Trekking in Uzbekistan

Trekking in Uzbekistan lungo la Via della Seta

L’Asia centrale è da sempre meta di grandi viaggi. Perché non abbinare qualche giorno di trekking in Uzbekistan per entrare in sintonia con la Natura?

L’Uzbekistan è una di quelle Repubbliche ex-sovietiche che ignori per tanto tempo poi canticchi per la milionesima volta “Samarcanda” di Roberto Vecchioni e ti chiedi: “Ma poi il cavallo corre e corre ma fino a dove?”. E lì si svela il mistero: Samarcanda, città mitica lungo la Via della Seta, è in Uzbekistan. Insieme a molto altro da vedere e da imparare. Urge un viaggio.

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Trattandosi di un paese centroasiatico, l’Uzbekistan offre grandi pianure deserte ma anche montagne imponenti senza soluzione di continuità con le vette dell’Himalaya e del Pamir. Le cime uzbeke non sono altrettanto conosciute e nemmeno esageratamente alte, ma offrono alternative interessanti per abbinare al viaggio culturale qualche giorno a stretto contatto con la natura incontaminata, ancora lontana dal turismo, non parliamo poi di quello di massa. I percorsi per un trekking in Uzbekistan non sono segnalati e quindi nemmeno attrezzati ma con l’aiuto di una guida locale non avrete nessun problema. Cieli tersi e notti stellate garantiti. C’è poco altro da chiedere.

Opzioni di trekking in Uzbekistan

L’Uzbekistan è un grande paese pianeggiante e coperto da praterie o deserti. Le catene montuose più interessanti sono quelle a nord-est di Tashkent, la capitale. Si tratta dell’Urgam-Chatkal National Park. La cima più importante è il Greater Chimgan (3.309 m), parte della catena delle Montagne Chatkal (altitudine massima 4503 mslm), ossia il lato occidentale della catena del Tian Shan. Si raggiunge con 2 ore di macchina da Tashkent.

Questo parco è meta di trekking dal 1900 ma le strutture sono poche e limitate alle strade carrabili principali. La zona forse più sviluppata turisticamente è la Charvak Reservoir, un lago artificiale usato come sanatorio nell’epoca sovietica e ancora oggi meta turistica locale. Il Parco occupa la lingua di terra che confina a est con il Kirghizistan e a ovest con il Kazakistan: in alcuni punti la vostra guida potrà indicarvi i due paesi all’orizzonte.

Altre zone adatte al trekking sono il Zaamin National Park (altitudine massima 3517 mslm), a est di Samarkanda, e i Monti Nuratau (quota massima 2169 mslm), a nord di Nurata, che ospitano la Riserva Biosfera di Nuratau-Kyzylkum dove è possibile organizzare esperienze in yurta.

Come organizzarsi e cosa portare per un trekking in Uzbekistan

Il trekking in Uzbekistan non è assolutamente organizzato. Non ci sono punti di appoggio pensati per camminatori né sistemi di assistenza. I percorsi però sono tanti e normalmente ben tenuti perché sono quelli con cui i pastori raggiungono i pascoli.

Per questi motivi è indispensabile rivolgersi a una guida affidabile e locale che vi accompagni e valuti di volta in volta il da farsi. La guida, di lingua inglese, potrà concordare con voi il percorso più adatto e modificarlo in caso di necessità o di condizioni meteo avverse. Potrà inoltre organizzarvi il campeggio affittandovi una tenda e il necessario per il vitto. Per ingaggiare una guida potete rivolgervi alle agenzie turistiche locali, verificate comunque che organizzino regolarmente trekking in modo da essere sicuri dell’esperienza sul campo.

Il campeggio è libero e non è raro imbattersi in campi base di camminatori precedenti che possono essere riutilizzati. Non è difficile trovare corsi d’acqua e quindi, previo opportuno trattamento, potrete rifornirvi senza problemi. Per il cibo, meglio organizzarsi per tempo e fare incetta di prodotti in scatola prima della partenza in uno dei tanti negozietti di origini sovietiche che troverete lungo le strade verso il Parco Naturale. Per cucinare, la soluzione più pratica è accedere un piccolo falò, attenzione ovviamente al rischio incendi (la guida serve anche a questo!).

Il clima è normalmente clemente, ma da fine ottobre alla primavera il rischio di trovare neve fresca è alto e quindi bisogna prendere precauzioni. Anche in questo caso avere una guida di riferimento è molto importante per evitare problemi inutili. In ogni caso in Uzbekistan, come in tutta l’Asia centrale, piove molto poco quindi le precipitazioni non dovrebbero costituire un pericolo.

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Di animali pericolosi non ce ne sono, gli unici sono gli orsi che normalmente si tengono lontani. Incontrerete molte mucche e qualche cane che cercherà di rubarvi le scorte di cibo durante la notte.

Le guide normalmente danno la possibilità di avere nella squadra anche un aiutante (o un animale da soma in alcuni casi!) che vi aiuti con le tende e il cibo. Questo aiuto è importante soprattutto se si pensa di stare fuori per più di due giorni. In generale comunque il vostro zaino dovrà contenere:

  • Creme solari e protezioni per gli occhi, il sole da queste parti può essere veramente accecante;
  • Penna sterilizzante per acqua a raggi UVA, che vi permetterà di bere acqua dolce senza doverla bollire o trattare chimicamente;
  • Sistema GPS per conoscere la propria posizione (in questo caso diamo per scontato che la guida scelga il percorso);
  • Luce frontale per potersi muovere dopo il tramonto: non esiste praticamente inquinamento luminoso su queste montagne e, in mancanza di luna, il cielo sarà illuminato solamente da miliardi di stelle;
  • Kit di primo soccorso, soprattutto per slogature e vesciche; consigliati anche sali minerali da prendere la sera per integrare una dieta non sempre ideale;
  • Sacco a pelo da esterno: le notti uzbeke possono essere molto fredde, anche in estate;
  • Vestiti in tessuto tecnico, possibilmente termici;
  • Coppia di ramponi rimovibili se c’è il rischio che troviate la neve in quota;
  • Bacchette da trekking, per camminare in sicurezza e meglio distribuire il peso dello zaino.

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Come scegliere la copertura assicurativa per il tuo trekking in Uzbekistan

Per poter essere al sicuro in caso di necessità, è consigliato stipulare prima della partenza un’adeguata copertura assicurativa che comprenda gli sport pericolosi, come può essere considerato il trekking in Uzbekistan. Molte compagnie assicurative internazionali offrono questo tipo di copertura a costi relativamente ridotti, eventualmente si può abbinare anche la copertura per cancellazione del viaggio o per la perdita dei bagagli. In ogni caso è bene ottenere dalla compagnia assicuratrice una lettera in cui confermi la copertura del trekking, dell’eventuale recupero in elicottero e del trasferimento, se necessario, in un paese diverso dove possono essere somministrate le cure adeguate. Si tratta ovviamente di situazioni al limite ma è bene, in questi casi, non partire mai impreparati.

Cosa vedere in Uzbekistan: Samarkanda, Bukhara, Khiva

Un viaggio in Uzbekistan inizia e finisce con la capitale Tashkent, molto importante perché crocevia dell’onnipresente Via della Seta. La città ha un centro storico circondato dalla città moderna, in stile sovietico e dotata anche di metropolitana. Tra i monumenti più interessanti c’è la zona del Khast Imom e il Bazaar Chorsu.

Da Tashkent si raggiungono facilmente le altre località che non possono mancare in un viaggio da queste parti: Samarkanda, Bukhara e Khiva, tutte e tre Patrimonio UNESCO dell’Umanità.

Samarkanda (510.000 abitanti) è una delle città più antiche dell’Asia centrale: ne parla Marco Polo nel Milione ed è menzionata anche ne “Le mille e una notte”. Fu fondata nel V secolo a.C. e conquistata da Alessandro Magno nel 329 a.C. La città era particolarmente importante perché si trovava lungo la Via della Seta al crocevia per la Cina, l’India e la Persia. In molti furono i sui conquistatori: i turchi occidentali, gli arabi, i persiani samanidi, i karakhanidi, i turchi selgiudichi, i mongoli karakitai e lo scia’ di Corasmia. Gengis Khan invece la rase al suolo nel 1220.

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Nel 1370 Tamerlano (o Timur), condottiero e generale turco, sposato con una figlia di Gengis Khan e fondatore dell’impero timuride, decise di rifondarla e ne fece la capitale del suo regno, centro culturale ed economico dell’Asia centrale. Rimangono molti segni della ricchezza di un tempo, espressa soprattutto nell’architettura della città vecchia: il Registan, la moschea di Bibi Khanum, la tomba Shah-e Zinda, il mausoleo Gur-e Amir e il Gran Bazaar (da non perdere la casa da tè). 90 km a sud di Samarkanda si trova Shahrisabz, anch’essa Patrimonio UNESCO e città natale di Tamerlano; la strada per raggiungerla è molto panoramica.

Da Tashkent si può prendere un treno veloce per Samarkanda. Un treno più lento invece collega la capitale con Bukhara. I treni sono piuttosto efficienti e ordinati. Un viaggio su rotaia permette di godersi il panorama e di entrare in contatto con la variegata popolazione locale.

Bukhara (270.000 abitanti) fu per secoli il cuore culturale e religioso dell’Asia Centrale. Nel 1220 anche questa città cadde con l’arrivo di Gengis Khan e nel 1370 entrò nella sfera di influenza di Samarkanda di Tamerlano. Il centro storico di Bukhara è particolarmente ben conservato e, tra le decine di monumenti, sono particolarmente importanti la piazza Lyabi Hauz, la Moschea Kalon e la fortezza Ark. Al di là della sua architettura, Bukhara è famosa nel mondo per i suoi tappeti decorati secondo lo stile omonimo, su sfondo rosso o bruno.

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Khiva (50.000 abitanti) è una città turrita nella parte occidentale dell’Uzbekistan. E’ relativamente meno visitata rispetto alle altre due città perché più difficilmente raggiungibile. Come Bukhara, offre un centro storico molto ben conservato e ricchissimo di monumenti e importanti architetture. Fondata probabilmente nel X sec. dai turchi (che a loro volta avevano sostituito gli iraniani), gli edifici oggi visibili risalgono al XVIII sec. mentre le mura che racchiudono Itchan Kala (la città interna) sono del XVII sec.

Uzbekistan e natura

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Al di là di queste località, imperdibili, un viaggio in Uzbekistan può essere arricchito con il passaggio da luoghi simbolo come Nurata, una sorta di oasi nella zona dei Monti Nuratau famosa per i resti archeologici risalenti a Alessandro Magno e per i suzani, tessuti cuciti tipici dell’Asia centrale.

Merita invece una visita, se non altro per vedere con i propri occhi i danni delle politiche sconsiderate, il Lago d’Aral, un lago salato di origini oceaniche al confine con il Kazakistan i cui immissari sono stati negli anni deviati per motivi legati all’agricoltura. Il risultato è stata la riduzione del lago al 10% della sua superficie originaria. La zona oggi è altamente inquinata e il disastro ambientale ha avuto forti ripercussioni in tutta la zona con l’inaridimento delle estati e l’irrigidimento degli inverni. Un motivo in più per imparare a viaggiare in maniera responsabile e sostenibile.

Infine si puo’ considerare una visita alla Valle di Fergana, confinante con Tajikistan e Kirghizistan. Tra le localita’ da considerare: Margilan, centro di produzione della seta e sede del Bazar Kumtepa, e Rishdan, famosa per la produzione di ceramica a disegni verdi e cobalto.

Storia dell’Uzbekistan

L’Uzbekistan è un’ex Repubblica sovietica, indipendente dal 1 settembre 1991. Si parla l’uzbeko, che si scrive con l’alfabeto cirillico tranne su internet e sui soldi, dove si usa l’alfabeto latino. E’ molto diffuso anche il russo e, in alcune zone, il tagico.

La popolazione è prevalentemente musulmana senza denominazione. La valuta è il debole Som, acquistabile praticamente solo al mercato nero perché anche i bancomat danno Dollari agli stranieri (attenzione: nessuno vi cambierà più Som in Dollari, quindi evitate di riempirvi di banconote!).

Nonostante l’Uzbekistan sia un concetto relativamente nuovo di creazione sovietica, l’area geografica che occupa è abitata da secoli e ha avuto uno sviluppo molto importante. Innanzitutto ci arrivò Alessandro Magno (IV sec. a.C.), poi i persiani (IX-X sec.) e infine Gengis Khan (XIII sec.), che la saccheggiò. L’Uzbekistan attuale è in gran parte stato costruito a partire dal IV sec. con Tamerlano. Tutto questo avveniva in un’epoca in cui la Via della Seta era la principale via di comunicazione tra Oriente e Occidente e determinava il destino di molti luoghi, Uzbekistan compreso.

L’Uzbekistan e la Via della Seta

La Via della Seta è il nome che si dà agli itinerari commerciali che collegavano l’Occidente con l’Oriente, lungo il quale si spostavano persone, merci, idee e religioni. L’avvento di questa via di comunicazione si ha con l’arrivo di Alessandro Magno nei moderni Pakistan, Afghanistan e Tagikistan nel IV sec. a.C. A loro volta i cinesi iniziarono ad avventurarsi in Asia Centrale, andando anche ad incontrare le truppe di Alessandro Magno nel 36 a.C. I romani videro per la prima volta la seta probabilmente in Egitto, si dice che fu addirittura Cesare a portarla a Roma.

Nei secoli la Via della Seta si è spostata più volte sia per motivi di opportunità commerciali che per necessità di sicurezza. A Est l’obiettivo fu sempre la città di Xi’an mentre a Ovest i tragitti si diramavano a partire dall’Iran o da Costantinopoli per raggiungere le città europee, tra cui ovviamente Venezia. A Sud si poteva raggiungere l’India e a Nord il Volga.

Inizialmente la seta veniva scambiata con cavalli, di cui i cinesi avevano bisogno per combattere i nomadi. Da Ovest arrivavano: oro, argento, avorio, pietre preziose, corallo, lana, corni di rinoceronte, carapaci, cavalli, vetro colorato, cetrioli, noci, melagrane, pesche, sesamo, aglio, uova, vino, ma anche animali esotici e artisti. Da Est invece arrivavano: seta, porcellana, carta, tè, zenzero, rabarbaro, lacche, bambù, spezie, incenso, erbe medicinali, gemme e profumi.

Le carovane raramente percorrevano l’intero tragitto, ma la merce passava da un vettore a un altro garantendo così tempi di consegne e conoscenza del percorso.

Tra le città più importanti lungo la Via della Seta, Samarkanda e Bukhara rappresentavano nodi di scambio imperdibili. Lì si incontravano mercanti provenienti da Aleppo e Baghdad con quelli in arrivo da Kashgar e Yarkand. Lungo il percorso, i mercanti si fermavano nei rabat (caravanserragli) dove potevano alloggiare e fare rifornimento. Le città attraversate diventavano così sempre più ricche grazie a servizi accessori forniti, come assistenza legale, banche e mercati. La ricchezza si rifletteva prima di tutto sull’architettura di queste città.

Lungo la Via della Seta viaggiavano anche le religioni (il buddhismo si diffuse dall’India alla Cina), le arti (il liuto) e tecnologie (l’Occidente insegnò all’Oriente come produrre il vetro e il vino, mentre la Cina insegnò all’Occidente la forgiatura del ferro e, soprattutto, la fabbricazione della carta).

La Via della Seta cadde in disuso a causa di una serie di eventi: la costruzione della Grande Muraglia, l’abbandono delle città nelle regioni più desertiche e, soprattutto, l’avvento delle rotte marittime del XVI secolo.

Con il declino della Via della Seta nel XVII sec., l’impero di Tamerlano perse potere e l’intera regione venne divisa tra tre città, Khiva, Bukhara e Kokand (nella valle di Fergana). La zona divenne quindi gradualmente oggetto dell’interesse russo, così come il resto dell’Asia centrale, e nella seconda metà del XIX sec. tutta la zona è sotto il controllo dello zar.

L’Uzbekistan moderno nasce nel 1929 dalla scissione del Tagikistan. L’URSS impone la coltivazione del cotone e la laicità di stato. Con la fine dell’Unione Sovietica vengono meno i simboli dell’assoggettamento ideologico ma nel paese sono ancora chiari i retaggi di quell’epoca, soprattutto nella capitale.

A questo proposito è altamente consigliato leggere “Buonanotte, Signor Lenin” di Tiziano Terzani, fonte di innumerevoli ispirazioni di viaggio!

  •  Flavia Cusaro & Simone Ciampi

    Siamo Flavia & Simone e viviamo in Cina da 8 anni dove lavoriamo, viaggiamo e camminiamo. Siamo appassionati di Asia e abitando qua possiamo viaggiare in lungo e in largo attraverso deserti sconfinati, città caotiche, montagne altissime, campi di tè verde smeraldo e albe silenziose. Pur vivendo in una città da 23 milioni di persone, appena possiamo rallentiamo l’andatura e… Leggi

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