Shikoku: il Cammino degli 88 templi in Giappone

Un pellegrinaggio di 1200 km sull’isola di Shikoku alla scoperta degli 88 templi del buddhismo shingon, un viaggio in un paese dalle solenni tradizioni.

Cos’è il Cammino degli 88 templi

Il cammino degli ottantotto templi o Henro No Michi è un pellegrinaggio lungo il quale si possono visitare 88 templi e numerosi altri siti sacri sull’isola di Shikoku, è un viaggio che permette di entrare in contatto con una cultura che non ha eguali nel mondo: il buddhismo shingon (dove shingon sta per “parola vera”).

Questa religione è stata importata in Giappone dalla Cina nei primi anni dell’anno 800 dal monaco asceta Kobo Daishi (Kukai 774 – 835), fondatore e figura centrale di tutto il cammino.

Si crede abbia trascorso  del tempo ritirato in meditazione e in preghiera in ognuno dei templi e che abbia diffuso il buddhismo, fino ad allora praticato solo dai ceti più ricchi, tra la gente comune.

Per rendergli omaggio, i primi pellegrini (o Henro) iniziarono nel XII secolo a percorrere a piedi quello che, solo dal tardo XVII sec in poi, dopo la stampa della prima guida, sarebbe diventato un pellegrinaggio percorso con ogni mezzo: auto, bus, treni, bici e naturalmente a piedi.

Ritenuto dai giapponesi un viaggio religioso e molto legato alla tradizione, il cammino porta a scoprire regioni molto rurali del paese, dove ancora si lavora la terra e i paesi si sviluppano nei dintorni dei templi.

Per i giapponesi è un percorso molto sentito e, anche se sono sempre meno quelli che lo fanno a piedi, molte persone da tutto il mondo e di tutte le religioni lo intraprendono per svariati motivi: dalla natura con la quale si vive a stretto contatto per giorni, alla spiritualità che i posti ispirano.

Molti partono da soli per cercare un contatto con se stessi o per ritrovare quella parte di sé che nella vita di tutti i giorni si tende un po’ a trascurare; ma chiunque si mette in viaggio rispetta e cerca di adattarsi alle usanze del paese, anche se questo stravolge un po’ le normali abitudini occidentali.

Cammino e paesaggi

Il percorso si snoda su 1200 km che portano a fare il giro dell’isola in senso orario partendo dalla città di Naruto nel distretto di Tokushima. Si può fare anche in senso opposto, ma la difficoltà sta nella quasi totale assenza di indicazioni “contro mano”.

E’ principalmente su asfalto, anche se si hanno diverse opportunità di camminare nei boschi, perché i templi si trovano spesso sulla cima di un colle o di una montagna.

Ci saranno giorni in cui ci si troverà a camminare in grosse città e giorni invece in mezzo a risaie che dipingeranno davanti ai nostri occhi quadri pieni di sfumature verdi o gialle, a seconda della stagione che andremo a scegliere per partire. Ci saranno lunghi giorni in cui si camminerà con accanto l’imponente oceano Pacifico, altri in cui si faranno chilometri e chilometri nelle verdissime valli tra i monti.

Il cammino sarà sempre ben segnalato, con le indicazioni ufficiali rappresentate da un pellegrinetto rosso, con bastone e freccia, o i più antichi cippi con le mani che indicano la direzione da prendere, oppure da dei segnali fatti in casa da chi percorre il percorso a piedi, che si possono trovare appesi agli alberi lungo i sentieri, sui sassi ai bivi e attaccati a dei paletti.

La distanza totale e i dislivelli da affrontare richiedono allenamento (si arriva ad un massimo di 950 m di altezza del monte Unpenji tempio nr 66), ma niente di esagerato. Con una buona divisione dei chilometri quotidiani è un cammino che chiunque può affrontare. C’è da tenere presente che quasi sicuramente si avrà uno zaino più pesante del normale visto che la paura di essere così lontano da casa ci farà mettere dentro di tutto e che ci dovremo anche portare una scorta quotidiana di cibo e acqua.

Le soste ai templi costano molto in termini di tempo sul totale delle ore di cammino giornaliere e fare 20 km, alle volte, è davvero difficile. Lungo tutto il percorso sarà possibile scoprire un lato del Giappone diverso dalle solite mete organizzate.

Il periodo migliore per partire è consigliato tra fine marzo e maggio, oppure verso ottobre e novembre, quando cioè le temperature permettono di camminare per tutto il giorno senza risentire troppo del calore. In Primavera si può avere l’occasione per vedere anche la mitica fioritura dei ciliegi.

Nel periodo estivo le temperature e umidità elevate, le frequenti piogge, gli insetti, non favoriscono i pellegrini a piedi. Nel periodo autunnale ci sono rischi per i tifoni che colpiscono l’area. Mentre nei i mesi invernali la neve e le temperature fredde, oltre all’obbligo di avere molti vestiti nello zaino e quindi più peso, rendono difficoltoso il procedere.

La curiosità di questo cammino è che non esiste un vero e proprio punto di arrivo o di inizio, in quanto l’obbiettivo non è quello di raggiungere un posto fisico, ma l’illuminazione e l’aumento dei propri poteri spirituali, secondo quanto compiuto dal monaco.

Ad esempio, molti partono dal tempio numero 1, il Ryozenji. Per completare il pellegrinaggio è qui che ritornano dopo aver visitato tutti gli altri 87 templi. Ci sono diverse teorie buddhiste che ne spiegano la ragione, dai cicli vitali, al ripetersi delle esperienze, fino alla reincarnazione.

La Credenziale o Libro dei timbri e il Certificato finale

Un’altra delle particolarità di questo cammino è che non esiste una vera e propria credenziale, ma si possono comprare dei libri (da 800 yen in su, chiamati No Kyocho) dove è possibile ad ogni tempio farsi apporre due timbri (uno del tempio e uno con il simbolo di Kukai) e dove un calligrafo scriverà a mano il nome del tempio (costo 300yen a tempio) dalle ore 07.00 alle 17.00 di ogni giorno.

Questo libro ha molto valore nella cultura giapponese. Viene messo nella bara insieme al corpo per la cremazione e si crede che accompagni il defunto in paradiso. Può essere sostituito da vesti, oppure delle specie di pergamene.

Ognuno è libero di portarsi propri quaderni da casa e adottare altre soluzioni. Quelli in vendita presso i templi sono caratteristici, in carta di riso e alcuni hanno anche stampate immagini molto belle del monaco in meditazione. La scelta è difficile, perché alla fine rimarrà un ricordo indelebile di questa esperienza.

Verso la fine del cammino sarà possibile ricevere due tipi di certificazioni che attesteranno la vostra impresa. La prima è possibile ritirala presso l’Henro Salon di Sanuki City, una specie di museo del pellegrinaggio dove è possibile fare una sosta prolungata tra il tempio 87 e il tempio 88. Si viene registrati e vengono consegnati un certificato che vi attesta come Henro ambassador e una spilla con il simbolo degli henro.

Al tempio 88 invece viene rilasciato un certificato di termine del pellegrinaggio con il nome scritto a mano da un calligrafo nei caratteri kana (2000 yen).

Come raggiungere il primo tempio e come iniziare

Il primo tempio si trova a Naruto e si chiama Ryozenji, ma non ci sono regole ufficiali che dichiarino dove iniziare o finire il cammino, per molti partire da qui è una consuetudine. Naruto è posta a nord est dell’isola nella prefettura di Tokushima.

L’aeroporto internazionale più vicino è il Kansai di Osaka. Una volta arrivati, un bus vi porterà a Nauto, dove l’ufficio informazioni della città potrà prenotarvi un posto per la prima notte in una delle guest house. Le prenotazioni sono possibili e gradite anche in anticipo, è possibile trovare i contatti via internet e organizzarsi via mail.

I gestori delle guest house sono persone gentili e normalmente vi stanno ospitando a casa loro per pochi soldi: approfittate di questo tipo di sistemazioni per i primi giorni anche per ambientarvi e chiedere loro tutte le informazioni che sentite di avere bisogno, senza mai mancare loro di rispetto.

Sono abituati ad avere a che fare con gli henro e vi accompagneranno volentieri davanti al Ryozenji per la partenza, diventando parte inevitabile del vostro viaggio.

Oggetti e indumenti utili per cominciare il cammino

Se sui cammini che portano a Santiago la conchiglia è il simbolo del pellegrino, in Giappone gli henro sono caratterizzati da una veste particolare e una serie di oggetti che si possono acquistare presso ogni tempio. Solitamente si acquistano al tempio dal quale si parte e sono:

  • Un cappello di paglia o sugegasa (da 1500 yen). Di forma conica, classico del continente asiatico, rivestito da una protezione impermeabile, risulta utile per ripararsi dal sole e dalla pioggia. Il simbolo Sanskrito di Kukai va sempre portato davanti.
  • La veste bianca hakui (da 1500 yen). Viene indossata dai pellegrini come simbolo di purezza e innocenza. In passato aveva il ruolo di sudario e vestirla indicava l’essere pronti a morire in qualsiasi momento. Anche la veste riporta il carattere Sanskrito di Kukai e la scritta “cammina con me”.
  • Una borsa bianca a tracolla Zudabukuro (dagli 800 yen). E’ una caratteristica borsa bianca che serve per portare  tutti gli oggetti di uso comune per gli henro come la guida, gli incensi, gli osamefuda, il libro per i timbri, ecc.
  • La credenziale/libro dei timbri o No kyo cho (da 800 yen). È ciò che sostituisce la credenziale e prova che abbiate visitato ogni tempio. Da consegnare all’ufficio prima di uscire da ogni tempio, per ricevere il timbro (ogni timbro 300 yen).
  • Foglietto con il nome Osamefuda (100 yen / 200 foglietti). Vi va scritto il nome, la provenienza e il desiderio che spinge alla preghiera. Va donato uno ogni tempio e uno ad ogni persona che vi fa regali (osettai), è usanza scambiarseli anche con gli altri henro che si incontrano lungo il cammino. Il colore di questi fogli dipende da quante volte è stato fatto il giro. 1-4 volte: bianco; 5-7 volte: verde; 8-24 volte: rosso; 25-49 volte: argento; 50-99 volte oro; 100+ volte: decorato.
  • Una piccola campanella Jirei  (100o yen). Dopo ogni sutra recitato ad ogni tempio si dovrebbe suonare questa campana.
  • Una stola Wagesa (da 1600 yen). In antichità era un oggetto riservato ai monaci. Oggi è stato riadattato ai pellegrini in viaggio.
  • Un rosario buddhista Juzu (da 2000 yen). Per i giapponesi è un oggetto molto familiare. Si dice che faccia ottenere merito stringerlo in una mano mentre con l’altra si stringe la mano di qualcuno. In questo modo sarà possibile far scomparire le illusioni dalla mente e elevarsi spiritualmente.
  • Il bastone o Kongo zue (da 1300 yen). Si crede che impersoni la figura di Kobo Daishi e guida l’henro nel suo cammino. Formalmente viene usato come prima pietra tombale per chi muore lungo il cammino.

Per questo oggetto molto importante vi sono da seguire delle regole:

  • quando ci si ferma per riposare, metterlo al sicuro prima di qualsiasi cosa;
  • quando si arriva al posto per la notte, lavare la parte a contatto con il terreno e riporlo accanto a dove si dorme;
  • si crede che lo spirito di Kobo Daishi dorma sotto i ponti, così non si batte per terra quando si cammina sui ponti per non disturbare;
  • la punta si consumerà inevitabilmente, è vietato tagliarla con un coltello, si possono usare pietre o altri oggetti naturali.
  • Una guida. In Italiano non ne esistono ancora. Si possono comprare delle guide in inglese o in giapponese. Il consiglio è di comprarle sul posto anche se averle prima permette una pianificazione migliore del viaggio.

Non è obbligatorio comprare tutti questi oggetti, ma alcuni sono propri dell’henro come il cappello, la veste bianca, il bastone e il libro dei timbri. Oltre che essere dei ricordi per voi, saranno utili anche per la popolazione dell’isola, per la quale sarà più facile capire immediatamente cosa state facendo. Fatto questo, si può iniziare con il cammino.

Luoghi d’interesse

Di luoghi d’interesse lungo il cammino se ne possono incontrare moltissimi sia da un punto di vista culturale, che da un punto di vista naturale e paesaggistico, sarebbe impossibile fare una lista anche perché, essendo il Giappone così diverso culturalmente da noi, molte cose che per loro non sono attraenti per noi lo sono.

Sicuramente sono i templi, soprattutto alcuni a causa della loro importanza e della loro architettura, che attirano di più gli stranieri, come il tempio nr 1, il Ryozenji a Naruto, da dove molti partono, oppure il tempio nr 11, il Fujidera a Yoshinogawa City, dove in tardo aprile si possono vedere diverse forme di wisteria porpora pendere dai rami.

Il Bekkaku temple (nr 4 dei 20 fuori percorso), conosciuto perchè si tiene un’appassionante e solenne cerimonia del fuoco molto caratteristica.

Sul soffitto del tempio nr 37 l’Iwamotoji a Shimanto Town, si possono vedere 575 diversi dipinti di artisti da tutto il mondo. Mentre il tempio nr 51, l’Ishiteji a Matsuyama City è dove ha luogo la leggenda di Emon Saburo, il padrino del cammino. Il tempio nr 66 , l’ Unpenji, sulla strada per accedere alla montagna più alta dell’isola, il monte Ishizuki, è un’ottimo posto dove prendersi tre giorni e arrivare alla vetta, invece il tempio nr 75, lo Zentuji a Zentuji City, luogo di nascita di Kukai, è uno di quei posti che non si può sicuramente fare a meno di vistare.

Infine il tempio 88, l’Okuboji a Sanuki City, ultimo tempio del cammino e luogo dove tutti lasciano le proprie cose come il bastone o il cappello.

Dal punto di vista naturalistico a colpire sono la maestosità dei monti verdi che si tuffano diretti nell’oceano, infatti le spiagge sull’isola sono rare e scarsamente attrezzate.

Gli henro korogashi (letteralmente “dove il pellegrino” cade), sono i punti più difficili per la pendenza, ma sono anche i posti dove si può avere l’occasione di apprezzare la natura più incontaminata come ad esempio l’ascesa per arrivare al tempio 12, lo Shosanji, oppure al tempio 60, lo Yokomineji.

Prima del tempio 31, a Kochi City, si possono visitare degli splendidi giardini botanici, con piante tropicali ed esotiche, mentre sono molto famosi i litorali rocciosi dell’isola perché offrono dei paesaggi spettacolari a chi cammini come il Kabukabana prima di Capo Muroto, dove due rocce enormi (considerati un uomo e una donna) spuntano dall’oceano e tra di loro vi è stata tesa una corda, o appena entrati nella prefettura di Kagawa, prima del tempio 88, dove è possibile vedere in lontananza sulle acque un piccolo monte di forma triangolare chiamato Sanuki-Fuji che ricorda il più noto monte nipponico.

Insomma l’isola è un concentrato di natura e cultura tradizionale giapponese, chi la scoprirà camminando avrà modo di verificare con i suoi occhi e di rimanere piacevolmente sorpreso tutte le volte.

Il Koya san

Il Koya san è la montagna sacra dove Kobo Daishi ha fatto erigere templi e ordini monastici dall’anno 815. E’ il luogo dove vi è il suo mausoleo e dove si è ritirato in meditazione eterna, prima di morire. E’ la meta di un viaggio che tutti i pellegrini fanno, prima o dopo il pellegrinaggio, per dimostrare la propria devozione ed è anche l’ultimo timbro che si può ricevere sul No kyocho.

Situato a sud di Osaka, il Koya san è un posto molto esclusivo e non è possibile campeggiare, ne dormire all’aperto nei dintorni. I Ryokan e in Minshuko sono molto costosi, ma allo stesso tempo  rappresentano un’esperienza molto stimolante: sessioni di meditazione, lezioni di yoga, cerimonie del the sono in programma ogni giorno.

Passare due giorni in un posto del genere dopo l’intero cammino può rivelarsi un’esperienza rilassante e rigenerante, prima del rientro alla vita normale.

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Storia e riti lungo il Cammino degli 88 templi in Giappone

La storia di Kobo Daishi – Kukai

Non si può iniziare il pellegrinaggio senza sapere almeno qualcosa sulla vita e le opere di quest’uomo, figura centrale e nevralgica, attorno al quale si snodano miti e leggende.

Kobo Daishi nasceva in una ricca famiglia in decadenza nel 774 nella prefettura di Kagawa, dove ora sorge il tempio Zentsuji (nr 75), in un Giappone sotto il dominio del Clan dei Fujiwara, uno dei periodi in cui la nazione nipponica aveva raggiunto il massimo sviluppo dell’amministrazione di stampo cinese. Il nome che gli diedero i genitori fu Saeki no Mao (Mao della famiglia Saeki).
Negli anni in cui la capitale venne spostata da Nara a Nagaoka e poi a Kyoto, studiò Cinese classico e il confucianesimo. Si iscrisse all’Università di Nara per cercare di diventare un burocrate, risollevando così le sorti della sua famiglia. Ma conobbe un monaco che lo iniziò alla pratica esoterica del Mantra di Kokūzō (Akashagarbha) e del Gumonji Hō, una pratica meditativa della stella del mattino incentrata sul mantra al bodhisattva Kokūzō.

Così iniziò a interessarsi di letteratura Buddhista Mahayana, accanto agli studi normali, ma ciò che lo interessava di più non erano le letture, quanto l’esperienza profonda della meditazione. Si ritirò sull’isola per completare la pratica del Gumonji Ho che prevede 10.000 recitazioni del mantra al giorno, per 100 giorni e al suo rientro alla vita normale, contro l’opinione della famiglia, lasciò gli studi e divenne un monaco itinerante, devoto alla pratica ascetica della meditazione.

Nel 797 si espresse sulla superiorità del Buddhismo nei confronti del Taoismo e del Confucianesimo.

Visitò forse per la prima volta il monte Koya, si allenò nella meditazione al tempio al monte Tairyuji (il numero 21) e nella grotta a Capo Muroto, dove raggiunse l’illuminazione.

Dopo questa esperienza si dice abbia preso il nome Kukay (Ku: cielo, Kai: oceano), perché durante la meditazione si crede abbia raggiunto il punto dove cielo e oceano si incontrano, e che abbia deciso di donare la sua intera esistenza a tutto il genere umano.

Nell’anno 804, riconosciuto dall’imperatore Kammu come persona di valore morale e spirituale, partì insieme ad una spedizione per la Cina con la promessa di rimanerci venti anni per studiare il Buddhismo.

Imparò il sanscrito e diventò studente del maestro e patriarca della setta Shingon Keika (Hui-Kuo). Passato un anno, quando Keika fu in punto di morte, Kukai fu riconosciuto il prescelto per indossare la massima carica con la promessa di predicare questa religione ai giapponesi. Cosicché dopo soli due anni rientrò in Giappone nei panni dell’8° Patriarca del Buddhismo Shingon.

L’imperatore non fu affatto felice di vederlo. Credendo che Kukai avesse rotto la promessa lo confinò a Dazaifu a Kyushu e un anno più tardi a Makino’o-sanji sul monte Makino’o dove il monaco iniziò i suoi insegnamenti.

Nel 809 con l’appoggio dell’imperatore Saga, Kukai si stabilì al tempio Takaosanji (poi conosciuto come Jingoji), a Kyoto. Dopo le iniziali difficoltà, nel 812, riprese a divulgare questa nuova religione e introdusse scuole di calligrafia e i sillabari kana (con i quali ancora si parla in Giappone).

Diventò il capo amministrativo di Todaiji nel distretto di Nara per tre anni e, dopo aver ottenuto dall’imperatore il permesso di utilizzare il monte Koya, lo rese sacro con la consacrazione formale nell’anno 815. Da questi anni in poi fece ristrutturare molti templi ed erigerne altri, sempre in posizione ritirata, immersi nella natura, dove un monaco può avere la tranquillità e la pace per ritirarsi in meditazione.

Scrisse diversi testi per spiegare gli insegnamenti e fece sì che venissero tramandati nei tempi. Divenne capo della ricostruzione del tempio Toji a Kyoto, dove poi si stabilì. L’ultimo sforzo di questo uomo (828 d.c.) capace di cambiare per sempre un paese fu quello aprire una scuola di Arti e Scienze a Kyoto (Shugei shuchi-in) aperta a tutti, senza distinzione di classe sociale o condizione economica.

Nel 835 si ritirò al monte Koya in meditazione eterna e dopo aver predetto la data della sua morte, il 23 aprile, morì. Il suo mausoleo è posto dietro al tempio principale al monte Koya. Nel 921 l’imperatore Daigo gli assegna il nome onorario di Solenne Kobo Daishi. Il gran Maestro (Daishi) del Vasto Dharma (Kobo).

Dalle origini del pellegrinaggio…la leggenda di Emon Saburo

Non si hanno riferimenti precisi su chi sia stato il primo a percorrere il pellegrinaggio, ma vi sono molte leggende a riguardo. Una di queste, la più comune, dice che il primo pellegrinaggio è stato eseguito a metà del VIII secolo da un uomo di nome Emon Saburo.

Emon viveva con i suoi otto figli nella zona di Ukaana Provincia Iyo (ora Matsuyama City Prefettura di Ehime), ed era un uomo favolosamente ricco, seppur egoista, avido e avaro. Un giorno, come narra la leggenda, un monaco itinerante giunse alla sua porta chiedendo l’elemosina, ma Emon, dopo aver rifiutato, lo spinse fuori.

Imperterrito, il monaco ritornò il mattino successivo e fu cacciato di nuovo. Per otto giorni consecutivi il monaco ritornò a casa di Emon e fu cacciato ogni volta con più violenza. Infine, l’ottavo giorno, il brutto carattere di Emon prese il sopravvento e il monaco venne cacciato con un bastone.

Mentre cercava di difendersi, il monaco lasciò cadere la ciotola per l’elemosina che si ruppe in otto pezzi, se ne andò e non tornò mai più. Poco dopo l’incidente, gli otto figli di Emon iniziarono a morire, uno dopo l’altro, per diverse cause. Quando anche l’ottavo e ultimo morì, il ricco avaro, distrutto dal dolore, si rese conto che la causa doveva essere stato il suo comportamento con il monaco che era venuto a chiedere l’elemosina. Riconobbe nel monaco Kukai, così, pentito, partì in cerca di lui per chiedere il perdono.

Emon camminò intorno all’isola venti volte in senso orario, ma era sempre indietro, e quindi mai in grado di raggiungere Kukai. Decise, quindi, di camminare per l’isola ancora una volta, ma questa volta di farlo in senso inverso, in senso antiorario. In questo modo, si sentiva sicuro che la sua strada avrebbe incrociato quella di Kukai.

Purtroppo, non riuscì mai ad incontrare Kukai e, in punto di morte, cadde ai piedi del sentiero di montagna che porta al Shōsanji (Tempio 12) nella provincia di Awa  (oggi Prefettura di Tokushima). Mentre giaceva lì morente, Kukai gli apparve, lo perdonò per le sue azioni passate e gli concesse anche l’ultimo desiderio espresso, cioè di rinascere come figlio in una buona famiglia nella sua provincia in modo che potesse essere in grado di fare del bene e aiutare gli altri nella prossima vita.

Quando morì Emon, Kukai scrisse “Emon Saburo è rinato” su una piccola pietra, la collocò nel palmo della mano di Emon e lo seppellì vicino al sentiero. Come promesso, poco dopo nacque un bambino in una famiglia benestante della provincia di Iyo (ora Prefettura di Ehime).

Per lungo tempo una mano del bambino fu bloccata e nessuno era in grado di aprirla, fino a quando fu chiamato un monaco che finalmente la aprì. Con molta sorpresa trovarono stretta nel piccolo pugno la pietra con le parole “Emon Saburo è rinato”.

Quest’uomo nella sua vita fece molte opere meravigliose e per il bene della comunità, tra cui la costruzione del tempio Ishiteji a Matsuyama City (il numero 51), nel quale è possibile vedere la pietra rinvenuta nella sua mano.

…fino ai giorni nostri.

Negli anni a seguire il pellegrinaggio fu in continua evoluzione e in crescita per circa 800 anni. Le prime testimonianze della sua esistenza, in qualsiasi forma simile a quella di oggi, tuttavia, non sembrano essere state scritte prima del 1680, con l’inizio del periodo Edo (1603-1868).

Il primo libro del genere è attribuito a un monaco di nome Yūben Shinnen (morto nel 1691). Sembra che abbia speso la sua vita sull’isola di Shikoku, viaggiando a piedi lungo il pellegrinaggio, aiutando altri henro attraverso la creazione di cartelli e la costruzione di rifugi intorno alla parte meridionale dell’isola.

Nel 1687 ha scritto una piccola guida per il pellegrinaggio, la Shikoku Henro Michishirube. Nel 1689, ha arruolato l’aiuto di uno studioso e collega Kōya Hijiri chiamato Jakuhon a scrivere la Shikoku Henro Reijōki, una guida più completa dedicata al pellegrinaggio. In questo libro, i templi sono approssimativamente nello stesso ordine in cui sono oggi ed è rimasta la guida standard in tutto il periodo Tokugawa.

Copie di questa guida sono ancora esistenti. Nel 1689 Shinnen ha anche scritto un libro che contiene una raccolta di varie storie di miracoli che aveva sentito da altri henro, tutti attribuiti a Kobo Daishi, e dei meriti e dei benefici che si hanno nel fare il pellegrinaggio camminando (Shikoku Henro Kudokuki).

Con la disponibilità di guide, viaggiare diventò così più facile sull’isola di Shikoku. Mentre in precedenza il pellegrinaggio era stato limitato ai monaci e asceti, da questo momento il numero di gente comune in cammino cominciò ad aumentare. I primi furono gli agricoltori che grazie a migliori leggi sull’agricoltura e migliori metodi agricoli ebbero la possibilità di intraprendere il pellegrinaggio.

In seguito anche i commercianti delle grosse città attorno all’isola come Edo, Kyoto e Osaka iniziarono a percorrerlo. Questo sviluppo fu possibile anche perché durante il periodo Edo il tenore di vita dei giapponesi crebbe notevolmente e grazie al sistema Sankin Kotai tutte le strade vennero ampliate e migliorate.

Nonostante tutto però, la maggior parte delle persone ancora non vedeva di buon occhio stranieri lungo i propri terreni, anche perché i viaggi, in passato, non erano mai stati permessi. Ma grazie ad alcuni pionieri il pellegrinaggio ha continuato a crescere e ha mantenuto la sua popolarità fino alla seconda guerra mondiale.

Dopo la guerra l’intera popolazione era così povera che il viaggio intorno all’isola è andato praticamente fermandosi. Templi e rifugi sono stati abbandonati, lasciati a deteriorarsi in quanto il denaro che avevano dipendeva dalle donazioni degli henro. Negli anni 1950 e 1960, con il rinnovo economico del Giappone stesso, si è verificata una nuova crescita di persone che intraprendevano il cammino e i templi furono riparati e ripresero vita.

Da allora il movimento ha ricominciato ad aumentare, alcune compagnie turistiche hanno creato viaggi organizzati con i bus e gente da tutto il mondo ha iniziato a giungere sull’isola. Intorno ai templi si sono sviluppati molti esercizi commerciali che vivono di questo pellegrinaggio.

Ma allo stesso tempo le comunità continuano ad offrire anche riparo ai pellegrini che scelgono di camminare l’intero percorso costruendo aree di sosta e proseguendo con diverse pratiche legate al passato come gli osettai (piccoli doni che vengono fatti agli henro), per portare questa tradizione avanti nel tempo e permettere anche a chi passerà di qui in futuro di assaporare un po’ di quel passato che fa parte delle loro radici.

Rituale da svolgere nei templi

Rituale da svolgere ai templi

Ad ogni tempio vi è un rituale da svolgere. E’ una cosa strettamente religiosa che vede raccogliere le persone nella recitazione dei sutra di fronte ai templi. Per questo è raccomandata, ma non obbligatoria.

1.Ingresso Principale – Scongiurare gli spiriti maligni.

Come prima cosa, sotto la porta principale del complesso, congiungere le mani davanti al cuore ed effettuare un inchino.

2.Vasca per la purificazione – Purificazione di se stessi.

Recarsi alla vasca e tramite dei piccoli mestoli lavarsi le mani e la bocca. Questi gesti simboleggiano la pulizia delle parole e dei gesti di una persona, prima che si avvicini ai luoghi sacri.

3.Torre della campana – Presentarsi e avvisare del proprio arrivo

Suonare la grossa campana delicatamente per presentarsi al tempio e avvisare del proprio arrivo.

4.Tempio principale – Dove risiede la divinità a cui il tempio è dedicato

Di fronte al tempio principale accendere un bastoncino d’incenso, una candela e suonare la campana appesa sotto il portico attraverso il cordone di canapa che pende dal soffitto.
Si mette un osamefuda compilato con i propri dati, la provenienza e il motivo per cui si prega nell’apposito contenitore (verranno poi bruciati per liberare le preghiere al cielo); dopodiché recitare i sutra a mani giunte. Il sutra più comune e importante è l’ heart sutra (o Hannya Shingyo).
Nel V sec, prima che il buddhismo arrivasse in Giappone, un monaco cinese visitò l’India e ricevette l’ heart sutra. Tornato in Cina selezionò i caratteri cinesi che avevano il suono più somigliante a quello del sanscrito originale e lo trascrisse. Lo stesso testo è recitato ancora oggi.
Un altro sutra che si pronuncia è il Komyo Shingon,  un sutra potente che tiene lontane le sfortune ed infine, prima di un inchino si recita “Namu Daishi Henjo Kongo” per ringraziare e mostrare devozione.

5.Tempio di Kobo Daishi – Dove risiede una statua o una reliquia (oggetto, ecc) del monaco

Ripetere lo stesso rituale effettuato al tempio principale per rendere omaggio al monaco. Figura intorno al quale in Giappone si è sviluppato un vero e proprio culto pari a quello del Buddha stesso.

6.Ufficio dei timbri – dove ricevere il timbro

Avvicinarsi al negozio e suonare il campanello se non è presente nessuno per effettuare il timbro. Qui si possono prendere anche tutte le cose come gli incensi o le candele.

7.Ingresso principale – Saluto

Prima di uscire, ripetere la stessa procedura iniziale, a mani giunte, volti verso il tempio principale.
Questi rituali non sono fissi, ognuno interpreta liberamente come pregare: chi lo segue passo passo, chi pronuncia solo i sutra, insomma ognuno è veramente libero di fare ciò che si sente.

Komyo Shingon sutra

PRONUNCIA   on abokya beiroshanō makabodara mani handoma jimbara harabaritaya un
KANJI                 唵 阿謨伽 尾盧左曩 摩訶母捺囉 麽抳 鉢納麽 入嚩攞 鉢囉韈哆野 吽
SANSCRITO
TRADUZIONE Sia lode all’impeccabile, illuminazione onnipervasiva del grande mudra (o il sigillo del Buddha). Gira attorno a me il gioiello, loto e luce radiante.

L’ Heart Sutra

佛説摩訶般若波羅蜜多心經
BUSSETSU MA KA HAN NYA HA RA MI TA SHIN GYOU
The Heart of the Perfection of Wisdom Sutra.
観自在菩薩,行深般若波羅蜜多時,
KAN JI ZAI BO SA GYOU JIN HAN NYA HA RA MI TA JI
When the Bodhisattva Avalokitesvara was practicing the deep Perfection of Wisdom,
照見五蘊皆空,度一切苦厄,
SHOU KEN GO UN KAI KUU DO ISSAI KU YAKU
he intuitively perceived that the five aggregates are all empty; thus passed beyond all sufferings and difficulty.
舎利子,色不異空,空不異色,
SHA RI SHI SHIKI FU I KUU KUU FU I SHIKI
Sariputra, form does not differ from emptiness, and emptiness does not differ from form.
色即是空,空即是色,
SHIKI SOKU ZE KUU KUU SOKU ZE SHIKI
Form is emptiness, and emptiness is form;
受想行識,亦復如是,
JU SOU GYOU SHIKI YAKU BU NYO ZE
the same is true for feelings, perceptions, formations, and consciousness.
舎利子,是諸法空相,
SHA RI SHI ZE SHO HOU KUU SOU
Sariputra, these are the characteristics of the emptiness of all dharmas:
不生不滅,不垢不浄,不増不減,
FU SHOU FU METSU FU KU FU JOU FU ZOU FU GEN
They neither arise nor cease, are neither defiled nor pure, neither increase nor decrease.
是故空中,無色無受想行識,
ZE KO KUU JUU MU SHIKI MU JU SOU GYOU SHIKI
Therefore, in emptiness there is no form, no feelings, perceptions, formations, or consciousness;
無眼耳鼻舌身意,無色聲香味触法,
MU GEN NI BI ZESSHIN NI MU SHIKI SHOU KOU MI SOKU HOU
No eye, ear, nose, tongue, body, or mind; No form, sound, smell, taste, touch, or mind object;
無眼界,乃至無意識界,
MU GEN KAI NAI SHI MU I SHIKI KAI
No eye sense-sphere, until we come to no consciousness sense-sphere,
無無明,亦無無明盡,乃至無老死,亦無老死盡,
MU MU MYOU YAKU MU MU MYOU JIN NAI SHI MU ROU SHI YAKU MU ROU SHI JIN
No ignorance nor the ending of ignorance, until we come to no old age and death nor the ending of old age and death;
無苦集滅道,
MU KU JUU METSU DOU
No Truth of Suffering, Cause of Suffering, Cessation of Suffering, nor Path to the Cessation of Suffering.
無智亦無得,以無所得故,
MU CHI YAKU MU TOKU I MU SHO TOKKO
There is no wisdom, nor is there attainment, for there is nothing to be attained.
菩提薩埵,依般若波羅蜜多故,
BO DAI SATTA E HAN NYA HA RA MI TA KO
Because Bodhisattvas rely on the Perfection of Wisdom.
心無罣礙,無罣礙故,
SHIN MU KE GE MU KE GE KO
Nothing obstructs their minds. Because obstructions exist not,
無有恐怖,遠離一切顛倒夢想,究竟涅槃,
MU U KU FU ON RI ISSAI TEN DOU MU SOU KUU GYOU NE HAN
they have no fear and pass far beyond all illusions and imagination and awaken to ultimate Nirvana.
三世諸佛。依般若波羅蜜多故,
SAN ZE SHO BUTSU E HAN NYA HA RA MI TA KO
All the Buddhas of the past, present, and future, by relying on the Perfection of Wisdom,
得阿耨多羅三藐三菩提,
TOKU A NOKU TA RA SAN MYAKU SAN BO DAI
attain Unsurpassed Perfect Enlightenment.
故知般若波羅蜜多,
KO CHI HAN NYA HA RA MI TA
Therefore, know that the Perfection of Wisdom
是大神咒,是大明咒,是無上咒,是無等等咒,
ZE DAI JIN SHU ZE DAI MYOU SHU ZE MU JOU SHU ZE MU TOU DOU SHU
is the great mysterious mantra, the great mantra of illumination, the supreme mantra, the unequaled mantra
能除一切苦,真實不虚,
NO JO ISSAI KU SHIN JITSU FU KO
which can remove all suffering, and is true and not false.
故説般若波羅蜜多咒,即説咒曰,
KO SETSU HAN NYA HA RA MI TA SHU SOKU SESSHU WATSU
Therefore is said the Mantra of the Perfection of Wisdom:
羯諦羯諦,波羅羯諦,波羅僧羯諦,菩提薩婆訶
GYA TEI GYA TEI HA RA GYA TEI HA RA SOU GYA TEI BO JI SO WA KA
GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA:
般若心經
HAN NYA SHIN GYOU
The Heart Sutra.

Cosigli pratici e utili per affrontare il Cammino degli 88 templi in Giappone

Cosa e dove mangiare lungo il Cammino degli 88 templi

Per mangiare ci si può affidare ai vari combinies (piccoli supermercati simili ai nostri autogrill, aperti 24H, 7 su 7) come i Lawson, Circle K, 7Eleven, ecc. Sono una sicurezza e sono presenti in qualsiasi piccolo paese sull’isola.

Vendono cibo fresco e confezionato, bibite, giornali, caffè e alcolici; inoltre hanno farmaci da banco e piccoli oggetti elettronici (batterie, auricolari, ecc).

Ci sono poi vari ristorantini che offrono udòn e ramen a prezzi modici. Ricordate di avere un occhio di riguardo per i self service, ottimo cibo e prezzo irrisorio. Oppure si può fare la spesa in uno dei molti supermercati di grandi dimensioni, del tutto simili ai nostri centri commerciali, che si incontrano nelle città durante il cammino.

Aspettatevi di mangiare per molte sere zuppe, brodi, riso e altre cose del genere, visto che la carne e il famoso sushi non sono proprio così economici, anche se qualche strappo alla regola in una delle grosse città si può fare. Ricordate che nei piccoli centri invece, i ristoranti, dove ci sono, chiudono prestissimo

. L’orario della cena va dalle 18.00 alle 20.00 e poi non servono più nulla. Io consiglio di portare con se un fornellino e una gavetta di quelli da campeggio. Le bombole è possibile comprarle a Tokushima o a Naruto nei primi giorni di pellegrinaggio. Si risparmiano ulteriori soldi e non si è costretti a stare agli orari locali.

Si trovano inoltre numerose macchinette automatiche lungo il cammino che vendono principalmente bevande analcoliche, anche calde. Sono un’ottima soluzione per la colazione, visto che di bar aperti la mattina presto in giro per l’isola non ce ne sono.

Dove dormire lungo il Cammino degli 88 templi in Giappone

Per dormire ci sono varie soluzioni per tutte le tasche. Scordatevi gli albergue e ospitali a cui siete abituati e iniziate a mettervi in testa che sono una comodità puramente europea.

Qui ci sono i Ryokan, i Minshuku e gli Shukubo. I prezzi in genere vanno dai 4000 yen a salire (fino anche a 10.000/15.000 yen), dipende anche qui se si vuole la cena, la colazione o solamente dormire.

E’ gradita la prenotazione, in quanto in primavera e in autunno c’è possibilità di trovare tutto manshitsu, (occupato) e generalmente il check-in è previsto entro le ore 17.00.

Vista la difficoltà con la lingua, io consiglio sempre di chiedere con cortesia ai templi (o ai tassisti), spesso sanno come poter arrangiare una sistemazione in uno di questi posti e magari ci scappa che un incaricato vi venga direttamente a prelevare sul posto.

Oppure ci sono gli Tsu-yado e gli Zenkon-yado, ma entrambi sono posti dove si può solo dormire, non c’è doccia, ne cucina. Gli tsu-yado sono vecchie stanze all’interno del complesso dei templi, con i tatami, dove in passato venivano tenute le salme dei morti la notte prima della cremazione. Letteralmente significa “posto per la notte”. Non sono molti, ma spesso sono gratuiti o a donazione. Per la disponibilità bisogna richiedere all’ufficio dei timbri nei templi e non occorre prenotare.

Gli Zenkon-yado sono generalmente gestiti da privati e fanno parte della loro casa o della loro attività. Sono piccole strutture con tatamifuton e poco di più. Siate pronti perché anche se non parlano inglese, essendo stranieri, voi sarete la novità e quindi susciterete grossa curiosità e domande nei vostri confronti da parte dei padroni di casa. Ma non saranno mai invadenti, la cortesia e il rispetto sono di base in questo paese.

Nelle stagioni che lo permettono si può viaggiare anche in tenda. Personalmente è una soluzione che io prediligo sempre perché è un’alternativa molto economica sui cammini agli ostelli e agli albergue, talvolta troppo affollati o in questo caso molto costosi sul lungo periodo. Ce ne sono in vendita di ogni tipo e di ogni prezzo. Io consiglio di spendere qualcosina in più e di comprare una di quelle tecniche, ultra-leggere, che pesano spesso meno di 2 kg totali e che sono le più trasportabili.

Se si sceglie questa soluzione, ci sono diversi parchi e diversi rest hut dove è possibile montare la tenda per una notte senza dover pagare nulla. Spesso i parchi sono dotati anche di bagno, ma non di doccia. C’è anche la possibilità di riuscire a fare l’intero pellegrinaggio senza servirsi degli alloggi a pagamento e senza tenda.

Dormendo in diversi ripari di fortuna come le fermate dei bus o le stazioni dei treni quando piove, mentre nei parchi o nei rest hut quando il tempo lo concede, ma questa è la situazione più estrema e quasi nessuno la adotta.

Ricordiamo sempre che in Giappone il vagabondaggio è perseguito per legge, ma alcune soluzioni di fortuna sono tollerate per chi sta facendo il pellegrinaggio a piedi, dovendolo dimostrare ogni qualvolta la polizia lo riterrà opportuno.

I miei requisiti generali per la scelta di un posto sono stati: se c’è un bagno vicino, se non è troppo esposto al traffico/passaggio, se c’è una panchina o una tettoia con piattaforma, allora quello era un posto buono per la notte.

Per la lista completa degli alloggi contattaci a info@apiediperilmondo.com

Lavanderia e igiene personale lungo il Cammino degli 88 templi 

Se deciderete di dormire nei vari Ryokan, ecc ci sarà il servizio biancheria e vi laveranno e asciugheranno tutto in una notte. In alcuni casi è compreso nel prezzo della camera, in altri sarà messo sul conto.

In alternativa si trovano lungo la strada numerosi lava-asciuga automatici, nel giro di un’ora si possono lavare grosse quantità di indumenti per pochi yen.

Presso i templi o nelle varie “free accomodation” non vi è nessuna possibilità di lavare cose a mano, se non piccoli indumenti come l’intimo, ecc.
Lungo tutta l’isola vi sono distribuite le onsen (terme o bagni pubblici). Sono tipiche strutture giapponesi dove si entra separati tra maschi e femmine, nudi.

Nella prima parte vi sono delle docce e nella seconda vasche di acqua calda, non sempre naturale. Io consiglio di provarle almeno una volta, assolutamente.

Oltre ad essere caratteristiche, offrono un’ora o più di relax e dopo un giorno di cammino sono il meglio. Il prezzo va dai 300 yen ai 1000 yen a seconda della grandezza della struttura e dei servizi svolti, ma per chi sceglie di dormire in tenda spesso sono anche la migliore soluzione per l’igiene personale.

Alcune volte sono anche comprese nel prezzo della camera, per questo bisogna sempre cercare informazioni accurate prima di rifiutare un’offerta a un Ryokan, perché un prezzo scorporato di tutto (pernottamento, cena, onsen, lavanderia e colazione), può non essere così sconveniente nonostante ad un primo impatto possa risultare elevato.

Soldi e bancomat

Questa è una sezione particolare legata al fatto che siamo in un altro paese e in un altro continente. Prima di partire controllate sempre il valore dello Yen al cambio.

Ognuno è libero di interpretare la cosa come più si trova comodo; la mia soluzione è stata: decidere quanto stanziare di budget per un viaggio del genere; cambiare un terzo della somma in contanti prima di partire in valuta locale, di modo da essere coperto almeno i primi giorni ed avere il tempo di ambientarmi; i restanti due terzi del budget vanno uno su una carta prepagata Mastercard e uno su una Visa (America Express non è accettata da nessuna parte).

Entrambe si possono comprare ricaricabili per pochi euro e garantiscono di non avere problemi in caso non accettino una delle due (su tutta l’isola accettano o una, o l’altra). Si può prelevare presso la maggior parte dei combinies (7eleven, Lawson, Circle K, ecc) e presso gli uffici postali (verificate, perché alcune volte permettono di inserire solo con i pin di 4 cifre).

Elettricità e internet

Come faremo a ricaricare i nostri smartphone? Funziona tutto allo stesso modo che da noi? Queste sono alcune tra le domande che vengono spontanee quando pensiamo ai nostri apparecchi elettronici in un paese così lontano. Ovviamente in Giappone utilizzano una spina diversa dalle nostre, ma non solo, anche la corrente erogata è diversa.

Se in Italia si usa una corrente a 230 V ad una frequenza di 50 Hz, sull’isola si utilizzano 100 V ad una frequenza di 50 Hz. Per la spina sarà necessario procurarsi un normale adattatore di quelli in commercio, mentre per la corrente dovete assicurarvi che sul caricabatteria/trasformatore ci sia scritto input 100V-240V 50/60 Hz (solitamente sono tutti così).

Il problema si avrà all’inverso se volete comprare oggetti in Giappone e li vorrete portare in Europa; accertatevi sempre che supportino il nostro voltaggio, altrimenti una volta tornati, saranno inutilizzabili. Se decidete di dormire in tenda o in giro troverete possibilità di ricaricare fuori da ogni combinies, in alcuni henro hut, nei bagni pubblici dei parchi e in alcuni templi.

Per quanto riguarda internet non è così semplice come potrebbe invece sembrare, in quanto nemmeno tutti i Ryokan ne sono dotati. La prima opzione possibile è acquistare/affittare all’aeroporto una sim e un cellulare per il periodo che sarete in cammino, come in tutte le città del mondo, ed avere internet e la possibilità di chiamare, ma il prezzo è alto.

La seconda sono alcuni combinies (Lawson, 7eleven), bar, supermercati, onsen e ristoranti. Hanno internet gratuito (se c’è una password non demordete e chiedete ai commessi, spesso ve la daranno), ma purtroppo non tutti. E’ possibile fare diversi account a pagamento direttamente dal telefono, ma non ho mai provato con numero italiano se funzionino.

Ultima soluzione. In ogni grossa città che attraverserete ci sono city office e biblioteche. In questi posti se non c’è il wi-fi gratuito, hanno sicuramente dei computer disponibili per l’utilizzo (un’ora). Altrimenti ci sono gli internet point, i cui prezzi variano da città a città: da non disdegnare perché in alcuni è possibile anche mangiare, farsi la doccia con un piccolo sovrapprezzo, mentre in tutti le bevande (calde, fredde) sono incluse nel prezzo iniziale.

Comunque aspettatevi di rimanere senza internet anche per più di un giorno.

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scegliere-lo-zaino

Cambio della moneta Yen Giapponese ( JPY)

1 JPY = 0,0086 euro

Vista la continua oscillazione del denaro controlla il valore di cambio prima di partire

Come raggiungere l’isola di Shikoku e il tempio numero 1

Il primo tempio si trova a Naruto e si chiama Ryozenji. Naruto è posta a nord est dell’isola nella prefettura di Tokushima.

  • AEREO

L’aeroporto internazionale più vicino è il Kansai di Osaka. Le compagnie aeree per arrivare fino a qui sono molte e hanno pacchetti di viaggio a tutti i prezzi.

  • AUTOBUS

Una volta atterrati, sul piazzale esterno si prende il bus della linea Kansai – Tokushima, biglietto fino a Kusoko Naruto Highway. Ne parte uno ogni ora. Il viaggio dura circa 3 ore e 20. Il bus vi lascia lungo l’autostrada Kobe-Awaji-Naruto (se siete fortunati dal ponte prima di giungere a Naruto potrete vedere i famosi vortici nell’oceano).

  • UFFICIO INFORMAZIONI

Dalla fermata si scende all’ufficio informazioni della città, dove si può prenotare un posto in una delle guest house per la prima notte. Le prenotazioni sono possibili e gradite anche in anticipo, è possibile trovare i contatti via internet e organizzarsi via mail.

Come raggiungere la montagna sacra del Koya san

Situato a sud di Osaka, Koya san, nel paese di Gokurakubashi si può raggiungere tramite treno o traghetto.

  • TRENO DIRETTO da OSAKA

Dalla città grazie alla linea Nankai Koya line, che si prende alla stazione Namba presso la Nankai Railway Line e arriva fino alla stazione di Gokurakubashi (2000 yen).

  • TRAGHETTO + TRENO da TOKUSHIMA

Da Tokushima, una volta finito il pellegrinaggio, si può prendere il traghetto della compagnia Nankai Ferry e arrivare fino a Wakayama. Da qui prendere un treno sulla Nankai Line (unica linea in questa stazione) che torna fino a Tengachaya, dove si prende la coincidenza per il Gokurakubashi (chiedere al porto di Tokushima, prezzo speciale per gli henro tutto incluso, traghetto + treno).

Da Gokurakubashi ci sono tre soluzioni.

  • Una comoda FUNICOLARE che in meno di 20 minuti arriva fino alla cima
  • Un BUS che porta fino ai complessi monastici
  • Un SENTIERO di montagna lungo 28 km, che porta dritto in fronte alla gigantesca porta principale d’ingresso.

Mappa Cammino degli 88 templi in Giappone interattiva


Dati tecnici Cammino degli 88 templi in Giappone


 Inizio
Naruto – Tempio 1

 Fine
Tempio 88

 Lunghezza
1200 Km

 Tracciato
Asfalto – Sentieri – Sterrato –

 Difficoltà
Turistica Escursionistica

 Tempo Stimato
58 – 60 giorni

 Periodo Consigliato
Marzo – Maggio | Ottobre – Novembre

 Segnaletica
Pellegrinetto e segnaletica dedicata

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Dave Toad (Guest)

Mi chiamo Davide, ho 33 anni e vivo in brianza da quando sono nato. Quando posso, zaino in spalla e sono sempre in giro. Via Francigena, Giappone, Nepal e Marocco le mie ultime mete. Mi piace camminare, ma non solo. Del viaggio adoro l’incontro, la scoperta, la conoscenza e il confronto. Credo non ci sia nulla che faccia crescere una persona, più di un mese a cuore aperto in un paese con una cultura totalmente diversa. Amo la natura e perdermi in essa per ritrovare me stesso ogni volta che ne sento il bisogno. Attualmente disoccupato, scrivo più per una necessità interiore che per capacità. Attratto dal lato divino e spirituale di ogni cultura. Sempre alla ricerca.

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    Ciao Davide, anzitutto davvero complimenti per l’articolo. Molto molto utile! Credi sia possibile incontrarci per parlarne meglio? Ho fatto anche io la Francigena quindi non sono proprio una novellina, ma mi piacerebbe confrontarci per risolvere tutti i piccoli e grandi dubbi antecedenti alla partenza. Buon lavoro!

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