.

Nonostante la promessa di non volare, Terzani non ha svestito i panni del giornalista, riuscendo ad arrivare sempre in tempo là dove era necessario.

Un’idea che lo divertiva e che gli ha permesso di riscoprire l’istintivo bisogno di mettersi alla prova, di non sottrarsi alle difficoltà, magari di scommettere su se stesso per meritarsi poi l’arrivo con gioia maggiore.

La vita è strana, è una sorta di illusione, di metafora continua, uno stato permanente di instabilità, e se magari sei un tipo che comincia a farsi due domande, che si pone dei dubbi, delle questioni, anche le più semplici, ecco che allora qualcosa cambia, non sei più lo stesso perché scopri ombre e luci nuove, differenti. 

Poi magari cerchi anche qualche risposta a quelli semplici domande, ma non le trovi, ed ecco che arriva prima l’inquietudine verso il mondo e ciò che ci circonda; se non sei abbastanza forte, se non ti senti abbastanza forte, può capitare che quelle risposte si cerchino fra le vie più scomode e difficili.

Viaggiare invece è la soluzione migliore, per conoscere, apprendere senza preclusioni ma senza dimenticare chi siamo e perché stiamo cercando quelle risposte. E questa fu la scelta di Terzani.

Tornando alla seconda promessa, ovvero quella di incontrare il mago più famoso di ogni luogo, ogni volta che si trovava di fronte un bonzo, un santone o un illuminato, tendeva a riconoscersi nelle parole pronunciate, ma si accorgeva che era quasi naturale far collimare la realtà raccontata alla verità reale, era come fare la rima all’indovino.

Un aspetto questo che nel corso delle pagine del libro maturerà ed evolverà in Terzani, portandolo comunque a conoscere un qualcosa in più, a compiere altri passi nel suo percorso personale.

Un percorso libero dalla routine quotidiana, con l’unico scopo di servire la propria coscienza, con la mente scevra da logoranti pensieri e libera di godere delle gioie del mondo e della natura. Un tema molto ricorrente nel libro.

Forse il meccanismo della felicità, parlo della felicità delle cose semplici, si è interrotto quando la maggior parte delle persone si è allontanata dalla natura. Come si può crescere e vivere felici senza avere vicino al proprio ritmo di vita, quello degli animali e delle piante?

Essere felici senza poter ascoltare lo scroscio d’acqua di un fiume o di un ruscello? Senza un enorme prato fiorito dove godere delle albe e dei tramonti? Senza la possibilità di osservare la natura ed imparare da essa, a cosa si ridurrebbe la vita di una persona?

Trovo inquietante questa serie di domande perché credo che in molti, troppi abbiano dimenticato questi valori e che nemmeno cerchino di recuperarli.

Questo libro è una fonte d’ispirazione perché insegna moltissime cose: lasciar scorrere il tempo, senza ansia, vagare e frugare fra i pensieri, ritrovare il gusto di viaggiare, lasciandosi andare ai posti e alla gente, vivendoli appieno.

Purtroppo oggi in pochissimi riescono a non farsi investire, anche di striscio, da questa demoniaca macchina moderna. E’ quasi naturale ormai essere depressi, perché abbiamo l’idea di una vita che non esiste e dintorno non abbiamo esempi, figure importanti alle quali aggrapparsi, dalle quali apprendere.

Siamo in una spirale, in un cono di consumismo e ottusità che cinge i nostri sogni, ottunde le nostri aspirazioni; il modello materialistico s’è insinuato nelle pastoie della vita e ci minaccia quotidianamente.

L’arte può forse aiutarci? Si domanda Terzani nel libro. Non sempre perché anch’essa è dominata dalle leggi di mercato. Poi lo scrittore si chiede se qualcuno legga ancora un libro di poesie. Più andiamo avanti e più capiamo del fare insensato che ci siamo imposti. Dove corriamo? E perché? L’essenza delle cose si rifugia nella natura. E’ soltanto lì che possiamo ritrovare noi stessi.

Il 1993 di Terzani si chiuse con il viaggio – intervista all’ultimo re della droga, Khun Sa, nel nord della Birmania, ed il 1994 si aprì spalancando le porte della sua mente alla meditazione, attraverso un corso in Thailandia, organizzato da un ex agente della CIA che seguiva il metodo d’insegnamento imparato da un antico maestro, lo stesso metodo che un indovino aveva suggerito a Terzani di seguire poche settimane prima!

Terminata quell’ennesima splendida rivelazione, lo scrittore fiorentino decise di riappropriarsi ancora una volta della sua vita, decidendo di tornare a Bangkok, a Turtle House, in aereo da Chiang Mai.

“E io? Dove vado, io? Che cosa m’invento ora che non ho più da evitare gli aerei?”, si domanda Terzani. “Certo, un’altra buona occasione si ripresenterà. La vita ne è piena.”

Tornato a casa, stava già progettando la partenza per la prossima destinazione, l’India, dove in un tempio vicino a Madras, dei monaci conservano le scritture di un antico saggio vissuto tremila anni fa, dove sono riportate la vita e la morte di tutte le persone, del passato e del futuro. Del resto si è sempre curiosi di sapere qualcosa sul proprio destino!

In questo libro si respira una grande aria d’Oriente: avvincente, ricco di emozioni ed insegnamenti di ogni tipo, capace di sollevare domande giuste e profonde.

Terzani ci racconta in maniera chiara e precisa la volontà e la necessità di un uomo, ancor prima che di uno scrittore affermato, di rimettersi in gioco, di avere il coraggio di accettare nuove sfide senza il timore di sbagliare.

Un monito importante, soprattutto ai più giovani o in generale a coloro che sono in cerca di un qualcosa, di un’ispirazione alla quale attingere. 

Un must nei classici della letteratura di viaggio!

Lorenzo Masotti
Lorenzo Masotti

Sono Lorenzo Masotti, 30 anni, toscano doc. Sono stato sempre invaghito da nuovi orizzonti. Adoro camminare nei boschi, a stretto contatto con la Pacha Mama. Mi piace scrivere e fotografare, raccontare e far conoscere le mie esperienze. Ho viaggiato molto in Italia e in diversi paesi europei.


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