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La Via Francigena da Siena a Roma

La Via Francigena da Siena a Roma

Dodici giorni di viaggio per arrivare a Roma. Ecco la Via Francigena più frequentata, dalle colline della Val d’Orcia fino alla basilica di San Pietro.



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Via Francigena Siena Roma

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  • Partenza: Siena


  • Lunghezza: 270 km


  • Difficoltà: T/Escursionstica


  • N.Tappe: 12

Lunga 270km, la Via Francigena da Siena a Roma è percorribile in meno di due settimane. In dodici giorni si ha il tempo di conoscere questo tracciato storico e di godere del tanto desiderato arrivo a Roma.

I primi giorni sono caratterizzati dal classico paesaggio toscano fatto di colline ed alberi solitari, paesi ricchi di storia medievale, arroccati a dominio del territorio e filari di vite di vini pregiati. Poi si entra nel Lazio dove i dislivelli si riducono, ma le bellezze naturali ed artistiche continuano a riproporsi, sorprendendo e lasciando a bocca aperta passo dopo passo.

I primi giorni sono abbastanza faticosi dal punto di vista fisico, i continui saliscendi e gli arrivi in salita sono una costante. Paesi come San Quirico d’Orcia e Radicofani rimangono impressi nei ricordi e rappresentano delle piccole perle incastonate nel diadema della Via Francigena. Il percorso è per lunghi tratti su fondo sterrato, strade bianche tra poderi e cantine, resta solo una minima parte su asfalto.

Acquapendente accoglie i pellegrini nel Lazio con la bellissima cripta della chiesa del Santo Sepolcro. Il giorno seguente si arriva a Bolsena e si può godere dell’omonimo lago per un bagno. Montefiascone con la Rocca dei Papi, e Viterbo con il Palazzo Papale ricordano che ci si sta avvicinando a Roma.

Gli ultimi giorni si passa infine per diversi parchi e cascate fino alle porte della città eterna dove l’ultima fatica porta a vedere uno dei panorami più belli dell’intera Via dalla cima di Monte Mario.

Avere Roma sotto i propri piedi scalda l’animo e arrivarci da pellegrino dona un valore aggiunto ad una città che non ha bisogno di presentazioni.

Vuoi partire da Lucca? Leggi l’articolo sulla Via Francigena da Lucca a Siena.

Difficoltà lungo il percorso

La difficoltà più grande di questa parte di Via Francigena da Siena a Roma è data dalle salite estenuanti, che si devono affrontare in particolare nei primi giorni. Per arrivare a San Quirico d’Orcia e a Radicofani è richiesto un buon allenamento.

É fondamentale avere con sé una scorta d’acqua supplementare perché ci sono lunghi tratti dove non si incontrano paesi lungo il cammino e nelle giornate più calde è bene avere anche un cappello che copra la testa. I segnavie e gli adesivi indicano bene la strada da prendere ad ogni bivio o curva, non si deve per forza camminare con la guida o il gps in mano e si può godere del cammino con tutta tranquillità.

Dove Dormire

I paesi e le città che si vanno ad attraversare sono di grande attrattiva turistica, quindi non ci si deve preoccupare troppo per gli alloggi dove dormire. Nel tempo si è andata sviluppando anche una rete di accoglienze povere che permettono a chi cammina di vivere l’atmosfera pellegrina. Alberghi, B&B e affittacamere strizzano sempre più l’occhio ai viandanti, per cui chi sceglie di non rinunciare a nessuna comodità non avrà difficoltà a trovare un posto adatto ai suoi standard.

Cosa Mangiare

La Via Francigena da Siena a Roma attraversa due differenti regioni, e sono quindi molti i patti tradizionali che si possono gustare. In Toscana, trattandosi di Val d’Orcia, è impossibile lasciarsi sfuggire un assaggio di pecorino di Pienza o di salumi di cinta senese.

Un primo caratteristico di questa zona sono i pici (un tipo di pasta) al ragù di chianina o al ragù di cinghiale. La classica bistecca di chianina ,famosa in tutta la Toscana, potrà essere uno dei secondi più gustosi che vi verrà proposto alla sera in uno dei molti ristoranti.

Nel Lazio invece la cucina è più diversificata anche perché si passa dal lago di Bolsena. Per questo si va da zuppe di pesce di lago come la “sbroscia”, di Bolsena appunto, all’acquacotta o alla pignataccia del viterbese, fino a piatti più famosi come i tonnarelli cacio e pepe, spaghetti alla carbonara o i saltimbocca tipici della cucina romana.

Un piccolo ma importante capitolo a parte va dedicato ai vini, visto che la Via Francigena passa ai piedi della collina dove sorge Montalcino, zona in cui si produce il vino più famoso in Italia, il Brunello. Lungo la strada è possibile fermarsi in alcune cantine per brevi degustazioni che rallegrano la giornata.

Le Tappe della Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca

Siena —> Ponte d’Arbia 26 km

Ponte d’Arbia —> San Quirico d’Orcia 29 km

San Quirico d’Orcia —> Radicofani 32  km

Si lascia Siena uscendo da Porta Romana e in breve si raggiunge la bellissima Certosa che oggi ospita un albergo di lusso. Si prosegue su strade asfaltate secondarie totalmente prive di traffico e voltandosi si può vedere tutto il profilo della città in uno spettacolo mozzafiato.

Arrivati ad Isola d’Arbia c’è l’ultima possibilità di rifornimento,  la tappa odierna è abbastanza impegnativa, soprattutto nelle calde giornate estive quindi è consigliato procurarsi del cibo per il pranzo e dell’acqua supplementare. Da qui, in un susseguirsi di strade bianche e piccoli tratti di asfalto, si giunge alla Grancia di Cuna, un’antica fattoria fortificata oltre la quale inizia la parte più interessante di tutta la giornata: una lunga strada bianca in mezzo ai campi sulle famose creste senesi.

A seconda della stagione i colori possono variare, dal verde primaverile all’ocra della terra arsa dal sole nella tarda estate, fino al grigio delle zolle argillose rivoltate in autunno. Si attraversano due piccoli borghi rurali come Greccio e Quinciano per poi prendere, per un breve tratto, una strada asfaltata che si abbandona subito per una lunga sterrata accanto alla ferrovia che guida fino a Ponte d’Arbia, destinazione finale della giornata.

Partenza da Ponte d’Arbia e subito si sale su di un colle che domina il paese. Si ridiscende per entrare a Buonconvento, pittoresco borgo medievale che già dal nome indica la sua chiara vocazione di paese di strada dove in passato era possibile fermarsi per la notte.

Si esce lungo una sterrata che guida sino ai piedi di Montalcino, la vista spazia su tutti i colli circostanti fino al Monte Amiata in un panorama molto suggestivo. Lunghi filari di vite e antiche cantine accompagnano i pellegrini verso Torrenieri, dove si può effettuare una sosta per il pranzo e fare rifornimento d’acqua, in quanto è l’ultimo paese che si incontra prima dell’arrivo della tappa odierna.

Da Torrenieri un continuo saliscendi lungo una strada asfaltata poco trafficata arriva a San Quirico d’Orcia. Il paese è davvero incantevole ed è meta turistica per eccellenza della Val d’Orcia per cui non sarà difficile trovare un posto per passare la notte.

La terza giornata affronta notevoli dislivelli, per i meno allenati si può spezzare in due. A chi ha fatto anche il Cammino di Santiago, può ricordare tappa che porta a O Cebreiro. Entrambe hanno un finale totalmente in salita, che, fatta dopo tanti chilometri sulle gambe, può affaticare anche i più allenati.

Lasciato San Quirico d’Orcia si prende una strada sterrata che diventa per lunghi tratti un piacevole sentiero in mezzo al bosco dove, partendo presto,  è possibile vedere esemplari di fauna selvatica come i caprioli o i daini. Si arriva a Bagno Vignoni dove una sosta è d’obbligo per visitare la magnifica piazza di acqua termale nella quale Santa Caterina da Siena era solita a farsi il bagno.

Si prosegue su un ponte pedonale e per un ripido sentiero lambendo Castiglione d’Orcia e imboccando poco dopo una strada bianca che passa accanto a resti di vecchi poderi. In particolare si passa anche dalla chiesa di Briccole dove sorgeva un’ospitale in cui fece tappa Sigerico annotandolo nel suo itinerario come Abricola.

Dopo aver attraversato la Cassia, si giunge, in breve, alla famigerata salita per Radicofani: sono circa 8 Km da affrontare con calma, prendendosi il giusto tempo e facendo anche delle soste. Si arriva stanchi ma pieni di soddisfazioni nel piccolo paese e nelle sue mura che ancora lo circondano, ancora pochi passi e la Toscana sarà finita.

Radicofani —> Acquapendente 24 km

Acquapendente —> Bolsena 22  km

Bolsena —> Montefiscone 17,5 km

Montefiscone —> Viterbo 18 km

Nella tappa della Via Francigena da Radicofani ad Acquapendente si lascia la Toscana per entrare nel Lazio. I dislivelli di oggi sono importanti, e infatti nella prima parte della giornata si affrontano circa 450 m di dislivello negativo. Il tracciato originale, una volta percorsa la panoramica discesa da Radicofani, si ricongiunge alla moderna Cassia, una strada statale a scorrimento veloce, all’altezza di Ponte a Rigo.

Se in principio si cammina in sicurezza su strade bianche o vecchi tratturi paralleli ad essa, da Centeno (a 7 km da Acquapendente) purtroppo si deve proseguire sulla banchina e il cammino è davvero poco sicuro. Per evitare questo tratto è stata creata una variante che passa da Proceno, un paesino posto su un poggio a dominio delle campagne circostanti.

E’ un dolce saliscendi che da Ponte a Rigo porta a camminare su strade sterrate utilizzate dagli agricoltori, con bellissimi scorci su tutta la val di Paglia. Le due strade quindi si ricongiungono ai pedi del colle dove sorge Acquapendente. Un’ultima salita porta a destinazione, nel pieno centro del paese. E’ facile notare il cambio di regione: l’accento delle persone è cambiato, la cadenza romano/laziale è marcata. L’entrata nell’ultima regione di questo viaggio non può essere delle migliori.

Da Acquapendente si entra nella Tuscia laziale, il territorio che fu che degli etruschi. Le pendici dei monti Volsini si offrono ai pellegrini e guidano verso la sponda del lago di Bolsena, la cui veduta accompagna per tutto l’ultimo tratto della tappa.

Si esce da Acquapendente seguendo la Cassia per lasciarla dopo qualche centinaio di metri per prendere una lunga strada bianca che si snoda tra campi coltivati, orti e un curioso campo fotovoltaico. Si ritorna su strada asfaltata per entrare a San Lorenzo Nuovo dove si può fare una sosta e rifornimento di acqua.

La giornata non è lunga e partendo di buon ora si può optare di pranzare direttamente all’arrivo. Iniziano da qui i primi scorci sul lago. Un pò di asfalto, una strada sterrata che costeggia un bosco e poi grandi campi aperti, dove non è raro trovare pastori con il proprio gregge. Infine si sbuca vicino alle prime case di Bolsena dove seguendo strade secondarie si entra nel centro storico.

Un dedalo di vicoli e scalinate porta quindi nella parte bassa della città dove si può trovare un posto per passare la notte. Nei mesi estivi le  acque del lago sono un richiamo al quale è impossibile resistere, si può andare a riposare nella caratteristica spiaggia di sabbia nera di origine vulcanica, come il cratere che ospita il lago stesso.

Gli ultimi due giorni di questa parte della Via Francigena sono molto importanti, i più allenati spesso decidono di unirli e arrivare a Viterbo direttamente partendo da Bolsena. Per chi invece vuole prendersela con calma, la sosta a Montefiascone è consigliata, in quanto il suo centro storico e la sua posizione di dominio sul lago la rendono perfetta per un pomeriggio dedicato alla cultura e al relax.

Da Bolsena il cammino ritorna a salire, senza però affrontare mai dislivelli consistenti. Si cammina nel parco di Turona, tra foreste ombrose e piccoli torrenti di acque sorgive. Usciti dal parco, un tratto di basolato romano originale (del I secolo a.C.) riporta indietro nel tempo sui passi degli antichi pellegrini. Si arriva dunque alle prime case fuori Montefiscone e tra marciapiedi e tratti di sterrate si entra in città.

Un cartello accoglie i pellegrini “benvenuti nella città dell’ Est! Est!! Est!!” il famoso vino bianco di questo colle. Arrivati nel centro storico un secondo cartello indica che mancano 100km alle porte di Roma, il viaggio inizia a volgere al termine, per gustarlo al meglio una sosta per visitare la città è più che meritata. Per chi volesse si può trovare ospitalità e passare qui la notte.

Si parte da Montefiascone uscendo dal centro storico, esattamente dal giardino della Rocca dei Papi, per dare un ultimo sguardo al lago e alla strada finora percorsa. Seguendo una strada secondaria si lascia la città alle spalle per poi deviare e ritrovarsi su un lungo selciato romano originale, 3 km di Cassia antica che nei secoli hanno visto passare santi (come S. Francesco), imperatori, militari e pellegrini.

Si continua fino ad arrivare su una strada bianca tra i campi che non si lascerà più fino alle porte di Viterbo. Lungo questo tratto i panorami sono inconfondibili: dalle colline della Tuscia si spazia fino ai monti Cimini. Poco prima di arrivare a destinazione si incontrano le Terme del Bagnaccio, che permettono una piccola sosta per riprendere fiato oppure una più prolungata per fare un bagno tra calde acque sulfuree.

L’entrata in città infine non è delle più idilliache. Viterbo è una grande città e, come tradizione vuole, si deve passare la periferia camminando sui marciapiedi smarrendo per un momento tutta la meraviglia vissuta fino a questo momento. L’arrivo al centro storico di epoca medievale però riporta in alto l’umore, la città dei papi non ha nulla da invidiare alle altre più blasonate. Una buona sistemazione per la notte e una visita sono il degno concludersi di questa parte della Via Francigena.

Viterbo —> Vetralla 16 km

Vetralla —> Sutri 23,5 km

Sutri —> Campagnano di Roma 24,5 km

Campagnano —> La Storta 23 km

La Storta —> Roma 20 km

Si entra così nell’ultima parte del viaggio. Viterbo è l’ultimo grande centro prima della meta, prima del compimento del pellegrinaggio. La partenza della giornata è propio dal Palazzo dei Papi in pieno centro storico, uscendo dalle mura cittadine da Porta di Valle.

Si procede per qualche chilometro su una stretta strada asfaltata con traffico quasi assente che ricalca una spettacolare via cava etrusca scavata nel tufo. Poi si prende una sterrata che costeggia la superstrada, abbandonandola per finire in mezzo ai campi. Infine inizia un saliscendi che alterna sentieri nei boschi e piccole strade secondarie che portano quindi alle prime case di Vetralla.

Il paese è un tranquillo centro di provincia, il traffico non desta mai preoccupazioni, si arriva così nella piazza centrale sulla quale si affacciano il palazzo comunale e la chiesa parrocchiale, destinazione finale della breve giornata di cammino.

La giornata odierna si svolge su un percorso piacevole dai lievi dislivelli. Usciti da Vetralla si seguono strade secondarie sino a deviare su una sterrata facente parte del trekking di Monte Fogliano. Si cammina in ombrosi boschi di querce e in radure verdi anche in estate.

Si raggiunge quindi la Cassia all’altezza di Casale delle Capannacce, antico punto di sosta dei pellegrini. Da qui inizia uno dei tipici panorami laziali, infatti si cammina su strade di ghiaia leggere affiancando campi di noccioli. In lontananza si iniziano a vedere le bellissime Torri d’Orlando, antichi monumenti funerari di epoca romana.

In pochi chilometri si arriva a Capranica dove si può fare una pausa pranzo e recuperare acqua per affrontare l’ultimo tratto. Dal paese si segue la strada principale per poi prendere un sentiero tra boschi e grandi prati che in circa due ore arriva fino a Sutri, destinazione finale della tappa. Questa piccola perla della Tuscia conserva ancora testimonianze di origine etrusca come l’anfiteatro e la necropoli. Una visita è obbligatoria e si può effettuare il pomeriggio o la mattina seguente.

Da Sutri si parte camminando su una pista pedonale creata accanto alla Cassia e che costeggia l’area archeologica del paese. Poi una lunga sterrata guida attraverso un noccioleto dove in tarda estate si può assistere alla particolare raccolta delle nocciole.

Si arriva quindi a Monterosi, ottimo punto sosta per prendere cibo per un pranzo al sacco e riempire le borracce. Dopo una breve visita al paese si continua su strade asfaltate in mezzo ai campi, puntellati di tenute agricole fino ad arrivare alle cascate di Monte gelato. Qui il fiume Treja regala uno spettacolo che vale la pena di vedere e si può sfruttare l’occasione per mangiare.

Mancano poco più di 5 km per la fine della giornata, ma bisogna tenere un po’ di forze perché, dopo un percorso su ghiaia tra boschi e pascoli per le pecore, una ripida salita conduce nel centro di Campagnano. Mancano ormai due giorni di cammino a Roma, la fatica accumulata inizia a farsi sentire, ma la voglia di arrivare è sicuramente una spinta maggiore per completare il cammino.

Da Campagnano è bene partire di buon ora visto che la tappa odierna non è lunghissima, ma affronta dei dislivelli di media importanza. Nella parte iniziale una ripida salita che termina in una brusca e ben più lunga discesa porta alla Valle del Sorbo: un’area verde molto estesa di boschi e grandi praterie con animali che pascolano liberamente.

Si affronta nuovamente un ripido colle, al di là del quale si arriva a Formello dove è possibile fare una breve sosta per prendere qualcosa da mangiare durante la giornata e per visitare il pittoresco centro storico. Superato il paese si scende attraverso un sentiero che torna poi su strada asfaltata fino alle porte dell’area del Parco regionale di Veio.

Da qui l’andatura si fa piacevole per via dei bei sentieri del parco che portano alle prime case di Isola Farnese.  Si giunge infine sulla Cassia e quindi a La Storta. Siamo nella prima periferia di Roma, lo si riconosce dal traffico e dai grandi parcheggi pieni di macchine. La chiesa del Sacro Cuore è l’ultimo punto tappa di questo cammino, il giorno seguente si arriva a San Pietro.

Come a molti capita l’ultima notte prima dell’arrivo alla meta del pellegrinaggio non è per niente facile dormire. Da La Storta tanti partono prima dell’alba, soprattutto perché i primi chilometri sono a bordo della Cassia e nelle ore di punta è veramente molto trafficata.

Arrivati a La Giustiniana si lascia via Trionfale (l’antica via di accesso a Roma) sulla destra e si prosegue fino all’ingresso del Parco dell’Insugherata. Si attraversa questo polmone di natura, a tratti selvaggia, alle porte della città per sbucare poi nuovamente alla fine di Via Trionfale.

Da qui in pochi minuti si arriva al Parco di Monte Mario. Una breve salita conduce a quello che veniva chiamato Mons Gaudi ovvero il Monte della Gioia, dagli antichi pellegrini: una spettacolare vista sulla città eterna si apre davanti agli occhi, su tutto spicca l’immensa cupola della Basilica di San Pietro.

Il cuore è rinfrancato, si è pronti dunque ai passi finali di questa magnifica esperienza. Ci si addentra quindi tra le vie della capitale, si cammina veloce e il traffico circostante quasi non viene percepito. Si entra nella Città del Vaticano dal doppio arco di Porta Angelica e il colonnato del Bernini è a due passi.

Eccoci in Piazza San Pietro: il grande obelisco si erge nel mezzo con la Basilica sullo sfondo. La visita alla tomba dell’apostolo Pietro nella cripta della basilica è il compimento della Via Francigena. Il pellegrinaggio si conclude qui, non resterà che ritirare il Testimonium e prendersi il tempo di visitare Roma e il Vaticano.

Cosa vedere sulla Via Francigena da Siena a Roma

Grancia di Cuna – Nel 1152 sul poggio di Cuna vi era un ospitale per i pellegrini. Nel 1224 venne acquisito dallo spedale di Santa Maria della Scala di Siena. La fattoria fortificata ha conservato il suo assetto medievale, l’alto blocco dei magazzini è collegato al borgo da una cinta muraria. Appena fuori dalle mura si trova la piccola chiesa di san Jacopo con un affresco legato al pellegrinaggio compostelano: il miracolo del pellegrino impiccato.

Ponte d’Arbia – Anticamente era un borgo con mulino e rappresentava un importante luogo di sosta per raggiungere Roma. Il ponte sul torrente Arbia sulla Via Cassia, esistente dal medioevo, fu ricostruito dalla città di Siena nel 1380 e fortificato in seguito nel 1629 da Mattias De Medici.

Buonconvento – La prima testimonianza dell’esistenza di questo paese si ha nel 1191 quando Filippo Augusto re di Francia, di ritorno dalla terza crociata, percorrendo la Via Francigena ricorda di aver sostato a Bon-Counvent. Il bellissimo centro storico è circondato da una cinta muraria trecentesca con due sole porte di ingresso: Porta Senese e Porta Romana. Purtroppo buona parte della cinta è stata distrutta dai tedeschi durante la ritirata nel 1944. Al suo interno si può visitare la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove morì nel 1313 l’imperatore Arrigo.

San Quirico d’Orcia – Il paese è da sempre punto di sosta importante sulla Via Francigena, si hanno testimonianze della sua esistenza dal VII secolo. La sua vocazione viaria la si può capire anche guardando l’impianto del paese, una lunga via principale collega la Porta Senese e la Porta Romana transitando di fronte alla collegiata dei Santi Quirico e Giulitta. All’interno è sepolto il conte Enrico di Nassau, morto nel 1451 tornando dal giubileo.

Accanto alla collegiata sorge il Palazzo Chigi Zadondadari, che con il suo sfarzo ricorda il periodo feudale del borgo. In centro alla via si può trovare la chiesa di San Francesco e di fronte l’ingresso agli Horti Leonini, giardini cinquecenteschi ancora curati e visitabili.

Bagno Vignoni e le Terme medievali – Il borgo molto caratteristico, si raccoglie intorno a questa piazza d’acqua termale esistente sin dal IX secolo. Molti personaggi famosi nel passato si sono bagnati in queste acque tra i quali Santa Caterina da Siena alla quale sono intitolati una cappella e un loggiato contigui alla vasca.

Le Briccole – Citata da Sigerico nel suo manoscritto come Abricula. Oggi purtroppo rimangono solo i resti di una piccola chiesa duecentesca, mentre una volta vi era annesso anche un ospitale chiamato S. Peregrini di Obricolis. Qui vi sostarono numerosi personaggi come la contessa Matilde di Canossa, Filippo Augusto nel 1191 di ritorno dalla prima crociata e Carlo d’Angiò in viaggio verso Roma per l’incoronazione a Re delle Sicilie.

Radicofani – Nel 876 si hanno le prime testimonianze sul luogo di una prima fortificazione di nome Callemala, possedimento dell’abbazia di San Salvatore del Monte Amiata. Nel X secolo sorsero il borgo e il castello. La sua posizione è strategica: dall’alto del ripido colle domina tutta la valle sottostante. Fu d’interesse di papi (Adriano IV ed Eugenio III) e imperatori (Federico I il barbarossa). Fu rifugio del ghibellino Ghino di Tacco ricordato da Dante e da Boccaccio. Consigliata una visita alla chiesa di San Pietro costruita da  Andrea e Luca della Robbia, alla chiesa di Sant’Agata di Andrea della Robbia e ai resti della Rocca.

Proceno – Il paese è abitato dai tempi degli Etruschi e conserva testimonianze medievali nella chiesa di San Martino del XIII secolo e nella rocca, con tre torri e il maschio quadrangolare.

Acquapendente – Le prime tracce di un nucleo si hanno intorno al IX-X secolo. Lo sviluppo rapido fu dovuto alla sua posizione sulla Via Francigena. Grazie ai pellegrini che andavano a Roma o in Terra Santa in poco tempo crebbero ospitali e alberghi. La prima citazione nel 964 si deve a Ottone I che scrisse di Acquapendente su di un diploma imperiale.

Da visitare sicuramente ci sono la cittadella fortificata di epoca medievale con stretti vicoli all’interno delle mura e la cattedrale del Santo Sepolcro che al suo interno conserva una bellissima cripta del XII secolo e le spoglie del Pretorio di Gerusalemme. Caratteristici sono i “Pugnaloni”, grandi mosaici di fiori che vengono realizzati nelle vie e nelle piazze del centro storico in onore della festa della Madonna del fiore ogni terza domenica di Maggio.

San Lorenzo Nuovo – La cittadina si trova sul versante interno settentrionale del recinto craterico del Lago di Bolsena e domina da un lato la conca lacustre e dall’altro la pianura di Acquapendente. Il borgo di origine medievale ha il suo cuore nella piazza ottagonale sulla quale si affaccia la chiesa di San Lorenzo martire, al cui interno si trova un interessante crocifisso ligneo del XII secolo.

Bolsena – La città fu citata da Sigerico nel suo manoscritto come Sca Cristina e fu la sua ottava sosta da Roma. Fin dall’alto medioevo qui si è coltivato il culto di Santa Cristina per la quale fu costruita la basilica a lei dedicata (nel XI secolo) sul sito di antiche catacombe e dove, durante degli scavi del 1880, fu rinvenuto un sarcofago appartenente alla santa e martire vissuta a Volsini nel IV secolo. All’interno si conserva inoltre una pietra sulla quale si dice ci siano impresse le impronte della santa.

Accanto fu costruita la “chiesa del miracolo” eretta a ricordo del miracolo eucaristico di Bolsena. Nel 1263 un sacerdote tedesco in pellegrinaggio sulla Via Francigena, con dubbi sulla verità della transustanziazione, si fermò per celebrare messa. Al momento della Consacrazione vide stillare sangue dall’ostia. In seguito a questo miracolo papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini.

Montefiascone – La città è un centro fortificato sin dal Medioevo grazie alla sua posizione strategica a dominio del territorio. Dall’alto della Rocca dei Papi si vede uno dei panorami più belli di tutta l’intera via Francigena, la vista infatti abbraccia il Lago di Bolsena, il Monte Amiata e il cono vulcanico di Radicofani dal quale si proviene. Nelle belle giornate si arriva a vedere persino il mar Tirreno. Dal 1058 al 1500 alla Rocca furono presenti più di trenta differenti papi, imperatori e personaggi illustri, che vi convocarono parlamenti o più semplicemente si recarono per i soggiorni estivi.

Un altro monumento da visitare è la cattedrale di Santa Margherita, la sua maestosa cupola è la terza in Italia per grandezza, dopo quella di San Pietro a Roma e Santa Maria delle Grazie a Firenze.

Ai piedi all’abitato medievale sorge la chiesa di San Flaviano eretta nel XII secolo nota anche perché al suo interno si trova la tomba di un vescovo tedesco che era in viaggio per Roma con Enrico V. La storia racconta che, essendo un vescovo grande amante del vino, si facesse precedere sul cammino da un suo servitore, un tal Martino, che aveva il compito di segnare con la parola “EST” i luoghi dove avrebbe trovato del buon vino. Arrivato a Montefiascone per la bontà del vino degustato il servitore scrisse “EST! EST! EST!”. Al ritorno dal viaggio per Roma il vescovo si fermò quindi a Montefiascone dove morì, lasciando alla città un’eredità di 24.000 scudi a condizione che ad ogni anniversario della sua morte la sua tomba venisse bagnata con del vino. Ancora oggi si rievoca questa storia con un corteo di persone in costume d’epoca.

Terme del Bagnaccio – Le sorgenti termali del Bagnaccio furono sfruttate fin dal periodo etrusco-romano. Dal medioevo sono luogo di sosta per i pellegrini diretti a Roma grazie alle sei pozze presenti, dove l’acqua sgorga ad una temperatura di oltre 60°.

Viterbo – La città vede la sua fondazione in epoca etrusca sul colle dove oggi sorge il duomo. Fu poi conquistata dai romani e passò alla chiesa grazie a Carlo Magno e dal 1145 fu sede pontificia. Il suo sviluppo crebbe grazie al passaggio della Via Francigena. Numerosi ospitali e luoghi di ricovero nacquero intorno alle chiese. A testimonianza di ciò, non lontano dal Duomo di San Lorenzo, vi è ancora oggi un quartiere chiamato “quartiere del pellegrino”.

Nel 1266 fu costruito il Palazzo Papale come residenza fortezza per i pontefici. Proprio in quel palazzo nel 1271 vi si tenne il primo conclave della storia. I viterbesi stanchi di attendere da quasi tre anni l’elezione di un nuovo papa, rinchiusero i cardinali cum clave “sotto chiave” e li ridussero a pane e acqua fino a che si fossero accordati su chi eleggere.

Merita una visita la chiesa di Santa Maria Nuova con il pulpito dal quale predicò Tommaso d’Acquino. Molto caratteristica è la festa dedicata a Santa Rosa che avviene ogni 3 di settembre dove viene portato in corteo il corpo incorrotto della santa e la famosa macchina (un baldacchino alto più di 30 metri oggi anche patrimonio Unesco).

Vetralla – La cittadina ha origine etrusche. Venne distrutta in epoca romana e poi  ricostruita in epoca medievale, diventando un posto di guardia fortificato sulla Via Cassia. Il monumento più importante è la chiesa di San Francesco, che fu costruita nel IX secolo e consacrata alla Madonna, per poi essere ricostruita nel XI e dedicata al santo di Assisi.

Torri d’Orlando – Sono monumenti funerari del I secolo a.C. che spiccano dai noccioli sull’antico tracciato della Via Cassia. Accanto ai ruderi romani vi sono i resti di un campanile medievale, parte di un’abbazia andata distrutta. Devono il loro nome alla tradizione che parla del mitico Orlando che qui sostò a riposare al seguito di Carlo Magno durante il suo viaggio a Roma.

Capranica – Cittadina di fondazione etrusca sviluppatasi su uno sperone di tufo. Dopo la sua conquista i romani vi stabilirono un avamposto militare. Nel medioevo accrebbe la sua importanza grazie alla famiglia degli Anguillara; in seguito divenne capoluogo di un importante presidio della Santa Sede. Il centro storico è pittoresco, ricco di bei palazzi e piccole chiese. Da segnalare tra queste è la Madonna del Piano, costruita nel XIII secolo e ristrutturata nel XVI secolo con all’interno l’immagine di una Madonna col Bambino, ritenuta miracolosa.

Sutri – Paese di origine antichissime (la leggenda l’attribuisce a Saturno), è uno dei luoghi più straordinari della Tuscia dal punto di vista archeologico e ambientale. Si presenta come un paese fortificato di epoca medievale, sorto su uno sperone di tufo. Ma già in epoca etrusca era una fiorente realtà, vi vennero costruiti una necropoli e un anfiteatro ancora oggi visitabili. Inoltre vi è la chiesa della Madonna del Parto, riconvertita da un antico mitreo (tempio dedicato al culto del dio mitra).

Da visitare vi è anche la cattedrale di Santa Maria Assunta consacrata da Papa Innocenzo nel 1207, poi fortemente rimaneggiata nel XVIII secolo.

Cascate di Monte Gelato – Sono un luogo naturale pittoresco, immerse nel verde, in uno dei punti più suggestivi della valle del Treja. Frequentate già in epoca preistorica, vi si trovano anche dei resti di una villa romana del I secolo a.C. e una torre medievale.

Campagnano di Roma – Sorge su una sommità circondato da estese foreste, in un’area dove la presenza umana è testimoniata fin dell’età del bronzo; fu un importante insediamento etrusco e poi romano. Nel XV secolo sotto gli Orsini divenne meta di soggiorno per nobili e alti prelati romani e vi fu costruito un castello.

Nel 1662 passò alla famiglia Chigi che estese il centro medievale costruendo il “Borgo Paolino” e la colossale Porta Romana. L’attuale centro abitato si presenta composto da da tre nuclei: quello moderno verso Roma, quello rinascimentale-barocco che va da da Porta Romana alla piazza del comune e quello medievale con il castello , le torri, la collegiata di San Giovanni Battista e la chiesa della Pietà.

Formello – E’ l’ultimo paese che si incontra sulla Via Francigena prima dell’area metropolitana di Roma. Ha un centro storico di grande interesse e molto caratteristico con i suoi vicoli e le sue scalinate. Fece parte del territorio di Veio e vi furono ritrovati importanti reperti di epoca etrusca come l’“alfabeto etrusco”, un vaso riportante un’iscrizione che permise di decifrare l’alfabeto etrusco arcaico. Fu un feudo degli Orsini e poi nel 1661 della famiglia Chigi. Da vedere ci sono la chiesa di San Lorenzo del XI secolo, il Palazzo Chigi che oggi ospita un ostello e la Villa Chigi-Versaglia poco fuori dal paese.

Veio – Fu un’importante città etrusca già dal VI secolo a.C, fu poi conquistata e distrutta dai romani. Si può visitare il centro archeologico dove è possibile vedere un’antica strada romana che conduce al santuario di Portonaccio o tempio di Apollo, del quale restano solo le fondamenta.

La Storta – Si trova nella prima periferia di Roma. Da Visitare vi è la cappella della Visione, memoria del luogo dove Sant’Ignazio di Loyola ebbe l’esperienza mistica alla base della fondazione della Compagnia di Gesù.

Roma – Il pellegrinaggio a Roma non è solo arrivare alla tomba dell’apostolo Pietro. All’interno della città si snoda un cammino devozionale che già in passato era descritto da guide titolate Mirabilia urbis Romae. Descrivere in poche righe tutte le ricchezze artistiche della città di Roma è impossibile, ciò che segue è un’itinerario base a cui attenersi in linea di massima.

Nel XII secolo i viaggiatori venivano condotti tra catacombe e reliquie alla scoperta del centro della cristianità, seguendo quello che veniva chiamato il pellegrinaggio alle cinque basiliche maggiori: San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura. La visita doveva avvenire nell’arco di una giornata liturgica, cioè dai vespri della sera ai vespri del giorno seguente. Nel seicento vennero aggiunti due ulteriori luoghi che sono la basilica di San Sebastiano, le relative catacombe, e la chiesa di Santa Croce di Gerusalemme.

Altri luoghi di interesse da visitare sono i Musei Vaticani, con collezioni di qualsiasi epoca storica, il quartiere di Trastevere, il Colosseo e i fori imperiali, il colle Palatino, un giro a piedi lungo il circo massimo e Castel Sant’Angelo. E ancora l’altare della patria, il Parco Savello più noto come giardino degli aranci. Insomma, Roma vale la pena di essere visitata in più giorni, per scoprire oltre alla città anche l’animo dei cittadini che la abitano.

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La Via Francigena da Lucca a Siena

La Via Francigena da Lucca a Siena

Una settimana di cammino tra due delle città d’arte più famose al mondo, Lucca e Siena. Dove la Via Francigena entra nel vivo, tra rievocazioni storiche e natura.



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Via Francigena Lucca Siena

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  • Partenza: Lucca


  • Lunghezza: 135 km


  • Difficoltà: T/Escursionstica


  • N.Tappe: 6

In questa settimana di cammino la Via Francigena si snoda su uno dei tratti più caratteristici della Toscana. Lungo 135km, viene diviso in 6 tappe.

La partenza e l’arrivo avvengono in due delle città d’arte più in voga per il turismo artistico e storico, Lucca e Siena. Questo non deve scoraggiare perché anche chi cammina vi riesce a trovare la propria dimensione. In mezzo un percorso che si snoda tra sentieri e selciati originali dei tempi dei romani, paesi che mantengono ancora viva la loro anima medievale come San Gimignano e piccole realtà che la Via ha fatto rinascere.

Dopo una prima parte molto urbanizzata e su asfalto, si inizia a respirare la tipica atmosfera toscana, con colline verdi in primavera e dorate in estate. Campi coltivati a grano si alternano alle vigne di vini pregiati. Non mancano poi i boschi di querce, lecci e castagno che rinfrescano nella calda stagione, ma che diventano umidi e fangosi in caso di pioggia.

Lungo la strada si incontrano vecchie badie e pievi che raccontano la storia di chi viveva questi luoghi assistendo i viandanti del passato, ricche di testimonianze che riportano il pellegrino odierno indietro nel tempo.

Questa è una delle parti più percorse della Via Francigena, infatti non sarà difficile fare incontri lungo il cammino e crearsi nuove amicizie. Le ospitalità sono numerose, a conferma della grande organizzazione toscana quando si parla di turismo.

Vuoi partire da Siena e raggiungere Roma? Leggi l’articolo della Via Francigena da Siena a Roma.

Ti sei perso un pezzo? Leggi l’articolo della Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca.

Difficoltà lungo il percorso

Come nel tratto precedente dal Passo della Cisa a Lucca, anche sulla Via Francigena da Lucca a Siena la principale difficoltà che si può incontrare sul percorso è data dal continuo saliscendi e dalla tappe, quasi obbligate, che dipendono dalla distribuzione delle ospitalità. In alcune sarà bene partire con una buona scorta d’acqua e del cibo per il pranzo, in quanto non si incontreranno centri abitati sul percorso.

La segnaletica è perfetta e non rappresenta un problema, non risultano infatti casi di pellegrini persi in questo tratto. Asfalto e sentieri si alternano senza mai appesantire le gambe, così la strada scorre veloce e non stanca mai l’occhio.

Dove Dormire

In questa parte di via Francigena risiedono delle storiche associazioni di ospedalieri come quella degli Ospitalieri di Altopascio, che in passato gestivano numerosi ospitali lungo tutto il tratto toscano della via.

Oggi si sta sviluppando una grande reste di “accoglienze povere” che permette di intraprendere il cammino senza spendere molto. Rinunciando a determinati comfort, si può ad esempio dormire in camerate comuni per circa 15-20€, quando non addirittura donativo.

C’è anche la possibilità di dormire nei classici alberghi, b&b o affittacamere con una media di 50-60€ a camera, così da vedersi garantiti comfort, tranquillità e riservatezza.

Cosa Mangiare

Come in tutta la Via Francigena, anche in questo tratto da Lucca a Siena l’area attraversata è urbanizzata quindi non si fa fatica a trovare dei negozi di alimentari, forni o piccoli supermarket dove è possibile fare rifornimento per mangiare durante la giornata.

Per la cena ci si può sempre appoggiare a piccoli ristoranti, taverne, pizzerie che si trovano nei paesi dove si andrà a sostare. Le specialità di questa zona della toscana sono molte, soprattutto piatti a base di carne di Cinghiale, come il cinghiale in umido o le pappardelle al ragù di cinghiale.

Da segnalare anche i crostini toscani conditi con fegatini, capperi e acciughe; i diversi tipi di pecorino senese famosi in tutta l’Italia; il prosciutto crudo toscano dal sapore molto sapido che si accosta perfettamente al pane senza sale caratteristico di questa regione.

Tra i dolci non si può non nominare il panforte, in passato tipico del periodo natalizio, oggi invece si può trovare tutto l’anno.

Tappe della Via Francigena da Lucca a Siena

Lucca —> Altopascio 18 km

Altopascio —> San Miniato 29 km

San Miniato —> Gambassi Terme 24 km

Si parte da Lucca uscendo dalla porta medievale di San Gervasio e in seguito si supera anche l’ottocentesca Porta Elisa. La giornata si svolge lungo la piana bonificata del Serchio, dove una volta le paludi rendevano difficoltoso il cammino. Si prosegue su strade secondarie che portano a Capannori e attraversano una lunga zona industriale fino ad arrivare a Porcari.

Dopo una visita alla bellissima chiesa che domina il paese dall’alto, il percorso insiste su strada asfaltata poco trafficata per pochi chilometri. Si abbandona l’asfalto e si prende una strada sterrata che tra campi arriva alla badia di Pozzeveri del XII secolo.

In un’ora di cammino si giunge quindi ad Altopascio, sotto la torre campanaria dell’ospitale e della chiesa di San Jacopo, destinazione finale della giornata.

Il secondo giorno di cammino scorre veloce. Il percorso diventa piacevole prima su un selciato di origine romana che porta a Galleno e poi nei boschi delle Cerbaie. Si giunge a Ponte a Cappiano accolti da un magnifico ponte coperto dell’età medicea, attraversato il quale si segue l’argine del canale fino ad entrare a Fucecchio. Qui si può sostare per una pausa pranzo e scattare foto dal belvedere del centro storico affacciato sulla Valdarno. Questo è il secondo fiume importante che la Via Francigena attraversa, dopo il Po.

Superato il ponte, si cammina tenendolo sulla sinistra per un chilometro per tornare su strada asfaltata fino a San Miniato basso e poi salire a San Miniato alto dove si sosta per la notte. Nella bella stagione si può godere di un panorama che spazia sui colli toscani e vedere parte del percorso fatto durante l’intera giornata.

La tappa che va da San Miniato a Gambassi Terme è una delle più belle di tutto l’itinerario italiano della Via Francigena. 

 

É completamente immersa nella natura tra boschi e vigneti. Non si incontrano paesi, quindi è bene partire con acqua e cibo per tutta la giornata. Si lascia la Valdarno e si entra in Valdelsa, in principio camminando su larghe strade bianche e poi su sentieri tra i colli, che con i loro colori riempiono l’anima del pellegrino.

In questo tracciato Sigerico ci trascorse due notti tanto riconobbe la bellezza che lo circondava. Circa a metà giornata si incontra la Pieve di Coiano del XII secolo e si continua su strade bianche percorse dai trattori che lavorano le vigne.

In settembre non è difficile assistere al momento della raccolta dell’uva, molto caratteristico e suggestivo. Si giunge infine su una strada asfaltata e si cammina sulla banchina laterale messa in sicurezza appositamente per i pellegrini fino alla Pieve di Santa Maria in Chianni e poi a Gambassi Terme.

Gambassi Terme —> San Gimignano 13,5 km

San Gimignano —> Monteriggioni 31  km

Monteriggioni —> Siena 20 km

La tappa da Gambassi Terme a San Gimignano è la più corta dell’intera Via Francigena. Affronta dislivelli di media difficoltà, ma non deve destare alcuna preoccupazione in quanto è possibile fare numerose soste lungo il cammino. Anche qui si parte su una lunga strada bianca tra i poderi e i vigneti, talvolta in mezzo ai classici cipressi toscani, tanto che sembra di essere in una cartolina.

Si arriva a La Piazzetta, inizia la strada asfaltata e si passa dal Santuario di Pancole dove si può visitare un presepe a grandezza naturale allestito tutto l’anno. In seguito inizia la salita sino alla Pieve di Cellule del X secolo, che restaurata di recente merita una visita. Da qui si iniziano già a vedere le torri di San Gimignano diventare sempre più grandi pian piano che ci si avvicina.

Si entra nel bellissimo paese medievale da porta San Matteo, quindi nella centrale piazza del Duomo. Essendo la tappa corta, si ha modo di visitare bene il paese, gustare un bicchiere di vino o mangiare un gelato. In estate il flusso di turisti è molto alto, ma questo non deve scoraggiare perché San Gimignano da solo vale lo sforzo della giornata.

Si parte lasciandosi alle spalle San Gimignano e le sue torri in uno spettacolo che ha davvero pochi eguali lungo la Via Francigena. La tappa odierna è la più lunga della settimana con modesti dislivelli e una variante per Colle Val d’Elsa che permette di poterla spezzare in due.

Il paesaggio diviene meno domestico e i versanti delle colline, oltre ad essere dipinti con vigneti ed ulivi, si ricoprono anche di freschi boschi di querce. Arrivati ad Aiano si posso scegliere due strade: la prima va verso Badia a Coneo, mentre la seconda come già detto porta a Colle Val d’elsa. Entrambe percorrono strade bianche e strade secondarie dove passano pochissime macchine.

Se si sceglie di fare tutta la tappa in un giorno è consigliato portarsi del cibo, perché i paesini che si vanno ad incontrare non hanno posti dove comprarlo, se non verso la fine della tappa. Il percorso principale quindi, dopo aver passato Badia a Coneo si inerpica per una querceta fino ad incrociare una strada asfaltata a Quartaia.

Da qui una strada poco battuta porta a Gracciano d’Elsa dove si supera il fiume e si raggiunge Pieve a Elsa. Si prosegue su strade bianche fino ad arrivare ad Abbadia Isola, un piccolo nucleo medievale che vale la pena di visitare, prima dell’ultimo tratto che arriva fino alla porte medievali Monteriggioni. Per chi non è troppo stanco il panorama dalla cinta muraria medievale della città riesce a lasciare a bocca aperta.

Da Monteriggioni si esce dalla porta Romea, nome che evoca la Via Francigena e la sua importanza per questa città. In breve ci si ritrova su un lungo sterrato che sale nei campi e che mostra i colori tipici del senese: il rossiccio della terra, il verde dei campi e dell’erba che in primavera assume un’intensità molto particolare.

Il paesaggio che circonda il cammino è fatto di casali e castelli. La meraviglia accompagna fino alle porte di Siena, passando per Pian del Lago, che in passato era una palude.  Si risale entrando in un bosco fino a Convento vecchio, dove si prende una strada asfaltata che in pochi passi porta fino alle porte di Siena.

Si entra in città da Porta Camollia e il punto di arrivo della giornata è Piazza del Campo, famosa per il palio, ma per chi cammina la cosa più curiosa da notare è la forma a conchiglia che ricorda il simbolo pellegrino per eccellenza.

Cosa vedere sulla Via Francigena da Lucca a Siena

Capannori – Meritano una segnalazione la chiesa di San Quirico e Giulitta del VII secolo, distrutta  e ricostruita più volte, che conserva ancora la facciata in stile romanico del XII secolo; l’oratorio di San Rocco del 1576; l’ospitale di San Lorenzo che ospitava i pellegrini nel 1436.

Porcari – In epoca medievale questo borgo era di una importanza rilevante, tanto che vi fece sosta anche Sigerico che lo annotò sul proprio manoscritto come Forcri. Documenti dell’anno mille descrivono un castello a protezione della Via Francigena, ma purtroppo oggi ne rimangono solo ruderi.

Badia di San Pietro a Pozzeveri – Questa struttura, oggi desolata, fino al 1408 ricopriva un ruolo importante nella geografia della zona. Intorno all’anno 1000 fu tenuta da un ordine monastico benedettino per 200 anni. Poi dei canonici che seguivano le regole dell’ordine camaldolese la tennero in attività per ulteriori 200 anni.

Dal 2011 l’area archeologica intorno all’antica chiesa abbaziale è diventata la sede delle lezioni e delle esercitazioni pratiche del Master in Bioarcheologia, Paleopatologia ed Antropologia Forense che grazie a degli scavi ha riportato l’attenzione su un piccolo tesoro italiano.

Altopascio – Questo è il paese dell’accoglienza per eccellenza. Fin dall’XI secolo vi è uno degli ospitali più conosciuti della Via Francigena: la Domus ospitali Sancti Jacobi de Altopassu. Gestito dai monaci ospedalieri che in seguito generarono l’ordine degli ospedalieri del Tau, vi trovavano riparo i pellegrini diretti verso Roma o verso Santiago.

Con il passare degli anni questo ordine iniziò a gestire diversi ospitali lungo le rotte di pellegrinaggio europee, ma nel 1459 venne soppresso. Nonostante ciò l’ospitale continuò a funzionare fino al 1780, prestando lo stesso servizio iniziato con i monaci, e il modello di ospitalità fu riconosciuto fino all’era moderna.

Il centro storico del paese conserva ancora oggi il nucleo medievale della magione, la chiesa di San Jacopo del XII secolo, il chiostro duecentesco e la torre campanaria merlata con la campana della “Smarrita” che veniva suonata al tramonto per guidare i pellegrini dispersi nelle nebbie dei paduli (le zone paludose bonificate) e nelle Cerbaie.

Ponte a Cappiano – Di questo ponte si hanno notizie che risalgono al medioevo, essendo uno dei tratti obbligati per il passaggio sul canale dell’Usciana. Persino Sigerico lo cita nel suo manoscritto. Distrutto nel 1325 in un conflitto tra fiorentini e lucchesi, venne fatto ricostruire e fortificare da Cosimo I de Medici nel 1550.

In passato comprendeva il forte, un mulino, una ferriera, una pescaia e il centro amministrativo di una grande fattoria. Oggi in una delle torri vi ha sede un ostello.

Fucecchio – Fin dal X secolo questo paese ricopriva un importante nodo viario sulla Via Francigena. Fu fondato appositamente dai conti Cadolingi per essere di controllo sul guardo dell’Arno. Della fortezza di un tempo resta solo la Torre grossa, che domina il parco Corsini, e le altre fortificazioni costruite dai fiorentini nel XIV secolo.

San Miniato – Il nucleo originario della città risale all’VIII secolo, quando i longobardi vi edificarono una chiesa dedicata al martire Miniato. Nel 1218 Federico II di Svevia vi costruì il suo castello a controllo di tre vie differenti: la Via Francigena, la Via Pisana e il corso dell’Arno. Da segnalare vi sono anche l’antica pieve di Santa Maria del 1100 e il convento di san Francesco del XIII secolo.

Pieve di Coiano – Viene citata da Sigerico nel suo manoscritto come Sce Peter Currant. Dedicata ai santi Pietro e Paolo, la facciata conserva elementi romanici del XII secolo in arenaria e laterizio. Dal 2016 è iniziato un lento restauro mirata al completo recupero di questa struttura storica.

Piene di Santa Maria a Chianni – Anche qui Sigerico sostò e la nominò nel suo itinerario col nome di Sce Maria Glan. La pieve fu ricostruita più volte e l’edificio in arenaria risale al XII secolo. I restauri del XIX secolo hanno ridato alla struttura la semplicità dello stile romanico. Oggi ospita un ostello per i pellegrini.

Gambassi Terme – Sorge su un colle, abitato in antichità dagli etruschi poi dai Romani. Si hanno notizie certe dell’esistenza dal 1037 quando il castello di Gambassi diviene proprietà dei vescovi di Volterra. Fu contesa a lungo da Volterra e da San Gimignano, ma nel 1294 venne annessa dal contado di Firenze. Vi si trovano delle terme che sfruttano una sorgente di acque salso-bromo-iodiche, molto allettanti per chi vuole avere una sosta di totale relax lungo il cammino.

San Gimignano – E’ uno dei paesi interni della Toscana più visitato e conosciuto e non ha bisogno di presentazioni. Il suo centro storico medievale con le molte torri è splendidamente mantenuto, cristallizzato nell’assetto umanistico del XIII secolo.

Il primo borgo si sviluppò nel X secolo sulla direttrice collinare della Via Francigena tra la Val d’Elsa e la Val d’Egola, come testimoniato da Sigerico che vi sostò e lo segnò sul suo itinerario come Sce Gemiane. Le prima mura di cinta risalgono al 998 ed erano raggiunte, oltre che dalla Via Francigena, anche da due strade che venivano da Pisa e dalla costa.

L’essere al centro di queste vie fece la sua fortuna, i commerci dei prodotti locali come lo zafferano e la vernaccia completarono l’opera. Si sviluppò così un’aristocrazia mercantile e finanziaria che diede il via alla trasformazione del borgo con la costruzione delle torri. Si arrivò ad averne più di 70. Oggi purtroppo ne restano solo 15.

Nel XII secolo divenne un comune libero ed iniziò la sua espansione lungo la Via Francigena, e infatti oggi si possono vedere i resti di due ospitali, quello di San Jacopo al Tempo (templari) e di San Giovanni e San Bartolo, che mostrano negli architravi dei portali la croce gerosolimitana.

Nel XIII secolo la città subì un periodo di decadenza dovuto al trasferimento a fondovalle del tracciato della Via Francigena e alla peste nera; finì così nell’orbita fiorentina assumendo un’importanza marginale che però le ha permesso di arrivare ai nostri giorni intatta. Da segnalare la collegiata di Santa Maria Assunta con i suoi affreschi e la Rocca di Montestaffoli eretta dai fiorentini nel XIV secolo.

Badia a Coneo – L’antica abbazia benedettina del XII secolo conserva ancora il fascino delle chiese romaniche. La chiesa a navata unica è splendida nella sua semplicità.

Abbadia a Isola – Il nome deve la sua origine alla presenza di un vasto bacino palustre che circondava la struttura in epoca medievale. Fu una delle tappe di Sigerico, segnata con il nome di Burgenove. Ma al suo passaggio nel 994 l’abbazia non esisteva ancora, infatti fu fatta costruire dalla contessa Ava di staggia e dedicata ai santi Salvatore e Cirino. Oggi come in passato vi è stato istituito un ospitale.

Monteriggioni – Le torri della cinta muraria, conservate come erano in origine, dominano la via Cassia, a controllo della quale i senesi costruirono il castello nel 1203, sul confine con Firenze. Oggi accoglie turisti in ogni periodo dell’anno, proprio per la sua caratteristica di borgo-castello. Al suo interno vi sono poche case tutte allineate su di un’unica via.

Pian del Lago – Oggi si presenta con grandi spazi aperti, coltivato a grano, ma in passato era una zona paludosa ai pedi del Monte Maggio. Fu bonificata dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1777 e fu eretto un obelisco a ricordo dell’intervento, ora visibile presso il podere Ostericcia. Il grande pianoro fu utilizzato anche come aeroporto, ora dismesso.

Siena – Riassumere in poche righe una città come questa è impossibile, occorre per forza tralasciare alcune cose, che però non vuol dire che abbiano meno importanza. Il bellissimo centro storico medievale ha conservato intatti luoghi e memorie della sua storia, merita certamente una visita approfondita.

Da visitare sicuramente ci sono il complesso museale di Santa Maria alla Scala, la cui fondazione risale a prima dell’anno 1000, quando era anche adibito a ospedale per i pellegrini. Piazza del Campo e il palio che vi si tiene sono famosi in tutto il mondo e altrettanto famoso è il Duomo con la facciata gotica e il suo interno.

Merita una segnalazione anche la chiesa di San Domenico dove all’interno si trova il reliquiario di santa Caterina da Siena, compatrona d’Italia insieme a San Francesco d’Assisi.

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La Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca

La Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca

Una settimana di cammino in Toscana, una lunga discesa fino al mar Tirreno, dal passo appenninico fino alla città del Volto Santo



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Via Francigena Passo della Cisa Lucca

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  • Partenza: Passo dell Cisa


  • Lunghezza: 151 km


  • Difficoltà: Escursionstica


  • N.Tappe: 6

La Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca conta 150km, divisi generalmente in 6 tappe, anche se la presenza di diverse strutture lungo il percorso permettono al camminatore di dividerlo  senza troppi problemi in più giorni.

Chi parte dal qui e salta il tratto della Via Francigena sul Passo della Cisa, comincia un cammino certamente più semplice. 

Lasciata alle spalle la dura salita del versante emiliano dell’Appennino, si entra in Toscana.

Per i primi giorni la Via Francigena cammina lungo la valle del fiume magra, in un ambiente montano, attraversando piccoli borghi ricchi di storia e di segni del pellegrinaggio. 

Si giunge così a ridosso della costa dove, soprattutto in estate, non si può fare a meno di notare il classico turismo balneare. Si lascia la costa nell’ultimo giorno di cammino, per entrare in piccole valli strette tra le colline e giungere a Lucca, lungo il fiume Serchio, e ammirare la bellezza di questo piccolo gioiello incastonato tra le sue mura antiche.

I dislivelli dopo il Passo della Cisa non sono finiti. É vero che si addolciscono, ma le lunghe discese si alternano a brevi ma faticose salite che mettono a dura prova il fisico. 

Lungo la costa si dorme ma non si cammina praticamente mai, un po’ per evitare le trafficate strade asfaltate, un po’ per seguire il percorso storico, che passava nell’entroterra per evitare le zone pianeggianti più paludose. 

Il percorso si snoda inizialmente su sentieri e mulattiere, tra boschi di faggi e castani, per poi lasciare spazio a strade secondarie a mezza costa con splendidi panorami sul mare e a strade bianche che costeggiano il fiume per l’entrata a Lucca.

Vuoi partire da Lucca? Leggi l’articolo sulla Via Francigena da Lucca a Siena.

Ti sei perso un pezzo? Leggi l’articolo sulla Via Francigena da Pavia al Passo della Cisa.

 

Difficoltà lungo il percorso

In Toscana la principale difficoltà del cammino è data dal continuo saliscendi, una costante che si ripete in tutta la regione. In modo particolare questo tratto è caratterizzato da lunghe discese e da corte, ma intense, salite. 

La segnaletica è ottima, quindi non rappresenta un problema, tanto che risulta praticamente impossibile perdersi. I sentieri, le mulattiere e le strade secondarie sono tutte ombreggiate, e questo rende il cammino piacevole anche d’estate. 

In ogni tratto di cammino si attraversano dei paesi, quindi reperire acqua e cibo lungo il percorso non rappresenta un problema. Insomma, con un po’ di allenamento fisico, questo tratto di Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca è più che abbordabile da chiunque.

Dove Dormire

Come su tutta la Via Francigena, anche su questa parte di percorso si possono trovare sistemazioni per tutte le tasche, dagli ostelli per pellegrini, alcuni a donativo, dove si dorme in camerate, dai B&B e alberghi.

In alcuni ostelli per pellegrini c’è anche la possibilità di condividere la cena con gli altri pellegrini , proprio come succede sul Cammino di Santiago, una bella sensazione per chi magari lo ha percorso e conserva bei ricordi. 

Per alcuni è la condivisione uno dei aspetti più significativi dei cammini, perché è durante momenti come questi che si riesce a provare una forte emozione e si stabilisce un legame con le persone che si incontrano. 

Naturalmente è possibile dormire anche in B&B e hotel, garantendosi un maggiore livello di privacy. É disponibile ogni genere di comfort, da una stanza con bagno privato alla suite in un hotel di lusso con Spa. La Toscana, in questo, rappresenta un’eccellenza in Italia, abituata a ricevere ogni genere di turismo e in ogni periodo dell’anno, sia interno che straniero.

Cosa Mangiare

Sulla Via Francigena di Toscana il cibo non sarà di certo un problema, anzi! Il cammino sarà l’occasione, e per alcuni la scusa, di scoprire a colpi di pranzi e cene una ricca quanto straordinaria cultura enogastronomica.

La Lunigiana è una valle molto particolare: è circondata dai monti ma ha uno sbocco diretto sul mare. Le sue specialità culinarie sono principalmente a base di funghi, in quanto l’aria marina dona ai funghi di questa valle un sapore ricco, diverso da quelli ad esempio raccolti sulle Alpi. Quindi che si tratti di tagliatelle, risotti, funghi con la polenta o con le patate, sarà un’ottima occasione per provare questo fantastico prodotto!

Un’altra cosa assolutamente da assaggiare sono i testaroli, un tipo di pasta molto antico, tanto che si crede siano stati inventati dai romani. Sono fatti di un impasto di acqua, farina e sale, dal quale viene creata una sorta di crespella di alcuni millimetri di spessore, che viene poi cotta tra due teglie dette “testi”, il soprano (che ovviamente sta sopra) e il sottano; una volta cotta, questa pasta viene fatta raffreddare, viene tagliata a pezzi irregolari, fatta bollire e poi condita con il pesto o con i funghi. Sono molto gustosi e si trovano solamente in questa piccolissima parte d’Italia!

Arrivando sul mare si possono trovare altri prodotti, tipici di tutta la regione Toscana: la farinata di ceci, la schiacciata e tutti quei piatti di pesce immancabili di ogni zona di mare. Da non perdere la zuppa di pesce, perché qui, in Toscana, ne fanno una tra le più buone di tutta Italia.

I salumi si diversificano da quelli delle altre regioni, quindi i pranzi al sacco possono essere costituiti da panini e schiacciate con prosciutto crudo toscano (dal sapore molto sapido), con la finocchiona o, per chi ama i gusti più forti, dal salame di testa o biroldo, fatto con le parti della testa dell’animale.

A Lucca invece i piatti tipici sono diversi: i tordelli, tortelli ripieni a forma di mezzaluna; i matuffi , che consistono in una scodella riempita a strati di polenta, sugo di carne, funghi e parmigiano, e il pane di patate, considerato una vera e propria delizia.

Andrebbe speso un lungo capitolo per i vini, di cui la Toscana è una gran produttrice, ma per ora va segnalato d’obbligo il rosso DOC dei colli lucchesi che è perfetto per accompagnare le pietanze descritte sopra in una cena deliziosa.

Le Tappe della Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca

Passo della Cisa —> Pontremoli 22 km

Pontremoli —> Aulla 32,5 km

Aulla —> Sarzana 17 km

La Via Francigena entra in Toscana dal Passo della Cisa e prosegue nella Lunigiana, una valle scavata dal fiume Magra. Si scende dai 1030 m del Passo della Cisa fino ad arrivare a Pontremoli, situato sul fondo valle a ridosso del fiume.

Si percorrono sentieri che si snodano lungo antiche faggete e castagneti, caratterizzati da scorci panoramici che si affacciano sulla valle. Si incontrano piccoli borghi, con un esiguo numero di abitanti e si attraversano antichi ponti in pietra di età romanica. Il primo giorno però non è una tappa semplice, sia per il continuo saliscendi, sia per le ripide discese che mettono a dura prova le ginocchia. In questa parte del percorso il fondo è prevalentemente su sterrato e mulattiere, sentieri che guidano sino all’ingresso di Pontremoli, dove si fa tappa per la notte.

Il giorno seguente si prosegue con attenzione lungo la statale della Cisa. I dislivelli si attenuano, ma i chilometri da percorre sono molti, quindi è consigliabile partire di buon ora per evitare il traffico nella parte iniziale. Il fiume Magra si tiene sempre sulla destra mentre si attraversano borghi medievali come Filattiera, dopo il quale il percorso entra nei boschi sbucando giusto all’entrata di Filetto. Questo è l’ultimo paese della giornata dove è possibile acquistare del cibo per la pausa, in quanto poi si torna a camminare nei boschi fin quasi alla periferia di Aulla. Dopo essere entrati in città, in poche centinaia di metri, si prende una ciclabile ricavata da una ferrovia dismessa, che guida il pellegrino fino in centro città, dove si trascorre la notte.

Lasciata Aulla il percorso, dapprima su asfalto, inizia a salire ed entra nei fitti boschi che circondano il comprensorio montuoso delle Alpi Apuane. Il sentiero aumenta sempre più la propria pendenza fino a Bibola; in caso di pioggia si segnala di fare molta attenzione. Superata una strada asfaltata si ritorna nei boschi e si continua a salire per raggiungere il piccolo borgo di Vecchietto. Da qui la visuale spazia su tutta la valle del Magra, l’Alta Versilia fino ad arrivare al mare. In pochi chilometri si entra in Liguria, proseguendo prima su strada sterrata poi su asfalto, prima di entrare a Ponzano Superiore. Dal centro del paese una lunga e piacevole strada secondaria guida a Sarzana, dove si fa tappa per la notte.

Sarzana —> Massa 30 km

Massa —> Camaiore 26 km

Camaiore —> Lucca 24 km

Da Sarzana inizia una tappa impegnativa della Via Francigena, più per la sua lunghezza (30km) che per i dislivelli, minimi. Inoltre il percorso è quasi totalmente su asfalto. Si procede su strade secondarie lungo la parte finale della Val di Magra fino ai pedi delle colline e si ritorna in Toscana. Dopo i paesi di Caniparola e di Castelnuovo Magra inizia una discesa fino alle rovine di Luni, antica città romana che dà il nome alla valle Lunigiana. D’obbligo una sosta per visitarne i resti e il magnifico anfiteatro romano, poi in breve si arriva ad Avenza. Passato il centro, dove è possibile acquistare qualcosa per il pranzo, si cammina nella parte artigianale della città costituita da segherie e laboratori per la lavorazione del famoso marmo di Carrara fino a giungere ai piedi delle colline sovrastanti. Questa è la zona del Candia, dal quale prende il nome l’omonimo vino che qui viene prodotto. E’ la parte più dura della giornata: dopo aver superato un dislivello di 200m si ridiscende in fretta per l’arrivo a Massa, città in cui si può passare la notte in una delle tante sistemazioni.

Si lascia Massa attraversando il suo centro e dirigendosi verso Montignoso. Una ripida salita porta fino al castello di Aghinolfi dal quale si può godere di un panorama sulla città e sul mare. Un breve saliscendi su strade secondarie porta poi a Seravezza fino ad incrociare una statale sulla quale fare attenzione al traffico. Dopo poche centinaia di metri si devia per entrare nel centro storico di Pietrasanta, passando per la piazza del Duomo, che merita sicuramente una visita approfondita, e dove si può fare una sosta per il pranzo. In uscita si torna sulla statale, ma solo per pochi passi perché si prende subito in salita una strada secondaria, che evita il traffico e conduce in Località Cannoreto. Dalla cima del colle si torna a scendere sempre su strade secondarie fino a costeggiare la provinciale. Camminando sull’argine di un canale si arriva quindi a Camaiore dove si passa la notte.

Da Camaiore la Via Francigena si inoltra all’interno della Toscana, camminando in territori molto urbanizzati. Si prosegue infatti prevalentemente su asfalto, intervallato solo da alcuni tratti di sentiero nel bosco. I saliscendi accompagnano il camminatore per tutta la prima parte della tappa, senza però dislivelli importanti. Arrivati a Montemagno si è in cima alla prima salita, la più difficoltosa della giornata, e si entra in Valfreddana. Si cammina ad alternanza su marciapiedi e a lato della strada principale, non troppo trafficata. La strada si snoda in mezzo a grandi boschi e si passano piccoli paesini dove si può fare una sosta per pranzare, fino a Valpromaro. Qui si attraversa il paese dopodiché si torna a salire verso Piazzano, un piccolo paese arroccato sulla collina, da cui si scende seguendo un sentiero sterrato che porta fino alla strada asfaltata che corre a valle e che in pochi chilometri conduce alla periferia di Lucca. Dopo il ponte sul fiume Serchio si prende la ciclabile che lo costeggia e arriva fino alle porte delle mura. Si entra a Lucca, una delle città più importanti della Via Francigena, da Porta San Donato e si arriva quindi alla centralissima piazza San Michele dove la statua del Santo dà il benvenuto ai pellegrini.

Cosa vedere sulla Via Francigena dal Passo della Cisa a Lucca

Pontremoli – É il paese più a nord della Toscana e viene citato da Sigerico nel suo manoscritto con il nome di Puntremel. I primi insediamenti nella zona risalgono al 1000 a.c. Fu poi una sede etrusca e quindi romana. Il suo periodo d’oro è stato però tra la metà del 600 e  l’800, quando era al confine tra il granducato di Toscana e il Ducato di Parma. Molto famosi sono i ponti che congiungono le due rive sul fiume Magra e sul torrente Verde. Da non perdere il castello del Piagnaro che per secoli ha protetto il paese, il museo delle statue stele (stele antropomorfe scolpite nella pietra arenaria) e la chiesa di San Pietro, dove è custodita una lapide di arenaria sulla quale è scolpito un labirinto.

Filattiera – É un centro storico di epoca medievale che in passato ospitava un ospitale per pellegrini della Confraternita di San Jacopo di Altopascio. Oggi è una diventata una casa privata, ma sopra l’ingresso è ancora visibile una lapide di marmo raffigurante San Giacomo pellegrino. All’uscita del borgo vi è la chiesa di San Giorgio del XII secolo, al cui interno è possibile vedere una lapide, detta di Leodegar, di epoca longobarda.

Filetto – É un borgo medievale di origine bizantina, perfettamente conservato. Oggi si possono vedere una delle quattro torri difensive, l’unica rimasta, e i due portali di accesso. D’estate si tengono diverse manifestazioni, tra le quali il tradizionale mercato medievale.

Aulla – Da sempre questa città è stata famosa per la sua posizione strategica: un punto in cui la Lunigiana si stringe, contornata da aspre colline oltre le quali si trova il territorio ligure. Viene segnalata anch’essa sull’itinerario di Sigerico con il nome di Aguilla. Come gli altri paesi della valle la sua storia è legata a quella della famiglia Malaspina, che per secoli ha dominato queste zone. L’abbazia di San Caprasio è sicuramente una delle meraviglie da visitare e risale all’anno 884 d.C, anno della sua fondazione.

Bibola – É un piccolo borgo medievale che vale la pena visitare. Arroccato su un colle in posizione panoramica sulla Valle del Magra, dell’Aulella e sulle Alpi Apuane. Molto interessante sono i ruderi del castello e la strada medievale che vi arriva.

Sarzana – Città fondata nel X secolo lungo la Via Francigena, divenne subito il borgo più importante della zona e per questo furono costruite mura e fossati, in parte oggi ancora visibili. É ricca di chiese e palazzi di pregio, come la maestosa cattedrale di Santa Maria, rivestita in marmo, la chiesa di San Francesco, i torrioni e la fortezza di Castruccio Castracani che sovrasta l’intero abitato.

Caniparola – Un tempo questo paese era la stazione della dogana degli Estensi. Oltre la porta una strada rettilinea consentiva al dominio di collegarsi direttamente alla strategica via Aurelia.

Avenza – Da visitare gli antichi resti del centro storico, come la torre di Castruccio Castracani e parte dell’antica cinta muraria. Evidenti i laboratori dedicati alla lavorazione del marmo di Carrara estratto dalle vicine Alpi Apuane.

Massa – Distesa ai pedi delle Apuane, da segnalare il centro storico con il Duomo cinquecentesco dedicato a San Pietro e San Francesco.

Castello di Aghinolfi – Di origine longobarda, fondato nel 753, fu donato da re Adolfo al cognato, abate di Nonantola. Nel 1376 passò alla repubblica Lucchese, e vista la sua posizione fu sempre utilizzato come fortezza adibita alla difesa della vallata e delle popolazioni della zona.

Pietrasanta – Fu fondata nel 1265 lungo la Via Francigena, in una posizione strategica sia per la collocazione geografica sia per la presenza di diversi minerali, uno tra tutti il marmo. Ancora oggi si posso vedere le mura che furono costruite a sua difesa. Da visitare il centro storico con il Duomo di San Martino, la chiesa di Sant’Agostino, la gotica torre civica e il teatro comunale.

Camaiore  Fondata dai romani come Colonia Lucensis, viene citata da Sigerico lungo il suo itinerario col nome di Campus Maior. Nel tempo fu poi invasa da Goti e Bizantini. Si possono visitare la Badia Longobarda del VIII secolo, la pieve di Santo Stefano e San Giovanni Battista.

Lucca – É una città molto famosa come meta turistica e meta artistica. Di fondazione romana, sono ancora riconoscibili il cardo, il decumano, l’anfiteatro e il foro. É circondata da una maestosa cinta muraria, che è stata ingrandita e ampliata nel corso dei secoli. Da sempre sulla Via Francigena come località di transito, anche Sigerico la riportò sul proprio itinerario come Luca. Da visitare nel suo complesso per la grandezza artistica dei suoi palazzi, dei suoi monumenti, delle chiese e delle torri. Le attrattive principali sono: il Duomo di San Martino, dove è conservato il crocifisso ligneo detto “volto santo” venerato sin dal medioevo; la chiesa di San Michele nella piazza principale; la basilica di San Frediano; la torre Guinigi, sulla quale svettano dei lecci secolari; la torre delle ore.

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La Via Francigena da Ivrea a Pavia

La Via Francigena da Ivrea a Pavia

Dove la Via Francigena arriva in pianura padana: una settimana da Ivrea a Pavia, dalle risaie fino al Ticino



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Via francigena Ivrea Pavia

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  • Inizio: Ivrea


  • Lunghezza: 140 km


  • Difficoltà: Escursionistica


  • N. Tappe: 7

Dopo aver percorso il primo tratto montano della Via Francigena dal Colle di San Bernardo a Ivrea, il cammino prosegue attraversando la pianura padana, da Ivrea a Pavia. 

Lungo circa 140 km, servono 7 tappe per percorrerlo tutto. I dislivelli impegnativi diventano un lontano ricordo. 

Il cammino prosegue dapprima a lato de La Serra, una conformazione morenica che fa da sfondo alla città di Ivrea, per poi scendere tra le risaie del vercellese e del pavese fino a raggiungere il Ticino, che guida i pellegrini a Pavia. 

In questa settimana di cammino si possono trovare similitudini con le più famose meseta sul cammino di Santiago. Dopo aver abituato lo sguardo alle montagne, ritrovarsi l’orizzonte sgombro, per i primi giorni, fa sempre un certo effetto.

Il paesaggio dopo i primi due giorni, uscendo dalla provincia di Ivrea, diventa completamente piatto, intorno si ritrovano campi coltivati e risaie, che danno l’effetto a chi cammina di rimanere sempre nella stessa posizione. 

É forse la parte di Via Francigena più dura dove camminare, non dal punto di vista fisico, ma da quello mentale. I piccolo centri che si attraversano conservano ricordi di un’Italia agricola, da dopo guerra, con le chiese sempre al centro e le piccole vie che si dipanano verso l’esterno fino a diventare strade sterrate che finiscono in mezzo ai campi. 

Il percorso per lo più si svolge su sentieri, ma anche l’asfalto inizia a fare la sua comparsa.

Vuoi partire da Pavia? Leggi l’articolo sulla Via Francigena da Pavia al passo della Cisa.

Difficoltà lungo il percorso

Come già accennato, sulla Via Francigena da Ivrea a Pavia, non vi sono particolari difficoltà dal punto di vista fisico, visto che gran parte del percorso è in completa pianura.

La difficoltà, forse, è per chi si trova a camminare questo tratto in completa solitudine, perché quando il panorama non cambia si ha costantemente l’impressione che non si avanzi e che al contrario si rimanga sempre nello stesso punto.

La carenza poi di paesi non fa che accentuare questa sensazione. Un’altra cosa da tenere presente è, nelle giornate estive, la quasi totale assenza di zone d’ombra, per cui un cappello è più che fondamentale.

Altra piccola nota negativa, sempre durante la stagione estiva, sono le zanzare: le risaie ricche di acqua e canali per l’irrigazione favoriscono lo sviluppo di questi insetti, ma tranquillo, niente che un buon repellente non possa risolvere.

Dove Dormire

Da Ivrea in poi ci si può sempre affidare agli ostelli per pellegrini gestiti dalle parrocchie. 

Non essendo una zona ad alta affluenza turistica gli hotel e i B&B diminuiscono sensibilmente, ma per chi non volesse scegliere la prima soluzione, si può sempre ripiegare sugli agriturismi presenti sul territorio, anche se leggermente spostati dal percorso.

Cosa Mangiare

Tutti i paesi che si attraversano lungo la Via Francigena da Ivrea a Pavia sono forniti di bar, panetterie, alimentari e supermercati, quindi non c’è la necessità di dover fare rifornimento il giorno precedente. 

Inoltre si trovano anche molte taverne e trattorie che con un prezzo modesto offrono dei piatti di buona qualità. Trovandoci in mezzo alle risaie non si può non assaggiare il riso cucinato in diverse forme, come la “panissa” di Vercelli o il “risotto alla certosina”, tipico di Pavia, piatti ad alto apporto calorico ma utili per riprendere le energie spese durante una giornata di cammino. 

Nel pavese ci si avvicina anche ad una zona famosa per i suoi salumi e per il vino dei suoi colli, come la Barbera o il più rinomato Buttafuoco.

Le tappe della Via Francigena da Ivrea a Pavia

Ivrea —> Viverone 19,3 km

Viverone —> Santhià 15 km

Santhià —> Vercelli 27 km

Lasciata Ivrea i dislivelli, come già accennato, si riducono, anche se ancora non sono terminati. Si cammina costeggiando la serra morenica più grande d’Europa, unica nel suo paesaggio.

Da qui vi sono diverse varianti: vi è la possibilità di arrivare direttamente a Santhià, ma il percorso prevede più strade secondarie asfaltate. Chi invece preferisce i sentieri può tranquillamente seguire la Via Francigena originale e fare tappa a Viverone, dove si ha la magnifica vista sul lago omonimo.

Da Santhià inizia la pianura vera e propria. Il tracciato si dipana su strade sterrate tra campi coltivati e cascine, tra piccoli paesi agricoli, e più ci si avvicina a Vercelli, risaie con il loro paesaggio tipico: specchi d’acqua in primavera e color giallo in autunno/inverno.

Vercelli —> Robbio 18,5 km

Robbio —> Mortara 14,3 km

Mortara —> Garlasco 20,7 km

Garlasco —> Pavia 25,5 km

Da Vercelli in poi la pianura padana mostra il suo lato più vero e verde. La campagna risicola la fa da padrone, lunghi tratti sterrati accanto ai canali d’irrigazione portano il pellegrino a perdersi e l’orizzonte infinito lascia spazio ai pensieri senza dare nessun punto di riferimento. 

Nelle belle giornate primaverili però basta voltarsi per riuscire a vedere in lontananza i massicci alpini, uno su tutti il Monte Rosa, che si specchiano nei campi allagati. In queste tappe si cambia anche regione, lasciato il Piemonte, si entra in Lombardia, terza regione di questo cammino verso Roma.

Negli ultimi chilometri tra Garlasco e Pavia gli sterrati lasciano spazio a tratturi inerbiti dove talvolta i segnavia vanno nascondendosi; rari sono gli alberi e quindi le zona di ombra, in estate è sempre meglio partire presto per evitare di camminare nelle ore più calde. 

Avvicinandosi al capoluogo il percorso si snoda sugli argini del Ticino, abbandonando così le colture intensive. La tappa termina con vista del ponte coperto sul fiume, porta di ingresso per il pellegrino a Pavia.

Via francigena Ivrea Pavia

Cosa vedere sulla Via Francigena da Ivrea a Pavia

Viverone – Il paese vive di un modesto afflusso turistico legato alle attività balneari e sportive che si praticano sul lago. Dei ritrovamenti di palafitte lungo le rive confermano la presenza umana nell’area fin dall’età del bronzo. In epoca romana si sviluppò un piccolo centro sulla strada per le Gallie, mentre nel Medioevo vi nacque un importante monastero benedettino, di cui oggi rimane solo il campanile in stile romanico, in quanto è diventato un’azienda agricola.

Santhià – Il particolare nome del paese deriva dalla contrazione del nome Sant’Agata, a cui è intitolata la parrocchia. Sigerico lo indica già durante il suo passaggio con il nome di Sca Agath a testimonianza di quanto in passato questo piccolo centro fosse un importante punto di transito di genti e merci. Oggi l’agricoltura caratterizza l’attività principale di Santhià, come si può vedere dalle grandi cascine che si trovano avvicinandosi.

Vercelli – Terza grande città da cui passa la Via Francigena, Vercelli si dimostra, al contrario di molte altre, amica di chi cammina: il percorso è molto ben segnalato. Già in epoca medievale qui erano presenti diversi ospitali, vi soggiornò anche Sigerico nel cammino di ritorno verso Canterbury. Qui si incontrano i due percorsi che entrano in Italia dai due diversi passi, quello del Colle del Gran San Bernardo e quello del Monginevro. Le origini della città sono sconosciute, ma si crede che la sua fondazione si debba ai Celti-Liguri. Nelle epoche a seguire fu conquistata dai romani e venne chiamata Vercellae. Il centro storico ancora ricalca la fortificazione romana e i viali che lo circondano corrono sul tracciato delle antiche mura. Sicuramente merita una visita dettagliata, tanto che molti pellegrini che partono dall’Inghilterra qui fanno la loro prima sosta prolungata. In città vi sono diversi musei come il museo del tesoro del Duomo e il museo del teatro,  diverse chiese e una sinagoga.

Palestro – Nel Medioevo vi si trovava un ospitale dei monaci di Sant’Antonio di Vienne. Fu un borgo fortificato, ma non ci sono resti a testimonianza del periodo se non l’imponente torre merlata; dell’esteso Castellazzo che sorgeva come rocca di controllo tra i territori del Vercellese e della Lomellina non ne rimane traccia.

Robbio – Plinio il vecchio la citava già nei suoi scritti in epoca romana col nome di Robium. Nel XII secolo presso la chiesa di San Pietro vi era un’accoglienza per i pellegrini che camminavano verso Roma. Un altro ospitale sorgeva presso il monastero di San Valeriano, a testimoniare il grande flusso di persone di quell’epoca. Oggi è una piccola cittadina che ancora conserva il suo stato di luogo di passaggio. Molto curato è il centro storico, che diventa pedonale nelle sere d’estate e dove la popolazione si riversa per godere un po’ di tranquillità.

Mortara – Secondo la tradizione la città fu fondata dai Celti nella zona più asciutta delle paludi circostanti. Divenne poi un castrum romano, del quale però non ne rimane traccia. Nel medioevo fu snodo viario importante, tanto che vi sono notizie dell’ordine ospedaliero mortariense, che faceva capo alla chiesa di Santa Croce e che gestiva diversi ospitali nel tratto padano della Via Francigena. L’abbazia di Sant’albino, la cui leggendaria fondazione si fa risalire a Carlo Magno, offre riparo ai pellegrini moderni. Purtroppo l’edificio non conserva nessuna caratteristica di quello originale, in quanto fu completamente rifatto nel XVI secolo.

Garlasco – In centro paese si trova la bellissima piazza della Repubblica con il porticato ottocentesco. Dietro la piazza si è conservata la torre e parte del castello del XIV-XV secolo. Nella zona è famoso per il Santuario della Madonna della Bozzola, dove si crede ci sia stata un’apparizione nel XV secolo. Non ha perso negli anni il carattere agricolo, viste le numerose cascine, i canali di irrigazione e i campi coltivati che la circondano.

Il Parco del Ticino – Il fiume diventa protagonista degli ultimi chilometri prima dell’ingresso a Pavia e non si può fare a meno di notare la splendida natura che questo parco protegge. Famoso per il suo colore blu dovuto alla lunga permanenza delle acque nel lago Maggiore, il parco si propone a tutela degli ambienti fluviali e delle biodiversità che lo popola.

Pavia – Fu capitale longobarda e merita una visita approfondita: sono conservati infatti molti monumenti romanici del XII e XIII secolo. La prima cosa che che si nota entrando in città è il ponte coperto, rifatto uguale a quello del XIV secolo, in quanto fu bombardato dagli alleati nel 1944. L’ingresso in città su corso Strada Nuova ricalca il cardo della romana Ticinum, mentre corso Cavour è l’antico decumano. Numerose sono le chiese di diverse epoche e stili che ancora oggi vengono utilizzate in città. La chiesa di San Michele in stile romanico è la più antica e risale al XII, costruita dove prima sorgeva una preesistente basilica palatina. Nella chiesa di San Pietro in Ciel D’Oro a nord della città, anch’essa del XII secolo, ma distrutta in epoca napoleonica e poi ricostruita nel XIX secolo, si trovano le spoglie di Sant’Agostino di Ippona ed è meta di un altro pellegrinaggio lombardo. Altre chiese degne di citazione oltre al Duomo sono quelle di San Teodoro e San Giovanni Domnarum, oltre che la bella chiesa di Santa Maria del Carmine. Inoltre non può mancare la visita all’università con edifici di epoca settecentesca, e al Castello Visconteo che ospita i Musei civici.

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La Via Francigena dal Colle del Gran San Bernardo a Ivrea

La Via Francigena dal Colle del
Gran San Bernardo a Ivrea

La discesa dalle Alpi fino all’imbocco della pianura padana, 6 giorni e 113 km di cammino per iniziare a scoprire la prima parte della Via Francigena in Italia



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Via Francigena Colle San Bernardo

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  • Partenza: Gran San Bernardo


  • Lunghezza: 112 km


  • Difficoltà: Escursionistica


  • N. Tappe: 6

La Via Francigena che corre dal Colle del Gran San Bernardo a Ivrea è lunga circa 113km e si sviluppa generalmente in 6 tappe, con una media di 20km al giorno. Chi decide di partire da qui per compiere l’intero cammino fino a Roma, sa che davanti a sé ha una delle sfide più grandi a livello fisico, ma anche che sta per intraprendere una strada che lascerà un segno indelebile nei suoi ricordi.

Il Colle del Gran San Bernardo si trova a 2473 m di altitudine, in territorio svizzero. E’ innevato per gran parte dell’inverno e della primavera, per cui sono veramente pochi i pellegrini che decidono di partire da qui in queste stagioni per questioni di sicurezza.

Viene aperto generalmente la prima settimana di giugno e rimane agibile fino a settembre inoltrato, quando la neve inizia nuovamente a cadere. 

Il punto di partenza, che i pellegrini prediligono durante i mesi di apertura, è l’albergo-ospizio dove generalmente si fa apporre il primo timbro sulla credenziale. 

E’ comodamente raggiungibile da Aosta con un bus che fa 2 corse al giorno, una al mattino e una al pomeriggio ed è uno dei punti di partenza più suggestivi dell’intera Via Francigena.

Chi decide di partire da qui per compiere l’intero cammino fino a Roma, sa che davanti a sé ha una delle sfide più grandi a livello fisico, ma anche che sta per intraprendere una strada che lascerà un segno indelebile nei suoi ricordi.

In questo articolo voglio descrivervi la prima settimana di cammino, quella che dal Colle di San Bernardo va a Ivrea, un tratto che vi permetterà di scoprire non solo la parte alpina della Via Francigena ma le mulattiere e i paesini di montagna della bassa Valle d’Aosta e del primo Piemonte.

Vuoi partire da Ivrea? Leggi l’articolo della Via Francigena da Ivrea a Pavia.

Difficoltà sul percorso

L’unica difficoltà di questa parte della Via Francigena è data dagli importanti dislivelli che si andranno ad affrontare. 

Non ci sono altre criticità: il percorso è molto ben segnalato, i cartelli della via si sommano a quelli dei sentieri del CAI ed è impossibile perdersi, anche nelle giornate più brutte e nebbiose. 

Ci sarà da prestare attenzione a non scivolare sui sentieri in discesa in caso di maltempo, ma si attraverseranno moltissimi paesi e piccoli borghi e questo dovrebbe garantire la sicurezza, sia dal punto di vista di infortuni che da quello della possibilità di recuperare acqua e cibo.

Dove dormire

In Valle d’Aosta la carenza di ospitalità  “pellegrine” per dormire costringono a delle tappe forzate, anche se ogni anno aprono dei nuovi ostelli dedicati solo ai pellegrini che camminano verso Roma o Canterbury.

Ovviamente essendo una regione ad alto afflusso turistico si possono trovare strutture come hotel e B&B, con prezzi lievemente più alti rispetto a tutto il resto del tracciato che  quindi influiranno sul budget totale.

Cosa Mangiare

Lungo il cammino si attraversano molti borghi nei quali è possibile trovare supermercati, bar, panettieri o alimentari dove reperire scorte da consumare durante la giornata. Per la sera sono consigliati piatti locali come la zuppa alla valpellinese o i diversi formaggi tipici che la regione ha da offrire, come la fontina, la toma o il reblec.

Le vigne accompagneranno l’uscita dalla Valle quindi d’obbligo provare almeno un calice dei suoi più importanti rossi, come il Nus Rouge, il Arnad-Montjovet e il Donnas. 

Per i bianchi invece si segnala il Nus Malvoise.

Le tappe dal Colle del Gran San Bernardo ad Aosta

Colle del Gran San Bernardo —> Etroubles / Echevennoz 15 km

Etroubles / Echennevoz —> Aosta 14 km

Le prime due tappe italiane della Via Francigena affrontano un dislivello negativo importante. Generalmente chi decide di partire dal Colle passa la prima notte ad Echennevoz, perché nonostante la distanza non sia proibitiva, il dislivello negativo è di ben 1200m. Il tracciato che si snoda fino a questo piccolo paesino di montagna è fatto di sentieri in mezzo ai pascoli e a mezza costa per la prima parte, per poi proseguire su mulattiere e strade secondarie.

Dopo la prima notte si torna a scendere (600m di dislivello) nella Valpelline e il tracciato è per lo più lungo i ru, gli antichi canali d’irrigazione, fino al fondo valle, quando si giunge ad Aosta, nuovo punto tappa dove passare la notte.

In questi due giorni di distanze ridotte le gambe si posso allenare al cammino e si ha il tempo di visitare anche i paesini che si attraversano, compresa la città di Aosta, la prima grande città sulla Via Francigena.

Aosta —> Chatillon 27,8 km

Chatillon —> Verres 19,4 km

Verres —> Pont-Saint-Martin 14,3 km

Pont-Saint-Martin —> Ivrea 22,5 km

In questa parte della Via Francigena si cammina sull’adret, il versante esposto a sud nella valle della Dora, seguendo una rete di percorsi pedonali a mezzacosta, i sentieri accanto i ru, e passando tra i famosi vigneti terrazzati che caratterizzano questo tratto della Valle D’Aosta. I dislivelli diventano decisamente più morbidi, anche se fino ad Ivrea il percorso segue dei veri e propri sali scendi, senza mai affrontare un tratto pianeggiante per più di pochi chilometri. Le montagne accompagnano ancora lo sguardo, e intorno al tracciato svettano le vette maestose del monte Emilio (3559 m), della Becca Torché (3016 m) e Becca di Vlou (3032 m).
Da Aosta La via Francigena segue il sentiero 103, molto ben indicato e con tempi di percorrenza sui cartelli, una particolarità che si riscontra solo in questa parte del percorso.

Le memorie medievali e romane continuano ad apparire lungo la strada, ricordando le varie epoche storiche di cui questo paesaggio è stato protagonista. Memorabile è il passaggio sul ponte romano ancora funzionante dopo 2000 anni a Pont Saint Martin e poco prima sotto all’imponente forte di Bard che domina l’intera vallata. In estate il colore predominante dei versanti è il verde dei boschi e dei pascoli che accompagna il pellegrino fino all’imbocco di Ivrea, dove si ha invece l’incontro più bello con la Dora, il fiume che ha scavato la valle in cui camminiamo.

Cosa vedere sulla Via Francigena in Valle d’Aosta e Piemonte

Colle del Gran San Bernardo – Il passo, già noto in epoca romana, è ricco di storia. Vi si possono trovare una strada romana, ancora lastricata e scavata nella roccia, e delle tracce di un insediamento poco oltre Plan de Jupiter, nell’area archeologica. In passato vi sorgeva un tempio dedicato a Jupiter Poeninus, nome assimilato dal dio pagano delle vetta venerato dai celto-liguri “Penn”, dal quale derivano diversi toponimi quali il monte Penna, Appennini e Alpi Pennine. La Via Passa poi accanto alla statua di San Bernardo che domina da una rupe Plan de Jupiter.

St Rhémy-en-Bosses – E’ un piccolo paesino di montagna, noto in quanto Sigerico l’ha indicato sul suo percorso con il nome di Sce Remei come l’ultimo prima di affrontare il valico. Ha la tipica struttura dei borghi di strada, infatti si sviluppa lungo la via centrale, con le case tutte allineate. E’ famoso anche perché qui viene prodotto il Jambon de Bosses Dop, un prosciutto crudo speziato con erbe montane.

Etroubles – E’ un paese votato all’arte e accoglie i visitatori con le sculture in legno di artisti valdostani e di artisti internazionali nella centrale via Deffeyes. Vi è testimonianza di un ospizio che accoglieva i pellegrini dal 1317 e una targa indica la casa dove Napoleone dormì nel 1800. Dal 2007 ogni estate organizza mostre temporanee con opere dei maggiori artisti degli ultimi due secoli.

Aosta – E’ una città di fondazione romana e lo testimoniano i resti ancora oggi presenti e ben conservati come il teatro, l’anfiteatro, le mura e la bellissima Porta pretoria. Fu fondata nel 25 A.C. alla confluenza tra il torrente Buthier e la Dora Baltea, all’incrocio di due importati vie dirette ai valichi dell’Alpis Poenia (Gran San Bernardo) e dell’Alpis Graia (Piccolo San Bernardo); venne chiamata Augusta Praetoria. Da non perdere la visita all’arco di Augusto posto giusto sula via che portava verso l’antica Eporedia, oggi chiamata Ivrea. Compare anche nell’itinerario di Sigerico come quarantesima tappa.

Quart – Il paese ha origini romane, lo si capisce dal nome che indicava la distanza di un quarto di miglio sulla strada per Roma. Si trova anche un importante castello, che ha conservato, nonostante i diversi proprietari e i conseguenti rimaneggiamenti, parti del maniero originale. Oggi è di proprietà della regione che ne sta curando il restauro.

Chatillon – E’ un antico centro abitato fin dall’età del bronzo e in epoca romana, crocevia e importante piazza di scambi transalpini. Nel medioevo fu di proprietà della famiglia Challant della quale si può vedere il castello a monte del paese. Anche qui si può notare, dal ponte moderno, la presenza di un importante ponte romano, oggi non più utilizzabile, nella forra del torrente Marmore.

Saint Vincent – Oggi è rinomato per le acque termali riscoperte nel XVIII secolo, ma in passato era un centro che sorgeva sulla strada per le Gallie, di cui si possono vedere i resti sotto la chiesa parrocchiale. Su queste costruzioni venne eretto un luogo di culto, che venne ampliato in varie fasi che lo portarono ad avere l’aspetto odierno. Nella cripta sono conservate tracce dell’edificio del X secolo, con colonne di epoca carolingia.

Montjovet – Il paese con le sue numerose frazioni sorge all’interno di una forra sul corso della Dora. In passato doveva essere un punto di difficile transito per i pellegrini, infatti il percorso sale seguendo sentieri e mulattiere a mezzacosta, dove è possibile individuare nei tratti a fondo roccioso i segni del passaggio dei carri. Il territorio è fortificato da tempo immemore, infatti il nome di Montjovet deriva dal latino Mons Jovis. Il castello di Saint-Germain è il più significativo della zona ed era posto a controllo della Dora e della strada; oggi purtroppo non è visitabile, ma la sua vista in passato doveva incutere timore durante il passaggio.

Verrès – Chiamata Vitricium in passato, anche questo borgo è di memoria romana. Risalente al periodo medievale sono il castello, visitabile dopo un’impegnativa salita, e il complesso della prevostura di Saint Gilles con la collegiata settecentesca dei santi Egidio e Agostino.

Arnad – E’ un piccolo paese con case di pietra che si affacciano sulle strette vie selciate. Famoso per il lardo che viene stagionato in recipienti di legno e aromatizzato con erbe che crescono sui versanti della bassa valle.

Ponte di Echallod – Oggi transitabile solo in bicicletta o a piedi, questo ponte è stato costruito a fine 1700 in sostituzione del preesistente ponte romanico. Restaurato dopo l’alluvione che ha colpito la zona, rimane un monumento da segnalare.

Bard – Borgo inserito tra i più belli d’Italia, sorge anch’esso lungo l’antica strada romana delle Gallie. La stretta in cui si trova è uno dei luoghi strategici per il controllo del passaggio, per questo la rupe fu da sempre fortificata. La fortezza attuale risale agli anni trenta del XIX secolo e domina incontrastata tutta la zona.

Donnas – Celebre per le sue vigne terrazzate dove si produce un ottimo vino, questo borgo ha un centro risalente al medioevo allineato lungo via Principe Tommaso. Era dotato di un lebbrosario e di un ospitale. Ma il monumento più importante è una tratto di strada romana, di cui rimane anche un passaggio ad arco ricavato dalla roccia della montagna.

Pont-Saint-Martin – Questo paese è l’ultimo comune della Valle d’Aosta. Famosissimo è il ponte romano, utilizzato fino al XIX secolo (oggi è pedonale), ad un unica campata e appoggiato direttamente alla roccia della montagna.

Montalto Dora – E’ un comune del canavese circondato da 5 laghi formati dal ghiacciaio Balteo lungo l’Anfiteatro morenico di Ivrea durante l’ultima glaciazione, avvenuta più di 15000 anni fa. Nei pressi del lago Pistono, dove si più effettuare una variazione del percorso, si trova il “bosco che balla” dove il terreno, a causa della sua conformazione (radici, acqua e torba) risulta elastico ed al minimo movimento gli alberi si muovono mimando una danza.

Ivrea – Città di fondazione romana, oggi è nota come sede storica delle aziende della famiglia Olivetti. Chi vuole approfondire la conoscenza della loro idea imprenditoriale, può visitare il Maam, Museo a cielo aperto dell’architettura di Ivrea. Nel centro storico invece si trovano importanti monumenti medievali, come le torri cilindriche del castello dei Savoia.

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Via Francigena in Italia

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900 chilometri a piedi dal Gran San Bernardo a Roma. Un viaggio a piedi tra storia e fede alla scoperta dell’Italia.



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Via Francigena

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  • Partenza: Gran San Bernardo


  • Lunghezza: 900 km


  • Difficoltà: Escursionisitico


  • N. Tappe: 45

Cos’è la Via Francigena: tutte le strade portano a Roma.

La Via Francigena è, ed è sempre stata, l’insieme delle strade che dal nord-ovest dell’Europa attraversava i territori dell’impero fino a raggiungere Roma, per poi proseguire nel Sud Italia verso la Puglia, dove si trovavano i porti di imbarco per la Terra Santa.

Il nome ha probabilmente origine durante il Sacro romano impero di Carlo Magno, re dei Franchi,  che tra la fine del 700 d.C e l’inizio dell’800 d.C unificò gran parte del nord Italia. Fu proprio in quel periodo che il pellegrinaggio divenne una pratica diffusa e importante in tutta Europa.

In epoca moderna, parlando di Via Francigena, si intende però il percorso che da Canterbury arriva a Roma, luogo in cui riposano le spoglie dell’apostolo Pietro, toccando una piccola parte di Inghilterra, e attraversando tutta la Francia, la Svizzera e infine l’Italia.

La Via Francigena da Canterbury: qualche informazione generale

La distanza che separa Canterbury da Roma è di circa 2000 chilometri e ci vogliono 80 giorni per coprirla tutta. Oggi è possibile percorrere la Via Francigena nella sua interezza, anche se in nazioni come la Francia e la Svizzera non esiste una rete sviluppata di ospitali e ostelli come invece si sta sviluppando in Italia.


Dopo il primo giorno di cammino da Canterbury a Dover si oltrepassa il canale della manica su un traghetto e si arriva nel Nord Pas de Calais in Francia, proseguendo attraverso la Champagne – Ardenne, la Picardie e la Franche-Comté. 

In Svizzera i cantoni interessati sono Vaud e Valais. Si entra infine in Italia dalla Valle d’Aosta, scendendo in pianura padana dal Piemonte. Si cammina tra le risaie in Lombardia e si segue la via fino all’Emilia Romagna. 

Si valicano gli Appennini in corrispondenza del Passo della Cisa entrando così in Toscana, per poi arrivare a destinazione nel Lazio. 

Non sono tantissimi i pellegrini che scelgono di partire da Canterbury, anche se negli anni il numero va in crescendo. Molti invece sono quelli che scelgono di camminare il tratto italiano dal passo del Gran San Bernardo.

La Via Francigena in Italia

La Via Francigena in Italia copre un itinerario di 900 km suddivisibile in 45 tappe molte diverse tra loro, sia per lunghezza che per difficoltà. Attraversa il nostro paese da nord a sud e porta alla scoperta di sei regioni italiane passando per piccoli centri e grandi città. 

L’Italia, come ben si sa, è un paese molto vario e basta spostarsi di 50 chilometri per vedere cambiare panorami, sapore del cibo, del vino e accenti. Camminare lungo questa dorsale equivale a scoprire tutta questa varietà di cultura, nascosta fin nella più piccola chiesa che si incontra strada facendo.

Molte persone decidono affrontare tutto la Via Francigena in un’unica soluzione, prediligendo i mesi estivi per disponibilità di tempo e meteo favorevole. 

Chi però non avesse a disposizione 45 giorni di fila, può suddividere il cammino in diversi tratti, prendendo come punto di partenza le città  più grandi e importanti che si incontrano sul percorso,  sia perché ben servite dai mezzi pubblici, sia perché quasi sempre di grande interesse artistico-culturale.

Negli ultimi anni si sta anche lavorando allo sviluppo della Via Francigena del Sud, che da Roma porta a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Gli dedicheremo un articolo non appena ci saranno informazioni più sicure.

Vi lasciamo qui sotto una possibile suddivisione della Via Francigena in Italia:

Dal Colle del Gran San Bernardo fino ad Ivrea si può compiere la Discesa dalle Alpi, fino all’ingresso in pianura.

Da Ivrea fino a Pavia si può caminare attraverso le risaie della pianura padana, avendo la sensazione che il tempo si fermi.

Da Pavia fino al Passo della Cisa  lentamente si inizia a salire, toccando forse la parte più dura di tutta la Via Francigena italiana, senza però raggiungere mai dislivelli importanti.

Dal Passo della Cisa a Lucca si arriva a toccare il mar Tirreno, per poi arrivare ad una della città artistiche italiane più belle.

Da Lucca a Siena si gode della Toscana con i suoi sapori, l’inizio delle sue colline, per giungere nella città di Santa Caterina dalla caratteristica piazza a forma di conchiglia.

Da Siena a Roma si cammina attraverso la Val d’Orcia, con accanto vigneti, toccando Radicofani per poi entrare nel Lazio, visitando Viterbo, la città dei Papi e infine Roma, la tanto agognata meta finale.

Vi consigliamo però di continuare la lettura per poi passare agli articoli dedicati.

I Paesaggi lungo la Via Francigena

Sulla Via Francigena si possono trovare una varietà di paesaggi che cambiano a seconda della stagione, della regione e della latitudine. 

Basti pensare a quanto è differente la nostra bella Italia, dalle Alpi ricoperte di neve in inverno, alle risaie in pianura padana, ai campi coltivati in Emilia Romagna e ai verdi boschi degli Appennini; non sono da meno le colline toscane ricche di filari di vite e, perché no, persino i profili delle città dalla storia millenaria come Siena e Viterbo formano un mosaico che rimane facilmente nel cuore di chi cammina.
Ovviamente la stagione in cui si sceglie di intraprendere il cammino caratterizzerà i colori che andranno a comporre le cartoline che si presenteranno ai nostri occhi. 

Ognuna avrà le proprie peculiarità, e sarà difficile rimanere indifferenti di fronte alla natura maestosa, contorno e sfondo di ricordi indelebili nella mente di ogni camminatore.

Difficoltà della Via Francigena

Come per ogni cammino, una minima preparazione fisica è necessaria per affrontare con più tranquillità e leggerezza la Via Francigena. Nonostante ci siano molti tratti pianeggianti, bisogna essere abituati a camminare per circa 8 ore al giorno e per diversi giorni di fila, e questo richiede una grande consapevolezza delle proprie possibilità e soprattutto dei propri limiti.

Anche se il percorso è per lo più pianeggiante e i dislivelli sono prevalentemente dolci, si affronteranno alcune tappe un po’ più impegnative:
– Il valico degli Appennini prevede due o tre tappe (a seconda di come si vuole dividerlo) in cui l’ascesa sarà dolce ma continua fino a raggiungere il Passo della Cisa, da dove poi si scenderà nettamente verso Pontremoli. Si tratta di fare 1700 metri di dislivello positivo in 40 chilometri, con alcuni punti più ripidi di altri, ma affrontabili da chiunque.

– La salita a Radicofani è la più temuta da chi cammina in Italia, ma in realtà si tratta di percorrere 8 chilometri con un dislivello positivo non superiore ai 300 metri.

I servizi come ostelli, b&b e punti di ristoro sono presenti lungo tutta La Via Francigena e ogni anno ne nascono di nuovi, garantendo così ai pellegrini un’adeguata assistenza anche nei mesi più affollati come Luglio e Agosto.

Il peso dello zaino non deve spaventare: se si è in grado di scegliere le cose da mettere, non potrà mai risultare troppo pesante. In più ricordatevi che siete in Italia, quindi se dimenticherete o lascerete a casa qualcosa di cui poi scoprirete di aver bisogno, si potrà sempre comprare lungo il cammino.

Clima sulla Via Francigena

Il clima sulla Via Francigena in Italia potrà alle volte modificare la scelta del percorso. In  generale  però, se si sceglie di camminare nelle stagioni più calde, raramente si incapperà in problemi, se non per il fatto di trovarsi sotto un temporale estivo nel bel mezzo della tappa.

In inverno non è possibile partire dal passo del Gran San Bernardo in quanto viene chiuso per la neve, che abitualmente a quelle altitudini arriva a toccare i 4 metri o più. Molto singolare è l’apertura del passo che avviene a fine Maggio/inizi di Giugno, quando gli spazzaneve partono dalla Svizzera e dall’Italia per incontrarsi a metà percorso. Per il resto della Via Francigena non si correrà il rischio di trovare altra neve.

In estate il rischio è dato dalle alte temperature, ma ci sono solo pochissime tappe dove non è possibile rifornirsi di acqua o dove non si trova nessun riparo dalla luce del sole. Sarà quindi facile trovare tratti di ombra e luoghi dove rifornirsi di cibo e acqua in tutte le tappe, anche se con frequenza diversa a seconda del tratto. É quindi necessario studiare ogni tappa prima della partenza, così da non incappare in imprevisti e problemi nel corso della giornata.

La segnaletica: freccia bianca e segnavia rosso e bianco con il pellegrino

Inizialmente la segnaletica era piuttosto carente e mista. Cartelli marroni del ministero dei beni culturali si mischiavano a frecce bianche dipinte manualmente un pò ovunque, e a pochi segnavia bianchi e rossi. 

Da qualche anno invece si sta uniformando e i segnavia bianchi e rossi sono diventati sempre più presenti e capillari, rendendo quasi impossibile perdersi. 

Quasi impossibile, perché comunque bisogna imparare a intravederli ad ogni bivio e ad ogni uscita dalle grosse città,  posto in cui i segnali continuano a scarseggiare, se non sono proprio assenti. 

Lungo invece i sentieri e i paesi la via da seguire è indicata con esattezza, e nel caso di dubbi basterà chiedere, ormai gli abitanti dei piccoli centri si stanno abituando al passaggio continuo di pellegrini diretti a Roma.

Dove dormire sulla Via Francigena e quanto costa

Le tipologie di alloggio per dormire sulla Via Francigena sono molteplici:

B&B, pensioni, hotel, affittacamere, strutture quindi in cui si ha a disposizione la propria camera con bagno privato, e in alcuni casi la colazione inclusa. I prezzi vanno generalmente dalle 60€ in sù a camera, a seconda della stagione e del tipo di struttura che si sceglie.

Ostelli della gioventù, ostelli privati, parrocchie e conventi, luoghi caratterizzati da una camerata con letti a castello e bagno in comune. 

Se nelle grandi città sono gli ostelli della gioventù a farla da padrona, nei piccoli centri si fa riferimento a ostelli privati e parrocchiali spesso in stile Cammino di Santiago, dove si respira una particolare atmosfera di condivisione e dove è più facile incontrare altri pellegrini con i quali poi condividere un pezzo di cammino. 

In alcuni è  possibile dormire solo una notte, in altri accolgono solo se presenti la credenziale della Via Francigena, in alcuni è possibile prenotare e in altri assolutamente vietato; insomma, non c’è una regola generale, quindi il consiglio è sempre quello di informarsi prima sulle possibilità di alloggio che offre la tappa che si sta per affrontare.

I prezzi vanno dalle 10€ alle 20€, e, aumentano nel caso tu richieda lenzuola e asciugamani al gestore dell’ostello, servizio su cui fare poco affidamento perché solo certe strutture lo offrono. 

Le strutture e le stanze gestite da conventi e parrocchie offrono per lo più ospitalità a donativo, e fanno affidamento a dei volontari per la cura e l’accoglienza dei pellegrini; questi posti vivono delle offerte di chi cammina, quindi è corretto partecipare per ciò che si può, pensando sempre al fatto che chi arriverà dopo godrà di ciò che sarà stato lasciato prima da noi. 

Cosa mangiare sulla Via Francigena

La cucina italiana non ha bisogno di presentazioni. La sua bontà è riconosciuta in tutto il mondo e lungo la Via Francigena sarà possibile scoprire le varie sfaccettature regionali che la contraddistinguono. Per ogni sezione sopra indicata abbiamo trovato delle tipicità, ma sarà ancora più bello e più buono assaggiarle lungo la strada.

In generale si può dire che ogni sera ci si potrà rifocillare andando in trattoria o negli ostelli stessi, sicuri della qualità di ciò che si starà mangiando.

Per quanto riguarda i costi purtroppo la cosa si differenzia molto dal cammino di Santiago.

Se in Spagna molti piccoli ristoranti offrono un menù del giorno ad un prezzo contenuto, in Italia, tranne pochissimi rari casi, non è ancora possibile accedere ad un tale servizio. Spesso infatti capita di trovarsi in situazioni dove con gli stessi soldi che si spendono per un menù in Spagna, si può mangiare un piccolo antipasto e un primo, oppure un secondo + contorno. Di sicuro non mancano le pizzerie che offrono la possibilità ogni tanto di risparmiare qualche soldo.

Per quanto riguarda la pausa di mezzogiorno, in ogni paese si possono trovare dei piccoli supermercati o dei panettieri che con pochi euro permettono di arrangiare un gustoso pranzo.


Una menzione particolare va fatta al vino, che a seconda della zona in cui ci si troverà, avrà un sapore e un gusto diversi. Il mio consiglio è di concedersi ogni tanto delle degustazioni ove è possibile, perché sono anche questi momenti di scoperta del territorio e di una delle lavorazioni più antiche dell’uomo.

Cenni storici

Durante il medioevo il pellegrinaggio a Roma, in visita alla tomba dell’apostolo Pietro, era una delle tre peregrinationes maiores, insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela. Fu per questo motivo che il fascio di vie che entrava in Italia raccoglieva pellegrini di ogni parte d’Europa.

La prima descrizione del percorso risale al X secolo e si deve all’arcivescovo di Canterbury di nome Sigerico che, dopo essere giunto a Roma per ottenere l’investitura papale (pallium), durante il suo viaggio di ritorno scrisse una relazione menzionando tutte le soste presso i paesi (chiamati submansiones) nei quali soggiornò. Questo documento è una delle testimonianze più importanti, giunte fino ai nostri tempi, di una rete di vie di comunicazione dell’Europa medievale che venivano percorse non solo dai pellegrini, ma anche da mercanti e da eserciti per spostarsi all’interno del territorio europeo. Nonostante la sua originalità, il manoscritto risulta incompleto in quanto non esaurisce le molteplici alternative della fitta ragnatela di collegamenti che venivano percorsi a seconda della stagione, della situazione politica dei territori e delle credenze religiose legate alle reliquie dei Santi.

L’itinerario di Sigerico prevedeva l’ingresso in Italia dal Passo del Gran San Bernardo, dal quale si scendeva in Valle D’Aosta, passando poi da Ivrea e quindi a Vercelli. Dal XII secolo però divenne prevalente un secondo percorso che entrava in territorio italiano dal Colle del Moncenisio (talvolta anche dal Colle del Monginevro), attraversando Torino e ricongiungendosi poi all’originale.

Nei secoli a seguire il pellegrinaggio seguì degli alti a bassi, dovuti per lo più alle guerre che imperversavano su tutto il territorio europeo, ma senza mai estinguersi del tutto. I pellegrini proseguirono a camminare in direzione dei luoghi santi per la religione continuando quella che ormai era diventata una tradizione secolare. La presenza di tutti questi percorsi ha permesso un grande passaggio di genti di culture differenti e quindi di segni, emblemi e linguaggi da tutto l’Occidente Cristiano, che con il passare del tempo ha forgiato la base culturale, artistica ed economica dell’Europa moderna.

Dalla seconda metà del XX secolo c’è stata una riscoperta culturale, religiosa e turistica, di tutte queste strade, che ha portato l’Unione Europea a riconoscere nel 1994 la Via Francigena come “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”, assumendo alla pari del Cammino di Santiago una dignità sovranazionale.

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La Via di Francesco, da La Verna ad Assisi

La Via di Francesco, da La Verna ad Assisi

Pellegrinaggio tra i più belli al mondo, la Via di Francesco ti conduce alla scoperta di luoghi meravigliosi e legati alla vita di San Francesco d’Assisi



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  • Partenza: La Verna


  • Lunghezza: 189 km


  • Difficoltà: Escursionistica


  • N. Tappe: 8

La via di Francesco, anche conosciuta come Cammino di San Francesco, è un pellegrinaggio che attraversa tre tra le più belle e verdi regioni d’Italia, la Toscana, l’Umbria e il Lazio. 

Non è un pellegrinaggio come i più conosciuti Cammino di Santiago e Via Francigena, ossia non si tratta di un percorso dalle origini secolari e consacrato dal passaggio di milioni di pellegrini. É stato infatti tracciato solo recentemente con l’intenzione di portare chi ama camminare ad attraversare i luoghi cari al frate, gli stessi in cui si spogliò di tutto, dove predicò e dove la sua memoria è tutt’oggi ancora forte e presente nella quotidianità di chi ci vive.

Due sono gli itinerari che conducono alla città di Assisi e che toccano, nel loro andare, importanti luoghi francescani legati alla vita del Santo:

  1. Via del Nord, parte dal Santuario di La Verna e raggiunge in 189km la città di Assisi;
  2. Via del Sud, parte da Roma e arriva ad Assisi dopo circa 300km.

Informazioni generali della Via di Francesco

La Via di Francesco, in particolare la Via del Nord, è lunga 189 km e va da La Verna fino ad Assisi, camminando per alcune della aree protette più belle d’Italia. La Verna infatti si trova in Toscana al margine delle Foreste Casentinesi e i primi passi si muovono proprio attraverso i boschi di questo parco nazionale ricco di biodiversità vegetali e animali che accompagnano il pellegrino e lo aiutano ad immergersi a pieno nel clima che fa parte di questo cammino, in armonia con la natura e le creature che la popolano.

Nei giorni seguenti si entra nella riserva naturale dell’Alpe della Luna, un territorio poco antropizzato e che ha mantenuto ancora oggi uno stato per lo più selvaggio: cinghiali, caprioli, daini, tassi, lupi e diverse specie di avifauna popolano le faggete di questi monti.

Si prosegue nell’alta valle del fiume Tevere, una valle conosciuta anche come “valle museo” per l’intensa presenza di monumenti e capolavori legati storicamente al passaggio della Via Romea. Prima di giungere ad Assisi, l’ultimo territorio toccato è quello dell’eugubino. Anche qui le montagne la fanno da padrone: boschi di rovere e carpino si alternano a campi e pascoli digradando fino al colle dove sorge la città del Poverello.

 

Il percorso della Via di Francesco

La Via di Francesco per lo più si snoda su sentieri nei boschi e strade bianche, anche se la presenza di asfalto, per ovvie ragioni di lunghezza, non manca. I dislivelli sono abbastanza importanti e dopo qualche giorno si faranno sentire sulle gambe. In totale sono circa 6700 m di dislivello positivo da fare in 9 giorni, contrapposti a 7500 m di dislivello negativo. Questa parte della nostra penisola è montuosa. Il cammino è fatto di salite, bevi ma impegnative, e di discese, alcune volte anche lunghe e sconnesse. Alternandosi danno forma a questo magnifico percorso, che se da un lato affatica dall’altro riempie il cuore di soddisfazione ogni sera e l’animo di veri momenti di relax mentale.

Le difficoltà principali del percorso sono date dalle condizioni climatiche, infatti se dovesse capitare di trovare una giornata piovosa bisogna prestare attenzione ai sentieri, in quanto possono diventare molto scivolosi per il fango che si viene a formare.
Le classificazioni dell’itinerario varia dal Turistico all Escursionistico, quindi è necessario un buon allenamento per partire, ma non vi sono tratti impossibili, per cui chiunque sia abituato a camminare per più ore può affrontare l’intero percorso.

Segnaletica

Che la Via di Francesco sia un progetto in via di sviluppo si nota anche dalla segnaletica, che è già completa e sicura (impossibile perdersi), ma purtroppo non ancora uniforme su tutto il tracciato. Infatti in Toscana in alcuni tratti ci si deve ancora affidare ai segnali bianchi e rossi del Cai e al Tau giallo. In Umbria e nel Lazio invece i segnali sono blu e gialli con l’inconfondibile Tau giallo ad indicare la direzione.

La direzione principale di tutti i segni è verso Assisi, ma i segnali sono posti in modo tale che si possa percorre la via in entrambi i sensi.

 

Credenziale

Come ogni cammino che si rispetti anche la Via di Francesco ha la sua credenziale. Viene rilasciata dalla Piccola Accoglienza di Gubbio e va richiesta almeno 3 settimane in anticipo in quanto viene inviata per posta. Non ha un prezzo specifico, ma è richiesta un’offerta per coprire i costi di spedizione. Puoi richiederla al seguente indirizzo email [email protected]

 

Testimonium

A fine pellegrinaggio si può ritirare il Testimonium peregrinationis peractae ad sanctorum Francisci et Clarae civitatem, che rappresenta l’equivalente della compostela per il cammino di Santiago. Attesta l’avvenuto pellegrinaggio alla tomba del santo e oggi è un ricordo personale, mentre in passato serviva come prova per i pellegrinaggi giudiziali, in cui il pellegrino veniva mandato in cammino per scontare una pena. Si può ricevere percorrendo 100 km a piedi e 200 in bicicletta, comprovati dai timbri che verranno apposti lungo il percorso.

Per richiedere il Testimonium è necessario recarsi all’ufficio dedicato: Statio Peregrinorum presso il Sacro Convento – Basilica Papale di San Francesco d’Assisi, Piazza Inferiore di San Francesco, 2 – Assisi (PG). Si consiglia di telefonare per accertarsi degli orari di apertura al numero +39 075 819 001.

 

Dove dormire e mangiare

L’itinerario si snoda in gran parte attraverso territori antropizzati, dove non è un problema procurarsi acqua e cibo. In alcune tappe però è meglio pianificare con attenzione le soste, perché si possono percorrere parecchi chilometri senza toccare centri abitati, o perché nei luoghi scelti non vi sono negozi di alimentari e simili.

Per dormire vi sono posti per tutte le tasche, dagli ostelli a donativo dove si dorme in camerate comuni, ai più classici B&B, fino ai canonici alberghi dotati di tutti i comfort.
Alcune sistemazioni si trovano fuori dal percorso, ma se avvisati in tempo i gestori offrono un servizio di navetta, evitando a chi cammina ulteriori chilometri.

 

Quando partire per la Via di Francesco

Essendo un cammino che attraversa le montagne, la Via di Francesco è percorribile nel periodo che va dalla primavera all’autunno. Le due stagioni intermedie si presentano fresche e con giorni piovosi che possono rendere i sentieri nei boschi scivolosi; l’estate è invece calda ma non torrida e comunque si gode dell’ombra dei boschi, che regala momenti di frescura all’occorrenza.

Durante la stagione fredda c’è la possibilità di trovare neve soprattutto nelle prime tappe, quindi anche fango sui sentieri. E’ sconsigliata la partenza, ma ci sono pellegrini che nonostante le basse temperature si mettono in cammino.

Le tappe della Via di Francesco

La Verna —> Pieve Santo Stefano 15 km

Pieve Santo Stefano —> Sansepolcro 35 km

Sansepolcro —> Citerna 12 km

Il primo giorno, dopo aver visitato lo splendido complesso del santuario francescano di La Verna, ci si incammina nei boschi delle Foreste Casentinesi. Si parte in salita, su sentieri molto ben segnalati dall’inconfondibile Tau e un marchio giallo e blu. Si prosegue dopo alcuni pascoli fino alle prime case, dove si incontra una lunga strada asfaltata che scende fino a Pieve Santo Stefano, ideale prima tappa, anche se la maggior parte dei pellegrini risale nel pomeriggio verso il passo di Via Maggio dove si può trovare ottima accoglienza presso ospitalità diffusa o B&B.

Dal Passo di Via Maggio si ha una splendida visuale sulla valle sottostante e il giorno dopo si entra nella riserva naturale dell’Alpe della Luna. Una strada bianca in mezzo ai boschi porta fino al rifugio di Pian della Capanna seguendo una leggera salita per poi scendere gradualmente verso l’eremo di Montecasale e infine a Sansepolcro dove si trova ospitalità per la seconda notte.

Da Sansepolcro la strada per Citerna è principalmente asfaltata, con una ripida salita nella parte finale, ma questa è una tappa corta che si fa tranquillamente in una mattina.

 

Citerna —>  Città di Castello 20 km

Città di Castello —> Pietralunga 30 km

Pietralunga —> Gubbio 26 km

Si esce da Citerna da Porta Romana e si inizia a camminare nella valle dell’alto Tevere abbandonando gli aspri saliscendi appendici. Le salite si fanno un pò più dolci e dai boschi si inizia a camminare in una zona più antropizzata: i sentieri dei giorni passati vengono sostituiti da strade bianche e tratti di asfalto su strade secondarie. In questa parte del tracciato si attraversano piccoli paesi dove è possibile fare rifornimenti di acqua e di cibo prima di raggiungere l’Eremo del Buon Riposo ed infine Città di Castello dove ci si ferma per notte.

L’uscita dalla città come sempre è su asfalto, un lungo tratto su e giù per marciapiedi che si abbandonano per prendere una lunga strada bianca che conduce, dopo vari sali e scendi a Pieve de Saddi. Qui si può riprendere fiato per affrontare una breve ma intensa salita che porta a Pietralunga, altro punto tappa.

La mattina seguente si lascia il paese e si segue la strada principale fino ad immettersi su strade secondarie che attraversano i colli non troppo scoscesi e dai quali si può godere una vista affascinante sulla valle sottostante in direzione di Gubbio. La città si raggiunge dopo una lunga discesa e un tratto pianeggiante tra campi coltivati. L’arrivo regala agli occhi dei pellegrini una magnifica panoramica della città posta alle falde del monte Ingino. L’anfiteatro romano ancora presente è solo il biglietto da visita di Gubbio, famosa per le prelibatezze culinarie della sua zona e soprattutto per l’incontro di San Francesco con il lupo.

 

Gubbio —>  Valfabbrica 38 km

Valfabbrica —> Assisi 13,5 km

Da Gubbio ci si dirige verso Assisi, in questi giorni si giungerà a destinazione di questo magnifico pellegrinaggio e la fatica lascerà sempre più spazio all’emozione. Usciti dalla città il percorso si snoda lungo una dritta strada asfaltata che dopo il paese di Ponte d’Assi diventerà un piacevole strada bianca, con pochissimi dislivelli, ma senza opportunità di fare rifornimento d’acqua o cibo.

Nel bel mezzo del cammino tra Gubbio e Valfabbrica, l’unico punto dove è possibile fare tappa è l’antica struttura dell’Eremo di San Pietro in Vigneto. Qui vi può trovare un’ospitale di memoria duecentesca. La mattina seguente si prosegue a camminare in direzione Valfabbrica, tenendo come punto di riferimento il castello di Biscina (purtroppo ormai in disuso) che il pellegrino vede avvicinarsi man mano che i tornanti sui monti si fanno più aspri. Superato il castello la strada torna ad essere asfaltata, ma contornata da campi coltivati e conduce per un tratto lungo il fiume Chiasco fino alla diga, dove inizia una dolce discesa fino a Valfabbrica.

Il cuore inizia a riempirsi di gioia visto che mancano ormai meno di 15 chilometri ad Assisi. Fuori dal paese si entra in un bellissimo bosco e il percorso si inerpica per l’ultima vera salita del pellegrinaggio per raggiungere la sommità a Pieve San Nicolò. Da qui in lontananza inizia vedersi la basilica di Assisi e, come Santiago e a Roma, gli ultimi chilometri volano in questa lenta discesa fino alla meta. Entrati in città vecchia la Basilica di Assisi si mostra nella sua magnificenza ed imponenza, il pellegrinaggio si compie con la solenne visita nella cripta alle spoglie di San Francesco.

 

Cosa vedere sulla Via di Francesco

La Verna sicuramente va visitata, i più credenti vi arrivano il giorno precedente la partenza per scoprire ogni piccolo anfratto, ogni piccola stanza nelle quali si inizia a respirare l’aria di pace e tranquillità che prosegue per tutto il cammino. Sorge su di un monte e salendo a piedi dal paese di Chiusi della Verna, non si può fare a meno di notare la maestosità naturalistica che circonda il santuario. Qui sono state scritte parecchie pagine della storia del Santo: questo è il luogo dove ricevette le stigmate da Cristo come “ultimo sigillo” e dove sconfisse il diavolo. Oggi vi sono conservate delle reliquie importanti come ad esempio il bastone che San Francesco era abituato ad avere con sé. Dalla piazzetta antistante l’edificio principale si può accedere a tutti i luoghi più sacri: il corridoio delle stigmate , il sasso spicco, le varie cappelle, il chiostro, la foresterie e l’ospizio per i pellegrini.

Pieve Santo Stefano è graziosa e si trova nel centro della valle del Tevere. Distrutta completamente durante la seconda guerra mondiale, mantiene poco di veramente antico. E’ conosciuta a livello nazionale per essere la città del diario, infatti ospita l’Archivio Diaristico Nazionale e un museo del diario che valgono la visita.

L’eremo del Cerbaiolo è una piccola chiesa con casa annessa, ormai chiuse, ma vale la pena fare questa piccola deviazione sulla strada per il passo di Via Maggio, in quanto la vista sulla vallata sottostante ripaga la fatica della salita. E’ un luogo di silenzio e di preghiera, ma anche di contatto con se stessi e con la natura circostante.

Sansepolcro è una città posta a termine dell’Appennino Toscano. La tradizione vuole che sia stata fondata da due pellegrini di rientro dalla terra santa. Da non perdere il museo civico che ospita numerose opere di Piero della Francesca che propio qui ha avuto i natali.

Citerna è un piccolo paese che si erge su di un colle, circondato dai resti delle mura della fortezza che era in passato. Meritano una visita la Rocca panoramica con il torrione cilindrico, la camminata suggestiva entro le mura e la chiesa di San Francesco, ricca di opere d’arte come la Madonna di Donatello. A 2 km dal paese presso Monterchi si trova la Madonna del Parto di Piero della Francesca, una delle sue opere più studiate e famose.

Eremo del Buon Riposo, un luogo dove San Francesco era solito fermarsi mentre si recava a La Verna. Si narra che il nome derivi proprio dalle parole da lui citate. Ha ospitato molti altri religiosi tra i quali Sant’Antonio da Padova.

Città di Castello è il centro più importante di tutta la Alta valle del Tevere, da sempre votato all’arte. Vi lavorarono molti artisti importanti come Alberto Burri, di cui si conservano le opere a Palazzo Albizzini. Valgono la visita anche il Duomo e il suo campanile cilindrico. San Francesco qui liberò una donna dal demonio e fu ospite della Famiglia Salamacchi.

Pieve de Saddi fu costruita nel V secolo per conservare le spoglie di un legionario romano di nome Crescenziano. La leggenda di questo martire vuole che abbia sconfitto il drago che terrorizzava l’area intorno a Città di Castello.

Pietralunga è un borgo posto su di un crinale collinare che volge verso il torrente Carpinella. Il territorio circostante è rigoglioso, ricoperto di boschi e campi coltivati. Nel 1334 il pellegrino Lorenzo di Picardia, passando da qui diretto verso Lucca per vedere il “volto Santo”, fu ingiustamente accusato di omicidio e venne condannato a morte. Sul patibolo, al momento dell’esecuzione, il pellegrino invocò il volto santo e leggenda vuole che la lama della mannaia del boia si voltò, risparmiandogli la vita. Oggi quella lama è conservata a Lucca. Ogni anno in agosto si tiene il “Palio della Mannaia” per rievoca l’accaduto.

Gubbio, storicamente una delle città più legate a San Francesco. Qui Giacomo della famiglia Spadalonga gli consegnò la prima tunica, dopo che si era spogliato di tutto ad Assisi, e fu sempre qui il famoso incontro con il lupo, che venne ammansito e divenne “frate lupo” presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria (chiamata anche la Vittorina). Da vedere vi sono molte strutture architettoniche: dal teatro romano, al centro storico medievale ancora oggi ben conservato; dalla chiesa di San Francesco a quella di Sant’Ubaldo (patrono della città).

Eremo di San Pietro in Vigneto, di cui si hanno notizie fin dal 1200, già possedeva al suo interno un ospedale che dava  ricovero ai pellegrini di passaggio lungo la via Municipalia (poi denominata francescana), una deviazione della più nota via Flaminia. Fu costruito dai monaci benedettini utilizzando anche dei resti di un tempio pagano, ma nel corso dei secoli cadde in disuso e venne convertito dai contadini che lo occuparono in una cascina. Solo negli ultimi anni del novecento, dopo i due terremoti del 1979 e 1984, l’instabilità della struttura richiamò l’attenzione della Soprintendenza che ne curò il restauro. Dal 1994 agli anni 2000 padre Emilio Marin giunse qui a condurre una vita eremitica, completando i restauri delle parte esterna, recuperando parte degli affreschi esterni e tornando ad ospitare i pellegrini che transitavano presso l’eremo in cerca di ospitalità. Ad oggi l’eremo è aperto per parte dell’anno solo come ospitale.

Castello di Biscina, un rudere ormai che fa parte di una serie di castelli di controllo del territorio tra Perugia e Assisi risalente al XII secolo. Purtroppo è impossibile entrare e visitarlo, mentre nei dintorni vi sono quelli di Vallingegno, di Coccorano, di Petroia e di Giomici. Gli ultimi sono diventati strutture ricettive.

Valfabbrica, una piccola cittadina legata alla storia dell’Abbazia di Santa Maria Assunta, tra i più antichi monasteri di tutta l’Umbria. Oggi del complesso rimane solo la chiesa che ospita interessanti affreschi. Degne di nota vi sono la chiesa di San Sebastiano e la piccola chiesa della Madonna della Foce (o della Neve).

Assisi, una città legata indissolubilmente a San Francesco.  Qui è dove nacque, dove si spogliò di tutti i beni e dove iniziò la sua vita di predicazione. Molti sono i luoghi da non perdere come la basilica e la tomba, luogo di compimento del pellegrinaggio. La basilica si divide in inferiore e superiore, entrambe le parti custodiscono opere di inestimabile valore dei maggiori artisti del tempo come Cimabue, Torriti e Giotto.

La chiesa di Rivotorto è stata la prima comunità francescana fondata dal Santo; qui si possono visitare la cella, la cappella e la cucina dove egli visse con i compagni fino al trasferimento alla Porziuncola.

La basilica di Santa Maria degli Angeli è la chiesa che ospita al suo interno, sotto l’immensa cupola, la chiesetta della Porziuncola. Qui il Santo compì molte opere citate nelle Fonti e concluse il proprio itinerario terreno. Morì nella cappella del Transito a destra del presbiterio e all’interno del convento si trova il roseto nel quale si gettò per espiare i propri peccati: la pianta perse tutte le spine di cui ancora oggi è priva.

La chiesa di Santa Maria Maggiore fu fondata nel IV secolo sopra al tempio di Giano. Nel 2016 fu eretta a “santuario della spoliazione” in quanto, proprio accanto, sorge la casa del vescovo presso la quale il Santo compì il famoso gesto.

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