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Kumano Kodo – Un pellegrinaggio in Giappone

Kumano Kodo e Nakahechi Route, un pellegrinaggio in Giappone

Un’esperienza unica per gli amanti del Giappone è il Kumano Kodo lungo la Nakahechi Route, pellegrinaggio per eccellenza, con più di Mille anni di storia



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Il Kumano Kodo è il pellegrinaggio più antico e popolare del Giappone. Insieme al pellegrinaggio di Shikoku ( il cammino degli 88 templi ) rappresenta una meta sempre più ambita del turismo religioso e spirituale.

Si sviluppa lungo l’estremità più a sud della penisola di Kii, in una regione sacra che in passato prendeva il nome di Kumano. Kumano è infatti considerato un luogo di benessere, la dimora degli dei. Si tratta di una rete di sentieri che, da più direzioni, convergono in uno dei più importanti santuari del Giappone, il Kumano Hongu Taisha. Questo, insieme ai vicini Kumano Hayatama Taisha e Kumano Nachi Taisha, rappresentano i tre Grandi Santuari di Kumano, mete appunto di questo importante pellegrinaggio.( 

Le quattro vie di pellegrinaggio del Kumano Kodo

Il Kumano Kodo si compone di quattro vie di pellegrinaggio, da fare esclusivamente a piedi (bici e cavallo non sono infatti permessi). Quella di cui parleremo in questo articolo è la Nakahechi Route.

  1. Nakahechi, considerata la Via imperiale per Kumano, è il Kumano Kodo per antonomasia. Utilizzata dagli antichi imperatori del Giappone per raggiungere la terra sacra, è ad oggi la più frequentata, forte di infrastrutture ben consolidate ed efficienti. Ha inizio a Tanabe, presso il santuario di Takijiri-oji, e proseguendo verso est raggiunge il Gran Santuario di Kumano Hongu Taisha. Da qui un ulteriore tratto conduce al secondo Gran Santuario di Kumano, il Naichi-taisha.
  2. Kohechi, considerata la Via tra le montagne, è un percorso molto isolato e privo di adeguate infrastrutture. Attraversa da nord a sud le montagne centrali della penisola di Kii, giungendo, dopo circa 70km, al Gran Santuario Kumano Hongu Taisha. Le informazioni in inglese sono limitate, le mappe scarse e la difficoltà elevata. Difficile quindi da organizzare a distanza.
  3. Ohechi, la via della costa, era in passato la maggiore via di pellegrinaggio per Kumano. Oggi, non è possibile percorrerla, causa segnaletica incompleta, mancanza di mappe e indicazioni in inglese e mancanza di infrastrutture. Inoltre la maggior parte del tracciato corrisponde a strade molto trafficate, privando il pellegrinaggio della serenità e spiritualità che merita.
  4. Iseji, la via orientale, percorre la costa orientale della penisola di Kii. Parte dal santuario di Ise-jingu e, verso la fine si snoda in due direzioni.  La prima, diretta al Santuario di Kumano Hongu Taisha, si sviluppa in 19 tappe per un totale di circa 200km. La seconda, diretta al santuario Hayatama-taisha, si sviluppa in 16 tappe per un totale di circa 160 km.

Difficoltà del Kumano Kodo lungo la Nakahechi Route

Il Kumano Kodo NON è un percorso adatto a tutti.  É classificabile come Escursionistico nella scala di difficoltà escursionistica. Le principali difficoltà del tracciato sono legate ai dislivelli, alle condizioni climatiche e alla ridotta quantità di ore di luce, perlomeno in certi periodi dell’anno. Ma andiamo a vedere più nel dettaglio ciascun elemento:

  • Dislivelli – Sul Kumano Kodo i dislivelli sono abbastanza impegnativi, e richiedono una buona preparazione fisica e una certa esperienza di trekking in montagna. Nelle prime due tappe, e quindi nei primi 38km, da Takijiri oji a Kumano Hongu Taisha, ci sono circa 4500m di dislivello totali.
  • Ore di luce – A seconda del periodo in cui si decide di partire, ci saranno più o meno ore di  luce a disposizione. Se per esempio si parte ad Aprile o ad Ottobre, periodi che personalmente noi adoriamo, il sole tramonta intorno alle 5 di sera, e questo significa che si deve camminare rispettando dei tempi prestabiliti, così da non ritrovarsi nel bosco quando cala il sole.
  • Condizioni climatiche – le condizioni climatiche a cui bisogna fare più attenzione sono il caldo estivo e l’umidità che ne consegue. Ti assicuro che camminare con l’umidità raddoppia la fatica, devi combattere con insetti e zanzare, e, in presenza di rocce, devi anche fare molta attenzione a non scivolare e farti male. Certo, anche le piogge sono un grandissimo ostacolo al cammino, e rappresentano un elemento di pericolo e difficoltà molto alto.
  • Tipo di terreno – Il Kumano Kodo segue per il 90% sentieri nei boschi; si cammina spesso su radici e rocce, pericolosissime se umide, soprattutto se il sentiero va in discesa.
  • Percorso isolato – Il Kumano Kodo non è molto frequentato, e questo significa che se succede qualcosa, per esempio cadiamo e ci facciamo male, non è detto che qualcuno ci veda e ci soccorra. Il percorso passa infatti quasi sempre in mezzo al bosco, lontano da centri abitati o strade. Quello che possiamo fare in questi casi è contattare il numero di emergenza 119 e comunicare la posizione approssimativa in cui ci si trova. In ogni caso, la struttura nella quale si ha prenotato per la notte, si insospettirà della nostra assenza e si attiverà per capire cosa è successo.
  • Se si comincia la tappa si deve finire – Trattandosi di un percorso isolato, non ci sono punti di  ristoro lungo la tappa e neppure paesi. Questo significa che non ci si può permettere di essere tanto stanchi da non riuscire ad arrivare alla fine. Prima di partire bisogna studiare la tappa e capire se si è o meno in grado di affrontare una simile sfida.
  • Zaino 7/8kg – A tutto questo bisogna aggiungere uno zaino di almeno 7-8kg. É eventualmente possibile usufruire di un servizio di trasporto bagaglio, ma solo se prenotato in anticipo.

Segnaletica sul Kumano Kodo

Il Kumano Kodo è dotato di un’ottima segnaletica!! Consiste in una serie di paletti di legno, alti circa un metro, e con scritte in inglese e giapponese. Su ciascun paletto è inciso il simbolo del cammino, con la scritta Kumano Kodo, un numero di emergenza, da chiamare in caso di difficoltà, e un numero sequenziale corrispondente alla propria posizione sul percorso.

I paletti sono infatti posizionati a 500m esatti l’uno dall’altro, quindi avremo il numero 1 all’inizio del percorso e via via fino al numero 75 del Kumano Hongu Taisha. Per rendere tutto ancora più semplice, trovate il numero dei paletti sulla mappa del percorso, così da sapere sempre dove vi trovate.

Animali pericolosi sul Kumano Kodo

Sul Kumano Kodo bisogna fare attenzione a 3 animali in particolari, tutti di piccole dimensioni:

  • Serpente Mamushi – lungo tra i 45 e gli 80cm, è una delle specie di serpenti più velenose del Giappone. Sono animali prevalentemente notturni e preferiscono le basse temperature.
  • Millepiedi Mukade – di grandi dimensioni, neri e con le zampe gialle. Il loro morso è molto doloroso.
  • Calabrone gigante – la loro puntura è molto dolorosa. Nella stagione autunnale diventano più aggressivi, quindi assolutamente da evitare.

Quando partire per il Kumano Kodo

l Kumano Kodo è percorribile tutto l’anno, anche se ci sono periodi decisamente migliori di altri.

Le temperature sono alte d’estate, con massime intorno ai 32 gradi nel mese di Agosto, e basse d’inverno, con minime intorno agli 0 gradi nel mese di Gennaio. Aprile e Novembre hanno temperature perfette per camminare, tra i 7° e i 20°. Già a Maggio e Ottobre, per esempio, le temperature si alzano, attestandosi tra i 12° e i 24°.

Per quanto riguarda le precipitazioni, queste sono scarse nei mesi invernali, con meno di 100ml al mese, e infatti in queste zone nevica di rado. I mesi più piovosi sono quindi Giugno e Luglio, con oltre 400ml di pioggia, e Settembre con circa 350ml. Negli altri mesi siamo sui 200ml al mese.

Naturalmente anche le ore di luce incidono sulla scelta o meno di un determinato periodo. Se a Giugno il sole sorge alle 5 e tramonta alle 19, a Dicembre questo sorge alle 7 e tramonta alle 5 di sera.

Considerando tutti questi elementi, il periodo migliore per percorrere il Kumano Kodo è la primavera e l’autunno, in particolare i mesi di Aprile, Ottobre e Novembre.

Dove dormire sul Kumano Kodo

Sul Kumano Kodo si dorme in strutture tradizionali, come Ryokan e Minshuku, intervallate da qualche guesthouse, sempre in stile giapponese. Non aspettarti il letto all’occidentale, in queste strutture dormirai infatti su tatami e futon.

Il tatami è la tipica pavimentazione giapponese ed è costituita da pannelli di legno rivestiti da un intreccio di paglia. Non si deve mai calpestare con le scarpe o con le ciabatte, ma solo con le calze o a piedi nudi.

Sopra il tatami viene posizionato il futon, il tipico materasso giapponese. Questo non è altro che un materassino sottile sormontato da un piumone. Nonostante per molti sembri scomodo, ti assicuro che ci dormirai davvero molto bene. Solitamente il futon viene posizionato all’interno degli armadi o al lato della stanza ripiegato su se stesso, questo per poter utilizzare la stanza anche per altre cose. Prima di andare a dormire dovrai posizionare il futon sul tatami e la mattina ripiegarlo e riposizionarlo nel suo luogo originario.

All’interno della stanza troverai anche uno yukata da poter indossare a cena e negli spazi comuni. Si  tratta di abito informale, una sorta di vestaglia di cotone da utilizzare tradizionalmente dopo il bagno. Molto comoda e leggera, è l’occasione giusta per entrare ancora più in sintonia con la cultura giapponese.

Alcune strutture non hanno il bagno in camera ma bagni in comune tradizionali. In particolare c’è una stanza con lavandini e water, e una stanza da bagno, dedicata alla pulizia personale, divisa tra uomini e donne. Quest’ultima è davvero molto particolare: abbastanza grande per accogliere diverse persone, ha un’anticamera con dei cesti per riporre i propri abiti e lo yukata, e la stanza da bagno vera e propria, nella quale si entra nudi. Non esistono separé, ma una serie di  postazioni con un doccino e un seggiolino dove sedersi.

Spesso, in questa stanza, si trova una grande vasca di acqua calda, intorno ai 40°, nella quale si può entrare dopo essersi fatti la doccia.  Alcune possono accogliere anche 5-6 persone alla volta. Mi raccomando, bisogna essere puliti prima di entrare nella vasca perché altre persone si immergeranno in quella stessa acqua. 

Oltre alla vasca di acqua calda alcune strutture hanno, al loro interno, un onsen. Si tratta di una vasca contenente acqua termale, con temperature tra i 40° e i 45°. Ci troviamo infatti in zone ricche di acqua termale. Yunomine Onsen, a pochi chilometri da Kumano Hongu, è per esempio la cittadina termale più antica del Giappone, la cui storia risale a più di 1800 anni fa.

Dove mangiare sul Kumano Kodo

Sul Kumano Kodo si mangia nella struttura nella quale si pernotta, e i piatti sono esclusivamente giapponesi. Non ci sono bar o ristoranti né lungo la tappa né nei fine tappa, ad esclusione di Tanabe, che è una vera e propria cittadina, e Kumano Hongu, che è un piccolo paese. Se non si vuole mangiare in struttura, l’alternativa è portarsi da mangiare per due-tre giorni. Personalmente non la reputo una scelta sensata: cenare e fare colazione in questi luoghi permette non solo di assaggiare specialità locali che altrimenti non conosceresti, ma di immergersi davvero nella cultura popolare.

Gli orari per mangiare sono davvero molto ferrei e non vi si transige: la colazione è prevista per le 06:00 di mattina, e la cena per le 18:00 / 18:30. Questo è anche uno dei motivi per cui il cammino va percorso rispettando una certa tempistica.

Credenziale sul Kumano Kodo e Dual Pilgrim

Come qualsiasi altro cammino, anche il Kumano Kodo ha una sua credenziale. Questa ha però una particolarità: su un lato vanno apposti i timori del Kumano e sull’altro lato quelli del Cammino di Santiago. Il motivo sta nel fatto che Kumano Kodo e Cammino di Santiago hanno da qualche anno deciso di gemellarsi, per valorizzare il fatto che sono gli unici due pellegrinaggi al mondo patrimonio Unesco.

Lungo il Kumano Kodo trovi delle casette di legno con all’interno un timbro, con inchiostro rosso. Ce ne sono diversi e si richiede di farli tutti o quasi per attestare il proprio cammino. Una volta giunti a Kumano Hongu Taisha si potrà fare l’ultimo timbro, quello dorato, e consegnare la credenziale all’ufficio turistico.

Se hai già fatto il cammino di Santiago puoi mostrargli la credenziale timbrata e richiedere il Dual Pilgrim: ti faranno una foto, che verrà pubblicata sul loro sito, donata una spilletta col simbolo di entrambi i cammini e rilasciata una pergamena con il tuo nome.

In più, se ottieni questo importante riconoscimento, presso il santuario di Kumano Hongu Taisha, potrai richiedere una speciale “Cerimonia Taiko per Dual Pilgrim”, durante la quale è possibile suonare il sacro Taiko, espressione delle emozioni provate lungo il cammino e segno che il viaggio spirituale intrapreso è giunto al termine.

Nakahechi, la via imperiale verso Kumano

Il Nakahechi ha inizio a Tanabe, in particolare dal tempio di Takijiri-oji, confine dell’antico regno di Kumano. Da qui il pellegrinaggio si muove verso est, immergendosi nel cuore della penisola di Kii, scoprendone le montagne, e raggiungendo infine il Gran santuario Kumano Hongu Taisha.

Dopo aver pagato il tributo al santuario Kumano Hongu Taisha, i pellegrini viaggiavano in barca lungo il Kumano-Gawa River fino a Kumano Hayatama Taisha, il secondo dei tre grandi santuari.

Una visita poi al Kumano Nachi Taisha completava il pellegrinaggio.

Ancora oggi è così: si raggiunge infatti il santuario di Hayatama Taisha tramite barca e il santuario di Nachi Taisha per mezzo di un ulteriore tratto a piedi.

Il pellegrinaggio di Nakahechi è tra tutti quello più attrezzato e popolato. Si vede dalla segnaletica, perfetta e in duplice lingua, inglese e giapponese, dalle infrastrutture, dai trasporti e dalla quantità di persone che ogni anno decide di percorrerlo.

Può essere affrontato in due tappe, rispettivamente di 17km e 21km, anche se il mio consiglio è di farlo in tre giorni di cammino.

 

Prima tappa

  • Lunghezza: 17km
  • Inizio: Tanabe, tempio di Takijiri-Oji
  • Fine: Tsugizakura-oji

Il pellegrinaggio parte dal tempio di Takijiri-Oji, accanto al fiume Tonda. Camminando lungo un sentiero di montagna si passa attraverso i villaggi di Takahara e di Chikatsuyu fino ad arrivare a Tsugizakura-oji.

Anche se l’altitudine massima che si raggiunge è di appena 700m, i dislivelli risultano impegnativi, per un totale di oltre 2100m tra negativi e positivi. Quasi assenti i punti di ristoro lungo la tappa, quindi è necessario portare con voi sufficienti scorte di cibo e acqua per la giornata di cammino.

 

Seconda tappa

  • Lunghezza: 21km
  • Inizio: Tsugizakura-oji
  • Fine: Kumano Hongu Taisha

Questo tratto, di 21km, si sviluppa lungo magnifici sentieri di montagna tra le foreste.

Attraversa Hosshinmon-oji, conosciuta come “la porta del risveglio dell’aspirazione verso l’illuminazione”, e come ingresso esterno all’area sacra di Kumano Hongu Taisha.

Si arriva,  con una breve deviazione segnalata, a Fushiogami-oji, un punto panoramico dal quale si vede per la prima volta, in lontananza, il santuario del Kumano Hongu Taisha. Qui i pellegrini solevano cadere in ginocchio e pregare ( la parola Fushiogami significa proprio questo).

Là, nel punto più basso della valle, sorge Oyunohara, il sacro banco di sabbia dove originariamente sorgeva il santuario, distrutto nel 1886 da un’inondazione. La leggenda narra che le divinità di Kumano, prese le sembianze di tre lune, discesero tra i rami di una quercia gigante proprio in quella radura.

Oggi il Gran Santuario di Kumano Hongu Taisha sorge su un crinale, circondato da giganti cedri e cipressi. Ad accoglierci l’imponente porta in acciaio, la Otorii, che alta 40 metri e larga 42 metri, venne eretta nell’anno 2000. Questa, oltre a segnare l’entrata all’area sacra del santuario, traccia una netta linea tra il mondo secolare e quello spirituale. Importante e folkloristico il Festival d’estate, che si tiene tra il 13 e il 15 aprile.

I dislivelli sono abbondanti, soprattutto nella prima parte, arrivando a oltre 2400m tra positivi e negativi. Considerando che il tempio chiude alle 17:00, così come l’ufficio turistico, è necessario procedere a buon passo ed essere quindi ben allenati. Anche in questo caso non ci sono punti di ristoro lungo il cammino, quindi è necessario portare con se provviste di cibo e abbondante acqua.

Da Kumano Hongu Taisha a Kumano Nachi Taisha

Per raggiungere il santuario di Kumano Nachi Taisha è necessario fare un ulteriore tratto a piedi, percorribile obbligatoriamente in due tappe, rispettivamente di 13km e 14,5km. Se la prima tappa risulta abbastanza semplice, la seconda saprà davvero mettere alla prova chiunque!

 

Prima tappa – KOGUMOTORI-GOE

  • Lunghezza: 13km
  • Da Ukegawa a Koguchi
  • Dislivello: 1360m

Il tratto che da Ukegawa ( dove si trova il santuario di Kumano Hongu Taisha) va a Koguchi prende il nome di Kogumotori-goe.

Il sentiero inizia passando da un insieme di case. Una salita graduale attraverso cedri, cipressi, foreste native e crinali di montagna ci porta, dopo appena 5km, a Hyakken-gura. Uno dei luoghi in assoluto più belli del Kumano Kodo, un punto panoramico da cui è possibile ammirare le 3600 vette sacre di Kumano.

Dopo una serie di sali e scendi si giunge alla Casa del Tè di Sakura-jaya. Una storia narra che in antichità, quando i proprietari della casa del tè vedevano giungere in lontananza qualche pellegrino, si preparassero ad accoglierlo mettendo già a bollire sul fuoco l’acqua per il tè. Oggi rimane un buon posto dove fermarsi per una pausa.

Una breve discesa ci conduce alle rive del fiume Akagi-gawa. Qui, sul ciottolato in pietra, potrete vedere una serie di piccole tavolette di preghiera lasciate dagli asceti Yamabushi della montagna, che periodicamente percorrono il pellegrinaggio come formazione spirituale.

Si oltrepassa il ponte e si giunge a Koguchi.

A Koguchi ci sono solo due sistemazioni per la notte, quindi mi raccomando prenotate.

Non troverete lungo il sentiero luoghi di ristoro, quindi portate con voi l’acqua e il cibo sufficienti per la giornata.

 

Seconda tappa – OGUMOTORI-GOE

  • Lunghezza: 14,5km
  • Da Koguchi a Nachisan (Gran santuario di Kumano Nachi Taishi)
  • Dislivello: 2190m

Dei due è il tratto più duro.

Si tratta di un continuo sali e scendi, con dislivelli decisamente più impegnativi rispetto alla giornata precedente. Si tratta di quasi 2200m di dislivelli in soli 14,5km.

Il percorso si snoda interamente in mezzo alle montagne e ai suoi boschi. Alcune storie narrano addirittura che queste alte montagne siano dimora degli spiriti dei morti.

Ormai mimetizzati tra la natura, potrete riconoscere le antiche mura di pietra che in passato servivano per terrazzare le risaie.

A un certo punto passerete davanti a una grande roccia, completamente ricoperta di muschio, ai lati di un’antica e consumata scala di pietra. Si tratta della roccia di Waroda-ishi, sulla quale è possibile distinguere tre simboli scolpiti, chiamati Bonji. Si tratta di caratteri sanscriti utilizzati per rappresentare i Buddha e Bodhisattva. Si crede che sia qui che le divinità si incontrino e chiacchierino davanti ad una tazza di tè.

Da sinistra a destra rappresentano:

  • Kannon, bodhisattva della Misericordia, venerato nel santuario di Kumano Nachi Taisha
  • Yakushi, Buddha per la guarigione, adorato nel santuario di Kumano Hayatama Taisha
  • Amida, Buddha della compassione e della saggezza, adorato al santuario di Kumano Hongu Taisha.

Dopo altri sali e scendi raggiungerete il Monte Myoho. Qui ad attendervi ci sarà il santuario di Nachisan e un cimitero. Il Monte Myoho è considerato il “Monte Koya per le donne”, perché sede storica delle suore itineranti del Kumano Bikuni. Attive dal XVI al XVIII secolo diffondevano la fede di Kumano in tutto il Giappone.

Sul passo di Funami-toge si aprirà ai vostri occhi una vista magnifica, e la vastità dell’oceano Pacifico davanti a voi. Il villaggio di mare in lontananza è Katsuura, un famoso porto di pesca del tonno.

Da qui una ripida discesa porta al Nachi Kogen Park, dove ad accoglierci troveremo la tipica foresta giapponese di cedri e cipressi. Una serie sempre più numerosa di scale in pietra e grandi alberi ci annunciano che Nachisan è vicina.

Il Gran Santuario di Kumano Nachi Taisha è magnifico, e fa da sfondo a una vista indimenticabile sulla cascata di Nachi-no-Otaki. Alta 133 metri, è la più alta di tutto il Giappone.

Il santuario ha una lunga storia e in passato veniva usato per l’allenamento dei monaci di montagna che praticavano Shugendo, un mix religioso di credenze indigene e straniere.

Il sentiero di Daimon-zaka vicino al santuario Kumano Nachi Taisha

Il sentiero di Daimon-zaka è lungo appena 1km.

Un’impressionante scalinata di ciottoli, con ben 267 gradini, si estende dalla base della valle di Kumano Nachi Taisha e si sviluppa intorno alla cascata. Alla fine del sentiero troverete l’imponente Meitosugi: si tratta di due grandi cedri, che per il loro intrecciarsi di radici, vengono chiamati “marito e moglie”.

Storia del Kumano Kodo

Nel VI secolo, quando il Buddhismo arrivò in Giappone, la zona del Kumano divenne un luogo di formazione ascetica, e tra il IX e il X secolo acquistò un tale valore da venir considerata terra sacra.

Fu tra l’XI e il XIII secolo che la famiglia imperiale cominciò a frequentare Kumano e le sue vie di pellegrinaggio. Questo portò alla costruzione di edifici sacri, santuari e infrastrutture, e alla creazione di organizzazioni che si occupassero della gestione dell’area. Bastò poco tempo perché arrivassero pellegrini da ogni parte del Giappone.

Dopo un periodo di forte instabilità politica ed economica, tra il XVII e il XIX secolo, il Kumano Kodo ricevette una nuova spinta in termini di investimenti e popolarità, grazie soprattutto ai 270 anni di pace sotto lo shogunato Tokugawa, con sede a Edo, l’odierna Tokyo.

Nel XIX secolo tutto cambiò. Il Giappone fu costretto ad aprirsi al mondo, e per diventare uno stato moderno, l’imperatore Meiji decise di adottare misure drastiche sia a livello politico che religioso. Mentre l’intero sistema feudale veniva smantellato, fu proibito ogni sorta di sincretismo tra Shintoismo e Buddhismo. Centinaia di templi vennero distrutti, così come vennero rimosse statue e oggetti sacri dai luoghi originari. Moltissimo andò perso.

Fu solo negli anni ’90 che le persone ricominciarono a percorrere e riscoprire il Kumano Kodo. Quando poi, nel 2004, divenne Patrimonio Unesco dell’Umanità, il numero di pellegrini aumentò esponenzialmente.

Oggi il Kumano Kodo è una straordinaria opportunità, per giapponesi e stranieri, di immergersi nella spiritualità e nella più antica cultura giapponese, riscoprendo tradizioni ormai perdute.

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Gozo Coastal Walk – Trekking a Malta

Gozo Coastal Walk - Trekking a Malta

Spettacolare trekking a Malta, il Gozo Coastal Walk si sviluppa in riva al mare, tra sole, scogliere a picco, paesini di pescatori, acque cristalline e Patrimoni Unesco



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  • Partenza: Mgarr


  • Lunghezza: 50 Km


  • Difficoltà: T/Turistica


  • N.Tappe: 4

Il Gozo Coastal Walk, letteralmente “trekking costiero di Gozo”, è un percorso di straordinaria bellezza che segue tutto il periplo dell’isola di Gozo, nell’arcipelago maltese, per un totale di 50km. Trattandosi di un loop, non c’è un luogo ufficiale di inizio e uno di fine. La maggior parte delle persone decide però di partire dal porto di Mgarr, sia perché trattandosi del solo accesso all’isola le persone arrivano da lì, sia perché è facilmente raggiungibile coi mezzi pubblici da ogni punto dell’isola.

Il Gozo Coastal Walk viene generalmente diviso in 4 tappe, anche se è perfettamente percorribile in 3 giorni di cammino. Di bassa difficoltà, per via delle tappe corte e dei dislivelli quasi inesistenti, è un percorso adatto a tutti. L’unica difficoltà sta nella segnaletica, che usurata dal tempo e poco presente, non ti dà la sicurezza che meriterebbe un percorso di questo tipo. Menzione a parte merita il discorso “caccia e cacciatori”, che analizzeremo più avanti.

Tappe del Gozo Coastal Walk

Il Gozo Coastal Walk, a Malta, si compone di 4 tappe classiche, così suddivise perché in corrispondenza dei fine tappa troviamo un paese o mezzi pubblici che possono riportarci alla base.  É quindi possibile organizzare un viaggio itinerante.

  • Tappa 1 _ da Mġarr a Xlendi – 12km
  • Tappa 2 _ da Xlendi a San Lawrenz – 11km
  • Tappa 3 _ da San Lawrenz a Marsalforn – 11km
  • Tappa 4 _ da Marsalforn a Mġarr – 16km

Difficoltà del Gozo Coastal Walk

Il Gozo Coastal Walk è un percorso semplice, adatto a tutti, classificabile come T/Turistico nella scala della difficoltà escursionistica. Le tappe brevi, gli scarsi dislivelli e il meteo quasi sempre buono lo rendono un percorso perfetto per chi si approccia per la prima volta a questo nuovo modo di viaggiare.

Il trekking passa accanto alle alte scogliere dell’isola. Naturalmente non ci sono barriere o staccionate tra il sentiero e il bordo della scogliera, quindi, se in presenza di un bambino, è necessario prestare a questo aspetto moltissima attenzione. Lo spazio è comunque molto ampio e a meno che non ci si avvicini di proposito al bordo, il sentiero rimane a 3-4 metri di distanza. É quindi percorribile anche da persone che soffrono di vertigini.

Menzione a parte merita l’argomento caccia e cacciatori. Lungo tutto il periplo dell’isola troverete moltissimi rifugi di caccia, piccole baracche o gabbie da vedetta, e in alcuni periodi dell’anno, da Novembre a Gennaio, squadre di cacciatori con fucili, binocoli, banderuole e cani da caccia. Sono abbastanza abituati al passaggio di camminatori quindi non correte alcun pericolo. L’unica cosa a cui dovete stare attenti sono le trappole presenti nei campi, e per evitarle NON dovete uscire dal sentiero.

Gozo Coastal Walk

Segnaletica sul Gozo Coastal Walk

L’unica pecca di questo trekking a Malta sta nella segnaletica. Il Gozo Coastal Walk è segnalato con una serie di pallini colorati, in alcuni tratti rossi, in altri tratti azzurri. Un pò usurati dal tempo e un pò rovinati dalla salsedine, non sono sempre ben visibili, sia perché sbiaditi, sia perché mal posizionati sul sentiero. Bisogna quindi prestare molta attenzione e sapere sempre dove ci si trova rispetto al percorso, sia guardando una mappa che la posizione gps sul cellulare.

Quando partire per il Gozo Coastal Walk

L’arcipelago maltese, e di conseguenza Gozo, si trova nel cuore del Mediterraneo, sotto la penisola italiana. Le estati sono quindi molto calde, perfette per una vacanza balneare ma sconsigliatissime per un’esperienza di viaggio a piedi. La totale assenza di ombra e temperature vicine ai 35°- 40° rendono davvero molto difficoltoso ogni tentativo di trekking.

Il periodo migliore è sicuramente l’autunno e la primavera. Le temperature vicino ai 20° e il venticello che soffia dal mare fanno sì che si possa camminare senza problemi, magari in maglietta e pantaloncini, e di farsi anche un bel bagno ristoratore a fine tappa. Le precipitazioni sono maggiori, ma nulla di rilevante!

Dove dormire sul Gozo Coastal Walk

Sul Gozo Coastal Walk troviamo strutture ricettive tipiche di una località balneare, quindi hotel e appartamenti. Se sull’isola principale di Malta ci sono anche tanti ostelli, a Gozo non se ne trovano.  Il costo varia molto a seconda del periodo, e in primavera e autunno, lontano quindi dai mesi estivi, si può godere di ottimi prezzi.

In estate Malta viene frequentata molto da gruppi di giovani e giovanissimi, spesso noncuranti della struttura ricettiva nella quale pernottano. Questo significa che le strutture a costi più bassi sono anche quelle più problematiche e non conformi a buoni standard di pulizia e comfort. Certo, Gozo risente meno di questo problema, ma non ne è immune. Il mio consiglio è quindi quello di puntare su strutture dalle quattro stelle in sù, solitamente, proprio per il loro prezzo, non frequentate da giovanissimi. Questo vi consentirà di dormire in un ambiente più sano e confortevole.

Cosa vedere sull’isola di Gozo

Le cose da vedere sull’isola di Gozo sono molte, e spaziano dal culturale, allo storico, al naturalistico. Innanzitutto sono da menzionare le magnifiche scogliere, accanto alle quali passa il trekking, e dalle quali è possibile ammirare una magnifica vista sul mare e sull’ambiente circostante.

Stupende le saline dell’isola, soprattutto quelle dopo la Baia di Qbajjar prima di arrivare a Marsalforn. Scavate nella roccia e vecchie di 350 anni, sono ancora oggi in funzione e permettono di continuare una tradizione gozitana molto antica. Il periodo di raccolta del sale marino è ovviamente l’estate, quindi se passate di lì a Ottobre vedrete solo le vasche piene di acqua. Potrete però acquistare sacchetti di sale maltese nei negoziati dell’isola.

Da un punto storico sono assolutamente da visitare i templi megalitici di Ggantija, databili tra il 3000 e il 3600 a.C e Patrimonio Unesco. Un bel centro visitatori con annesso museo ci da l’idea del contesto storico nel quale sono stati eretti. Bellissima anche la vista che regalano, essendo posizionati proprio su una collinetta al centro dell’isola.

Anche lei situata al centro di Gozo, la città di Rabat, oggi chiamata Victoria, è assolutamente da vedere. Oltre a trattarsi del nucleo urbano più importante dell’isola, ospita un magnifico castello del XV secolo e un borgo tipico maltese.

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Cammino dei Fari – Trekking in Spagna

Cammino dei Fari - Trekking in Spagna

Meraviglioso trekking tra i fari della Costa della morte in Spagna, il Cammino dei Fari corre tra oceano, scogliere, lunghe spiagge dorate e una natura selvaggia



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Cammino dei fari

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Il Cammino dei Fari, anche chiamato Camiño dos Faros, o Lighthouse Way, è un vero e proprio trekking, creato per condurre il camminatore alla scoperta di una delle coste più belle e selvagge di Spagna, la cosiddetta Costa della morte. Siamo nella provincia di A Coruña, in Galicia, nell’angolo nord-ovest della Spagna, una regione bagnata su due lati dall’oceano Atlantico e tanto verde e umida da sembrare l’Irlanda.

Lungo circa 200km, e percorribile in minimo 8 tappe, il Cammino dei  Fari unisce tutti i fari presenti dalla località di Malpica a quella di Finisterre. Sebbene la lunghezza delle tappe e i tanti sali e scendi non lo rendano un percorso adatto a tutti, è possibile, con una buona organizzazione, creare un programma ad hoc più semplice. La segnaletica è buona, e ad ogni fine tappa ci sono hotel e pensioni in cui è possibile pernottare.

Attenzione, sebbene il nome possa trarre in inganno, non si tratta di un Cammino di Santiago ma di un trekking, e questo significa che non troverete albergues, e su questo percorso, neppure ostelli. Si tratta quindi di un’esperienza che non può essere fatta in modalità low cost.

Tappe del Cammino dei Fari

Il Camiño dos Faros viene generalmente diviso in 8 tappe, lunghe dai 17km ai 32km. Si tratta di tappe obbligate, nel mezzo delle quali non c’è nulla tranne che tantissima natura. Tutti i fine tappa corrispondono quindi a un paese o a una località in cui è presente una struttura dove pernottare per la notte. Ecco di seguito un elenco delle tappe.

  • Tappa 1 _ da Malpica a Niñons
    • 22km  +460m  -445m
  • Tappa 2 _ da Niñons a Ponteceso
    • 26km  +515m  -510m
  • Tappa 3 _ da Ponteceso a Laxe
    • 25km  +425m  -425m
  • Tappa 4 _ da Laxe a Arou
    • 17,5km  +200m  -210m
  • Tappa 5 _ da Arou a Camariñas
    • 23km  +300m  -300m
  • Tappa 6 _ da Camariñas a Muxía
    • 32km  +470m  -460m
  • Tappa  7 _ da Muxía a Nemiña
    • 24,5km  +915m  -900m
  • Tappa 8 _ da Nemiña a Cabo Finisterre
    • 26km  + 815m  -600m

Nel caso in cui il livello di difficoltà sia troppo alto e si desideri accorciare le tappe, è possibile ideare un programma dedicato con tappe più corte, comprensivo di eventuali trasferimenti da un punto all’altro del percorso.

Dai un’occhiata al viaggio organizzato per saperne di più.

Cammino dei fari

Difficoltà del Cammino dei Fari

Il Cammino dei Fari, nella sua versione classica, è un trekking dal grado di difficoltà escursionistica E. Questo significa che NON è un percorso adatto a tutti. É necessaria una buona preparazione fisica, un abbigliamento adatto e un minimo di esperienza nel viaggio itinerante, anche se solo di un paio di giorni, necessaria per capire la propria resistenza fisica nel camminare più giorni e la propria capacità di affrontare momenti di difficoltà.

Ma andiamo ad analizzare più nel dettaglio gli elementi di difficoltà del Camiño dos Faros:

  • Dislivello totale di 7950m – il dislivello totale, positivo e negativo, di tutto il Cammino dei fari è di circa 7.950m, un bel numero se si pensa che va suddiviso in 8 giorni di cammino. Questo significa che per ogni tappa bisogna affrontare una media di 1000m di dislivello. Sebbene l’altitudine massima che si raggiunge è di 290m, il continuo sali e scendi dal livello del mare rende tutto più impegnativo.
  • Fondo non sempre agevole – il Cammino dei Fari cammina su diversi fondi, dalla sabbia, quando si attraversano le spiagge, alle rocce, scivolose in caso di pioggia o umidità, ai sentieri di terra, semplici, e a quelli un pò sdrucciorevoli. Bisogna quindi fare attenzione a dove si mettono i piedi e non dare mai nulla per scontato.
  • Presenza di luoghi isolati e lontani da centri abitati – la bellezza del Cammino dei Fari sta nel fatto che corre lontano da paesi e caseggiati, preferendo zone immerse nella natura più autentica e selvaggia. Questo equivale a un grande valore aggiunto per chiunque ami camminare e scoprire luoghi isolati e dalla bellezza inalterata, ma significa anche che si cammina quasi sempre in solitudine, e che in caso di difficoltà bisogna sapersela cavare un pò da soli. É quindi consigliato prestare sempre molta attenzione e tenere a portata di mano il cellulare in caso di bisogno. Anche avere l’hotel prenotato può rivelarsi un fatto positivo, visto che, in caso di ritardo o assenza, si attiveranno per capire cosa è successo.
  • Meteo imprevedibile e pioggia – Le piogge abbondanti, e la loro imprevedibilità rendono il Cammino dei Fari insidioso e pericoloso. É necessario fare molta attenzione e, se il tempo non lo permette (magari in inverno), bisogna saper rinunciare alla giornata di cammino.
  • Zaino di 7/8kg – la difficoltà aumenta con l’aumentare del peso dello zaino, sia perché il passo risulta rallentato, sia perché, con l’aumentare della fatica aumenta anche il rischio di disattenzioni e leggerezze, un mix rischioso se si cammina su un fondo magari accidentato. Il peso l’ho stimato calcolando il necessario, in termini di abbigliamento ed effetti personali, per una settimana di cammino, e scorte per almeno 2 litri di acqua, visto che sul percorso non si trovano fonti.

Segnaletica del Cammino dei Fari

Il Camiño dos Faros è perfettamente segnalato in tutta la sua lunghezza tramite una freccia verde dipinta su rocce e cartelli. Certo, il verde è un colore che, in Galicia soprattutto, si mimetizza con l’ambiente circostante, ma con un pò di attenzione in più non ci saranno problemi di sorta.

Per essere ancora più tranquilli e limitare al minimo la possibilità di perdersi, si possono portare con sé le tracce gpx del percorso, consultabili anche da cellulare, e una guida cartacea, quest’ultima disponibile per ora solo in tedesco e inglese. Aiuta inoltre studiarsi il percorso prima di partire, così da capire tappa per tappa le zone che si attraversano e la direzione da seguire.

Quando partire per il Cammino dei Fari

Il Cammino dei Fari corre lungo la costa di una delle regioni più piovose e umide di Spagna, tanto che ci sono buone probabilità di pioggia anche in estate. Grazie alla presenza dell’oceano le temperature non scendono però quasi mai sotto lo zero, riducendo al minimo il rischio neve. Certo, camminare vicino all’oceano in inverno potrebbe risultare pericoloso, a causa soprattutto del forte vento, delle burrasche e del fondo su cui si cammina parecchio umido.

Il periodo migliore per percorrere il Cammino dei Fari è quindi da Maggio a Settembre: le belle giornate di sole, la maggiore quantità di ore di luce, il minor rischio di piogge e il mare più calmo sono certamente degli importanti punti a favore.

Dove dormire sul Cammino dei Fari

Lungo il Cammino dei Fari sono presenti strutture ricettive in corrispondenza di ogni fine tappa. Tranne che in un paio di occasioni, in cui sono presenti anche degli ostelli, le strutture sono hotel e pensioni. In alcuni casi è possibile includere, oltre la colazione, anche la cena. Visto che le strutture non sono molte e non sono tanto grandi, il mio consiglio è quello di prenotare prima, così da essere sicuri che per le date scelte ci sia disponibilità.

Perché Costa della morte?

Dalle condizioni spesso ostiche del mare e dalla conformazione del litorale, formato da numerose scogliere rocciose a picco sull’oceano, deriva il nome Costa della Morte, che rimanda ai racconti dei pescatori di un tempo e ad un triste passato di naufragi. La costa della Galizia colpisce per la sua forma irregolare, frastagliata da promontori e con diversi isolotti posti vicino alla terra ferma, che rendevano la navigazione particolarmente difficile, specialmente quando l’oceano galoppava furioso ed era capace di inghiottire marinai e navi.

Fu proprio per questo motivo che alla fine del secolo XIX si iniziarono a costruire i fari, i quali divennero fin da subito delle piccoli oasi di pace, dei rifugi sicuri dalle intemperie della natura, che con la loro superba cima sorvegliavano ed illuminavano le acque talvolta indomabili, segnalando la via del porto ai naviganti.

In questo luogo magico molti elementi della natura sembrano fondersi insieme: spiagge, dune, fiumi, rocce, foreste ed estuari ci accompagneranno lungo il Cammino, arricchito da antiche fortezze e dai villaggi dei pescatori affacciati sul mare.

I tre fari più belli sul Camiño dos Faros

La tappa finale del Camiño dos Faros è uno dei luoghi più speciali del mondo, il faro di Capo Fisterra, una delle estremità più occidentali dell’Europa. In epoca romana si credeva che il sole tramontasse lì ogni notte e che oltre il capo si estendesse il regno delle nebbie e dei mostri spaventosi. I dintorni di questo emblematico faro ottagonale sono un magnifico belvedere, da dove affacciarsi su un paesaggio unico e ammirare la roccia del Centulo (demonio), in prossimità della quale tante navi hanno fatto naufragio.

Cabo Fisterra è anche una località importante per il Cammino di Santiago: qui si trova il mojon del km0, qui arrivi a piedi da Santiago lungo il Cammino di Finisterre, qui i camminatori giungono come termine ultimo del loro pellegrinare.

Ci sono altri due fari che meritano una menzione speciale:

  • faro di Capo Vilán, a Camariñas, il cui nome deriva dai merletti elaborati dalle donne del posto; è uno dei più belli e fu il primo in Spagna ad utilizzare luce elettrica.
  • faro bianco di Punta Laxe, sorge in uno spazio naturale fantastico, in uno degli scenari paesaggistici più belli e incontaminati di Spagna.

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Leave No Trace e i 7 principi etici

Leave No Trace e i 7 principi etici

Utili per capire come comportarsi nella natura in modo etico e responsabile, i 7 principi di Leave no Trace sono un MUST del turismo sostenibile



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The Leave No Trace Center for Outdoor Ethics, quindi il Centro per l’escursionismo etico “Non lasciare traccia”, è un’organizzazione statunitense che si occupa di moltissimi aspetti della sostenibilità ambientale, concentrandosi sull’educazione delle persone.

Il principio alla base del loro lavoro è proprio quello di insegnare alle persone a ridurre al minimo il loro impatto ambientale, sia in termini di inquinamento che di rispetto degli animali selvatici. A  volte non ci rendiamo nemmeno conto di quanto profondamente influenziamo un’ambiente quando facciamo trekking, campeggio o anche solo una passeggiata nei boschi. Agire quindi con più consapevolezza ci aiuta a migliorare i nostri comportamenti e a lasciare inalterato quell’ambiente che tanto amiamo.

Pensiamo per esempio ai trekking a lunga percorrenza come l’Appalachian Trail, o ai Parchi Nazionali Americani e ai milioni di turisti che ogni anno li visitano. L’impatto ambientale è enorme, e servono quindi regole precise ed efficaci per impedire a questa grande quantità di persone di recare danni all’ambiente. Pensiamo allo smog delle auto tra le strade del Parco, ai fuochi nei campeggi, alla massa di rifiuti che si producono ogni giorno, o alle migliaia di persone che ne calpestano i sentieri.

The Leave No Trace Center for Outdoor Ethics ha quindi ideato 7 principi etici, 7 regole che ogni escursionista dovrebbe rispettare quando fa trekking o anche solo quando trascorre qualche ora nella natura.

Appalachian Trail

I 7 principi etici del Leave no Trace

Ecco qualche regola e consiglio su come ridurre il proprio impatto ambientale sulla natura che andiamo ad esplorare, a cura del Leave No Trace Center for Outdoor Ethics.

I 7 principi etici alla base di questa strategia sono:

  1. Plan ahead and prepare, ovvero pianifica in anticipo – Sapere in anticipo il luogo idoneo dove fermarsi per la notte riduce la possibilità di fare campeggio “disordinato” e quindi di impattare negativamente sull’ambiente.
  2. Travel and camp on durable surfaces, cioè cammina e campeggia in siti permanenti – É importante, per rispettare l’ambiente e il delicato ecosistema di alcune zone, seguire il sentiero e non fare scorciatoie e calpestare altra flora.  Lo stesso vale per il campeggio, da fare in prossimità di ripari o aree già precedentemente utilizzate per questo scopo.
  3. Dispose of waste properly, cioè smaltire correttamente i rifiuti – Noi produciamo rifiuti sia organici che di natura plastica, ed è necessario sapere come smaltirli nel modo corretto.

Partiamo innanzitutto dai nostri escrementi, e subito ci viene utile la piccola cazzuola nello zaino: il rifiuto va infatti seppellito a circa 20cm di profondità e a 60 metri di distanza da fonti d’acqua, sentieri e shelter. Questi rifiuti vanno inoltre “scomposti” con un bastone e mischiati alla terra, così da velocizzare la loro decomposizione ed evitare che animali locali vadano a scavare.

Per quanto riguarda gli scarti di cibo, questi non vanno assolutamente né seppelliti né bruciati: dovrai sigillarli all’interno di un sacchetto di plastica e buttarli in appositi contenitori non appena ce ne sarà l’occasione.

  1. Leave what you find, cioè lascia ciò che trovi – Questo significa che non ti è consentito strappare neanche un fiore dalla terra, ciò che vedi è sacro e non è tuo. Lascia inalterata la natura intorno a te.
  2. Minimize campfire impacts, ovvero minimizza l’impatto di fuochi – Cerca di cucinare col tuo fornello da campo senza l’utilizzo del fuoco. Questo produce infatti un impatto visivo ed ecologico non indifferente. Se proprio vuoi accendere un fuoco, fallo all’interno di cerchi precedentemente utilizzati, non aggiungere rocce e utilizza legna già presente a terra. Lascia sempre il fuoco spento: in un bosco il rischio di incendi è sempre molto alto.
  3. Respect wildlife, cioè rispetta l’ambiente – Non distruggere e disturbare la flora e la fauna locale.
  4. Be considerate of other visitors, cioè sii rispettoso delle altre persone – questo credo non abbia bisogno di spiegazioni.

Il concetto di base è: sii consapevole dell’impatto che la tua presenza provoca sull’ambiente circostante e cerca di ridurlo il più possibile, cammina, insomma, senza lasciare traccia. 

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Trekking nei Parchi Americani

Trekking nei Parchi Americani

Partire per un Tour dei Parchi Americani è il sogno di ogni viaggiatore! Aggiungici delle giornate di trekking e l’esperienza sarà davvero entusiasmante!



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parchi americani

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Chi non ha mai desiderato fare un viaggio on the road negli Stati Uniti, magari a bordo di un camper o di una Mustang, e visitare i suoi magnifici Parchi Nazionali? E se a questo aggiungessimo delle esperienze di trekking, quanto sarebbe unica la tua esperienza?

Trekking nei Parchi USA: di cosa parliamo in questo articolo

Sono tanti gli articoli e le guide cartacee che parlano di Parchi USA, soprattutto californiani. Li visitano milioni di persone ogni anno, da soli o in gruppi organizzati, spesso di corsa e in modo superficiale.

In questa serie di articoli, di cui questo è il generale, mi rivolgo agli appassionati di viaggi a piedi, di cammini, di viandanti che amano scoprire i luoghi a passo lento e che non si accontentano di visitare un Parco, come per esempio quello di Yosemite, in un pomeriggio. Lo so, i tempi di un classico Tour dei Parchi sono molto stretti, focalizzati come sono a far vedere più cose nel più breve tempo possibile. Beh, io voglio convincerti a fare esattamente l’opposto! Se come me ami camminare in mezzo alla natura, attraversarla a piedi, toccare con mano le pareti di rocce o l’acqua di una cascata, e non ti accontenti di fare una foto e poi passare al prossimo, allora sei nel posto giusto!

In questo articolo voglio affrontare il tema del trekking nei Parchi Americani in modo generale, offrendoti una panoramica su tutti i Parchi USA – lo sapevi che sono 62?! – sulle regole per gli escursionisti, sulla loro sicurezza, sugli animali più diffusi nei Parchi e su come approcciarvisi. I prossimi articoli saranno invece focalizzati sul singolo Parco USA e sulle sue escursioni più belle.

Storia dei Parchi Americani

Oggi i Parchi Nazionali degli Stati Uniti rappresentano nel mondo l’esempio di come si possa far  turismo avendo come obiettivo centrale la conservazione e la preservazione di una natura autentica, selvaggia e incontaminata. Certo, i problemi non mancano, soprattutto in termini di sostenibilità, però grazie a campagne di sensibilizzazione e a una maggior consapevolezza del visitatore su come ridurre il proprio impatto ambientale, si stanno facendo sempre più passi avanti.

Non è però sempre stato così. C’è stato un tempo, prima che venissero istituiti i Parchi Nazionali, in cui alcuni imprenditori avevano iniziato a spartirsi i terreni della Yosemite Valley e a fare progetti per il loro sfruttamento, sia in ambito turistico che nel settore delle risorse naturali. Fortunatamente un gruppo di naturalisti, scrittori, e artisti, compreso il famoso architetto del paesaggio Frederick Law, si unirono contro questi affaristi portando avanti una dura battaglia sulla stampa e nella politica. Riuscirono così a convincere l’allora Presidente Lincoln della necessità di proteggere questi luoghi dalla speculazione. Venne così promulgato un disegno di legge che poneva queste terre sotto il controllo dello Stato. Correva l’anno 1864.

Per vedere il primo Parco Nazionale del Mondo dobbiamo però aspettare il 1872, anno in cui il Presidente Ulysses S. Grant crea lo Yellowstone National Park! Da questo momento in poi vengono istituiti sempre più Parchi Nazionali e sempre più tutele, anche legali, volte a garantire il rispetto dell’ambiente e soprattutto il divieto di caccia. Viene quindi creato il National Park Service (1916), ovvero un organo nazionale di coordinamento dei parchi. Nasce così il corpo dei Ranger, i parchi diventano attrazioni turistiche, e con il Presidente Roosevelt (anni ’30) si apportano diversi miglioramenti in tema di strade e rifugi.

I Parchi Nazionali cominciano così a diventare quello che sono oggi! A livello di numeri considera che solo nel 2019 i visitatori sono stati più di 300 Milioni! Ecco i 10 Parchi Nazionali più visitati:

  1. Great Smoky Mountains National Park
  2. Grand Canyon National Park
  3. Rocky Mountain National Park
  4. Zion National Park
  5. Yosemite National Park
  6. Yellowstone National Park
  7. Acadia National Park
  8. Grand Teton National Park
  9. Olympic National Park
  10. Glacier National Park

62 Parchi Nazionali USA

I Parchi Nazionali negli Stati Uniti sono attualmente 62.

Ecco una lista dei Parchi Nazionali USA divisi per Stato.

  1. Denali National Park (Alaska)
  2. Gates of the Arctic NP e Kobuk Valley NP (Alaska)
  3. Glacier Bay National Park (Alaska)
  4. Katmai National Park (Alaska)
  5. Kenai Fjords National Park (Alaska)
  6. Kobuk Valley National Park (Alaska)
  7. Lake Clark National Park & Preserve (Alaska)
  8. Wrangell-St.Elias National Park (Alaska)
  9. Gran Canyon National Park (Arizona)
  10. Petrified Forest National Park (Arizona)
  11. Saguaro National Park (Arizona)
  12. Hot Springs National Park (Arkansas)
  13. Channel Islands National Park (California)
  14. Death Valley National Park (California)
  15. Joshua Tree National Park (California)
  16. Kings Canyon National Park (California)
  17. Lassen Volcanic National Park (California)
  18. Pinnacles National Park (California)
  19. Redwood National Park (California)
  20. Sequoia National Park (California)
  21. Yosemite National Park (California)
  22. Black Canyon del Gunnison National Park (Colorado)
  23. Rocky Mountain National Park (Colorado)
  24. Great Sand Dunes National Park (Colorado)
  25. Mesa Verde National Park (Colorado)
  26. Biscayne National Park (Florida)
  27. Dry Tortugas National Park (Florida)
  28. Everglades National Park (Florida)
  29. Haleakala National Park (Hawaii)
  30. Hawai’i Volcanoes National Park (Hawaii)
  31. Indiana Dunes National Park (Indiana)
  32. Mammoth Cave National Park (Kentucky)
  33. Acadia National Park (Maine)
  34. Isle Royale National Park (Michigan)
  35. Voyageurs National Park (Minnesota)
  36. Gateway Arch National Park (Missouri)
  37. Glacier National Park (Montana)
  38. Great Basin National Park (Nevada)
  39. Carlsbad Caverns National Park (New Mexico)
  40. White Sands National Park (New Mexico)
  41. Great Smoky Mountains National Park (North Carolina – Tennessee)
  42. Crater Lake National Park (Oregon)
  43. Cuyahoga Valley National Park (Ohio)
  44. National Park of American Samoa (Samoa Americane)
  45. Congaree National Park (South Carolina)
  46. Badlands National Park (South Dakota)
  47. Wind Cave National Park (South Dakota)
  48. Theodore Roosevelt National Park (North Dakota)
  49. Big Bend National Park (Texas)
  50. Guadalupe Mountains National Park (Texas)
  51. Arches National Park (Utah)
  52. Bryce Canyon National Park (Utah)
  53. Canyonlands National Park (Utah)
  54. Capitol Reef National Park (Utah)
  55. Zion National Park (Utah)
  56. Virgin Islands National Park (Isole Vergini americane)
  57. Shenandoah National Park (Virginia)
  58. Mountain Rainer National Park (Washington)
  59. North Cascades National Park (Washington)
  60. Olympic National Park (Washington)
  61. Grand Teton National Park (Wyoming)
  62. Yellowstone National Park (Wyoming)

Oltre a questi c’è da evidenziare l’Antilope Canyon Navajo, in Arizona, assolutamente da visitare!!

Fare trekking nei Parchi Americani: regole e sicurezza

Fare trekking nei Parchi Americani è una gioia per ogni amante della natura e del camminare. Gli spazi immensi, i paesaggi mozzafiato, il contatto  – a distanza ovviamente! – con gli animali che abitano quelle terre, la riscoperta insomma di un IO più autentico, contribuisce a rendere questo viaggio una delle più belle esperienza della nostra vita!

L’entusiasmo va però associato al rispetto di regole e indicazioni precise sul come fare e su come comportarsi in determinate situazioni, spesso molto lontane dal nostro mondo. É vero che si cammina su sentieri battuti e lungo tracciati conosciuti, magari non da soli e in compagnia di altri escursionisti, però è necessario fare sempre attenzione ed essere “presenti” con tutti i nostri sensi.

Distrarsi è un attimo, soprattutto di fronte a tutta quella bellezza, e può così capitare di sbagliare strada, di inciampare, o di perdere contatto con gli altri compagni di avventura. E come li contatti poi se il telefono non prende?

Un altro rischio può essere quello di calcolare male i tempi e farsi sorprendere dal buio sulla strada del ritorno. Visto che quest’ultima situazione capita spesso, su alcuni sentieri è segnalato una sorta di punto di non ritorno: se arrivi lì oltre una determinata ora devi subito tornare indietro e non tentare di raggiungere la meta, perché non ce la faresti a rientrare con la luce del giorno. E credimi, camminare al buio su sentieri che non conosci, ma di montagna, non è assolutamente raccomandabile!

Al fine di ridurre il più possibile gli incidenti e rendere l’escursionista più consapevole delle regole da seguire, il National Park Service ha stilato un breve elenco di cose da fare e da non fare, per un HIKE SAFE. Te lo riporto qui in lingua originale, con sotto la traduzione.

Have a Plan – Fai un piano

Inform someone of where you’re going and when you plan to return – informa qualcuno di dove stai andando e di quando hai intenzione di tornare

Keep a flashlight and whistle with you – porta con te una torcia e un fischio

Eat well, stay hydrated: carry plenty of water – mangia bene e rimani idratato: porta con te molta acqua

Stay on the trail – stai sul sentiero

Ask for HELP – chiedi AIUTO

Familiarize yourself with the area, use a map – Familiarizza con il territorio, usa la mappa

Expect changes in the weather – prevedi cambiamenti del meteo

Sembrano tutte misure scontate vero?! Eppure ci sono ancora moltissime persone che non le rispettano durante le loro escursioni e che, così facendo, mettono a rischio loro stesse e le  persone che camminano con loro.

Il nemico peggiore di chi fa trekking è sottovalutare l’ambiente che lo circonda, e pensare che andrà sempre tutto bene! Ti faccio allora una domanda: se invece che andare tutto liscio andasse tutto male? Se una serie di circostanze negative facessero andare all’aria tutti i tuoi piani, avresti il necessario, in termini di equipaggiamento, per affrontare la situazione?

Facciamo un esempio.

Hai programmato un trekking di qualche ora al Parco dello Yosemite; ti hanno assicurato che è ben segnalato e che è sempre battuto. Quindi cosa fai? Guardi il cielo, che quella mattina è stupendo – e non pensi che sei in montagna e che il meteo è imprevedibile – e metti nello zaino giusto un pò di frutta e un pò d’acqua, tanto non stai via molto. Lasci quindi “a casa” la torcia – tanto cammini solo la mattina – il fischietto – non ci avevi proprio pensato e non sai dove comprarlo adesso – la mappa – tanto è segnalato e c’è tanta gente sul percorso – un altro litro d’acqua – che mi pesa inutilmente – e non dici a nessuno dove stai andando.

Ora considera la possibilità che, a causa di una distrazione, tu esca dal sentiero e ti perda. Dopotutto non è facile orientarsi in un territorio che non si conosce. Se a questo punto tu avessi avuto una mappa, avresti almeno saputo, all’incirca, dov’eri e cosa avevi intorno. 

Se avessi avuto un fischietto avresti potuto richiamare l’attenzione e chiedere aiuto – anche se puoi sempre urlare Help. E se ora il tempo peggiorasse e cominciasse a piovere e a far freddo – cosa che potevi sapere se avessi controllato il meteo prima di partire  cosa accadrebbe? Avresti probabilmente degli abiti idonei che ora non hai. 

Quindi, ti sei perso, sei senza mappa, con poca acqua, con abiti sbagliati, senza torcia e senza fischietto per chiedere aiuto. E, cosa ancora peggiore, nessuno sa dove sei e nessuno ti viene a cercare.

Ora, questa è una situazione drastica, in cui tutto è andato malissimo! Certamente la tua esperienza sarà migliore! Ma se così non sarà dovrai essere pronto ad affrontare anche questo genere di imprevisti. 

Leave no Trace: regole per un’escursione senza traccia

Lo abbiamo accennato prima, nei Parchi Nazionali, così come in ogni altro contesto naturale, c’è un serio problema di sostenibilità  ambientale determinato dalla forte e spesso ingombrante presenza dell’uomo. Per ridurre al minimo l’impatto negativo dell’uomo sull’ambiente che lo circonda sono stati creati i 7 principi del Leave no Trace, ovvero del “non lasciare traccia”.

Di seguito trovi un elenco e una breve descrizione. Per approfondire ti consiglio di leggere l’articolo Leave no Trace, ti assicuro che offre ottimi spunti e momenti di riflessione per persone che come me e te amano la natura e lottano affinché rimanga il più possibile inalterata.

  1. Plan ahead and prepare – pianifica in anticipo
  2. Travel and camp on durable surfaces – cammina e campeggia in siti permanenti
  3. Dispose of waste properly – smaltisci correttamente i rifiuti
  4. Leave what you find – lascia ciò che trovi
  5. Minimize campfire impacts – minimizza l’impatto del fuoco del campeggio
  6. Respect wildlife – rispetta l’ambiente
  7. Be considerate of other visitors –  sii rispettoso delle altre persone

Il concetto di base è: sii consapevole dell’impatto che la tua presenza provoca sull’ambiente circostante e cerca di ridurlo il più possibile, cammina, insomma, senza lasciare traccia. 

Cosa fare se incontri un orso

Parchi americani come lo Yosemite, le Rockies Mountains, le Great Smoky Mountains ( dove corre l’Appalachian Trail) o le Sierras, per dirne alcuni, ospitano migliaia di orsi bruni, distinguibili dai Grizzly per il muso più affusolato e per la mancanza della caratteristica gobba sul dorso.

Gli orsi bruni sono animali curiosi, non aggressivi, a meno che non abbiano i cuccioli e non si sentano minacciati, e per lo più vegetariani. Hanno un olfatto eccezionale, e per questo, nei Parchi Nazionali, vengono attirati dal cibo dei campeggiatore o degli escursionisti. C’è quindi la possibilità che durante un trekking tu possa vederlo, anche a distanza ravvicinata. E allora, cosa fare in questo caso per non farsi attaccare??

Il National Park Service ha stilato una serie di regole per aiutare l’escursionista a reagire nel modo corretto nel caso incontrasse un orso. Puoi dare un’occhiata al documento originale.

Partiamo dal presupposto che l’orso cerca il più possibile di evitare il contatto con le persone. É per questo motivo che si consiglia di camminare con un campanello sullo zaino, o, nei boschi fitti, di parlare ad alta voce. Se l’orso sa che tu sei lì cercherà di andare nella direzione opposta.

L’unica cosa che potrebbe attrarlo a te è l’odore del cibo, quindi, se conti di camminare con una buona scorta, porta con te un contenitore cibo anti-orso: si tratta di un barattolo a chiusura ermetica appositamente ideato per trattenere gli odori del cibo ed evitare che l’orso li percepisca. Puoi acquistarlo oppure noleggiarlo presso gli uffici dei Parchi Nazionali. 

Se lo incontri le regole sono chiare: NON CORRERE – l’orso ti vedrebbe come una preda, e poi corre fino a 50km/h –  NON ARRAMPICARTI sugli alberi – l’orso è un eccellente scalatore, e poi tu quand’è l’ultima volta che ti sei arrampicato su un albero?! – NON FINGERTI MORTO – se non in un paio di occasioni di cui parlo nelle prossime righe.

Se l’orso è distante e non ti ha visto – cambia lentamente strada e allontanati il più possibile dall’orso. Se puoi cammina sopravento, in modo che l’orso senta il tuo odore e si allontani.

Se l’orso si alza su due zampe – non è un comportamento aggressivo, sta solo cercando di comprendere meglio l’ambiente che lo circonda. Se ti vede tu torna lentamente indietro.

Se l’orso ti vede e fa smorfie o sbuffa – significa che sei troppo vicino all’orso. Vai lentamente indietro e allontanati dall’orso. Non fare movimenti bruschi per non spaventarlo. Tira fuori lo spray anti-orso dalla fondina e preparati ad usarlo se l’orso si avvicina.

Se l’orso ti carica – stai calmo, e quando l’orso è a 20 metri spruzza lo spray anti-orso. Se continua a caricare, rannicchiati a terra un attimo prima dell’impatto. Tieni addosso lo zaino per proteggerti la schiena, sdraiati sullo stomaco e proteggi il viso con i gomiti. Stai fermo. L’orso deve capire che non sei una minaccia. Prima di alzarti guarda se l’orso non è più nelle vicinanze. Ricorda, l’orso avrà sempre la meglio su di te, quindi non reagire in nessun modo, prolungherai solo l’attacco rischiando ferite anche molto gravi.

Se l’orso è predatore – la stragrande maggioranza degli orsi attacca se si sente in pericolo. Può però capitare di incontrare un orso più aggressivo, che noi chiameremo “predatore”. Un orso “difensivo”, prima di attaccare, fa smorfie, sbuffi, muove il terreno, insomma, si atteggia per spaventarti. Inoltre carica con la testa bassa e le orecchie tese. L’orso “predatore” invece non fa nessuna di queste cose, e attacca al contrario con la testa alta e le orecchie erette. In questo caso, sempre camminando lentamente, cerca di raggiungere un luogo di riparo. Utilizza lo spray nel caso si avvicini. E se ti attacca NON cadere a terra, ma reagisci e colpiscilo con qualsiasi oggetto tu abbia tra le mani. Purtroppo si tratta di vita o morte, o tu o lui.

Queste sono solo indicazioni generali. Per informazioni più approfondite chiedi al Ranger del Parco, saprà certamente darti consigli più specifici e mirati!

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Wicklow Way – Trekking in Irlanda

Wicklow Way - Trekking in Irlanda

Trekking di 7 giorni alle porte di Dublino, la Wicklow Way è un concentrato di natura incontaminata, calde accoglienze e pub irlandesi ad ogni sosta



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Wicklow Way

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  • Partenza: Dublino - Marlay Park


  • Lunghezza: 127 km


  • Difficoltà: Escursionistica


  • N.Tappe: 7

La Wicklow Way è un magnifico trekking irlandese – e non a caso rientra nella lista dei migliori 5 trekking in Irlanda – che da Dublino attraversa la contea di Wicklow fino al villaggio di Clonegal.  Lungo 127km e percorribile in 7 giorni di cammino, è un percorso solitario, lontano da centri urbani e completamente immerso nella natura più selvaggia e autentica. Se quindi hai voglia di scoprire a passo lento un pezzo di Irlanda, questo trekking fa proprio al caso tuo.

Wicklow Way: Informazioni generali

La Wicklow Way è il primo sentiero a lunga percorrenza nella Repubblica di Irlanda, nato nel 1980 sulla scia dell’Ulster Way nell’Irlanda del Nord, fondato dieci anni prima, e su tutti i percorsi a impronta turistica presenti in Inghilterra e nel resto dell’Europa.

Attraversa per la maggior parte del suo tracciato la contea di Wicklow e il suo Parco Nazionale. Lunga esattamente 127km, è bidirezionale ed è quindi percorribile sia da Sud a Nord che da Nord a Sud. In questo articolo prenderemo in considerazione quest’ultima direzione, sia perché la maggior parte delle guide in commercio la descrivono così, sia perché Dublino, da un punto di vista logistico, è un punto di partenza ottimale.

La Wicklow Way parte da Marlay Park, un grande spazio verde sito nel sobborgo meridionale di Dublino, e facilmente raggiungibile dal centro della città con un comodo autobus (n.6). La località di arrivo è il piccolo villaggio di Clonegal, nella contea di Carlow, a qualche chilometro di confine dalla contea di Wicklow.

La Wicklow Way non è adatta a tutti. Si richiede infatti un minimo di esperienza di trekking in montagna, non tanto per la difficoltà del tracciato, quanto perché si cammina sempre in solitudine, lontano chilometri da paesi, città e caseggiati, a parte ovviamente le strutture in cui ci si ferma per la notte.  Il percorso attraversa infatti montagne, laghi, torrenti, piccole cascate, brughiere, pascoli, allevamenti, campi coltivati e, soprattutto sul finale, qualche bosco. Si tratta di un trekking che fa della natura incontaminata la sua ragion d’essere, un susseguirsi di paesaggi diversi, unici, che rappresentano, nell’immaginario comune, l’essenza dell’Irlanda.

Piccola curiosità! La Wicklow Way fa parte del sentiero europeo E8, che da Cork conduce idealmente (molti tratti devono ancora essere attivati) a Istambul.

Difficoltà sulla Wicklow Way

La Wicklow Way è un percorso escursionistico di media difficoltà, classificabile come E (Escursionistico) nella scala di difficoltà escursionistica.

I dislivelli positivi, nell’ordine di circa 450m a tappa, incidono certamente sul livello di difficoltà del percorso, ma non esauriscono affatto il discorso. Una parte rilevante del “problema” sta nel fondo, non sempre agevole, e nel fatto che si cammina sempre in solitudine, lontano da centri abitati o strade carrabili. Se a questo aggiungiamo il meteo, spesso non buono, il peso dello zaino e il camminare più giorni di fila, ecco che ne esce un quadro più completo. Andiamo ora ad approfondire ciascun elemento.

  • Dislivelli modesti – Sulla Wicklow Way il totale dei dislivelli positivi è di 3200m, non molti se consideri che corre su sentieri di montagna, e che vanno suddivisi in 7 giorni di cammino. Tra l’altro le tappe non superano mai i 20km, quindi il livello di impegno fisico diminuisce. 
  • Terreno a volte impervio – La Wicklow Way segue per la stragrande maggioranza del suo tracciato sentieri nei boschi, tra le colline e sulle brughiere, soggetti ad ogni genere di intemperie e deterioramenti. In alcuni tratti, a causa del terreno bagnato e umido, sono state posizionate delle passerelle di legno antiscivolo, così da aiutare l’escursionista a procedere in modo più sicuro e veloce.
  • Pioggia – Le precipitazioni abbondanti che affliggono l’Irlanda in ogni periodo dell’anno rappresentano un elemento di difficoltà per qualunque escursionista impegnato in un trekking. Camminare con la pioggia non solo è snervante, ma pericoloso. Richiede una dose di attenzione in più, soprattutto in discesa o in presenza di un fondo roccioso. Senza considerare il fango e il passo rallentato.
  • Peso dello zaino – A tutti questi elementi di difficoltà si aggiunge il peso dello zaino, che per un trekking di una settimana, si aggira intorno agli 8/10kg, considerando che ci si dovrà caricare dell’acqua e del cibo necessari per l’intera giornata di cammino. Inoltre, a causa delle condizioni meteo incerte e quindi degli sbalzi di temperatura, bisognerà portare con sé, anche in estate, un equipaggiamento da mezza stagione, più pesante e voluminoso rispetto per esempio a quello necessario per un cammino in Italia o in Spagna nello stesso periodo.
  • Si cammina più giorni – Camminare più giorni, in queste condizioni, rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà. Non si tratta solo della fatica fisica ma anche di quella mentale. Dovrai essere pronto a tutto, anche a fare una settimana di trekking sotto la pioggia.
  • Si cammina in luoghi isolati – La Wicklow Way attraversa zone molto isolate, incrociando case o paesi solo nei fine tappa. Questo significa che se succede qualsiasi qualcosa in un punto imprecisato della tappa, dovrai contare solo sulle tue forze. In ogni momento devi conoscere la tua posizione sul tracciato, così da riferirlo in caso ti serva soccorso o aiuto. E se ti perdi, devi poterti orientare facilmente, così da ritrovare in breve tempo il sentiero corretto. In questo caso una bussola e un GPS possono fare la differenza. Naturalmente se viaggi con qualcuno diventa tutto più semplice e sicuro.

Se non te la senti di organizzare il trekking in autonomia, non hai tempo di studiare nei minimi dettagli il percorso o andare alla ricerca delle migliori strutture dove pernottare, affidati a noi e parti senza pensieri alla volta della Wicklow Way. Dai un’occhiata al viaggio organizzato sulla Wicklow Way, e se hai esigenze particolari, rivolgiti a noi per una proposta interamente su misura. Troverai incluso anche il servizio di trasporto zaino da una tappa all’altra!

Tappe della Wicklow Way

La Wicklow Way è lunga 127km, escluse varianti, e viene tradizionalmente divisa in 7 tappe, lunghe dai 12km ai 21km. Trattandosi di un percorso isolato e immerso nella natura, le tappe sono obbligate. Se quindi la mattina decidi di partire, devi essere sicuro di potercela fare e di avere le forze per arrivare al paese successivo. Vado quindi ad elencare le 7 tappe della Wicklow Way:

  • Tappa 1 – da Marlay Park a Knockree
    • 21km  +600m  7h
  • Tappa 2 – da Knockree a Roundwood
    • 18km  +500m  6,5h
  • Tappa 3 – da Roundwood a Glendalough
    • 12km  +350m  4h
  • Tappa 4 – da Glendalough a Glenmalure
    • 14km  +400m  4,5h
  • Tappa 5 – da Glenmalure a Moyne
    • 21km  +550m  7h
  • Tappa 6 – da Moyne a Shillelagh
    • 21km  +500m  7h
  • Tappa 7 – da Shillelagh a Clonegal
    • 19km  +300m  6h

Segnaletica sulla Wicklow Way

Come detto prima, la Wicklow Way è stata fondata nel 1980 ed è il primo sentiero a lunga percorrenza della Repubblica d’Irlanda. Da allora sono nati moltissimi altri trails, e oggi ne contiamo ben 42 in tutto lo Stato. Questi fanno parte del National Waymarked Trails, una rete di sentieri nati e sostenuti con un chiaro scopo turistico e di intrattenimento. Ognuno di questi sentieri a lunga percorrenza, compresa la Kerry Way per esempio, è tracciato con gli stessi criteri e la medesima segnaletica.

Sulla Wicklow Way troviamo infatti due tipi di segnaletica:

  • paletti di legno – alti un metro da terra, sono posizionati lungo il sentiero, a distanza visiva l’uno dall’altro, e negli spazi aperti, a indicare la giusta direzione da seguire. Su un lato del paletto, in alto, è incisa e colorata in giallo una freccia con un omino. Nonostante la costante opera di manutenzione, può capitare che qualche paletto venga nascosto dalla vegetazione o che venga per esempio abbattuto da un albero che cade o dal forte vento invernale. É quindi necessario prestare sempre la massima attenzione.
  • Cartelli segnaletici in metallo – Alti due metri, sono presenti soprattutto sui tratti di asfalto e in prossimità di caseggiati e paesi. Anche in questo caso bisogna fare attenzione, soprattutto ai bivi, perché potrebbero essere coperti dalla fitta vegetazione irlandese.

Quando percorrere la Wicklow Way

La Wicklow Way parte dal sobborgo meridionale di Dublino, per poi procedere verso sud attraverso tutta la contea di Wicklow. Siamo quindi in una zona tra montagna e collina, non molto distante dal Mare d’Irlanda, e, come tutto il resto dell’isola, soggetta ad abbondanti precipitazioni. Dopotutto, chiunque sia stato in Irlanda, ricorda il verde intenso dei suoi prati e la pioggia, quasi incessante e imprevedibile. Considera che nel 2019 hanno contato ben 129 giorni di pioggia!

Il periodo migliore per percorrere la Wicklow Way è tra Giugno e Settembre, mesi in cui il vento si attenua, le precipitazioni calano, le temperature aumentano e ci sono più ore di luce. Ma andiamo ad analizzare ogni stagione.

In inverno le temperature sono tra i 2° e i 9° di giorno, per poi scendere di notte sotto lo zero. Le precipitazioni sono abbondanti, e si tramutano in neve ad altitudini elevate. Sulla Wicklow Way c’è per esempio il rischio di trovare neve, una condizione certamente non ideale per l’escursionista, che rischia di non vedere la segnaletica, magari nascosta, e perdersi. Un problema in inverno sono anche le ore di luce, appena 7 nel mese di Dicembre.

Con la primavera le temperature cominciano ad aumentare, così come le ore di luce. Le precipitazioni, al contrario, rimangono invariate.

In estate, a parità di giorni di pioggia, l’escursionista può invece contare su temperature più alte, tra gli 11° e i 21°, anche se non bisogna sottovalutare l’escursione termina della sera e nelle brutte giornate, e le ore di luce, che da metà Giugno diventano ben 17 ore. Insomma, in estate si delinea un quadro certamente più roseo per chi desidera avventurarsi sulla Wicklow Way.

Dove dormire sulla Wicklow Way

Ogni fine tappa corrisponde a un paese o a una singola struttura ricettiva, situata su strada asfaltata e quindi raggiungibile da un qualsiasi mezzo a motore. A qualche chilometro di distanza è quasi sempre presente un paese più grande, con più servizi e maggiori opportunità di accoglienza. Se quindi la struttura presente sul percorso non ha più posto al momento della prenotazione o non fa al caso tuo, puoi recarti presso il paese vicino, anche a mezzo autobus, e trascorrere la notte lì.

Vista la zona non possiamo quindi contare né su un’ampia varietà di strutture né su un grande numero. Nonostante ciò si possono trovare ostelli, B&B, hotel e pensioni, tutti gestiti da persone accoglienti, cordiali, che sapranno darti una mano in caso di bisogno e consigli sul trekking che stai percorrendo.

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Camí de Cavalls – Trekking a Minorca

Camí de Cavalls - Trekking a Minorca

Se cerchi un viaggio a piedi di 10 giorni che unisca mare, spiagge paradisiache, tappe semplici e poche ore di volo, il Camí de Cavalls di Minorca è la soluzione perfetta



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Camì de Cavalls

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Il Camí de Cavalls è un percorso di straordinaria bellezza che corre sull’isola “più tranquilla delle Baleari”, Minorca. Lungo 185km, segue tutto il perimetro dell’isola disegnando un anello, che ha, come punto di partenza ideale, la capitale Mahón, o Maó in catalano. Il trekking viene generalmente diviso in 10 tappe, anche se è possibile modificare quasi a piacimento questo numero in base alle esigenze di ciascuno.

Camí de Cavalls: Informazioni generali

Il Camí de Cavalls è ben segnalato e con un livello medio-basso di difficoltà. Può essere percorso tutto l’anno, anche se è meglio evitare i mesi estivi per via del grande caldo e della mancanza di ombra lungo buona parte del percorso. L’assenza di strutture ricettive nei fine tappa costringe l’escursionista a una maggiore organizzazione in fase iniziale. Prima di partire dovrai quindi pianificare tappe, spostamenti e accoglienze.

Nonostante queste difficoltà, il Camí de Cavalls rimane uno dei percorsi escursionistici più belli e percorsi di tutta Europa. Il cammino passa accanto a scenari incredibili, calette dalla sabbia bianca e l’acqua cristallina, fari, scogliere, rocce dalle forme particolari, uliveti, boschi, paesi bianchi e tipicamente minorchini, città, siti archeologici, allevamenti di cavalli dal pelo nero e lucente (tipica razza minorchina), e molto altro! 

A dimostrazione della grande ricchezza naturalistica, Minorca è infatti, dal 1993, Riserva della Biosfera, e uno dei più importanti territori del Mediterraneo per l’avifauna. Possiamo per esempio vedere l’aquila pescatrice, il cormorano e anche il Nibbio reale.

Difficoltà del Camí de Cavalls

Il Camí de Cavalls è un percorso escursionistico di difficoltà medio-bassa, classificabile come T/E (Turistico/Escursionistico) nella scala di difficoltà escursionistica. Questa considerazione è determinata da diversi elementi, come per esempio i dislivelli, l’assenza di fonti d’acqua lungo il percorso, il peso dello zaino, e non da ultimo, la necessità di organizzarsi al meglio prima della partenza. Andiamo quindi ad approfondire ciascun elemento:

  • Dislivelli – Il Camí de Cavalls affronta un dislivello positivo di 4650m, che diluiti in 10 giorni di cammino e 185km di lunghezza, non risultano molto impegnativi da un punto di vista fisico. Diciamo che, per affrontare questi dislivelli, una buona preparazione fisica è consigliata ma non obbligatoria. Ovvio, più sei allenato meglio affronti le sfide, però in questo caso non serve che tu sia un esperto di montagna o che faccia escursioni settimanali per allenarti. É sufficiente camminare regolarmente, anche vicino casa, e fare qualche uscita giornaliera in collina o in  montagna prima di partire.
  • Si cammina più giorni di fila – Camminare per 10 giorni di fila rappresenta un impegno fisico non indifferente. Come puoi immaginare è diverso da quando affronti una scampagnata in montagna, anche se difficile, e i giorni successivi ti riposi. Devi quindi allenare la tua resistenza e prendere la tappa con filosofia, senza fretta, rispettando sempre il tuo passo naturale e facendo frequenti pause.
  • Pianificazione nei dettagli – Come detto prima, sul Camí de Cavalls non ci sono strutture ricettive ad ogni fine tappa, quindi, per avere ogni notte un tetto sopra la testa, è necessario organizzare al meglio il proprio viaggio a piedi. A seconda della tappa, dei mezzi pubblici presenti e della disponibilità di strutture, dovrai decidere in che località andare a dormire e rispettare la tabella di marcia. Per farlo devi essere consapevole delle tue forze, della tua media chilometrica, di quante soste vuoi fare e di quanto tempo vuoi farle durare, così da rispettare eventuali orari e appuntamenti.
  • Zaino sulle spalle giornaliero – Con una buona organizzazione, lo zaino che dovrai portare sulle spalle non sarà come quello di un trekking itinerante (7-8kg) ma di uno giornaliero, di soli 3-4kg, pieno dello stretto necessario per la giornata di cammino. Questo inciderà in modo positivo sulla buona riuscita del trekking  e richiederà un minor sforzo fisico.

Nel caso in cui non te la sentissi di organizzare il trekking in modo autonomo o non avessi il tempo di studiare nei minimi dettagli il percorso, puoi affidarti a noi per l’organizzazione di tutto. Dai un’occhiata al Camí de Cavalls organizzato che proponiamo, e se hai esigenze particolari, rivolgiti a noi per una proposta interamente su misura. Saremo felici di aiutarti nella realizzazione di questo fantastico trekking!

Tappe del Camí de Cavalls

Il Camí de Cavalls è lungo 185km e viene generalmente diviso in 10 tappe. Queste non sono obbligate, al contrario possono essere modificate e smezzate a seconda delle esigenze dell’escursionista. Alcuni dividono infatti il percorso in 20 tappe, da circa 10km l’una.

Trattandosi di un percorso ad anello, il cammino inizia e finisce nello stesso punto. Per comodità facciamo iniziare il Camí de Cavalls da Mahón/Maó, non solo perché si tratta della capitale dell’isola, ma perché è ben collegata al vicino aeroporto. Quello che qui propongo è una divisione del  Camí de Cavalls  in 10 tappe:

  • Tappa 1 – da Mahón a Es Grau
    • 10km +290m  3-5h
  • Tappa 2 – da  Es Grau a Port d’Addaia
    • 20km  +480m  7-9h
  • Tappa  3 – da Port d’Addaia a Fornells
    • 13km  +300m   5-7h
  • Tappa 4 – da Fornells a Binimel Là
    • 14km  +410m  3-5h
  • Tappa 5 – da Binimel Là a Cala Morell
    • 22km  +1180m  9-11h
  • Tappa 6 – da Cala Morell a Ciutadella
    • 19km  +310m  5-7h
  • Tappa 7 – da Ciutadella a Son Xoriguer
    • 17km  +150m  4-6h
  • Tappa 8 – da Son Xoriguer a Sant Tomàs
    • 26km  +750m  8-10h
  • Tappa 9 – da Sant Tomàs a Binissafúller
    • 25km  +530m  8-10h
  • Tappa 10 – da Binissafúller a Mahón
    • 21km  +250m  6-8h

Segnaletica sul Camí de Cavalls

Il Camí de Cavalls è provvisto di un’ottima segnaletica, presente su tutta la lunghezza del percorso e di buona qualità. Considerando che è stata terminata la posa nel 2010, e che ci troviamo in un ambiente protetto, la segnaletica è nuova e costruita con materiali il più possibile resistenti ed ecocompatibili.

I segnali, di colore rosso, hanno inciso il simbolo del Camí de Cavalls, la scritta GR223 e il simbolo dei “Caminos naturales”, la rete spagnola dei percorsi escursionistici, ciclopedonali ed equestri. Sul percorso sono presenti due tipi di segnaletica:

  • Paletti in legno – dell’altezza di un metro circa, si tratta di paletti posizionati in modo strategico e soprattutto visibili all’escursionista, molto simili a quelli presenti sulla Rota Vicentina, un altro trekking sul mare di grande bellezza. Frontalmente una targhetta rossa e in cima una targa bianca con la scritta Camí de Cavalls. 
  • Frecce in metallo – posizionate su pali alti due metri, sono completamente rosse con le scritte in bianco. Su di esse sono segnate le località vicine e i chilometri necessari per raggiungerle.

Quando partire per il Camí de Cavalls

Minorca, isola delle Baleari nel cuore del Mediterraneo, vede appena 600mm di pioggia all’anno, e temperature miti anche in inverno, che non scendono mai sotto i 5°. Certo, le estati sono molte calde, con temperature intorno ai 30°, perfette per trascorrere una vacanza al mare, meno per avventurarsi in un viaggio a piedi, soprattutto visto che il percorso non ha zone di ombra.

Escludendo quindi Luglio e Agosto, il Camí de Cavalls è percorribile per tutto il resto dell’anno. Gli  Inverni sono infatti miti e con precipitazioni che non salgono mai sopra gli 80mm al mese. L’unico problema potrebbe essere una carenza di strutture ricettive, molte delle quali chiuse in bassa stagione.

Primavera e Autunno sono quindi le stagioni migliori per percorrere il Camí de Cavalls, anche se in autunno le precipitazioni sono intorno agli 80-100mm al mese, contro i 40-20mm di Aprile e Maggio. Le temperature, uguali per entrambi e intorno ai 15°-20°, sono perfette per qualunque escursionista! A prescindere da queste considerazioni, tutte importanti e fondate, credo che la Primavera abbia sempre, coi suoi fiori, i suoi profumi e quella particolare luce del sole, una marcia in più!!

Dove dormire sul Camí de Cavalls

Il Camí de Cavalls non è il Cammino di Santiago, e non dispone di ostelli e accoglienze “povere” ad ogni fine tappa. Al contrario, è un trekking immerso nella natura, in una delle isole più belle del Mediterraneo, che si sviluppa per la maggior parte del suo tracciato lontano da paesi e centri urbani. Gli unici ostelli presenti sull’isola sono infatti nelle due città principali, Maó e Ciutadella.

A parte queste due eccezioni, a Minorca troviamo hotel, villaggi vacanze, appartamenti, pensioni, B&B e campeggi. Trattandosi di un’isola molto turistica e rinomata, soprattutto per il mare e le vacanze balneari, i prezzi cambiano molto a seconda che partiamo in bassa o alta stagione. Per darti un’idea, considera un’oscillazione tra le 120€ e le 70€ a notte a camera, per una struttura di media qualità.

Se decidi di percorrere il Camí de Cavalls in inverno, tieni a mente che molte strutture sono chiuse durante la bassa stagione. E anche da un punto di vista dei trasporti pubblici abbiamo una diminuzione di linee e di orari. Tienilo a mente quando organizzi il tuo trekking.

Nota importante! Sul Camí de Cavalls NON è consentito il campeggio libero, quindi, se provvisti di tenda, è necessario alloggiare presso dei campeggi autorizzati.

Camí de Cavalls: un pò di storia

Il Camí de Cavalls, anche chiamato GR223, si inserisce nella Rete dei cammini naturali di Spagna e soprattutto nella rete europea di sentieri a lunga percorrenza. Ne è un esempio il GR10, ovvero la Grande Traversata dei Pirenei, o i tanti trekking in Francia, come … Si tratta di un percorso che associa all’elemento paesaggistico un’importante valenza storica.

Il Camí de Cavalls nasce infatti tra il XIV e il XVII secolo, negli anni di dominazione catalana (1287 – 1713), con l’obiettivo di controllare e vigilare la costa da parte delle autorità militari e governative, per evitare saccheggi e invasioni. A questo scopo vennero nel tempo create diverse torri di difesa, ancora presenti sull’isola.

Il Camí de Cavalls, ora come allora, attraversava anche proprietà private, garantendo per legge il libero passaggio delle persone, che utilizzavano questo percorso per muoversi più liberamente sull’isola. Questo diritto venne negato all’inizio del XX secolo per decisione dei proprietari terrieri, fino ad essere ripristinato ufficialmente nel 2007. É solo nel 2010 che il Camí de Cavalls viene completato e reso accessibile al pubblico come percorso escursionistico ufficiale.

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Cammino Francescano della Marca

Cammino Francescano della Marca

da Assisi ad Ascoli Piceno

8 giorni di Cammino dall’Umbria alle Marche, il Cammino Francescano della Marca ripercorre le orme di San Francesco



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Cammino Francescano della Marca

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  • Partenza: Assisi


  • Lunghezza: 167 km


  • Difficoltà: T/Escursionistico


  • N.Tappe: 8

Il Cammino Francescano della Marca è un percorso lungo 167km che si sviluppa tra due bellissime regioni italiane, l’Umbria e le Marche. Nasce con l’ambizione di ripercorrere, il più fedelmente possibile, quei passi che nel 1215 condussero San Francesco dalla città di Assisi a quella di Ascoli Piceno.

Cammino Francescano della Marca: informazioni generali

Proprio la figura senza tempo di San Francesco e l’impronta storica del cammino attirano camminatori di ogni genere, dal pellegrino spinto da spirito di devozione, al semplice viandante, desideroso di scoprire a piedi un altro magnifico angolo d’Italia. Ad attirare il viaggiatore non sono però solo la storia e la spiritualità di questi luoghi, ma anche lo straordinario e diffuso patrimonio artistico-culturale, la ricchezza enogastronomica e l’aspetto naturalistico.

Il Cammino Francescano della Marca può essere percorso in entrambe le direzioni, quindi  sia da Assisi che per Assisi. Il percorso che descriveremo noi è quello che parte da Assisi e giunge ad Ascoli Piceno, sia per coerenza storica, sia per venire incontro a chi, giunto ad Assisi da Roma o da La Verna sulla Via di Francesco, desidera proseguire il suo cammino.

Il Cammino Francescano della Marca coincide per quasi metà del suo percorso con la Via Lauretana, che abbandona all’altezza di Pievefavera: da qui il primo devia verso sud, mentre il secondo prosegue verso est.

Merita certamente due righe la Via Lauretana: si tratta di un cammino ancora allo stato embrionale, in via di istituzionalizzazione; la meta finale è Loreto, una delle destinazioni mariane più importanti d’Europa e luogo in cui è custodita la Santa Casa di Maria. Si può supporre che nel giro di un paio d’anni possa diventare un cammino perfettamente percorribile in tutta sicurezza da chiunque lo desideri.

Difficoltà del Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca è un percorso di bassa-media difficoltà, classificabile col grado T/E della scala escursionista, ed è quindi adatto anche a coloro che non sono molto allenati, a chi magari si fa una scampagnata in montagna ogni tanto o a chi normalmente fa qualche chilometro vicino casa per tenersi in forma.

Il percorso conta 8 tappe, lunghe tra i 15km e i 27km. É vero che i dislivelli in salita e discesa superano quasi sempre i mille metri al giorno, ma la moderata lunghezza delle tappe aiuta ad affrontare meglio lo sforzo. Naturalmente, trattandosi di un percorso lungo quasi 170km, si consiglia di allenarsi prima della partenza, così da non farsi trovare impreparati.

Un altro elemento da tenere in considerazione è il peso dello zaino, che varierà tra i 6kg e i 10kg a seconda della stagione in cui si decide di camminare e da quanto bravi si sarà a lasciare a casa ciò che non serve. Inoltre, grazie alla presenza di bar e supermercati in tutti i fine tappa, non serviranno grandi scorte di cibo e acqua.

Tappe del Cammino Francescano della Marca

Come anticipato nei paragrafi precedenti, il Cammino Francescano della Marca è lungo esattamente 167km e viene diviso in 8 tappe, tutte di difficoltà media, e lunghe tra i 15km e i 27km.

  • Tappa 1 _ da Assisi a Foligno
    • 19km  +250m  -350m  5.30h
  • Tappa 2 _ da Foligno a Colfiorito
    • 25km  +750m  -200m  8h
  • Tappa 3 _ da Colfiorito a Polverina
    • 27km  +450m  -800m  8h
  • Tappa 4 _ da Polverina a Montalto di Cessapalombo
    • 19km  +650m  -450m  6h
  • Tappa 5 _ da Montalto di Cessapalombo a Sarnano
    • 18km  +700m  -750m  6/7h
  • Tappa 6 _ da Sarnano a Comunanza
    • 22,5km  +600m  -650m  7/8h
  • Tappa 7 _ da Comunanza a Venarotta
    • 21km  +700m  -750m  7h
  • Tappa 8 _ da Venarotta a Ascoli Piceno
    • 15km  +350m  -600m  5h

Segnaletica sul Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca è perfettamente segnalato in tutta la sua lunghezza, complice il fatto che la sua messa in opera ha solo qualche anno di vita.

Vengono utilizzate due tipi di segnaletiche:

  • Verticale, caratterizzata dai classici cartelli direzionali del Cai, quindi una freccia bianca con una punta rossa e una scritta nera indicante la distanza e il nome della prossima località, con annesso il logo del Cammino e l’acronimo CFM;
  • Pennellate rosse e bianche, tipiche del CAI, con la scritta in nero CFM

Si trovano posizionati ai bivi e a distanza di 400m circa gli uni dagli altri, e questo garantisce non solo la massima copertura possibile, ma la possibilità, per chi è disattento e sbaglia strada, di accorgersi subito o quasi dell’errore.

Paesaggi lungo il Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca tocca, nei suoi 167km di lunghezza, quattro parchi, rispettivamente il parco del Monte Subasio, il Parco dell’Altolina, il Parco di Colfiorito e il Parco Nazionale dei Sibillini. Al loro interno troviamo luoghi come le cascate del Menotre, l’altopiano e le paludi di Colfiorito, il lago di Polverina, le Gole del Fiastrone e i calanchi vicino Ascoli, giusto per citarne qualcuno. L’altitudine massima che si raggiunge sono i 970m del Monte Parivecchio.

In generale si attraversano paesaggi collinari, verdi, ricchi di boschi ma anche di aree erbose e ampie visuali sull’ambiente circostante, soprattutto quando si arriva nelle zone marchigiane. La natura domina ogni nostro sguardo, sempre, e i piccoli borghi di pietra presenti lungo il percorso non fanno altro che rendere il paesaggio più interessante e ricco di fascino. É come se tutto fosse armonizzato, se ci fosse un’equilibrio, anche estetico, tra uomo e natura.

Quando partire per il Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca può essere percorso tutto l’anno, anche se si tende a sconsigliare l’estate per il grande caldo e l’inverno per il rischio neve.

Nel primo caso è necessario portare con sé più acqua e utilizzare tutte le misure possibili per proteggersi dal sole, mentre nel secondo caso è preferibile avere esperienza con la montagna di inverno e di trekking sulla neve. Attenzione, non è detto che debba nevicare proprio la settimana in cui si cammina, ma bisogna partire con la consapevolezza che se capita si è preparati al meglio.

Il periodo migliore è quindi la Primavera e l’Autunno, soprattutto grazie al clima mite, tra i 10° e i 20°. Un discorso a parte meritano le precipitazioni, abbondanti nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre.

Equipaggiamento per il Cammino Francescano della Marca

Scegliere l’equipaggiamento giusto per affrontare il Cammino Francescano della Marca dipende innanzitutto dal periodo nel quale si intende partire.

É ovvio che se si opta per la stagione invernale, è necessario portare con sé sia un abbigliamento pesante e antipioggia, che in quanto tale sarà ingombrante, sia una quantità maggiore di vestiti, dato che si rischia di  bagnarsi durante le giornate piovose e di non avere magari il tempo di far asciugare gli abiti. In questo caso lo zaino peserà circa 8-9kg senza acqua. Se poi si aggiungessero il sacco a pelo e il telo doccia, allora lo zaino peserebbe un paio di chili in più.

Per il periodo estivo è al contrario sufficiente portare con sé al massimo un paio di cambi, quindi un numero minimo di vestiti, leggeri e poco voluminosi. Certo, una giacca antipioggia è sempre bene portarsela dietro, però nulla di simile a quella ideale per il periodo invernale. In questo caso, viste le alte temperature, il peso dello zaino dipenderà non tanto dagli abiti quanto dall’acqua e dalla frutta, sempre consigliabile.

Per quanto riguarda le scarpe, premetto che ciascun camminatore è libero di indossare la scarpa che più si adatta al suo piede e con cui si sente più a suo agio. Quello che segue è quindi unicamente un consiglio personale dettato dalla mia esperienza. Quello che posso dire è che, considerando il fondo agevole, i moderati dislivelli e la presenza di tratti di asfalto, una scarpa bassa da trekking è sufficiente. Ne consiglio un modello abbastanza tecnico, resistente, con suola grippante e, a seconda della stagione, con membrana gore-tex per proteggersi dalla pioggia.

Per camminare in inverno, con condizioni meteo al limite e rischio neve, consiglio invece uno scarponcino, sempre in Gore-Tex, che tenga il piede perfettamente stabile anche in caso di scivolamento o caduta.

Leggi l’articolo su come scegliere la scarpa per un viaggio a piedi

Dove dormire sul Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca ha, per ogni fine tappa, diverse soluzioni di alloggio.

Grazie al sostegno di parrocchie e ordini religiosi, i camminatori potranno trascorrere la notte in accoglienze cosiddette “povere” e farlo a prezzi contenuti se non addirittura a donativo. É possibile che si debba dormire in letti a castello e in camerate condivise con l’accesso comune al bagno, magari con l’obbligo di portare con sé sacco a pelo e telo doccia. Qui sarà però possibile condividere i pasti con eventuali altri pellegrini o con gli stessi ecclesiali, e vivere fino in fondo un’esperienza di vita comunitaria e pellegrina.

In alternativa è possibile pernottare in ogni fine tappa presso strutture private, come B&B, hotel, pensioni, affittacamere e appartamenti, che in quanto tali garantiranno la privacy di ognuno. A seconda della struttura sarà quindi possibile includere colazione e cena, così da fare un viaggio senza troppi pensieri.

Cosa vedere sul Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca conserva una ricchezza storica, artistica e culturale di grande spessore, sia rispetto ai paesi che si attraversano sia grazie alle molte cose interessanti che si trovano sulla strada.

Spello, riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia, fu in antichità, in particolare all’epoca dei romani, un importante centro militare, aiutato dal fatto che vi passava la via Flaminia, una delle strade consolari più strategiche dell’epoca. Ancora oggi si vedono l’arco di Augusto e le mura romane, anche se inglobate quasi totalmente a quelle medievali. Anche la Chiesa di Santa Maria Maggiore sorge, per esempio, sul tempio romano di Giunone e Vesta. Qui è possibile ammirare i magnifici affreschi del Pinturicchio, risalenti al XV secolo. Famosa l’Annunciazione nella Cappella Baglioni.

Foligno, poco distante da Spello e primo fine tappa del cammino, viene tradizionalmente detta “ il centro del mondo ”, così considerata perchè si pensava fosse il centro dell’Italia e quindi di tutto il mondo antico. Da qui passavano pellegrini, mercanti, eserciti, e questo rese la città sempre viva. Centro tipografico tra i più importanti d’Italia, nel 1472 vide la stampa della prima edizione della Divina Commedia di Dante. Assolutamente da vedere anche l’affresco del Perugino raffigurante il Battesimo di Gesù, posto nell’Oratorio della Nunziatella.

Pale, le grotte dell’Abbadessa e l’eremo di Santa Maria Giacobbe sono solo alcuni dei luoghi più interessanti sulla via per Colfiorito. Per raggiungere l’eremo è sufficiente fare una deviazione di un paio di chilometri, mentre per visitare le grotte dell’Abbadessa e vederne stalattiti e stalagmiti è necessario prenotare una visita guidata. Pale, conosciuta nel medioevo per le sue importanti cartiere, ospita invece un bel castello del XV secolo, anch’esso visitabile.

Basilica di Santa Maria di Plestia, con la sua facciata in pietra e il suo aspetto elegante, sorge anch’essa su un tempio romano, nel bel mezzo della terza tappa. Curiosa la sua posizione proprio al confine tra le due regioni: una parte dell’edificio è in territorio umbro e l’altra parte in territorio marchigiano. Purtroppo, a causa delle scosse sismiche degli anni scorsi, non è possibile visitarne gli interni.

Botte Varano, di origine rinascimentale e ancora oggi funzionante, rappresenta una delle opere idrauliche più grandi della penisola. Commissionate appunto dai Varano, signori dell’epoca, servirono per bonificare l’altopiano di Colfiorito e rendere quelle terre coltivabili. Scavi recenti hanno individuato, parallelo a questi, un collettore romano di quasi 2 mila anni, realizzato per lo stesso motivo, un’opera che all’epoca risultò di grande ingegno e maestria.

Resti fossili di 900.000 anni di mammuth, elefanti, tigri dai denti a sciabola e molto altro,  le più antiche testimonianze del genere in Italia, sono stati scoperti in queste zone e ad oggi conservati nel Museo Paleontologico di Serravalle di Chienti. Meritano una visita!

Il Convento di San Francesco, posto sulla terza tappa per Polverina, venne secondo la tradizione fondato nel punto in cui San Francesco riposò nel suo viaggio del 1215. All’esterno del convento troviamo un pozzo, lo stesso citato nei Fioretti (antologia che narra la vita dei primi discepoli di San Francesco): qui si racconta infatti che San Francesco tramutò l’acqua in vino per coloro che stanno lavorando all’edificazione del convento.

Castello di Pievefavera, perfettamente conservato, regala una vista stupenda su tutta la valle del Chienti. Con una deviazione di 2km troviamo Caldarola e il suo fiabesco castello, e tutt’intorno un paesaggio unico!

La grotta dei Frati, raggiungibile con una deviazione di 10 minuti, viene così chiamata perchè qui, nell’anno Mille, vi abitarono alcuni monaci. Scenografica la posizione, proprio sulla gola del Fiastrone.

Ascoli Piceno, conosciuta come la città delle cento torri, conserva in effetti un gran numero di torri campanarie e gentilizie, anche se ad oggi solo una minima parte rispetto alle oltre duecento del medioevo. La sua importanza fin da tempi antichi la si deve prima alla cultura picena, poi a quella romana, grazie soprattutto alla via Salaria che la collegava con Roma. Si susseguono tre ordini di mura: picene, romane e medievali. Da vedere il ponte romano di Solestà, le rovine del teatro romano, la torre degli Ercolani, e in generale tutto il centro storico della città.

Torneo della Quintana, una festa medievale che ha luogo ad Ascoli Piceno tra il mese di Luglio e Agosto.

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Deborah Torreggiani

CoFounder APIEDIPERILMONDO -
Imprenditore digitale, Travel Planner e sopratutto Camminatrice. Viaggio in compagnia di Vincenzo Martone e piedi per il mondo creando contenuti e nuovi itinerari di viaggio da proporre ai nostri clienti.

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